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Anarco-futurismo

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I funerali dell'anarchico Galli, quadro futurista di Carlo Carrà , all'epoca attivista anarchico, che racconta i funerali dell'anarchico Angelo Galli.
L'anarco-futurismo é quella corrente del primo futurismo, inquadrabile all'interno del cosiddetto futurismo di sinistra, che coinvolse tanti artisti libertari, italiani e non. Molti di questi si opposero alla deriva fascista del futurismo, fuoriuscendo dal movimento una volta che fu fagocitato dal regime.

Futurismo e anarchia[modifica]

Il Futurismo nasce nel 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto futurista. Nei primi anni del secolo XX° all'interno del movimento anarchico vi è un forte nugolo di stirneriani e "nicciani", o in generale "di sinistra", attratti dal futurismo, movimento a sua volta influenzato non poco dal pensiero dei due teorici individualisti: lotta al passatismo, il potenziale eversivo, il gusto per la violenza, il disgusto per il "borghese" e l' "istituzionalizzato ", sono solo alcuni degli elementi che contraddistinguono Nietzsche e Stirner, ma che si ritrovano anche all’interno di quel "pezzo" di movimento futurista denominato successivamente anarco-futurismo.

Un elemento che caratterizza sia il movimento anarchico che il futurismo è quello eversore, che nel futurismo diviene eversione linguistica, ovvero la parola diviene azione diretta, come nell'opera Bellezza di Filippo Tommaso Marinetti. Lo strumento "eversivo" è utilizzato a Parma, nell'organizzazione che fa capo a Renzo Provinciali, da parte del gruppo studentesco di sinistra che orbita attorno al "Circolo Libertario di Studi Sociali" (1911). Il alcune opere tale elemento è ben netto, come ne Il canto dei reclusi (di Buzzi), 7 Scaricatori di carbone (di Buzzi e Cavacchioli), Monumento alla fiamma (di Cangiullo); anche su giornali libertari come «La Folla», «Il Proletario Anarchico», «Iconoclasta!», «Fede», «Vita», «Il Proletario » e «Vertice», l'espressione linguistica usata proprio con finalità  "eversive", esattamente come i futuristi.

Di grande interesse sono le sperimentazioni sia tipografiche che quelle teatrali di Virgilio Gozzoli , pubblicate in alcune riviste di Pistoia dal 1911 al 1915. Altri lavori, quali per esempio Parole in libertà , oltre che sulla pubblicazione curata da Virgilio Gozzoli, vengono riportati anche in «L'Italia Futurista» e su «La Folgore Futurista».

Brevi cenni ai principali futuristi di sinistra[modifica]

Pseudonimo di Abele Ricieri Ferrari, Novatore nasce il 12 maggio del 1890 ad Arcola, paesino nella zona di La Spezia. Di famiglia contadina, da autodidatta legge Oscar Wilde, Henrik Ibsen, Baudelaire, Nietzsche (nei cui confronti è però un attento e critico lettore), ecc. Parte dei suoi scritti verranno distrutti dai fascisti durante il ventennio a causa della loro potenzialità  eversiva, per cui possiamo oggi avere solo una visione limitata del suo pensiero. Dopo la marcia su Roma è uno dei primi ad affrontare militarmente gli squadristi fascisti. In un conflitto a fuoco, il 29 Novembre 1922 a Teglia (Genova), dentro un'osteria, viene ucciso dai carabinieri che gli avevano teso un agguato. Sul cadavere di Novatore vengono ritrovati documenti utili per travisarsi, fornitigli da Giovanni Governato, detto Cromatico, un altro futurista vicino a Pasquale Binazzi, lo storico anarchico spezzino che sarà  poi uno dei riorganizzatori della Resistenza anarchica della Lunigiana.

Leda Rafanelli è stata una delle figure più significative del movimento anarchico italiano nel primo ventennio del secolo [1]. Figlia di livornesi, mostra la sua abilità  di scrittrice sin da adolescente, quando Filippo Turati pubblica una sua poesia, Le gomene, sul giornale di partito. Formatasi come scrittrice autodidatta, riuscì a conciliare, in una originale sintesi di vita, le sue idee politiche ed il suo femminismo con la convinta adesione alla fede musulmana sufita. Purtroppo si è scritto di lei soprattutto come “amante” di Benito Mussolini, allora giovane direttore dell’«Avanti!», ma di tale rapporto con l'ambiguo e voltagabbana futuro capo dei fascisti, Leda ne chiarirà  gli aspetti in un suo libro, Una donna e Mussolini .

