Fascismo

Da Anarchopedia.

Il fascismo è un ideologia politica tirannica e reazionaria fondata da Benito Mussolini. Il movimento raccolse le simpatie di molti reduci delusi dalle promesse non mantenute, dei nazionalisti che denunciavano la "vittoria mutilata", dei conservatori timorosi di un'avanzata bolscevica in Italia e degli agrari in lotta contro un sindacalismo schierato su posizioni utopistiche e rivoluzionarie.

Indice

[modifica] Le origini

Qualche settimana dopo la prima guerra mondiale Benito Mussolini cambia bruscamente rotta passando da neutralista radicale a radicale interventista. Questo cambiamento gli comporta il dimissionamento dalla direzione dell'organo ufficiale del PSI, L'Avanti!, ma in cambio riceve notevoli mezzi economici per fondare "Il Popolo d'Italia".

Il Fascismo comincia la propria attività a Milano, quando Benito Mussolini, il 23 marzo 1919, crea il primo fascio di combattimento. Il programma dei fasci di combattimento è in qualche modo socialisteggiante: cospicuo prelievo sui capitali, imposta dell'80%sui profitti di guerra, la partecipazione degli operai al governo delle industrie, annessione della Dalmazia e confisca dei beni ecclesiastici.

Appoggiata l'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio (1919), alle elezioni dello stesso anno non un fascista riesce a farsi eleggere (4000 voti a Milano). Mussolini vista la difficoltà di muoversi sul piano legalitario comincia dare spazio allo squadrismo fascista: squadre formate da giovani figli dei ricchi agrari e industriali, ex combattenti, disoccupati, nazionalisti ecc. che colpiscono con violenza Case del Popolo, Case del Lavoro, cooperative, circoli comunisti e anarchici ecc.

[modifica] Il fascismo in Parlamento

Mentre le violenze fasciste andavano avanti i Fasci di Combattimento si costituivano nel 1921 in Partito nazionale fascista (PNF) . La XXVI legislatura, con Bonomi Primo Ministro, è inaugurata l’11 giugno 1921. A causa della scellerata alleanza di Giolitti con il PNF (il cosiddetto Blocco Nazionale), ben 35 fascisti e 10 nazionalisti riescono ad entrare in parlamento. Il primo atto del gruppo parlamentare fascista è l’espulsione violenta, pistola alla mano, del comunista Francesco Misiano, colpevole di essere un disertore della Prima Guerra Mondiale. Il governo Bonomi, direttamente o indirettamente, non fa altro che continuare nello sdoganamento dei fascisti sino a quando gli succedono i "due governi Facta".

Luigi Facta, insieme all’inerzia e alla connivenza della corona da una parte e l'incoerente, tardiva azione delle forze democratiche, dall'altra, aprono la strada al fascismo in Italia quando il 28 ottobre 1922 Mussolini ordina ai suoi seguaci la marcia su Roma (durante la quale fu distrutta, per esempio, la sede di Umanità Nova e di altre sedi di partiti che osteggiavano i fascisti). Vittorio Emanuele III non solo non autorizza le misure militari proposte dal "governo Facta" per fronteggiare le squadre fasciste ma affida l'incarico di formare un nuovo governo proprio a Mussolini.

[modifica] Il governo Mussolini

Il primo governo Mussolini è necessariamente un governo di coalizione, in quanto i fascisti non hanno i numeri per governare da soli. Il primo provvedimento, alla faccia del presunto carattere antiborghese del fascismo, è l’abrogazione della legge sulla nominatività dei titoli azionari e la riduzione dell’imposta di successione. Anche il frazionamento del latifondo e la distribuzione del latifondo ritornano ben presto nel dimenticatoio.

Grazie alla legge elettorale ("Legge Acerbo"), ai brogli e alle violenze le elezioni del 1924 vedono i fascisti uscire vincitori e legittimati a governare. Il socialista Giacomo Matteoti denuncia in parlamento le violenze fasciste, pagando il suo coraggio con la morte per mano di una squadraccia fascista.

A questo punto i socialisti, i radicali, i popolari e una parte dei liberali abbandonano Montecitorio (la cosiddetta “secessione dell’Aventino”) nella speranza di scuotere il paese e convincere la casa monarchica a riappropriarsi delle redini del paese.

