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La Rivoluzione spagnola (1936-39)

Da Anarcopedia.

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Manifesto della CNT-FAI durante la Rivoluzione Spagnola

Il 18 luglio 1936 un sollevamento militare cercò di abbattere la repubblica spagnola. Il giorno seguente la popolazione spagnola - guidata dalla CNT (anarco-sindacalista) e dal POUM (marxista-libertaria) - insorse contro i golpisti del generale Francisco Franco. Inizia così la rivoluzione spagnola ...

La rivoluzione spagnola (luglio 1936- aprile 1939) vide in campo due fronti contrapposti, da una parte i reazionari nazionalisti di Francisco Franco (poi appoggiati anche da Hitler e Mussolini) e dall'altra il variegato fronte repubblicano (marxisti, anarchici, trotzkisty, stalinisti e socialdemocratici), nell'ambito dei quali gli anarchici ebbero una grande influenza e sostegno popolare, anche se dovettero confrontarsi con il violento ostracismo dei marxisti filo-sovietici.

Dopo tre anni di battaglie giunse la sconfitta dei repubblicani, tuttavia la rivoluzione libertaria spagnola è considerato il momento storico più importante dell'intera storia dell'anarchismo e ancora oggi rappresenta il maggior e più significativo esempio di realizzazione del comunismo anarchico.

Indice

[modifica] Premesse rivoluzionarie

Buenaventura Durruti, figura di spicco dell'anarchismo spagnolo, ebbe un ruolo fondamentale tanto nel periodo pre-rivoluzionario quanto in quello rivoluzionario vero eproprio. Morì assassinato in battaglia nel novembre 1936

Dopo il periodo dittatoriale (1923-1930) del generale Miguel Primo de Rivera, nel 1931 fu proclama la nascita della Seconda Repubblica (1931-1939). Il governo repubblicano si adoperò per distruggere le conquiste sociali ottenute negli anni precedenti, specialmente quelle riguardanti la riforma agraria (1931), per questo ci furono scioperi generali e insurrezioni organizzate in dalla CNT-FAI nel 1932, nel gennaio 1933 - durante il quale successero i gravi fatti di Casas Viejas nel 1933: dopo una rivolta popolare, 22 contadini furono uccisi dai militari, tra cui il leader della rivolta, l’anarchico Francisco Cruz Gutiérrez detto Seisdedos, morto bruciato vivo insieme ad alcuni compagni e familiari nella sua casa, dove si era rifugiato in quanto non aveva accettato di arrendersi - e nel dicembre dello stesso anno. L'anno seguente nelle Asturie i minatori socialisti (anarchici e socialisti) riuniti nell'Uníos Hermanos Proletarios (socialisti e si rivoltarono contro sollevarono con l'intento di attuare una rivoluzione socialista che fu ben presto repressa con la forza. Dal 1934 al 1936, la Seconda Repubblica Spagnola fu governata da una coalizione di centro-destra (comprendente i conservatori cattolici).

Dopo una serie di crisi governative, le elezioni del 16 febbraio 1936 portarono al potere la coalizione di sinistra del Frente Popular (Fronte Popolare), violentemente osteggiata dai partiti conservatori, nazionalisti e ecclesiastici. La vittoria del Frente fu resa possibile anche grazie al mancato appello all'astensione elettorale della CNT, che tacitamente invitava quindi gli anarchici al voto per evitare che un governo reazionario trionfasse ancora una volta (nelle elezioni del 1933 gli anarchici si erano astenuti e aveva trionfato la destra...). Il governo del Frente subì duri attacchi da sinistra, dagli ambienti più rivoluzionari della CNT che li accusa di riformismo, e da destra, ricevendo altrettanti attacchi da chi li considerava comunisti.

Tesserino sportivo di Eduardo Vivancos, atleta ed anarchico spagnolo. Molti degli atleti che dovevano partecipare alle Olimpiadi Popolari Antifasciste furono tra i primi ad impugnare le armi contro il golpe militare.

Tra le varie misure adottate dal nuovo governo vi furono anche le Olimpiadi Popolari Antifasciste, che si sarebbero dovute svolgere dal 22 al 26 luglio 1936 a Barcellona, in contrasto ai Giochi Olimpici "ufficiali" fascisti di Berlino [1]. Le Olimpiadi Antifasciste saranno annullate a causa del precipitare degli eventi: tra il 16 e il 17 luglio 1936, con l'ammutinamento della guarnigione militare del Marocco, Francisco Franco, mettendosi alla guida delle forze reazionarie, iniziò il colpo di Stato militare (i franchisti conquistarono subito le Canarie, il Marocco, buona parte dell'Andalusia, la Castiglia–León, e quasi tutta la Galizia e a Saragozza). Il 18 luglio, mentre i militari golpisti proseguivano nella loro reazione conservatrice contro il recente governo del Fronte Popolare, si generò un vuoto di potere, come conseguenza della debolezza governativa (si succedettero 4 governi in un giorno), in cui si inserirono gli ambienti rivoluzionari della “sinistra” spagnola (soprattutto anarchici e trotzkysti). Ne scaturì quindi una Guerra Civile, i cui partecipanti coprivano l'intera gamma di posizioni politiche-ideologiche dell'epoca:

  • Le file nazionaliste, guidate dal "Caudillo" Francisco Franco, comprendevano i fascisti della Falange, i monarchici, i nazionalisti spagnoli e la maggior parte dei conservatori clericali (i cattolici baschi si schierarono con le forze progressiste I cattolici del partito rosso nella guerra civile). I capi del golpe furono i cuatro generales: Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Sanjurjo. Dopo la morte di Sanjurjo (incidente aereo del 20 luglio 1936) e di Mola, Franco divenne il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti: assunse il grado di Generalísimo
  • Nello schieramento Repubblicano stavano la maggioranza dei Liberali, i nazionalisti Baschi e Catalani, i socialisti, i comunisti (stalinisti, trotzkyisti[2] e POUM) e gli anarchici di varia tendenza (CNT-FAI e FIJL).

Ai combattenti spagnoli si aggiunsero da una parte le truppe e le armi inviate in supporto a Franco dal fascismo italiano e dalla Germania Nazista (Corpo Truppe Volontari e Legione Condor) e dall’altra aiuti furono inviati dall'Unione Sovietica (in misura limitata a dire il vero), dal coraggioso governo messicano e da innumerevoli volontari democratici di molte nazioni, collettivamente riuniti nelle Brigate Internazionali.

Un ruolo importantissimo durante la rivoluzione lo ebbero i sindacalisti e in particolar modo quelli di matrice anarco-sindacalista (la CNT-confederazione anarcosindacalista- contava circa 1577000 militanti e la UGT - sindacato di matrice socialista - 1447000).

[modifica] Prime fasi della rivoluzione (luglio–settembre 1936)

Vedi, Barcellona,_maggio_1937:_la_controrivoluzione stalinista#Contesto_politico e Anarchici e potere nella rivoluzione spagnola.
La CNT e l'UGT (sindacato socialista) convocarono lo sciopero generale dal 19 al 23 luglio, quale risposta unitaria tanto al sollevamento militare quanto all'apatia dello Stato. Sin dai giorni precedenti il golpe i comitati di difesa anarchici sorvegliavano le caserme e 3-4 giorni prima del colpo di Stato a Barcellona fu assaltata una nave carica di armi. Ma fu soprattutto durante lo sciopero che molti sindacalisti e rivoluzionari assaltarono le caserme delle forze dell’ordine, impadronendosi delle armi e distribuendole alla popolazione. Fu grazie ai comitati di difesa nati nel 1934 e alle milizie antifasciste che a Barcelona e in quasi tutta la Catalogna le masse anarchiche sconfissero i golpisti guidati da Francisco Franco, come riporta Abel Paz [3]:
Situazione al 23 luglio 1936 dopo il fallimento parziale del golpe a causa della reazine anarchica e antifascista in Catalogna. In celeste le zone controllate dai nazionalisti.
«Il 19 luglio chi aveva un fucile lo prese e si unì in uno sciopero generale che arrestò i militari golpisti. Dopo pochi giorni la gente tornò nelle fabbriche [...] i padroni non c’erano più. Venne spontaneo riprendere a lavorare come avevamo sempre fatto, non più per il padrone ma per noi. Si cominciarono a formare dei comitati; fabbriche e produzione furono organizzate in modo differente. Nell’arco di 15 giorni i soldi erano spariti a Barcellona, i principi economici borghesi erano scomparsi, perché l’esigenza primaria era quella di mangiare [...] Si sviluppò una sorta di baratto, che funzionò perfettamente per circa un mese. Dopo cominciò a diventare molto difficile organizzare la società, a Barcellona eravamo un milione di abitanti. Dunque stabilimmo una retribuzione che fosse sufficiente per vivere. Era un pezzo di carta a cui era associato un valore».

Il 20 luglio, il leader della formazione politica Esquerra Republicana de Catalunya e presidente della Generalitat de Catalunya Lluís Companys[4], accolse una delegazione anarchica della CNT Garcia Oliver e Juan Peiro, mettendosi completamente a loro disposizione [5]

Gli anarchici più radicali criticarono questa posizione collaborazionista con al sinistra borghese e nazionalista catalana, ritenendo che in questa maniera si castrava lo spontaneismo anarchico. Durante questa fase si consolidarono tra i repubblicani due correnti di pensiero: il gruppo radicale della CNT (oltre ad altri gruppi minoritari), vincolato alla FAI (di tendenza rivoluzionaria), e il gruppo “possibilista” (moderato), che conteneva anche settori della CNT, che ambiva alla partecipazione ad un fronte ampio, successivamente chiamato Fronte Popolare Antifascista (ottenuto dall’aggiunta dei sindacati alla coalizione elettorale del Fronte Popolare).

