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Talk:Futurismo di sinistra

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Secondo me quest'articolo può essere diviso in due articoli: futuristi di sinsitra e anarco-futurismo. Nel primo articolo (futuristi di sinsitra) lascerei i primi due capitoli e parte del terzo..oltre a bibliografia, voci correlate, coll esterno, ecc. In anarco-futirsmo copierei e incollerei tutta la parte restante..compresi buona parte degli aderenti al periodo storico che sono quasi tutti anarchici..In questa maniera evidenziamo gli aspetti anarchici del primo futurismo, anziché generalizzare come "sinistra". Che dite?--Nessuno 10:22, 15 nov 2009 (UTC)

Lupo Rosso[modifica]

prova a dividere l'articolo lasciando un pezzo corposo sui futuristi di sinistra in genere ma facendo un nuovo articolo su AnarcoFuturisti probabilmente non basta il copia ed incolla ma comunque provaci poi vediamo come resta--Lupo rosso 18:34, 16 nov 2009 (UTC)

Questa é la mia idea (tutto quello che é stato tagliato andrebbe in anarco-futurismo..secondo me così tutti e due gli articoli ne guadagnerebbero, ci sarebbe anche la possibilità di approfondirli ancora):

mi sembra vada bene poi si rimpingua opportunamente--Lupo rosso 17:59, 18 nov 2009 (UTC)

Futuristi di sinistra[modifica]

Con futuristi di sinistra si intende definire l'ala degli artisti futuristi collocata politicamente su posizioni affini all'anarchia e al bolscevismo. Gran parte di questi mantenne posizioni di critica aperta, se non di vero e proprio scontro, col regime fascista, anche quando si affermò definitivamente e fagocitò i personaggi più influenti del futurismo, azzerandone la forza propulsiva e veramente innovativa.

Inquadramento socio-politico del futurismo[modifica]

Antonio Gramsci

E’ risaputo che nel movimento futurista convissero, soprattutto nelle fasi iniziali, due anime: quella che proviene dall'anarchismo e dal sindacalismo rivoluzionario e quella più reazionaria e nazionalista, che alla fine ebbe il sopravvento, come peraltro dimostra la parabola di Marinetti. Subito dopo la nascita e lo sviluppo del futurismo, molte personalità di sinistra ed intellettuali presero ad analizzare il nuovo fenomeno artistico evidenziando le distanze esistenti, dal loro punto di vista, tra il futurismo e i movimenti nazionalistici e di destra in genere.

Nel 1913, una delle prime prove di Antonio Gramsci giornalista, dietro lo pseudonimo Alfa Gamma, sul «Corriere universitario», fu una vera e propria apologia del futurismo. L'anno seguente, ad Alessandria, il socialista Duilio Remondino diede alle stampe l'opuscolo dal titolo emblematico Il futurismo non può essere nazionalista (un altro illustre alessandrino, Carlo Carrà, artista futurista, non nasconderà le sue simpatie anarchiche durate parecchi anni).

Un buon inquadramento del fenomeno futurista lo fornì lo stesso Gramsci, da attento studioso dell'interazione fra gli svariati movimenti culturali e la politica quale egli era:

«I futuristi hanno svolto questo compito nella cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto; hanno avuto la concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione» [1].
«I futuristi hanno svolto questo compito nel campo della cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto, senza preoccuparsi se le nuove creazioni, prodotte dalla loro attività, fossero nel complesso un’opera superiore a quella distrutta: hanno avuto fiducia in se stessi, nella foga delle energie giovani, hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della grande città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme, di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio: hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell’economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica. I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi, questi operai sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi» [2]

Anche lo scrittore e giornalista Giuseppe Prezzolini, spiegò le ragioni per cui nel regime fascista non ci potesse essere spazio per i veri futuristi:

«Se il fascismo vuol segnare una traccia in Italia deve espellere ormai tutto ciò che vi rimane di futurista, ossia di indisciplinato e anticlassico. Sarei troppo seccante se ai miei conoscenti del movimento futurista chiedessi un franco giudizio sulle riforme classiciste del ministro Gentile?» [3].

Aderenti e periodo storico[modifica]

thumb|right|Filippo Tommaso Martinetti, redattore del Manifesto futurista, rappresentò l’ala dei futuristi che aderì al fascismo Fra le donne, aderirono al movimento futurista l'anarchica Leda Rafanelli [4] [5] e Gianna Manzini [6], figlia di un anarchico. Fra gli uomini ricordiamo Mario Carli, Dante Carnesecchi (discendente di una nobile e antica famiglia con una forte tradizione progressista e antiautoritaria), Tintino Persio Rasi [7] [8] e Giovanni Governato [9] [10][11][12]. Alcuni, come Fedele Azari, Franco Rampa Rossi, Duilio Remondini, Vinicio Paladini[13]e Piero Illari, si avvicinarono al futurismo e all'ideologia comunista, qualcuno dei quali prima dell'avvento del regime fascista, mentre altri, come Emanuele Caracciolo[14], che morì alle fosse Ardeatine, lo fecero in un secondo momento, quando il fascismo si impose come dittatura [15].