[modifica] La dittatura fascista

Rimasto nell'ambito della legalità sino alle elezioni del 1924, dal 1925 il fascismo si radicalizza progressivamente in un regime totalitario.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini annuncia alla Camera, di fatto, l’inizio della dittatura. E’ soppressa la libertà di stampa, sono dichiarati decaduti i deputati “aventiniani”, i partiti e le organizzazioni politiche gli altri vengono dichiarati fuori legge (tra questi anche Unione Sindacale Italiana e l'Unione Anarchica Italiana ), riprendono le persecuzioni contro gli antifascisti (molti antifascisti furono spediti al confino, tra questi , tanto per citarni alcuni, Antonio Gramsci e l’anarchico Errico Malatesta), sono accresciuti i poteri del governo, è ripristinata la pena di morte, infine il giurista di regime Arturo Rocco fascistizza i codici sancendo la preminenza dello Stato sui cittadini.

Ancora, viene modificato l'apparato istituzionale italiano (trasformazione del Gran consiglio del fascismo in organo dello Stato; istituzione del Tribunale speciale e dellOVRA; esautoramento del parlamento e creazione della Camera dei fasci e delle corporazioni). In pratica con la dittatura trionfa la concezione assolutistica dello Stato, che il filosofo fascista Giovanni Gentile mobilizza con l’etichetta di “Stato etico”.

Gli anarchici sono in prima linea nella lotta contro la dittatura sin dall’inizio, con gli Arditi del Popolo, le azioni individuali di Gino Lucetti, Michele Schirru , Angelo Sbardelloto (si possono citare anche gli atti individuali dei non anarchici, come Domenico Bovone, Zaniboni, Anteo Zamboni e Violeta Gibson), oltre a tante individualità, come per esempio Renzo Novatore, che giornalmente combattevano il regime pagandone prezzi altissimi (questi esempi dimostrano che per molti antifascisti la resistenza ha avuto inizio ben prima dell’8 settembre 1943, ovvero nel momento stesso in cui il fascismo è nato).

La politica sociale fascista porta ad un'opera sistematica di fascistizzazione della nazione attraverso la scuola e le organizzazioni di massa : Opera nazionale dopolavoro; Opera nazionale Balilla, poi GIL; Opera nazionale maternità e infanzia, nonché un accorto uso dei mezzi di comunicazione e della propaganda.

L'organizzazione del lavoro e dell'economia viene rivoluzionata da alcuni importanti provedimenti (creazione dell'IRI, 1933; politica autarchica), ma è la stesura della Carta del lavoro, nel 1927, a segnare un momento cruciale della storia del fascismo.

La Carta del Lavoro segna la nascita delle Corporazioni, le quali sono senza dubbio l’emblema reazionario del fascismo (le corporazioni, per voce dello stesso Mussolini, furono il cuore, l’essenza, del regime fascista), poichè, celandosi dietro un ipocrita tentativo di pacificare il classico conflitto capitale-lavoro, non fanno altro che agevolare il clero, la nobiltà e la borghesia (non a caso tutti forti sostenitori del fascismo) a scapito del proletariato, relegato, in cambio di qualche piccola concessione, al ruolo di suborbinato alle classi dominanti.

In politica estera, dopo una prima fase in cui il fascismo si propone quale elemento stabilizzatore degli equilibri europei (Patti di Locarno, 1925) e in cui inoltre regola i rapporti con la Chiesa (patti lateranensi, 1929), l'elemento nazionalista ha modo di esprimersi nella conquista dell'Etiopia [1] del 1936 (durante questa vergognosa campagna vengono utilizzati micidiali gas e ogni più forma barbara utilizzabile per terrorizzare il popolo etiope) e nell'occupazione violenta dell'Albania (1939). L'elemento ideologico ispira anche l'infame partecipazione alla guerra civile spagnola contro le forze repubblicane (1936-1939) e l'alleanza con la Germania nazista (Patto d'acciaio, 1939). Nel frattempo il fascismo scrive una delle pagine più infami e vili della storia italiana e non solo: le leggi razziali (1938) (discriminazione degli ebrei e di tutte le razze ritenuti inferiori).

[modifica] La guerra

Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna alleandosi con il regime nazista hitleriano. Mussolini pensava che l’alleato nazista potesse ottenere una rapida vittoria e l'entrata in guerra fosse necessaria (Mussolini ebbe a dire che gli occorrevano solo “un migliaio di morti da buttare sul tavolo della pace”) per non lasciarsi sfuggire i conseguenti vantaggi ottenuti dalla vittoria.