Contemporaneamente alla guerra i libertari svilupparono strutture amministrative a carattere popolare e libere dall'influenza dello Stato, anche se a dire il vero la dirigenza della CNT si mostrò spesso accondiscendente con il Fronte Popolare ed alla fine, quanto meno nei vertici dell'organizzazione, prevalse l'idea che la guerra fosse più importante della rivoluzione. Le più importanti iniziative sviluppatesi per merito degli anarchici furono:

Giornali che annunciano la morte del primo caduto italiano in terra di Spagna, l'anarchico Gino Sette

Le strutture più importanti (soprattutto i Comitati di Guerra e di Difesa) erano controllate dai settori più rivoluzionari, mentre quelli meno importanti erano sotto il controllo dei moderati. A Barcellona gli anarchici della CNT-FAI, che di fatto controllavano la città, accettarono tre ministeri all'interno del governo catalano (Generalitat) in nome dell'antifascismo e dell'urgenza bellica (26 settembre 1936). L'entrata in questa istituzione portò alla dissoluzione della CCMA (27 settembre) e di lì a seguire l'organizzazione sindacale rinunciò ad alcune scelte in linea con i principi anarchici con l'intenzione di mantenere unito il fronte antifascista che in Catalogna aveva assunto il nome di Front d'Esquerres.

L'organizzazione spontanea anarchica e antifascista, legata soprattutto alle strutture sindacali della CNT, permise di sconfiggere i nazionalisti in catalogna, ma questi erano riusciti ad occupare in pochi giorni circa 1\3 della Spagna (Navarra, parte dell'Aragona, Galizia, il Leon, Antica Castiglia, Siviglia, cadice e Cordova), guarda caso laddove gli anarchici non erano ben strutturati. Per questo, il primo incontro del Comitato delle Milizie stabilì l'invio di una colonna anarchica in direzione dell'Aragona. Fu così che il 24 luglio del 1936 partì da Barcellona la prima milizia volontaria guidata da Buenaventura Durruti destinata a raggiungere il fronte dell'Aragona. Tra le varie milizie popolari, organizzate nelle cosiddette colonne, si distinse proprio la Colonna Durruti, formata da 3000 uomini e coordinati dalla figura carismatica di Buenaventura Durruti (altre “colonne” anarchiche furonola Colonna de Hierro o la Colonna Rojo y Negro).

Colonna Ascaso ad Aragon

In Aragona giunsero pure varie centinaia di anarchici italiani (tra cui Camillo Berneri) inquadrati nella Colonna Rosselli-Berneri o nella "Ascaso" (tra questi, in tempi diversi, Tomaso Serra, Enrico Zambonini, Tintino Rasi, ecc.). Il primo italiano morto in terra di Spagna fu l'anarchico Agostino Sette.

I rivoluzionari di tendenza libertaria non pensarono esclusivamente alla lotta contro il franchismo, ma si preoccuparono di organizzare le comunità, che incontravano lungo il loro percorso, secondo i principi dell’anarco-comunismo. L’economia spagnola veniva gestita “dal basso”, mediante l’attività dei lavoratori organizzati nei sindacati e senza nessun dirigismo autoritario.

Nelle aree sotto il controllo degli anarchici, come la Catalogna, questa gestione collettiva caratterizzò l'industria, l'agricoltura, la medicina [6], i trasporti urbani [7] e ferroviari, ma anche attività minori come gli hotel, le barbierie, i ristoranti, ecc. I terreni espropriati e collettivizzati furono il 70% in Catalogna, il 70% in Aragona, il 70% nella provincia di Badajoz, il 58% in CastillaLaMancha, il 49% in Andalusia e il 13 % nella comunità valenciana.

In Aragona si formarono 450 comuni agricole controllate dalla CNT, mentre l’UGT ne gestiva 20. Nell’area valenciana le collettività della CNT furono 264, quelle dell’UGT 69 e quelle miste 20.

Il principio dell' autogestione si applicò seguendo la massima comunista: «Da ognuno secondo le sue possibilità ad ognuno secondo i suoi bisogni», senza che questo determinasse un calo delle produzioni che, al contrario, subirono addirittura un incremento (la moneta nazionale venne sostituita con altre a carattere locale o regionale, e talvolta sostituita con il baratto).

Alla rivoluzione sociale si affiancò quella culturale: venne ritenuto lecito l'aborto, l'amore libero, la parità dei sessi ecc. Il 2 agosto il governo centrale tentò di frenare il prestigio dei rivoluzionari costituendo i Battallones de Volontarios, embrione del futuro Esercito Popolare della Repubblica, oltre ad emettere decreti tendenti a riacquistare prestigio tra la popolazione (licenziamento dei militari e dei funzionari simpatizzanti degli insorti golpisti ecc.).

Lentamente cominciarono anche le tensioni tra la CNT e il Partito Comunista (PCE): il 6 agosto i membri del PSUC (partito socialista autonomo di catalogna), diramazione catalana del PCE, vennero esclusi dal governo autonomo catalano su pressione degli anarcosindacalisti. A dire il vero cominciarono ad ingenerarsi delle inquietudini anche tra le masse del movimento anarchico, e della CNT-FAI in particolare, che poco gradivano certe scelte dei dirigenti dell'organizzazione in quanto ritenute poco radicali e più istituzionali.

[modifica] Il ruolo dei sindacati e il primo governo Caballero (settembre-novembre 1936)

Vedi, Anarchici e potere nella rivoluzione spagnola.