Un discorso specifico per l'importanza artistica e politica è da farsi per l'ardito Mario Carli, che fu fra i fondatori del futurismo: filobolscevico a Fiume, ebbe il merito di rompere il legame fra il fascismo e gli Arditi diventando precursore del Fronte Unito Arditi del Popolo. Carli in seguito ritornò nell'ambito del fascismo dopo vari tentativi insurrezionali fallimentari, mantenendo però posizioni vicine al sansepolcrismo.

E’ da rilevare che anche il dadaismo, movimento artistico decisamente di sinistra, ebbe legami non indifferenti col movimento futurista. Infatti, «la vivace ricostruzione dell’impresa di D’Annunzio a Fiume di Claudia Salaris [16] si apre significativamente con il telegramma che il Club Dada berlinese inviò al "Corriere della Sera" per celebrare la «conquista grandiosa impresa dadaista». I firmatari del messaggio, Huelsenbeck, Baader e Grosz, dichiarano che l’atlante mondiale dadaistico DADAKO [17] riconosceva Fiume già come città italiana. [18]

Non per niente l’Impresa di Fiume era intrisa, soprattutto inizialmente, di pensiero futurista, di cui Mario Carli ne rappresentava un esempio certamente non unico ed isolato.

Brevi cenni ai principali futuristi di sinistra[modifica]

Emanuele Caracciolo, regista, fu trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine dai nazisti in quanto militante del Partito Comunista, lasciando una moglie

Futurismo e anarchia[modifica]

Brevissime considerazioni su futurismo e anarchia…….ecc…ecc.

Approfondimenti: anarco-futurismo

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.
  • Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999.
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna,
  • Lev Trotskij, Letteratura arte libertà. A cura di Livio Maitan e Tristan Sauvage, Schwarz, Milano, 1958.
  • Umberto Carpi, "Bolscevico immaginista:Comunismo E Avanguardie Artistiche Nell'Italia Degli Anni Venti", Liguori Editore, 1981 ISBN 8820710536 / 9788820710538 / 88-207-1053-6
  • Berghaus G., Futurism and Politics. Between Anarchist Rebellion and Fascist Reaction, 1909-1944, Oxford, Bergham Books, 1996
  • Alberto Ciampi, Futuristi e Anarchici. Quali rapporti?, Pistoia, Ed. Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1989
  • Mario Carli Il nostro bolscevismo Barbarossa, 1995
  • Mario Carli, Il nostro bolscevismo, in «La Testa di Ferro», 15 febbraio 1920
  • Eva Civolani, La sovversione estetica. Arte e pensiero libertario tra Ottocento e Novecento Milano, Elèuthera, 2000
  • Eva Civolani, Antonietta GabelliniMio caro Lucien. Lettere al figlio su arte e anarchia di Camille Pissarro Milano, Elèuthera, 1998
  • Alberto Ciampi, Il futurismo anarchico, Umanità Nova, 15 febbraio 2009
  • Alberto Ciampi, Renzo Provinciali: ANARCHIA E FUTURISMO. Un manifesto sconosciuto; Gian Pietro Lucini: ALCUNE REVOLVERATE
  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.

Collegamenti esterni[modifica]

Note[modifica]

  1. da «L'Ordine Nuovo» del 5 gennaio 1921
  2. da Antonio Gramsci, Socialismo e fascismo. «L’Ordine Nuovo»(1921-1922), Einaudi, Torino 1966
  3. Fascismo e futurismo
  4. [1]
  5. [2]
  6. Breve biografia di Gianna Manzini
  7. Dictionnaire international des militants anarchistes
  8. Tintino Persio Rasi, conosciuto come Auro d'Arcola, sarà in Spagna con un folto gruppo di anarchici ed antifascisti a combattere in difesa della repubblica nelle fila della colonna Ascaso[3][4][5] al comando di Carlo Rosselli)[6][7]
  9. Bibliografia su Giovanni Governato
    • Massimo Novelli, L'eccezionale imputato. Da Spezia a Genova vita e opere del pittore futurista Giovanni Governato, De Ferrari, 2005
    • Alessandra Gagliano Candela, Giovanni Governato - Il cromatico. Dal futurismo all'astrazione
  10. [8]
  11. [9]
  12. [10]
  13. [11]
  14. [12]
  15. [13]
  16. Edizioni Il Mulino, Bologna, 2002
  17. Editore Kurt Woff, Lipsia
  18. Ma D’Annunzio era no-global?