L’Italia in breve tempo perde l’Etiopia e viene pesantemente ricacciata indietro dai greci. E’ necessario quindi l’intervento dell’alleato nazista per rimettere le cose a posto: nazisti e fascisti occupano la Grecia e la Jugoslavia, dando vita a barbari rastrellamenti contro la popolazione civile. La disfatta del nazifascismo (l’Italia era presente in Russia con i 220.000 uomini dell’ARMIR) e l’entrata in guerra degli USA determina il capovolgimento delle sorti della guerra e l’inizio della fine della dittatura fascista.

[modifica] La politica coloniale e la nascita dei campi di concentramento fascisti

Deportazioni di massa, bombardamenti con bombe di iprite, campi di concentramento, rappresaglie indiscriminate, stragi di civili, confisca di beni e terreni sono le pagine nere dei crimini commessi dalle truppe italiane in Eritrea, Somalia e Libia da una politica coloniale all'insegna del mito sugli «italiani, brava gente».

L'Italia repubblicana non ha ancora fatto i conti con l'«avventura coloniale» del fascismo, favorendo una storiografia moderata o revanscista." I paesi europei che hanno partecipato alla spartizione dell'Africa, si sono macchiati, tutti, indistintamente, dei peggiori crimini.

I campi di concentramento nacquero grazie all'Italia fascista con l'occupazione in Africa negli "anni '30", prima che in Germania. Lunga la lista delle dimensioni di crimini commessi dall'Italia fascista nella costruzione del suo impero, in nome della "superiore civiltà italica" e della sua "missione civilizzatrice", in Africa (Libia, Etiopia, Somalia). Attraverso i commenti di testimoni e storici possiamo risalire ai massacri di civili, alla distruzione di interi villaggi, allo sterminio delle élite intellettuali e politiche, all' uso sistematico di armi chimiche, alla distruzione delle colture e del bestiame per ridurre alla fame la popolazione, alle deportazioni e ai campi di concentramento con una mortalità che arrivò sino al 50% degli internati. Una serie di orrori, incontestabilmente provati da documenti ufficiali e testimonianze di sopravvissuti, con un bilancio, arrotondato per difetto, di circa 300.000 etiopi, 100.000 libici uccisi.

[modifica] Crimini di guerra e campi di sterminio nella Jugoslavia occupata

Un graduato italiano malmena uno degli ostaggi jugoslavi condotti alla fucilazione
Un graduato italiano malmena uno degli ostaggi jugoslavi condotti alla fucilazione
Ostaggi jugoslavi in attesa della scarica del plotone di esecuzione ...
Ostaggi jugoslavi in attesa della scarica del plotone di esecuzione ...
Arrivano i primi proiettili ...
Arrivano i primi proiettili ...
Il massacro è compiuto.
Il massacro è compiuto.
Particolare...
Particolare...

Su ordini precisi, dati direttamente da Mussolini sono stati commessi anche in Slovenia, crimini di guerra, stragi e distruzioni; le Disposizioni dell'Alto Commissario Grazioli, le disumane direttive del fanatico fascista comandante della II^ Armata, generale Mario Roatta e dal comandante del'XI Armata, generale Mario Robotti, le cui forze sono dislocate in Slovenia e in parte del litorale adriatico. Successivamente, Roatta sarà sostituito dal generale Antonio Gambara.

Il 6 aprile 1941 invasione nazifascista della Jugoslavia, con annessione all'Italia di parte dei territori della Slovenia e la capitale Lubiana, diventata dopo l'occupazione "Provincia di Lubiana". Nel mese di giugno erano presenti 71.159 militari italiani.

Le prime formazioni partigiane slovene iniziarono la loro azione nel luglio 1941, con effettivi molto limitati (vengono successivamente indicate in 8-10 mila).

Il primo tentativo di annientamento del movimento di liberazione jugoslavo, con un'azione congiunta italo-tedesca, viene realizzato nell'ottobre 1941. Esso termina con un totale fallimento, malgrado l'uso sistematico del terrorismo verso le popolazioni civili, le stragi e la distruzione, le rappresaglie feroci verso i partigiani e le loro famiglie (solo a Kragulevac, furono fucilate 2300 persone).