Tanto in questa fase quanto nella precedente, furono i sindacati e le masse insorte a tenere in mano l’effettivo controllo della Rivoluzione, cedendo saltuariamente, e solo quando ciò fu strettamente necessario (per es. per la Battaglia di Madrid, ottobre e novembre 1936), il controllo delle “Colonne” allo Stato Repubblicano. Questa convergenza di idee tra i partiti del Fronte Popolare e i sindacati (compresa la CNT), nonostante fosse fortemente osteggiata da gran parte della base anarchica (in contrasto con la dirigenza della Confederación Nacional del Trabajo), perché si pensava che in questa maniera si desse ossigeno allo Stato borghese, si concretizzò nella formazione del Governo di Largo Caballero (4 settembre). Il nuovo governo emanò diversi decreti legislativi, tra cui:

Situazione di Aragona durante la rivoluzione del 1936
  • Decreto di sequestro dei beni immobili dei condannati dei tribunali popolari statali (17 settembre)
  • Decreto d collettivizzazione e controllo operaio del governo autonomo di Catalogna (27 ottobre)

In realtà dietro queste misure il governo tendeva a riappropriarsi del controllo della Rivoluzione che stava assumendo un carattere libertario ed effettivamente popolare. La Repubblica cercò di potenziare e riproporre le strutture dell’esercito, pur sempre autoritarie, attraverso una serie di decreti :

  • Decreto di dissoluzione dei Comitati di Difesa e di Guerra
  • Costituzione di Milizie di Vigilanza di retroguardia (16 settembre)
  • Decreto di trasferimento dei volontari delle milizie popolari all'esercito regolare repubblicano (28 settembre)[8]
  • Decreto d’applicazione del codice di Giustizia Militare per le milizie popolari (29 settembre)

I reazionari franchisti già controllavano buona parte della Spagna, tra cui Siviglia, invece i repubblicani avevano "in mano" Madrid e Barcellona.

Il prolungamento della guerra fece sorgere dei problemi tra i vari partiti interni al Fronte Popolare, soprattutto a causa della pesante ingerenza dell’Urss che prevedeva il rinvio di ogni rivoluzione sociale (collettivizzazione) ad una fase successiva, in modo da non alienarsi le simpatie della piccola e la media borghesia. Gli anarchici e i comunisti non stalinisti non condividevano la separazione della fase rivoluzionaria da quella della guerra, quantunque alcune scelte della dirigenza dei gruppi anarco-sindacalisti non andavano certo in questa direzione, e questo fu uno dei motivi principali di conflitto tra le due anime rivoluzionarie.

Lo Stato repubblicano ostacolò quindi gli anarchici e coloro che erano contrari alle posizioni staliniste, iniziando una serie di operazioni, via via di intensità maggiore, tendenti a dissolvere le strutture rivoluzionarie popolari. La Confederación Nacional del Trabajo si mostrò però debole di fronte a questi attacchi restauratori dell'ordine borghese, acettando spesso delel scelte non in linea con il pensiero anarchico perchè si riteneva comunque di vitale importanza la vittoria su Franco.

L’Aragona fu un’eccezione poiché vi arrivarono migliaia di miliziani libertari, da Valencia e dalla Catalogna (base principale, da sempre, dell’anarco-sindacalismo operaio). La stessa CNT di Aragona (settembre 1936) propose la formazione di Consigli Regionali di Difesa federati in un Consiglio Nazionale, che avrebbero avuto le funzioni di “ governo centrale”, deliberando inoltre la creazione del Consiglio Regionale di Difesa di Aragona.

In nome della collaborazione antifascista, per sconfiggere l'esercito dei reazionari e dei clericali, la CNT aveva accettato di entrare nel governo catalano della Generalitat e di sciogliere il Comitato delle Milizie (discioltosi il 1 ottobre 1936). D'altra parte il “Consiglio Regionale di Difesa d’Aragona” venne regolamentato (limitandone l'autonomia) per decreto il 6 ottobre, il che fece abortire anche lo sviluppo del Consiglio Nazionale di Difesa. La Generalitat Catalana sostituirà tutti i comitati locali di Catalogna con i Consigli Municipali del Fronte Popolare Antifascista.

[modifica] Gli anarchici entrano nel secondo governo Caballero (novembre 1936 - gennaio 1937)

Federica Montseny, fu ministro della sanità

Al secondo governo Caballero (4 novembre 1936) parteciparono, in nome delle circostanze belliche, anche quattro membri della CNT, pagandone però un elevato prezzo in termini di identità e coerenza. L'organizzazione anarco-sindacalista scelse di entrare nel governo prima di tutto perchè intendeva mantenere unito il fronte proletario antifascista, poi perchè riteneva che le sue scelte rivoluzionarie potessero avere così un peso maggiore nell'ambito della rivoluzione. D'altro canto, altri anarchici (tutti quelli che entrarono ne Los Amigos de Durruti opure lo storico anarchico Miguel Amorós) o spezzoni della sinistra comunista [9] ritennero che così facendo la CNT-FAI non fece altro che dare ossigeno allo Stato borghese moribondo e di impedire che la rivoluzione sociale proseguisse nell'ambito di un certo spontaneismo che nel luglio del 1936 permise di fronteggiare i fascisti di Franco. In ogni caso, questi furono i ministeri affidati agli anarchici della CNT:

Il nuovo governo dovette fronteggiare i sempre più insistenti scontri tra le fazioni libertarie e quelle autoritarie marxiste, che si facevano sempre più insistenti; a Valencia si registrarono 30 morti tra le opposte fazioni.

