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Lev Trotskij

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Lev Trotskij
Lev Davidovic Trotskij (in russo: Лев Давидович Троцкий), alla nascita Lev Davidovich Bronstein (Лев Давидович Бронштейн) (Janovka, 7 novembre 1879 – Coyoacán, Messico, 21 agosto 1940) [1] è stato un rivoluzionario bolscevico ed un intellettuale marxista. Guidò l'Armata Rossa nella violenta repressione dei libertari di Kronstadt (marzo 1921).

Biografia[modifica]

Lev Davidovich Bronstein, figlio di una famiglia benestante di contadini russi, nacque a Ianovka (provincia di Kherson, in Ucraina) il 7 novembre [1] 1879. Durante gli studi ad Odessa (1897), si avvicinò al marxismo; collaboratore dell'Unione operaia della Russia meridionale fu arrestato nel 1898 e deportato in Siberia. Quattro anni dopo scappò sotto lo pseudonimo di Trotskij (dal nome di un carceriere della prigione di Odessa).

Rifugiato a Londra nel 1902, collaborò con Lenin al giornale «Iskra» (scintilla), partecipando al secondo congresso del POSDR (estate 1903) e schierandosi con la fazione menscevica, contro lo stesso Lenin. Rientrato in Russia nel 1905, partecipò alla rivoluzione dello stesso anno, diventando anche presidente del soviet di Pietroburgo. Nuovamente arrestato, venne nuovamente deportato in Siberia, da cui riuscì però a fuggire nel 1908. Riparato in Austria, fondò la «Pravda» (Verità ) (giornale che poi fu appropriato dai bolscevichi).

Come inviato del quotidiano «Kievskaia Mysl», assistette alla guerra dei Balcani del 1912-1913. Prima della "Grande Guerra si rifugiò in Svizzera, e quindi in Francia, da cui venne però espulso. Emigrò allora a New York, ritornando in Russia solamente nel maggio 1917, aderendo immediatamente al gruppo bolscevico. A luglio divenne membro del Comitato centrale e partecipò attivamente ai tentativi di rovesciamento del governo provvisorio. Nel settembre divenne presidente del soviet.

Dopo la rivoluzione russa, fu, nel primo governo sovietico, Commissario del popolo per gli Affari esteri, negoziando la pace con la Germania [2]. Fu anche a capo del Commissariato della guerra, uno dei fondatori del Politburo e fondatore e comandante dell'Armata rossa. Una grave macchia della sua vita fu la sua partecipazione in prima persona della repressione di Kronstadt[3]: Victor Serge raccontò che prima dell’assalto, la popolazione fu avvisata con un manifesto, firmato da Lenin e Trotkzij, che recitava: «Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli!». [4]

Nel 1920, in seguito ad una lotta di potere con Stalin e il resto della trojka, formata anche da Kamenev e Zinov'ev, Trotskij fu, a partire dal 1924, via via emarginato dal Partito, andando a costituire quella che fu chiamata Opposizione di sinistra. In seguito fu costretto alle dimissioni dalla carica di Commissario del Popolo alla Guerra e agli Affari della Marina (gennaio 1925) ed infine, dopo la coalizione tra Stalin e Bukharin (Kamenev e Zinov'ev si allearono invece al gruppo di Trotzkij), fu espulso dal Partito comunista e anche dall'URSS (1929); si stabilì in Turchia - dove scrisse La rivoluzione permanente (1930), La mia vita (1932) e Storia della Rivoluzione russa (1932) -, poi in Francia (1933), in Norvegia (nel frattempo era stato condannato a morte in contumacia), dove scrisse La rivoluzione tradita (1937) e infine in Messico, dove fu ucciso da un agente sovietico.

Il pensiero[modifica]

«Quali che siano le circostanze della mia morte, io morirò con la incrollabile fede nel futuro comunista. Questa fede nell'uomo e nel suo futuro mi dà , persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi... Posso vedere la verde striscia di erba oltre la finestra ed il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore» [5]

Le idee di Trotskij formano le basi della teoria comunista del Trotskismo, che fu da subito in forte contrasto al potere autoritario stalinista e al suo slogan: «socialismo in un solo paese». Il concetto principale della sua teoria fu quindi l'idea dell'espansione della rivoluzione socialista in tutto il mondo, sulla base dell'esempio di quella sovietica del 1917, in quanto riteneva che il "socialismo in un solo paese" fosse in contrasto con l'internazionalismo proletario.