Con l'inasprimento della lotta, i nazifascisti tentano una seconda grande offensiva, con 36.000 uomini. Scarsi risultati, moltissime vittime. I partigiani riescono a sfuggire al tentativo di accerchiamento. Terza grande offensiva dal 12 aprile al 15 giugno 1942, sotto la direzione del generale Roatta. Ancora una volta grandi perdite, stragi e distruzioni: non viene raggiunto l'obiettivo di annientamento.

Intensificazione delle azioni contro guerriglia in Slovenia da parte delle forze del XI^ Corpo d'Armata (quattro Divisioni italiane, con l'aggiunta dei fascisti sloveni della "Bela Garda" - Guardia Bianca -). Sempre feroci le azioni di terrorismo contro i civili e la deportazione delle popolazioni di intere zone, senza distinzioni di sesso e di età.

Bilancio delle vittime slovene in 29 mesi di terrore fascista, nei 4.550 Km quadrati di questo territorio:

Ostaggi civili fucilati .......................n. 1.500

Fucilati sul posto.............................n. 2.500

Deceduti per sevizie...........................n. 84

Torturati e arsi vivi..........................n. 103

Uomini, donne e bambini morti nei campi di concentramento..............................n. 7.000


Totale.........................................n. 13.087

I criminali di guerra che ordinarono ed eseguirono questa carneficina non furono neppure differiti ad un tribunale del nostro paese. Non un solo processo.

[modifica] La caduta del regime

Sull'onda delle vicende belliche, di cui il fascismo è uno dei principali responsabili e che provocano un incalcolabile numero di morti, il regime fascista cade nel luglio del 1943, quando tra la notte del 24 e del 25 il Gran Consiglio del Fascismo si ribella a Benito Mussolini, determinando il suo arresto (trattenuto in stato d'arresto sul Gran Sasso) e il passaggio del governo al generale Badoglio.

Dapprima Badoglio continua la guerra a fianco dei nazisti, istituendo una sorta di fascismo senza Mussolini, poi il 3 settembre è firmato l’armistizio con gli anglo-americani, ma reso noto agli italiani da Badoglio solo l’8 settembre 1943. Tra l'8 e il 9 settembre i Savoia scappano vigliaccamente a Pescara e poi a Brindisi.

L’Italia è quindi divisa in due: al Sud c’è il cosidetto Regno del Sud, nel Nord l’Italia è controllata dai tedeschi e dai fascisti che costituiscono la Repubblica Sociale Italiana (RSI), con Salò capitale, fondata dallo stesso Benito Mussolini nel settembre successivo. Nella RSI riecheggia il velleitarismo socialisteggiante e radicalizzante. I fascisti cercano di mettere d’accordo i capisaldi del vecchio fascismo (Partito unico, Stato onnipotente, gerarchia rigorosa) con alcune esigenze di libertà (libertà personale, diritto di critica, cariche elettive, socializzazione delle imprese pubbliche e private), senza tralasciare la xenofobia e il nazionalismo (anglofobia e antisemitismo).

Il velleitarismo socio-economico è presente anche in campo militare, la scarsa organizzazione è "compensata" dal feroce attivismo di alcune formazioni: la famigerata Decima Mas, le Brigate Nere, i paracadutisti e il battaglione Mussolini. Le difficoltà della guerra e la resistenza antifascista, in cui gli anarchici assumono un ruolo comunque non marginale (vedi gli anarchici e la resistenza antifascista), che si organizza via via capillarmente entro i CLN, Comitati di Liberazione nazionale (dal 13 ottobre quando Badoglio dichiara guerra alla Germania, l’Italia, rappresentata dai "Comitati di Liberazione Nazionale Alta Italia", è associata alle Nazioni Unite), determinano la liberazione delle città italiane (Roma il 4 giugno e Firenze il 22 agosto. Nella liberazione di Milano, avvenuta il 25 aprile 1945, è decisivo il ruolo dalle Brigate Bruzzi e Malatesta) segnano il definitivo crollo del fascismo.

Sorpreso mentre cercava di mettersi in salvo in Svizzera ricoperto da un cappotto tedesco Mussolini viene catturato e fucilato a Dongo (Como) il 28 aprile 1945.

[modifica] Il fascismo dopo il 1945

Articolo principale: neofascismo

Nonostante la costituzione repubblicana vieti la ricostituzione del partito fascista e preveda sanzioni penali per chi ne esalti principi, metodi ed esponenti, questi hanno costituito il riferimento di movimenti neo fascisti sorti sin dalla caduta del fascismo mussoliniano:

[modifica] Voci correlate

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