I golpisti, ormai giunti alle porte di Madrid, vennero fronteggiati da migliaia di combattenti arrivati da altri fronti, tra cui quelli della “Colonna Durruti” giunti dal fronte aragonese. Buenaventura Durruti cadde nella battaglia (probabilmente assassinato da sicari stalinisti) e la sua morte determinò l'inizio della parabola discendente dell’influenza libertaria nell'ambito della rivoluzione.

La rivoluzione quindi non sopravisse come forza indipendente al secondo governo Caballero, visto che si sussegurono le misure volte alla diminuzione dell’autogestione popolare: il 15 dicembre 1936 il Consiglio Supremo di sicurezza centralizzò la polizia politica, il 17 dicembre 1936 il giornale sovietico «Pravda» annunciò che «in Catalogna è già cominciata la pulizia dei trotzkisti e degli anarchico-sindacalisti; verrà condotta con la stessa energia che nell'Unione Sovietica», il 24 dicembre 1936 fu decretato il diveto di portare armi; lentamente la rivoluzione sociale anarchica si andò a spegnere, anche se la guerra al franchismo continuava.
«Moneta» emessa dagli anarchici durante la Guerra di Spagna.

Da gennaio 1937, la CNT e l’UGT, per non perdere le posizioni conquistate, firmarono vari patti di collaborazione che prevedevano l'aumento della produttività e forme di controllo istituzionale sui lavoratori e sulle collettività. Secondo la stessa logica lo Stato repubblicano proseguì la militarizzazione, considerata una “necessità ineluttabile” pure da una parte del movimento anarchico, anche se venne confermata la vocazione antimilitarista e antistatale degli stessi. Tra Febbraio e Marzo del 1937 fu proibita la pubblicazione del periodico della Federazione Anarchica Iberica (FAI), «Nosotros», inoltre il governo della Catalogna approvò anche un decreto che ordinava il sequestro delle armi e degli esplosivi in mano alle milizie popolari. Il 27 marzo si dimisero i consiglieri anarchici del governo catalano e fu completata la militarizzazione dell’Esercito regolare, determinandone il depotenziamento delle milizie popolari. In opposizione alle scelte politiche che la "dirigenza" della CNT-FAI stava attuando, si costituì il gruppo di lotta rivoluzionaria Los Amigos de Durruti, formatosi sulla base delle istanze popolari della CNT e che si prefisse l'obiettivo di portare avanti un'opposizione alle strategie portate avanti dallo stesso sindacato.

Ad Aprile si susseguirono, in varie città e villaggi, conflitti tra anarchici e bolscevichi del Partito Comunista (si diffusero notizie su carceri segrete, a Valencia e a Murcia, gestite dagli stalinisti). Le forze reazionarie franchiste, nello stesso mese, bombardarono violentemente, con il sostegno della "Legione Condor tedesca", la città basca di Guernica, simbolo dell'autonomia Basca e successivamente simbolo del martirio spagnolo.

[modifica] L'autoritarismo degli stalinisti: repressione degli anarchici e del POUM (maggio 1937)

Camillo Berneri, anarchico italiano assassinato dagli stalinisti il 5 maggio 1937
Vedi, Barcellona, maggio 1937: inizio della controrivoluzione.
«Il Primo Maggio a Barcellona non ci sono manifestazioni. Dopo alcuni giorni un gruppo di poliziotti, guidati da un membro del PSUC, va all'assalto della Centrale telefonica occupata dagli anarchici. Era un esempio classico di “doppio potere”: chiunque avesse voluto parlare con la Generalitat doveva prima passare per gli anarchici, anche (come avvenne) il presidente Manuel Azaña. È noto l'episodio del telefonista che gli aveva chiesto chi fosse. Ovviamente Azaña rispose di essere il Presidente della Repubblica, ma si sentì rispondere:”Questo è ciò che tu credi”. Era un potere di fatto che interrompeva il controllo statale. L'intervento della pattuglia di poliziotti provoca una vera battaglia sui vari piani della centrale e una rivolta nei quartieri proletari, contro lo strapotere degli stalinisti, minoritari ma ben organizzati. Da un lato anarchici e POUM, dall'altro PSUC e alcuni catalanisti. Gli stalinisti attaccarono il piccolo POUM, accusandolo di trotzkismo e di essere una “quinta colonna” al soldo dei franchisti (curioso che Trotzki accusasse gli anarchici di essere la “quinta ruota” della borghesia, N.d.A.). Contro la CNT-FAI la tattica del PSUC doveva essere più sottile. Togliatti, per esempio, elogiava la base operaia della CNT mentre attaccava i dirigenti per i loro “errori e ambizioni”. Non potevano ovviamente dire che la CNT, con due milioni di iscritti e centinaia di migliaia di combattenti, era “al soldo dei franchisti”. Un inciso: in quel momento l'iscrizione al sindacato era obbligatoria, ma anche prima, nel 1933-34, gli iscritti erano un milione e 400 mila, a fronte di poche migliaia di comunisti. Il maggio 1937 di Barcellona si può considerare una “guerra civile nella guerra civile”. Vi furono circa cinquecento morti, in maggioranza libertari». ( Intervista a Claudio Venza [10])