Emanuele Caracciolo, regista, fu trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine dai nazisti in quanto militante del Partito Comunista, lasciando una moglie e una figlia, Teresa.

Virgilia D'Andrea, maestra di scuola elementare in Abruzzo, conosce Armando Borghi con cui condividerà  vita ed ideologia politica. Borghi commenta così il loro incontro: «Ci intendemmo subito, e presto fummo marito e moglie. Amore libero, dicono alcuni, come se potesse esistere l’amore ‘schiavo’». La sua poetica si rivolge alla rivolta ed all'agitazione; è attivista e dirigente dell'USI e condivide pienamente il comportamento degli spartachisti in Germania. Nel 1920, dopo la caduta della Libera Repubblica di Fiume, impostata come repubblica sindacalista dei consigli, scrive a D'Annunzio: «Ma sotto le rovine del vostro sogno crollato cinquecentomila morti, o poeta, sono rimasti sepolti per la seconda volta».

A La Spezia negli anni venti si vive febbrilmente il periodo delle occupazioni delle fabbriche, marcia su Roma e delitto Matteotti. Proprio in quest'ambito si inserisce la vicenda, politica-artistica-giudiziaria, del pittore anarco-futurista accusato, e "giustamente", di aver fornito documenti falsi a Renzo Novatore. Governato fu difeso da un amico di infanzia, avvocato e fascista, che riuscì a ribaltare la pur "giusta" accusa e farlo assolvere, tanto che anche il fascista Filippo Tommaso Marinetti mandò una lettera di solidarietà  a "Cromatico" per la comune appartenenza al futurismo e questo probabilmente ebbe anche la sua notevole importanza per gli sviluppi del processo. Durante gli anni del fascismo Cromatico dovette "sparire" ma non si accodò mai al fascismo, anzi ne restò nettamente avverso. Attualmente è riscoperta e messa in luce la sua non trascurabile validità  artistica e la sua vita da "fuggitivo " durante il regime fascista. A Cromatico ed al suo singolare processo è stato dedicato un libro di Massimo Novelli, L'eccezionale imputato.

Auro D'Arcola, amico di Renzo Novatore, assieme a Dante Carnesecchi, che verrà  ucciso a tradimento dai carabinieri, fa parte del gruppo di futuristi anarchici che ruotano attorno a «Il Libertario», il giornale di Pasquale Binazzi, uno dei personaggi più importanti della galassia anarchica spezzina e della Lunigiana. Lavorerà  per la rivista di Virgilia D'Andrea a Losanna e sarà  in Spagna a combattere contro i fascisti nella Colonna Ascaso. Scriverà  l'elogio funebre per l'amico Dante Carnesecchi, trucidato dai fascisti come Renzo Novatore
Colonna Ascaso ad Aragon, nella quale militò Auro D'Arcola

Dante Carnesecchi, nato a Vezzano Ligure il 12 marzo 1892 e morto a La Spezia il 27 marzo 1921, è presente a Pueblo, in Colorado, nel 1913 e 14 assieme ai minatori in rivolta contro la compagnia di Rockefeller; tale episodio è di una certa rilevanza per lo sviluppo delle lotte operaie negli USA. Tornato a La Spezia diviene un amico di Renzo Novatore, e del gruppo di futuristi anarchici che ruotano attorno a «Il Libertario» dell'anarchico Pasquale Binazzi, che combatte i fascisti sin dagli anni venti e fino alla Resistenza. Dante partecipa all'assalto alla polveriera di Vallegrande, nello spezzino, il 4 giugno 1920, il cui intendimento era di reperire armi per la rivolta e la difesa dagli squadristi fascisti, tentativo che però fallisce. Risulta presente in tutte le rivolte operaie della zona nel biennio 1919-1920. Alla sua morte violenta, avvenuta dopo il solito agguato fascista, compare l'Elogio funebre, pubblicato in L'Adunata dei Refrattari a firma di Auro D'arcola, I nostri caduti: Dante Carnesecchi:

