la Rivoluzione spagnola (1936-39)
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La rivoluzione libertaria spagnola (1936-1939) costituisce, ad oggi, il maggior e significativo esempio di realizzazione del comunismo anarchico.
[modifica] Introduzione
Dal 1934 al 1936, la Seconda Repubblica Spagnola fu governata da una coalizione di centro-destra (comprendente i conservatori cattolici). Il governo si adoperò per distruggere le conquiste sociali ottenute negli anni precedenti, specialmente quelle riguardanti la riforma agraria (1931), per questo ci furono scioperi generali a Valencia e Saragozza, scontri di piazza a Madrid e Barcellona e una sollevazione dei minatori nelle Asturie immediatamente repressa con la forza.
Dopo una serie di crisi governative, le elezioni del 16 febbraio 1936 portarono al potere il governo del Fronte Popolare (Frente Popular) appoggiato dai partiti della sinistra e osteggiato da quelli di destra e centro.
Tra il 16 e il 17 luglio 1936, con l'ammutinamento della guarnigione militare del Marocco, Francisco Franco, mettendosi alla guida delle forze reazionarie, iniziò il colpo di Stato militare (i franchisti conquistarono subito le Canarie, il Marocco, buona parte dell'Andalusia, la Castiglia–León, e quasi tutta la Galizia e a Saragozza). Il 18 luglio, mentre i militari golpisti proseguivano nella loro reazione conservatrice contro il recente governo del Fronte Popolare, si generò un vuoto di potere, come conseguenza della debolezza governativa (si succedettero 4 governi in un giorno), in cui si inserirono gli ambienti rivoluzionari della “sinistra” spagnola (soprattutto anarchici e trotzkysti). Ne scaturì quindi una Guerra Civile, i cui partecipanti coprivano l'intera gamma di posizioni politiche-ideologiche dell'epoca:
- Le file nazionaliste, guidate dal “caudillo” Francisco Franco, comprendevano i fascisti della Falange, i monarchici, i nazionalisti spagnoli e la maggior parte dei conservatori clericali (i cattolici baschi si schierarono con le forze progressiste).
- Nello schieramento Repubblicano stavano la maggioranza dei Liberali, i nazionalisti Baschi e Catalani, i socialisti, i comunisti Stalinisti e Trotzkyisti, e gli anarchici di varia tendenza.
Ai combattenti spagnoli si aggiunsero da una parte le truppe e le armi inviate in supporto a Franco dal fascismo italiano e dalla Germania Nazista (Corpo Truppe Volontari e Legione Condor) e dall’altra aiuti furono inviati dall'Unione Sovietica (in misura limitata a dire il vero), dal coraggioso governo messicano e da innumerevoli volontari democratici di molte nazioni, collettivamente riuniti nelle Brigate Internazionali.
Un ruolo importantissimo durante la rivoluzione lo ebbero i sindacalisti e in particolar modo quelli di matrice anarco-sindacalista (la CNT-confederazione anarcosindacalista- contava circa 1577000 militanti e la UGT - sindacato di matrice socialista - 1447000).
[modifica] Prima fase della rivoluzione (luglio–settembre 1936)
- "Il 19 luglio chi aveva un fucile lo prese e si unì in uno sciopero generale che arrestò i militari golpisti. Dopo pochi giorni la gente tornò nelle fabbriche [...] i padroni non c’erano più. Venne spontaneo riprendere a lavorare come avevamo sempre fatto, non più per il padrone ma per noi. Si cominciarono a formare dei comitati; fabbriche e produzione furono organizzate in modo differente. Nell’arco di 15 giorni i soldi erano spariti a Barcellona, i principi economici borghesi erano scomparsi, perché l’esigenza primaria era quella di mangiare [...] Si sviluppò una sorta di baratto, che funzionò perfettamente per circa un mese. Dopo cominciò a diventare molto difficile organizzare la società, a Barcellona eravamo un milione di abitanti. Dunque stabilimmo una retribuzione che fosse sufficiente per vivere. Era un pezzo di carta a cui era associato un valore". (Abel Paz, Intervista di Antonio Morabito)
I sindacati CNT e UGT convocarono lo sciopero generale dal 19 al 23 luglio come risposta tanto al sollevamento militare, quanto all’apatia dello Stato. Durante questo sciopero generale molti sindacalisti e rivoluzionari assaltarono le caserme delle forze dell’ordine, impadronendosi delle armi e distribuendole alla popolazione.