Dal 3 all’8 maggio 1937, a Barcellona, si verificarono scontri "fratricidi" che videro da una parte il POUM (partito comunista antistalinista), la CNT (sindacato anarchico), "Los Amigos de Durruti" (forte di circa 5000 miliziani) e tutta una serie di combattenti anarchici (Liberto Callejas, Gregorio Jover, Abel Paz, Ada Martí e Maximo Franco, comandante della Columna Roja y Negra) contro militanti del PSUC (Partito Comunista stalinista catalano) [11] e la Guardia de Asalto [12](polizia). Gli scontri si ingenerarono in seguito ai decreti governativi che imponevano lo scioglimento delle milizie non staliniste e alla “presa” della Telefónica (sede del servizio telefonico di Barcellona autogestito dai lavoratori della CNT) da parte delle forze governative.

El Amigo del Pueblo, giornale de Los Amigos de Durruti, un gruppo contrario alla "linea morbida" della CNT

Contro il tentativo da parte delle guardie de asalto guidate da Rodriquez Salas (ex-anarchico divenuto fedele sostenitore dei comunisti del PSUC) di occupare la sede della centrale telefonica, i lavoratori scesero in strada ergendo barricate e preparandosi ad insorgere contro il tentativo contro-rivoluzionario degli stalinisti catalani. I diirgenti della CNT temettero a questo punto di romper el'unità antifascista del Fronte Popolare e l'intervento degli anarchici Federica Montseny e Mariano Vázquez tentarono di riportare la calma per evitare possibili scontri fratricidi all'interno del fronte repubblicano. Contro questa "linea morbida", Los Amigos de Durruti spinsero i lavoratori a proseguire nell'insurrezione contro la contro-rivoluzione governativa, ma la CNT li denunciò come agenti provocatori e il 7 maggio chiese alle masse di porre fine alle rivolte e tornare al lavoro.

Durante questi scontri numerosi esponenti di spicco del POUM (Andres Nin) e del movimento anarchico vennero arrestati e uccisi (circa 500: tra questi Camillo Berneri, Francesco Barbieri e il segretario dell'UGT [13]) [14].

Nell’ambito di questi scontri interni al fronte repubblicano, il 13 dello stesso mese alcuni ministri stalinisti (Hernandez e Uribe) proposero la repressione della CNT e del POUM. Il 16 maggio si dimise il governatore Caballero, che venne succeduto da Juan Negrin (un socialista molto vicino agli stalinisti) [15], ma senza ottenere l’appoggio degli anarchici e dei rivoluzionari. Iniziò così la persecuzione di tutte le forze antistaliniste.

[modifica] La fine della Rivoluzione e il proseguimento della guerra (giugno 1937 - gennaio 1938)

Libertaria spagnola con bandiera della CNT-FAI

Dal momento della “caduta” di Largo Caballero, si accentuarono le misure governative tendenti a separare la fase rivoluzionaria da quella della guerra civile e a ripristinare la “Costituzione della Repubblica del 1931.

Per prima cosa gli esponenti della Federazione Anarchica Iberica vennero estromessi dai tribunali militari, successivamente, il 14 giugno, il governo centrale (trasferitosi a Valencia) emise misure tendenti all’emarginazione degli anarchici( e di tutti i rivoluzionari in genere).Il 15 venne messo fuorilegge il Partito Trotzkysta del POUM e ancora il giorno seguente venne sciolta la 29° Divisione dello stesso partito.

Il governo Negrín aumentò la propria carica repressiva costituendo il SIM (Servizio d'Investigazione Militare) che diventerà un prezioso strumento repressivo in mano agli staliniani. Il 10 agosto lo stesso governo emanò l'ordine di scioglimento del Consiglio d'Aragona, una sorta di governo autonomo regionale a prevalenza libertaria, aumentando considerevolmente la repressione sulle collettività rurali aragonesi attraverso le truppe guidate dal generale comunista Enrique Lister (moltissimi anarchici furono arrestati e molte proprietà espropriate furono restituite agli antichi proprietari) .

Il 28 agosto, il Vaticano riconobbe il governo di Francisco Franco, e alla fine di novembre, con i Nazionalisti che stringevano su Valencia, il governo si trasferì a Barcellona. L'esercito franchista, completando tassello dopo tassello il proprio mosaico riuscì a conquistare tutto il Nord, conquistando le Asturie (ricchissime di materie prime e di industrie) e dando una svolta decisiva alla guerra.

Manifesto della CNT-FAI e della FIJL: «la guerra e la rivoluzione sono inseparabili»

Il 21 ottobre la CNT e i socialisti manifestarono insieme davanti alle prigioni di Valencia chiedendo il rilascio dei prigionieri e successivamente si ritirò dai comitati del Fronte Popolare Antifascista.