«... Durante il periodo dell'immediato dopoguerra, il territorio del circondario di Spezia fu particolare teatro d'una serie incessante di attentati anarchici contro le proprieta', le polveriere, le caserme, le autorita', le reti ferroviarie e telegrafiche. Ingenti patrimoni appartenenti allo stato ed ai privati andarono distrutti; numerosi carabinieri ed agenti della forza pubblica perirono sotto la folgore della rivolta; il prestigio dell'autorita' affogava nel ridicolo; i rivoltosi rimanevano ignoti, malgrado i numerosi arresti a casaccio. Il sospetto dell'autorità  cadeva sul gruppo d'audaci che scuoteva le basi dell'ordine e della sicurezza borghese. E più del sospetto avevano la certezza che il Carnesecchi fosse tra questi, se non l'anima certamente il piu' temibile. Ma egli era un giovane senza precedenti giudiziari: Un incensurato che non lasciava traccia delle sue colpe. Si tento', tuttavia, piu' volte d'incolparlo. Invano. La polizia si accaniva ad arrestarlo. La magistratura mancava d'ogni prova perfino indiziaria per procedere. E non tardava a rilasciarlo in libertà ...
... Gran parte delle sue gesta rimarranno per sempre ignorate, poiché, solo a compierle, né portò il segreto alla tomba nessuno poteva esercitare un qualsiasi ascendente su di lui. Refrattario ad ogni influenza esteriore, egli era all'altezza delle sue azioni, che mandava in piena consapevolezza ad effetto, fidando solo sulle sue forze. Ogni progetto, riduceva alle proporzioni di un operazione aritmetica, accomunando ad un estrema audacia un'estrema prudenza, una piena sicurezza in se', ed una risolutezza tacita quanto irriducibile. Nello sport quotidiano allenava il corpo alla resistenza, all'agilità , all'acrobazia, alla velocita', e il polso alla fermezza; nella temperanza scrupolosa conservava la pienezza del suo vigore fisico e della sua lucidita' mentale; nella musica ricercava le intime sensazioni per ricrearsi liberamente lo spirito. Perciò egli era boxeur, lottatore, ciclista, automobilista, corridore, acrobata, tiratore impareggiabile...» (si noti, soprattutto nella seconda parte, lo stile del discorso che si rifà  ai dettami di Mario Carli, uno dei fondatori del futurismo). [2]

Rapporti tra anarchici e futurismo[modifica]

Il rapporto fra futurismo ed anarchici fu molto stretto e per molti anni occultato dal fascismo, che lo aveva fagocitato nei suoi nomi più importanti, o supposti tali, per cui la logica conseguenza è stata quella di inserire tout court il movimento del futurismo all'interno del fascismo, errore grossolano, giacché non tiene conto dei fatti storici antecedenti, errore peraltro reiterato di fronte al dannunzianesimo e all'Impresa di Fiume, due episodi storici intimamente collegati.

L'adesione di parte degli anarchici al futurismo fu però parallela all'opposizione a Filippo Tommaso Marinetti, il quale invece cercò il contatto con gli anarchici, per esempio mandando la sua solidarietà  (intrisa di nazionalismo a dire il vero... ) a Giovanni Governato, dopo quella già  espressa ad Errico Malatesta nel '20. Il movimento anarchico nei confronti del Marinetti fu lungimirante, ma visto il periodo del processo a Cromatico (Giovanni Governato) ormai era chiaro di chi sarebbero diventati servi i "grossi" nomi del futurismo ("grossi" nomi in quanto molto celebrati, soprattutto dal fascismo; in realtà  Novatore o Cromatico - Giovanni Governato - non furono da meno, ma ovviamente il fascismo non poteva celebrarli... ).

Virgilio Gozzoli (New York, 1950)

La partecipazione di Marinetti ai grandi comizi di Milano svoltisi in occasione dello sciopero generale del settembre 1904, cioé molto prima del periodo del Manifesto futurista e della comparsa del fascismo, influenzarono Marinetti nella stesura di Roi Bombance (Re Baldoria) - dramma satirico scritto nel 1905 e presentato senza successo nel 1909 -, dedicato «Ai grandi cuochi della felicità  universale: Filippo Turati, Enrico Ferri e Arturo Labriola», in cui è presente una forte "idea socialisteggiante", con venature anarchiche e rivoluzionarie.

Risalendo al periodo del Manifesto dei futuristi, diversi componenti di spicco del movimento quali Lucini, Carlo Carrà , Buzzi e Ceccardi, cercarono contatti col mondo che gravitava attorno al pensiero anarchico, visto che quel che li univa non era tanto il metodo espressivo, che poteva essere dei più disparati, ma alcune idee "filosofiche" di fondo. Lo stesso Umberto Boccioni, molto sensibile al pensiero anarchico, può essere visto come prosecutore del simbolista Edvard Munch e del divisionista di Pellizza Da Volpedo.

Un altro personaggio di spicco fu Carlo Carrà , il quale avrà  con l'anarchica Leda Rafanelli un rapporto breve ma molto intenso, descritto da Alberto Ciampi, uno dei maggiori esperti del rapporto futurismo-anarchia, in Leda Rafanelli, Carlo Carrà : un romanzo, arte e politica in un incontro. Carrà , in questa fase, fornì molti disegni a numerose testate che si rifacevano agli anarchici, quali «Sciarpa Nera», «La Rivolta» e «La Barricata», solo per far alcuni esempi. Carrà , nel proseguo della dittatura, non avrà  però il coraggio di portare avanti una militanza antifascista, come invece fecero altri futuristi.