Inoltre il gruppo di Trotzkij criticò lo sviluppo di apparati burocratici bolscevichi e denunciò il rischio della formazione di una nuova classe borghese, ingenerata dalla prosecuzione delle misure di mercato, la cosiddetta NEP. Il gruppo trotzkista chiese il rafforzamento delle campagne di industrializzazione, la collettivizzazione agricola volontaria e soprattutto la promozione e soprattutto il sostegno a nuove rivoluzioni comuniste in tutto il mondo.

Fu ostile ai principi autogestionari nel campo economico e quindi, almeno da questo punto di vista, non troppo divergente dallo stalinismo. Guidò in prima fila la vigliacca e violenta repressione di Kronstadt (1921) e difese nelle fabbriche il «modello di gestione delegata ad un solo uomo», poiché cinicamente pensava che «l'uomo cercherà  sempre di sottrarsi al lavoro» visto che «l'uomo è un animale pigro» [6].

Critiche anarchiche a Trotzky[modifica]

La repressione di Kronstadt[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Kronstadt.

Quando nel marzo del 1921 i marinai dell'isola di Kronstadt si ribellarono all'autoritarismo bolscevico, sulla base del proclama leninista: «Tutto il potere ai soviet !», i comunisti sovietici organizzarono la loro repressione accusandoli di essere dei controrivoluzionari piccolo-borghesi. Trotskij, all'epoca era a capo dell'Armata Rossa, a partire dal 7 marzo guidò la repressione dell'isola, anticipandola con un manifesto, firmato da lui stesso e da Lenin, che recitava quanto segue: «Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli!» [4].

Trotzky non amava parlare di quei fatti e nella sua autobiografia non ne fa che un fugace accenno, tuttavia sarà  costretto a tornarvi sopra in diverse occasioni, ad esempio, nell'aprile del 1937, nel corso delle sessioni del Tribunale Dewey [7], e nel settembre dello stesso anno, quando si difende sugli organi di stampa dell'Opposizione di sinistra internazionale. Il tono superficiale e sbrigativo da provocare la reazione di Victor Serge:

«È inesatto che i marinai di Kronstadt abbiano avanzato dei privilegi... In seguito, quando si sono visti impegnati in una battaglia mortale, hanno formulato una rivendicazione politica estremamente pericolosa per quel momento, ma generale, sinceramente rivoluzionaria e quindi disinteressata: "dei soviet eletti liberamente". Sarebbe stato facile evitare la rivolta, dando ascolto alle proteste di Kronstadt, discutendole, appagando anche le richieste dei marinai... Sarebbe stato più facile, umano, più politico e più socialista, dopo la vittoria militare riportata su Kronstadt da Voroshilov, Dybenko, Tuchacevskij, di non ricorrere al massacro...» [8]

Non a caso lo stesso Serge lo accusò di avere in sè una certa tendenza all'autoritarismo, non avendo, almeno inizialmente, prontamente opposto alcuna resistenza alla violenza repressiva stalinista, pensando forse ingenuamente di potersene in qualche modo servire:

«Mi sembra giusto constatare che a partire dalla fine del 1918-inizio del 1919, uno spirito di autorità , di intolleranza,di statalismo ad oltranza prevale sempre più sul Comitato centrale bolscevico, eliminando via via più brutalmente i principi dell'Ottobre. Né Lenin, nè Trotsky non lo contrastano realmente, costretti piuttosto a servirsene. Essi affermano con ragione che la salvezza risiede nella massima fermezza, nella più forte organizzazione del nuovo Stato socialista, nella più rigorosa disciplina. Ma a ben riflettere, nullo di tutto ciò è incompatibile con la democrazia operaia, anzi il contrario»[8]

Rapporti con il POUM[modifica]

È da rimarcare che durante la rivoluzione spagnola il POUM ebbe certamente legami con Lev Trotskij ma con dei distinguo ben profondi per quel che riguarda la strategia politica: es. divergenze rispetto alla teoria trotzkysta dell'entrismo dei rivoluzionari nei partiti socialisti, rispetto al Fronte Popolare spagnolo e alla necessità  di entrarvi a farne parte. proprio per questo, pur essendo spesso definito un partito trotzkista o, come scrisse Hugh Thomas, semi-trotzkista, i rapporti del POUM con lui e la IV Internazionale furono pessimi, tant'é che i comunisti spagnoli vicini a Trotskij si differenziavano dai militanti del POUM definendoli "centristi". [9]

In Spagna il POUM combatté contro gli stalinisti nel maggio 1937 a Barcellona assieme agli anarchici, subendo con questi ultimi la repressione susseguente che portò tra l'altro all'assassinio del leader del POUM Anrea Nin e dell'anarchico Camillo Berneri. La repressione non risparmiò però nemmeno le ali comuniste trotskijste, colpite in egual misura sia dai fascisti che dagli stalinisti alla stessa maniera degli anarchici e dei militanti del POUM.