[modifica] Ultime fasi della guerra (gennaio 1938 - dicembre 1938)

La Rivoluzione sociale e popolare ormai era stata quasi del tutto seppellita, rimaneva quindi da combattere la guerra contro il franchismo che ormai stava drammaticamente prevalendo. A gennaio del 1938, il governo proibì l'immissione di banconote e monete locali, intimando il ritiro dalla circolazione delle stesse e di fatto dando un nuovo colpo ai processi di autogestione e indipendenza dal potere centrale. Vista la drammatica situazione in cui si trovava il fronte repubblicano, il Presidente del Consiglio Juan Negrín, cercando di salvare il salvabile, negoziò la pace con Francisco Franco e decise di ritirare le Brigate Internazionali dalle zone di combattimento, nella speranza di poter godere di un maggior sostegno in nome del diritto internazionale.

Anche i libertari nel tentativo di salvare le conquiste ottenute, presero decisioni sbagliate e controproducenti: la CNT e la UGT introdussero gli ispettori del lavoro con facoltà coercitive e contemporaneamente la Generalitat della Catalogna ridusse le facoltà dei Comitati di controllo operaio nelle imprese non collettivizzate. Le controversie interne continuarono e in Catalogna si registrarono i primi scontri armati (aprile 1938) tra anarchici e socialisti filostaliniani.

Nell'ambito più proprio della guerra civile, le due parti antagoniste si scontrarono sul possesso della città di Teruel durante tutto gennaio e febbraio del 1938, con i nazionalisti che infine ne presero il controllo definitivo il 22 febbraio. Il 14 aprile, le truppe fedeli a Franco arrivarono al Mar Mediterraneo tagliando in due la parte di Spagna controllata dai repubblicani. Dopo il fallimento delle trattive di resa, il governo Negrin cercò di ricongiungere le due parti del suo territorio attraverso la Battaglia dell'Ebro, che iniziò il 24 luglio e durò fino al 26 novembre. Il fallimento dell'operazione determinò lo sviluppo finale della guerra. Alla fine di dicembre, Franco diede il via ad un massiccio attacco alla Catalogna.

[modifica] La sconfitta del fronte repubblicano (gennaio 1939 - aprile 1939)

Vedi, Franchismo.
Morte di un miliziano, celeberrima e discussa foto di Robert Capa e vero e proprio emblema del dramma spagnolo. Secondo alcuni quel miliziano potrebbe essere l’anarchico Federico Borrell García.

Il 26 gennaio anche Barcellona dovette capitolare. Centinaia di migliaia di profughi si spinsero sino alla frontiera francese, ma il governo transalpino fu impreparato e sostanzialmente ostile. Non pochi speravano che quella terra li salvasse dall'atroce destino che gli riservava il nazionalcattolicesimo franchista, ormai trionfante, ma in realtà molti di loro morirono nei campi profughi (fame, freddo, disperazione ecc.), più simili a veri e propri lager, allestiti dall'ostile governo francese.

Contro il governo Negrin, ben attento a salvare se stesso ed a reprimere gli anarchici, diversi membri libertari, tra cui Cipriano Mera, appoggiarono il golpe del colonnello Casado (5 marzo 1939) e la formazione del Consejo Nacional de Defensa, che si opponeva alla strenua difesa di Madrid in quanto si riteneva che ormai fosse vano resistere ai franchisti, contrariamente a quanto proponevano i comunisti del PCE:

«Se lei (Negrin) è ancora socialista dovrebbe essere il primo a conoscere i propositi che vuole raggiungere il PCE che altro non sono che di appropriarsi di tutti i posti di comando dell’esercito, fare un colpo di stato, riuscire a dare la sensazione al mondo che il PCE resiste fino all’ultimo e che anarchici, socialisti e repubblicani e gli altri settori politici erano agenti provocatori. Considero un errore grave dire al popolo di resistere quando si ha la sicurezza che tutto è perduto e lo dimostra il fatto che quelli che ci incitavano alla resistenza mettevano in salvo la famiglia e capitali inviandoli all’estero...» (messaggio di Cipriano Mera rivolto al presidente Negrin estrapolato dall'autobiografia Cipriano Mera, Rivoluzione armata in Spagna. Memorie di un anarco sindacalista, edizione italiana, La Fiaccola, 1978 pp. 490-491).

Il 7 marzo, gli ufficiali sovietici e il primo ministro socialista Negrin vennero evacuati da Madrid. Il giorno seguente si susseguirono dure lotte tra le due fazioni (stalinisti vs sostenitori di Casado), con la sconfitta degli stalinisti. Quando Madrid, il 28 marzo, con l'aiuto di forze pro-franchiste all'interno della città (l'infame "quinta colonna"), cadde in mano ai franchisti, la giunta Casado cercò di ottenere dagli stessi, senza successo, le migliori possibili condizioni di resa. Non ebbe invece seguito la proposta di Cipriano Mera di porre fine al conflitto frontale e dare inizio a una ben coordinata guerriglia contro i franchisti. La vittoria fu proclamata il 1° aprile, quando l'ultima delle forze repubblicane si arrese.

Alla fine della guerra si contarono circa 600.000 morti, più di un milione di mutilati, quasi un milione di profughi e la devastazione dell'economia e della cultura.