Durante queste prime settimane si consolidarono tra i repubblicani due correnti di pensiero: il gruppo radicale della CNT (oltre ad altri gruppi minoritari) vincolato alla Federazione Anarchica Iberica (di tendenza rivoluzionaria) e il gruppo “possibilista” (moderato) formato da altri settori della CNT che ambivano alla partecipazione ad un fronte ampio, successivamente chiamato Fronte Popolare Antifascista (ottenuto dall’aggiunta dei sindacati alla coalizione elettorale del Fronte Popolare).
Contemporaneamente alla guerra i libertari svilupparono strutture amministrative a carattere popolare e libere dall’influenza dello Stato. Le più importanti furono:
- Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste di Catalogna (ne fanno parte la CNT e l’UGT, poi il PSUC, il POUM e l'Esquerra).
- Comitato esecutivo Popolare di Valencia
- Comitato di Salute Pubblica di Malaga
- Comitato di Guerra di Gijon
- Consiglio della Cerdona
Le strutture più importanti (soprattutto i Comitati di Guerra e di Difesa) erano controllate dai settori più rivoluzionari, mentre quelli meno importanti erano sotto il controllo dei moderati. A Barcellona gli anarchici della CNT-FAI, che di fatto controllavano la città, affiancarono per qualche settimana il governo catalano (Generalitat), in nome dell'antifascismo e dell'urgenza bellica.
Il 24 luglio del 1936 da Barcellona partì la prima milizia volontaria in direzione di Aragona. Tra le varie milizie popolari, organizzate nelle cosiddette colonne, si distinse la Colonna Durruti, formata da 3000 uomini e coordinati dalla figura carismatica di Buenaventura Durruti (altre “colonne” anarchiche furonola Colonna de Hierro o la Colonna Rojo y Negro).
In Aragona giunsero pure varie centinaia di anarchici italiani (tra cui Camillo Berneri) inquadrati nella Colonna Rosselli-Berneri o nella "Ascaso" (tra questi Tomaso Serra). Il primo italiano morto in terra di Spagna fu l'anarchico Agostino Sette (Vedi figure).
I rivoluzionari di tendenza libertaria non pensarono esclusivamente alla lotta contro il franchismo, ma si preoccuparono di organizzare le comunità, che incontravano lungo il loro percorso, secondo i principi dell’anarco-comunismo. L’economia spagnola veniva gestita “dal basso”, mediante l’attività dei lavoratori organizzati nei sindacati e senza nessun dirigismo autoritario.
Nelle aree anarchiche, come la Catalogna, questa gestione caratterizzò l’industria, l’agricoltura, i trasporti urbani e ferroviari, ma anche attività minori come gli hotel, le barbierie, i ristoranti, ecc. I terreni espropriati e collettivizzati furono il 70% in Catalogna, il 70% in Aragona, il 70% nella provincia di Badajoz, il 58% in CastillaLaMancha, il 49% in Andalusia e il 13 % nella comunità valenciana.
In Aragona si formarono 450 comuni agricole controllate dalla CNT, mentre l’UGT ne gestiva 20. Nell’area valenciana le collettività della CNT furono 264, quelle dell’UGT 69 e quelle miste 20.
Il principio dell’ autogestione si applicò seguendo la massima comunista: <<Da ognuno secondo le sue possibilità ad ognuno secondo i suoi bisogni>>, senza che questo determinasse un calo delle produzioni che, al contrario, subirono addirittura un incremento (la moneta nazionale venne sostituita con altre a carattere locale o regionale, e talvolta sostituita con il baratto).