Sono da citare inoltre anche gli esempi del pittore Attilio Vella, aderente sia al movimento futurista che a quello anarchico, e del tipografo futurista Cesare Cavanna, di indubbia formazione anarchica.

Riviste anarco-futuriste[modifica]

I futuristi anarchici trovarono numerose riviste disponibili a sviluppare un dibattito tra anarchismo e futurismo. A Milano ciò accade soprattutto grazie a «Demolizione», di Ottavio Dinale, il quale in seguito scriverà  anche sul «Popolo d'Italia» di Mussolini [3], nel periodo in cui il fascismo non aveva ancora interamente mostrato il suo vero volto anti-proletario, cioè nel momento del “Manifesto del Fascio rivoluzionario di Azione interventista”, a cui aderiscono personaggi di sinistra che poi passeranno poi all'antifascismo militare e militante. Altre riviste del genere furono: «Rovente» di Pietro Illari (intorno agli anni ’10), «Soggetti» (di Pavia), «La Testa di Ferro» di Mario Carli (pubblicata nel biennio 1919-1920 e in cui sono presenti scritti di Renzo Novatore e Auro D'arcola), «La Tempra» (di Pistoia, dal 1914 al 1916) [4], che pubblicò la cosiddetta Dichiarazione, dimostrando ampie disponibilità  verso l'anarco-futurismo.

Da segnalare l'attività  di Giovanni Governato, Tintino Rasi e Renzo Novatore, che nel 1921, a Pistoia, fondarono l'effimera rivista (un solo numero pubblicato) «Vertice», di chiara tendenza anarco-futurista che riportava il sottotitolo «Rivista anarchica e di pensiero» ed il cui moto fu «Forza Bellezza-Audacia Violenza». «Vertice» si prefiggeva la finalità  di unire e dare voce a «liberissimi scrittori e artisti spregiudicati» riuniti intorno all’informale gruppo anarco-futurista ligure di Arcola.

Frontespizio de «La Testa di Ferro»

Molto importante anche la rivista «Vir» (1907), tra le cui pagine si realizzarono incontri e scambi di opinioni fra anarchici e futuristi (Giuseppe Monanni, Sem Benelli, Giovanni Papini ecc.), permettendo lo sviluppo di tematiche legate all'anarco-individualismo che coinvolsero anche diversi intellettuali, fra i quali Giovanni Papini. Da ricordare ancora che nel 1922 l’Istituto di Cultura Proletaria pubblicò a Torino il libretto 1+1+1=1 Dinamite. Poesie proletarie. Rosso+Nero, tra i cui autori vi è Fillia, il futuro fondatore nel 1923, con Bracci e Pozzo, dei Sindacati Artistici Futuristi [5].

La rivista più importante fu però «La Barricata» di Parma (rivista che vede tra i suoi curatori anche Leda Rafanelli e Carlo Carrà ), che nel 1912 pubblicò un articolo di Renzo Provinciali, intitolato Manifesto Anarchia e Futurismo, in cui si chiarirono le relazioni tra anarchici e futuristi, evidenziando al contempo il netto distacco da Marinetti.

Manifesto anarco-futurista[modifica]