[modifica] Note

  1. La vera storia delle Olimpiadi popolari della Spagna del 1936
  2. Per quanto il PCE tentò di far passare il POUM come un partito legato a Trotzky, in realtà tra i repubblicani i trotzkisti erano rappresentati dal Gruppo (o Cellula) Le Soviet strutturata dall'italiano Nicola Di Bartolomeo (nome di battaglia Fosco) e dalla Sección Bolchevique-Leninista de España, strutturata nel novembre 1936 in Barcellona da Manuel Fernández Grandizo, nome di battaglia G. Munis, considerata la sezione spagnola ufficiale della IV Internazionale che tentò invano di entrare nel POUM di Andreas Nin (la tattica dell'"entrismo" era spesso applicata dai trotskisti).
  3. Intervista di Antonio Morabito
  4. Avvocato, inizialmente difese molti anarchici sotto processo, ma in seguito quando assunse incarichi istituzionali non si fece remore a portare avanti campagne repressive anti-anarchici.
  5. «Se voi non avete bisogno di me o non desiderate che rimanga presidente della Catalogna, ditemelo ora, e diventerò un altro soldato nella lotta contro il fascismo. Se, d’altro canto, voi credete che se io abbandonassi questa posizione, in cui sono solo come un uomo morto, i fascisti trionferebbero, se voi credete che io, il mio partito [la Esquerra, un partito della sinistra borghese catalana - IBRP], il mio nome, il mio prestigio, possano essere utili, allora voi potete contare su di me e sulla mia lealtà di uomo che è convinto che un intero passato di vergogna sia morto e che desidera appassionatamente che la Catalogna si collochi d’ora in avanti tra le nazioni più progressiste del mondo.» (Dalle stesse memorie di Garcia Oliver De Julio a Julio, citate in H. Thomas, The Spanish Civil War p.210-1)
  6. Si veda La questione sanitaria nella Spagna libertaria
  7. I taxi di Barcellona
  8. Fu l'inizio Con questo decreto si ponevano le milizie anarchiche sotto il controllo dello Stato borghese. L'ultima colonna anarchica ad arrendersi e ad accettare la militarizzazione fu la Colonna di Ferro.
  9. Le giornate di maggio del 1937 a Barcellona
  10. da Anarca-bolo
  11. Il PSUC fu correlato al Partito Comunista di Spagna (PCE). Fondato il 23 luglio del 1936 dall'unione della Federazione Catalana del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) con il Partito Comunista di Catalogna, l'Unione Socialista della Catalogna e il Partito Catalano Proletario, è importante notare che "uno spezzone" del PSOE fu anche entro il partito stalinista del PSUC da cui si evince che all'interno del PSOE ci fu una lotta intestina che portò all'uccisione del segretario dell'UGT, che a livello nazionale era legata allo stesso PSOE
  12. La Guardia de Asalto, denominata ufficialmente Cuerpo de Asalto, fu un corpo di polizia spagnolo creato durante la Seconda Repubblica con l'obiettivo di disporre di una forza di polizia atta a mantenere l'ordine pubblico e che fu fedelmente legata al regime repubblicano.
  13. L'Unión General de Trabajadores, fra i più importanti sindacati spagnoli, legato al Partito Socialista Operaio Spagnolo, fece azioni comuni con la CNT durante la prima guerra mondiale. Durante la rivoluzione spagnola l'UGT spostò il suo asse a sinistra, rispetto alla sua posizione tradizionale, seguendo la linea politica del suo leader Francisco Largo Caballero e raggiungendo oltre un milione di iscritti. L'UGT rimase su questi numeri fino alla sostituzione di Caballero dalla carica di segretario generale (1937), per colpa di essersi rifiutato di sciogliere il POUM dopo i tragici fatti di Barcellona, con Juan Negrin, più ligio ai dettami dei comunisti filomoscoviti, che fece sciogliere immediatamente il POUM ed incarcerare i suoi massimi leaders
  14. Conflitti tra anarchici e poumisti da una parte, e gli stalinisti dall'altra
  15. Juan Negrín faceva parte dell'ala moderata del Partito Socialista Operaio Spagnolo ma collaborò col Partito Comunista Spagnolo, a cui il Partit Socialista Unificat de Catalunya [partito stalinista in senso stretto] era legato a doppio filo. Anche Francisco Largo Caballero era militante del Partito Socialista Operaio Spagnolo e ciò denota come ci fosse stata un'accanita lotta interna a questo partito che portò alla sostituzione di Francisco Largo Caballero con Juan Negrín, da cui si può dedurre sostanzialmente la vittoria, quantomeno temporanea, della frangia stalinista del Partito Socialista Operaio Spagnolo.

[modifica] Bibliografia

  • Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola, Tomo I. Da ribelle a militante 1896-1936, Edizioni Zero in Condotta
  • Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola, Tomo II. Rivoluzionario. 19 luglio-20 novembre 1936, Edizioni Zero in Condotta
  • Abel Paz, Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione, Lacaita edizioni, 1988
  • AA.VV., Chi c’era racconta. La rivoluzione libertaria nella Spagna del 1936, Edizioni Zero in Condotta
  • Pino Cacucci, Claudio Venza, Spagna 1936. L’utopia e la storia, Eleuthera
  • Pier Francesco Zarcone, Comunisti anarchici e Amigos de Durruti nella rivoluzione spagnola, Editore Samizdat

[modifica] Documenti sulla rivoluzione spagnola

[modifica] Voci correlate

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