Alla rivoluzione sociale si affiancò quella culturale: venne ritenuto lecito l’aborto, l'amore libero, la parità dei sessi ecc.
Il 2 agosto il governo centrale tentò di frenare il prestigio dei rivoluzionari costituendo i Battallones de Volontarios, embrione del futuro Esercito Popolare della Repubblica, oltre ad emettere decreti tendenti a riacquistare prestigio tra la popolazione (licenziamento dei militari e dei funzionari simpatizzanti degli insorti golpisti ecc.).
Lentamente cominciarono anche le tensioni tra la CNT e il Partito Comunista (PCE): il 6 agosto i membri del PSUC (partito socialista autonomo di catalogna), diramazione catalana del PCE, vennero esclusi dal governo autonomo catalano su pressione degli anarcosindacalisti.
[modifica] Seconda fase della rivoluzione (settembre-novembre 1936)
Tanto in questa fase, quanto nella precedente, furono i sindacati e i rivoltosi a tenere in mano l’effettivo controllo della Rivoluzione, cedendo saltuariamente, e solo quando ciò era strettamente necessario (per es. per la Battaglia di Madrid - ottobre e novembre 1936 -), il controllo delle “Colonne” allo Stato Repubblicano. Questa convergenza di idee tra i partiti del Fronte Popolare e i sindacati si concretizzò nella formazione del Governo di Largo Caballero (4 settembre). Il nuovo governo emanò diversi decreti legislativi, tra cui:
- Decreto di sequestro dei beni immobili dei condannati dei tribunali popolari statali (17 settembre)
- Decreto d collettivizzazione e controllo operaio del governo autonomo di Catalogna (27 ottobre)
In realtà dietro queste misure il governo tendeva a riappropriarsi del controllo della Rivoluzione che stava assumendo un carattere libertario ed effettivamente popolare. La Repubblica cercò di potenziare e riproporre le strutture dell’esercito, pur sempre autoritarie, attraverso una serie di decreti :
- Decreto di dissoluzione dei Comitati di Difesa e di Guerra
- Costituzione di Milizie di Vigilanza di retroguardia (16 settembre)
- Decreto di trasferimento dei volontari delle milizie popolari all’esercito regolare repubblicano (28 settembre)
- Decreto d’applicazione del codice di Giustizia Militare per le milizie popolari (29 settembre)
I reazionari franchisti già controllavano buona parte della Spagna e tra le città principali Siviglia, invece i repubblicani avevano "in mano" Madrid e Barcellona.
Il prolungamento della guerra fece sorgere dei problemi tra i vari partiti interni al Fronte Popolare, soprattutto a causa della pesante ingerenza dell’Urss che prevedeva il rinvio di ogni rivoluzione sociale (collettivizzazione) ad una fase successiva, in modo da non alienarsi le simpatie della piccola e la media borghesia. Gli anarchici e i trotzkysti non condividevano la separazione della fase rivoluzionaria da quella della guerra e questo fu uno dei motivi principali di conflitto tra le due anime rivoluzionarie.
Lo Stato repubblicano ostacolò quindi gli anarchici e coloro che erano contrari alle posizioni staliniste, iniziando una serie di operazioni, via via di intensità maggiore, tendenti a dissolvere le strutture rivoluzionarie popolari. L’Aragona fu un’eccezione poiché vi arrivarono migliaia di miliziani libertari, da Valencia e dalla Catalogna (base principale, da sempre, dell’anarco-sindacalismo operaio). La stessa CNT di Aragona (settembre 1936) propose la formazione di Consigli Regionali di Difesa federati in un Consiglio Nazionale, che avrebbero avuto le funzioni di “ governo centrale”, deliberando inoltre la creazione del Consiglio Regionale di Difesa di Aragona.