In linea di massima si può dire che gli anarchici e i trotzkysti non condividevano la separazione della fase rivoluzionaria da quella della guerra e su questo furono in pieno accordo durante la Rivoluzione Spagnola. Tra i repubblicani i trotzkisti erano rappresentati dal Gruppo (o Cellula) Le Soviet strutturata dall'italiano Nicola Di Bartolomeo (nome di battaglia Fosco) e dalla Sección Bolchevique-Leninista de España, strutturata nel novembre 1936 in Barcellona da Manuel Fernández Grandizo, nome di battaglia G. Munis, considerata la sezione spagnola ufficiale della IV Internazionale che tentò invano di entrare nel POUM di Andreas Nin (la tattica dell'"entrismo" era spesso applicata dai trotskisti. Nel gennaio 1937 iniziò a pubblicare un «Boletín», sostituito tre mesi dopo da «La Voz Leninista».

Testimonianza di Pio Turroni[modifica]

Pio Turroni, l'anarchico italiano che ebbe rapporti di amicizia con Nestor Makhno nel periodo del comune esilio parigino, durante la presentazione alla prima edizione italiana del libro Nestor Makhno: La rivoluzione russa in ucraina Marzo 1917 - Aprile 1918, rilasciò un'intervista a Luciano Ferraresi in cui espresse giudizi estremamente negativi sul rivoluzionario russo, accusato in particolare di aver nascosto tanto in La mia vita quanto in Storia della Rivoluzione Russa, entrambi celeberrimi libri di Trotskij, qualsiasi informazione su Nestor Makhno e le sue vittorie sui "reazionari bianchi" (Denikin[10], Petliura [11] e Wrangel[12]). Tantomeno accennò alla resistenza che subì l'Armata Rossa dai rivoluzionari ucraini, per sconfiggere i quali Trotskij fu costretto a ricorrere non solo all'arma della violenza ma anche a quella della calunnia, eretto poi a sistema da Stalin contro lui stesso e tutti i non allineati.

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 Le date di nascita e di morte si riferiscono al calendario gregoriano. Rispetto al calendario giuliano, in vigore in Russia al momento in cui nacque Trotzkij, la data di nascita sarebbe invece il 25 ottobre.
  2. Si veda Le conseguenze della Pace di Brest-Litvosk
  3. " Per dovere di cronaca si segnala anche la posizione dei filo-bolscevichi sui fatti di Kronstadt, in cui essi provano a giustificare quella vergognosa mattanza di cui si resero protagonisti i bolscevichi: Kronstadt 1921. Analisi senza complessi di un sollevamento popolare nella Russia di Lenin
  4. 4.0 4.1 Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, pag 159
  5. 1917.org Il sito della rivoluzione d'Ottobre
  6. Looking forward di Michael Albert e Robin Hahnel
  7. Commissione Dewey
  8. 8.0 8.1 Trotsky e il massacro di Kronstadt.htm
  9. Sul POUM
  10. Cenni biografici su Anton Ivanovic Denikin (Varsavia 1872 - Ann Arbor, Michigan 1947), generale russo, comandante delle Armate bianche
  11. Petliura, conosciuto anche come Simon Petlyura (10 maggio 1879 - 25 maggio 1926), un pubblicista, scrittore, giornalista, politico ucraino e soprattutto protagonista della repressione dei rivoluzionari ucraini e bolscevichi. Il 25 maggio 1926 Petliura fu ucciso a Parigi dall'anarchico ebreo Schwartzbard, compagno di Makhno a Parigi (a dimostrazione di quanto infondate furono le accuse di antisemitismo rivolte a Makhno)
  12. «Vrangel´, Pëtr Nikolaevic (Novo Aleksandrovsk, Kaunas, 1878 - Bruxelles, 1928), generale russo, partecipò alla guerra contro il Giappone (1904-05), e alla prima guerra mondiale al comando di una divisione di Cosacchi. Tenente generale (1917), dopo la morte del gen. L. G. Kornilov prese parte alla violenta lotta antiproletaria contro i bolscevichi, unendosi alle armate bianche del gen. A. I. Denikin. A seguito della sconfitta di quest'ultimo, nell'aprile 1920 assunse il comando supremo dell'esercito reazionario bianco». Si veda: Portale Treccani

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]