  • Da un frammento del manifesto Anarchia e Futurismo:
«Con quale ideale dovrà  completarsi il Futurismo? Amo rispondere con un’altra domanda: E’ possibile che un uomo coerente possa contemporaneamente propugnare la più grande e generale rivoluzione nel campo delle arti, volere in questo terreno l’anarchia più completa ed estesa ed essere un perfetto conservatore nella vita? O non mai, sarebbe un contro senso! E’ possibile che l’anarchia e la rivoluzione non camminino di pari passo sia ne l’arte che nella vita? Com’è possibile immaginare un’arte borghese in una società  anarchica, e un arte futurista in una società  borghese? Convenite che ciò è ben assurdo. Perciò il Futurismo non potrà  essere compreso e accettato se non quando nel mondo si sarà  diffusa l’anarchia, e così pure l’anarchia sarà  sempre insuperabilmente ostacolata da le arti e da la coltura arcaiche e fatte di pregiudizi e di convenzionalismi. E infatti i nazionalisti e i monarchici compresero a tutta prima che il futurismo era in stridente contrasto con le loro idee, e per questo lo avversarono sempre e anche oggi, malgrado le bollenti ed affascinanti dimostrazioni Marinettiane, tendenti a guadagnare, ad adescare ammiratori per sé, e gregari per il suo futurismo, tutti questi messeri sono rimasti ben freddi, ben indifferenti lasciando sbraitare il Marinetti a suo comodo senza degnarlo di una misera adesione o di un tanto cercato applauso.
Filippo Tommaso Martinetti, redattore del Manifesto futurista, rappresentò l’ala dei futuristi che aderì al fascismo
Difatti, come mai un monarchico, un borghese qualunque, freddo e cinico a quanto sia libertà , socialismo, anarchia, ribellione, potrà  ispirarsi ad esaltare, le grandi folle polifoniche agitate dal lavoro e da la rivolta? E qual’è la scuola che più si affini al futurismo, che abbia anche essa un programma di violenza e di azione, di ribellione e d’orgoglio? L’anarchia senza dubbio. Ed è solo questo ideale che potrà  dare al Futurismo ciò che gli manca, che potrà  infondergli nuova vita, che potrà  purgarlo da gli elementi eterogenei che lo distraggono dal suo vero cammino e che ne trasfigurano le dimostrazioni, le manifestazioni più vitali. Questa è la sola via che dovrà  seguire il futurismo, per necessità  storica, o altrimenti, seguendo la via per cui s’è incamminato, troppo tardi s’accorgerà  che quella via lo porta, inevitabilmente a l’abisso» (tratto da Futurismo e Anarchia, parte II) [6].

Il distacco dal fascismo[modifica]

Nel primo dopoguerra è logica conseguenza che gli anarchici si allontanino sempre più dal Marinettti, infatti Renzo Provinciali aveva già  previsto che il marinettismo e i marinettisti prima o poi sarebbero finiti asserviti al capitale e alla reazione, ovvero al fascismo, anche se nel periodo del Manifesto di fascismo vero e proprio non ve n’era ancora traccia. Il "Programma Politico" del Martinetti, reso pubblico nel 1923, è quindi osteggiato dalla sinistra libertaria, in primis da Pietro Illari e Vinicio Paladini. Il gruppo degli spezzini - Renzo Novatore, Tintino Rasi (Auro d'Arcola), Giovanni Governato -, oltre a Renzo Provinciali di Parma, seguiranno un iter futurista parallelo a quello marinettiano, senza tuttavia collusioni con Marinetti stesso e men che meno col fascismo, anzi, al contrario, seguiranno un percorso che li porterà  all'antifascismo militare e militante. In buona sostanza, quando il futurismo si trasforma in servo del regime di Mussolini e lo aiuta pure nella sua ascesa, gli anarchici abbandonano il movimento.

Note[modifica]

  1. Il periodo di appartenenza al circolo anarchico di Alessandria d'Egitto "Baracca Rossa" sarà  ricordato da Maurizio Maggiani ne Il coraggio del pettirosso
  2. Dante Carnesecchi, Una leggenda anarchica
  3. Congresso nazionale futurista
  4. La Tempra
  5. Torino celebra al Miaoo il futurismo di sinistra
  6. Manifesto Anarchia e Futurismo

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.
  • Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999.
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna,
  • Lev Trotskij, Letteratura arte libertà . A cura di Livio Maitan e Tristan Sauvage, Schwarz, Milano, 1958.
  • Umberto Carpi, Bolscevico immaginista: Comunismo E Avanguardie Artistiche nell'Italia degli anni venti, Liguori Editore, 1981
  • Berghaus G., Futurism and Politics. Between Anarchist Rebellion and Fascist Reaction, 1909-1944, Oxford, Bergham Books, 1996
  • Alberto Ciampi, Futuristi e Anarchici. Quali rapporti?, Pistoia, Ed. Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1989
  • Mario Carli Il nostro bolscevismo, Barbarossa, 1995
  • Mario Carli, Il nostro bolscevismo, in «La Testa di Ferro», 15 febbraio 1920
  • Eva Civolani, La sovversione estetica. Arte e pensiero libertario tra Ottocento e Novecento Milano, Elèuthera, 2000
  • Eva Civolani, Antonietta Gabellini, Mio caro Lucien. Lettere al figlio su arte e anarchia di Camille Pissarro, Milano, Elèuthera, 1998
  • Alberto Ciampi, Il futurismo anarchico, «Umanità  Nova», 15 febbraio 2009
  • Alberto Ciampi, Renzo Provinciali: ANARCHIA E FUTURISMO. Un manifesto sconosciuto; Gian Pietro Lucini: Alcune revolverate.
  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]