In nome della collaborazione antifascista, per sconfiggere l'esercito dei reazionari e dei clericali, la CNT accettò di entrare nel governo catalano della Generalitat e di sciogliere il Comitato delle Milizie (discioltosi il 1 ottobre 1936). D’altra parte il “Consiglio Regionale di Difesa d’Aragona” venne regolamentato (limitandone l’autonomia) per decreto il 6 ottobre, il che fece abortire anche lo sviluppo del Consiglio Nazionale di Difesa. La Generalitat Catalana sostituirà tutti i comitati locali di Catalogna con i Consigli Municipali del Fronte Popolare Antifascisti.
[modifica] Terza fase della rivoluzione (novembre 1936 - gennaio 1937)
Al secondo governo Caballero (4 novembre 1936) parteciparono, in nome delle circostanze belliche, anche quattro membri della CNT (Juan Garcia Oliver, Juan Lopez, Federica Montseny e Juan Peirò), pagandone però un elevato prezzo in termini di identità e coerenza.
Gli scontri tra le fazioni libertarie e autoritarie si fecero sempre più insistenti e a Valencia si registrarono 30 morti tra le opposte fazioni.
I golpisti, ormai giunti alle porte di Madrid, vennero fronteggiati da migliaia di combattenti arrivati da altri fronti, tra cui quelli della “Colonna Durruti” giunti dal fronte aragonese. Buenaventura Durruti cadde nella battaglia (probabilmente assassinato da sicari stalinisti) e la sua morte determinò l'inizio della diminuzione dell’influenza libertaria.
La rivoluzione quindi non sopravisse come forza indipendente al secondo governo Caballero, visto che si susseguivano le misure volte alla diminuzione dell’autogestione popolare, anche se la guerra al franchismo continuava.
[modifica] Quarta fase della Rivoluzione (gennaio 1937 - maggio 1937)
Da Gennaio 1937, la CNT e l’UGT , per non perdere le posizioni conquistate, firmarono vari patti di collaborazione che prevedevano l'aumento della produttività e forme di controllo istituzionale sui lavoratori e sulle collettività. Secondo la stessa logica lo Stato repubblicano proseguì la militarizzazione, considerata una “necessità ineluttabile” pure da una parte del movimento anarchico, anche se venne confermata la vocazione antimilitarista e antistatale degli stessi.
Tra Febbraio e Marzo del 1937 fu proibita la pubblicazione del periodico della Federazione Anarchica Iberica (FAI), Nosotros, inoltre il governo della Catalogna approvò anche un decreto che ordinava il sequestro delle armi e degli esplosivi in mano alle milizie popolari.
Il 27 marzo si dimisero i consiglieri anarchici del governo catalano e fu completata la militarizzazione dell’Esercito regolare, determinandone il depotenziamento delle milizie popolari. Ad Aprile si susseguirono, in varie città e villaggi, conflitti tra anarchici e bolscevichi del Partito Comunista (si diffusero notizie su carceri segrete, a Valencia e a Murcia, gestite dagli stalinisti).
Le forze reazionarie franchiste bombardarono nello stesso mese pesantemente, con la Legione Condor tedesca, la città di Guernica, simbolo dell'autonomia Basca e successivamente simbolo del martirio spagnolo.
Dal 3 all’8 maggio 1937, a Barcellona, si verificarono degli scontri "fratricidi" tra il POUM (partito comunista antistalinista), la CNT (sindacato anarchico), "Los Amigos de Durruti" (forte di circa 5000 miliziani) e tutta una serie di combattenti anarchici (Liberto Callejas, Gregorio Jover, Abel Paz, Ada Martí e Maximo Franco, comandante della Columna Roja y Negra) da una parte, contro il PSUC (Partito Comunista stalinista catalano)[1] e la Guardia de Asalto (polizia) dall'altra, in seguito ai decreti governativi che imponevano lo scioglimento delle milizie non staliniste e alla “presa” della Telefónica (sede del servizio telefonico di Barcellona autogestito dai lavoratori stessi) da parte delle forze governative. Durante questi scontri numerosi esponenti di spicco del POUM e del movimento anarchico vennero arrestati (tra questi il trotzkysta Gorge Orwell...che poi riuscì a scappare.) e uccisi (circa 500: tra questi Camillo Berneri, Francesco Barbieri e il segretario dell'UGT[2])[3].
Nell’ambito di questi scontri interni al fronte repubblicano, il 13 dello stesso mese alcuni ministri stalinisti (Hernandez e Uribe) proposero la repressione della CNT e del POUM. Il 16 maggio si dimise il governatore Caballero, che venne succeduto da Juan Negrin (un socialista molto vicino agli stalinisti)[4], ma senza ottenere l’appoggio degli anarchici e dei rivoluzionari. Iniziò così la persecuzione di tutte le forze antistaliniste.
[modifica] La fine della Rivoluzione e il proseguimento della guerra (giugno 1937 - gennaio 1938)
Dal momento della “caduta” di Largo Caballero, si accentuarono le misure governative tendenti a separare la fase rivoluzionaria da quella della guerra civile e a ripristinare la “Costituzione della Repubblica del 1931.
Per prima cosa gli esponenti della Federazione Anarchica Iberica vennero estromessi dai tribunali militari, successivamente, il 14 giugno, il governo centrale (trasferitosi a Valencia) emise misure tendenti all’emarginazione degli anarchici( e di tutti i rivoluzionari in genere).Il 15 venne messo fuorilegge il Partito Trotzkysta del POUM e ancora il giorno seguente venne sciolta la 29° Divisione dello stesso partito.
Il governo Negrín aumentò la propria carica repressiva costituendo il SIM (Servizio d'Investigazione Militare) che diventerà un prezioso strumento repressivo in mano agli staliniani. Il 10 agosto lo stesso governo emanò l'ordine di scioglimento del Consiglio d'Aragon, una sorta di governo autonomo regionale a prevalenza libertaria, aumentando considerevolmente la repressione sulle collettività rurali aragonesi attraverso le truppe guidate dal generale comunista Enrique Lister (moltissimi anarchici furono arrestati e molte proprietà espropriate furono restituite agli antichi proprietari) .
Il 28 agosto, il Vaticano riconobbe il governo di Francisco Franco, e alla fine di novembre, con i Nazionalisti che stringevano su Valencia, il governo si trasferì a Barcellona. L'esercito franchista, completando tassello dopo tassello il proprio mosaico riuscì a conquistare tutto il Nord, conquistando le Asturie (ricchissime di materie prime e di industrie) e dando una svolta decisiva alla guerra.
Il 21 ottobre la CNT e i socialisti manifestarono insieme davanti alle prigioni di Valencia chiedendo il rilascio dei prigionieri e successivamente si ritirò dai comitati del Fronte Popolare Antifascista.
[modifica] Ultime fasi della guerra (gennaio 1938 - dicembre 1938)
La Rivoluzione sociale e popolare ormai era stata quasi del tutto seppellita, rimaneva quindi da combattere la guerra contro il franchismo che ormai stava drammaticamente prevalendo.
A gennaio del 1938, il governo proibì l’immissione di banconote e monete locali, intimando il ritiro dalla circolazione delle stesse e di fatto dando un nuovo colpo ai processi di autogestione e indipendenza dal potere centrale.
Vista la drammatica situazione in cui si trovava il fronte repubblicano, il Presidente del Consiglio Juan Negrín, cercando di salvare il salvabile, negoziò la pace con Francisco Franco e decise di ritirare le Brigate Internazionali dalle zone di combattimento, nella speranza di poter godere di un maggior sostegno in nome del diritto internazionale. Anche i libertari nel tentativo di salvare le conquiste ottenute, presero decisioni sbagliate e controproducenti: la CNT e la UGT introdussero gli ispettori del lavoro con facoltà coercitive e contemporaneamente la Generalitat della Catalogna ridusse le facoltà dei Comitati di controllo operaio nelle imprese non collettivizzate.
Le controversie interne continuarono e in Catalogna si registrarono i primi scontri armati (aprile 1938) tra anarchici e socialisti filostaliniani. Nello stesso periodo la stessa Barcellona e l’Aragona subivano i pesanti attacchi dei nazionalisti (a Dicembre del 1938 iniziò la battaglia di Barcellona).
[modifica] La sconfitta dei libertari (gennaio 1939 - aprile 1939)
Il 26 gennaio anche Barcellona dovette capitolare. Centinaia di migliaia di profughi si spinsero sino alla frontiera francese, ma il governo transalpino fu impreparato e sostanzialmente ostile. Non pochi speravano che quella terra li salvasse dall'atroce destino che gli riservava il nazionalcattolicesimo franchista, ormai trionfante, ma in realtà molti di loro morirono nei campi profughi (fame, freddo, disperazione ecc.), più simili a veri e propri lager, allestiti dall'ostile governo francese.
Il governo Negrin fu ben attento a salvare se stesso, aumentando la repressione sui libertari che si ribellarono agli ennesimi soprusi stalinisti. Juan Negrin e vari dirigenti filostalinisti, che ormai avevano perso quel poco di “prestigio” che gli era rimasto, furono costretti a fuggire, ma ormai il destino della Repubblica era segnato.
Il 28 marzo, con l'aiuto di forze pro-franchiste all'interno della città (l'infame "quinta colonna"), Madrid cadde nelle mani dei Nazionalisti. Il giorno seguente anche Valencia si arrese. La vittoria venne proclamata il 1 aprile, quando l'ultima delle forze repubblicane si arrese.
Alla fine della guerra si contarono circa 600.000 morti, più di un milione di mutilati, quasi un milione di profughi e la devastazione dell'economia e della cultura.
[modifica] Documenti sulla rivoluzione spagnola
Discorso di Buenaventura Durruti a Bujaraloz
Agli operai russi (di Buenaventura Durruti)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
Considerazioni sulla Rivoluzione Spagnola
Materiali sulla Rivoluzione di Spagna
La rivoluzione spagnola e i suoi nemici, di Claudio Venza
Foto inerenti alla rivoluzione
[modifica] Note
- ↑ PSUC fu correlato al Partito Comunista di Spagna (PCE). Fondato il 23 luglio del 1936 dall'unione della Federazione Catalana del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) con il Partito Comunista di Catalogna, l'Unione Socialista della Catalogna e il Partito Catalano Proletario, è importante notare che "uno spezzone" del PSOE fu anche entro il partito stalinista del PSUC da cui si evince che all'interno del PSOE ci fu una lotta intestina che portò all'uccisione del segretario dell'UGT, che a livello nazionale era legata allo stesso PSOE
- ↑ L'Unión General de Trabajadores, fra i più importanti sindacati spagnoli, legato al Partito Socialista Operaio Spagnolo, fece azioni comuni con la CNT durante la prima guerra mondiale. Durante la rivoluzione spagnola l'UGT spostò il suo asse a sinistra, rispetto alla sua posizione tradizionale, seguendo la linea politica del suo leader Francisco Largo Caballero e raggiungendo oltre un milione di iscritti. L'UGT rimase su questi numeri fino alla sostituzione di Caballero dalla carica di segretario generale (1937), per colpa di essersi rifiutato di sciogliere il POUM dopo i tragici fatti di Barcellona, con Juan Negrin, più ligio ai dettami dei comunisti filomoscoviti, che fece sciogliere immediatamente il POUM ed incarcerare i suoi massimi leaders
- ↑ Conflitti tra anarchici e poumisti da una parte, e gli stalinisti dall'altra
- ↑ Juan Negrín faceva parte dell'ala moderata del Partito Socialista Operaio Spagnolo ma collaborò col Partito Comunista Spagnolo, a cui il Partit Socialista Unificat de Catalunya [stalinista in senso stretto (NdR)] era legato a doppio filo. Anche Francisco Largo Caballero era militante del Partito Socialista Operaio Spagnolo e ciò denota come ci fosse stata un'accanita lotta interna a questo partito che portò alla sostituzione di Francisco Largo Caballero con Juan Negrín, da cui si può dedurre sostanzialmente la vittoria, quantomeno temporanea, della frangia stalinista del Partito Socialista Operaio Spagnolo.

