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la Comune di Parigi (1871)

Da Anarcopedia.

La Comune di Parigi è uno dei più importanti avvenimenti storici e fa riferimento all'autogoverno di matrice socialista, con forti venature anarchiche, che autogestì Parigi dal 18 marzo al 28 maggio 1871.

Indice

[modifica] La Comune di Parigi

Le condizioni sociali esistenti in Francia, le speranze suscitate dalla Prima Internazionale e la tradizione di avanguardia che il movimento operaio francese esercitava da tempo, crearono quelle condizioni che permisero, a Parigi, la realizzazione del primo storico esperimento di autogestione popolare: La Comune di Parigi.

[modifica] Il contesto storico

Nonostante l’entusiasmante ascesa economica e politica di Napoleone III in Francia, le difficoltà interne, dovute a scellerate politiche liberiste, aumentarono con l’andar del tempo, aggiungendosi a quelle di politica estera (fallimento del tentativo di insediamento francese in Messico). Questi problemi andarono a sommarsi alla spregiudicata azione diplomatica e militare della Prussia, che determinò un inevitabile scontro militare tra le due potenze europee.

I francesi subirono una disfatta a Sedan (il 2 settembre 1870) e una successiva a Metz (il 27 ottobre 1870). Parigi rimase sotto assedio per 4 mesi sino alla capitolazione definitiva. Il governo provvisorio, guidato da Louis Thiers[1], dovette piegarsi e accettare le durissime condizioni di pace prussiane: cessione delle regioni al confine (Alsazia e Lorena), pagamento di un’indennità di 5 miliardi (!) di franchi d’oro e il mantenimento a carico dei francesi delle truppe d’occupazione tedesche.

[modifica] Proclamazione della Comune

La politica rinunciataria di Thiers provocò a Parigi una furiosa rivolta popolare (18 marzo 1871) nella quale si mescolarono individualità, pensieri e progetti diversi: patrioti che speravano di ridare lustro e prestigio alla “patria” umiliata; repubblicani che temevano il ritorno della monarchia; democratici; socialisti (nelle loro varie sfumature); anarchici (in cui si misero in evidenza personalità del calibro di Louise Michel, Benoit Malon, l’italiano Amilcare Cipriani e altri).

Ricostruzione fotografica della fucilazione dei generali Lecomte e Thomas
Il 18 marzo Thiers, nel tentativo di piegare le resistenze dei rivoltosi, ordinò ai militari di impossessarsi dei cannoni della Buttes Montmartre. I soldati invece solidarizzarono con i comunardi, rifiutarono di eseguire gli ordini poi arrestarono e fucilarono il generale Claude Martin Lecomte e il generale Thomas.

Il 28 marzo i rivoltosi proclamarono la Comune di Parigi, sollecitando il resto della Francia a fare altrettanto, attraverso il "manifesto" steso da Louis-Charles Delescluze: "Basta al militarismo! Via gli stati-maggiori gallonati su tutte le cuciture!Largo al popolo, ai combattenti, ai “bras-nus”!E’ suonata l’ora della guerra rivoluzionaria. Il popolo ignora le manovre sapienti ma quando ha un fucile in mano e il pavé sotto i piedi non ha paura di tutte le strategie della scuola monarchica".

I ribelli invitarono la popolazione di Francia a costituirsi in comuni liberi e autonomi tra loro federati (vi furono tentativi a Marsiglia, a Lione, a Digione e Saint-Etienne), contrapponendosi antiteticamente al vecchio Stato (monarchico, borghese e parlamentarista) accentratore e oppressore.

Il 16 maggio 1871, la colonna Vendôme [2], in abiti, simbolo di dispotismo e autoritarismo, viene abbattuta davanti alla popolazione in festa. I comunardi, come vennero chiamati, costituirono un Comitato Centrale e una Assemblea municipale. Purtroppo, il fallimento immediato delle altre comuni francesi isolò Parigi dal resto del paese, determinandone in seguito la sconfitta (l’isolamento fu anche il fallimento dell’esperienza libertaria di Kronstadt, dell'Ucraina di Nestor Makhno e, in parte, della Spagna del 36).

[modifica] Provvedimenti

Appello agli operai[3]

La prima preoccupazione degli insorti, all’indomani dell’insurrezione del 18 marzo, fu quella di saldare il proletariato delle fabbriche con quello delle campagne.

Il primo decreto della Comune fu la soppressione dell’Esercito Permanente e la sostituzione con una Guardia Nazionale composta per lo più da operai. I 92 membri della Comune (o più correttamente, del "Consiglio Comunale") comprendevano un gran numero di operai, diversi "professionisti" (medici e giornalisti), e un gran numero di attivisti politici (dai riformisti repubblicani, a varie tipologie di socialisti, fino ai Giacobini e agli anarchici).

Il socialista carismatico Louis Auguste Blanqui fu eletto presidente del Consiglio, anche se ciò avvenne in sua assenza, poiché era stato arrestato il 17 marzo e tenuto in una prigione segreta per tutto il periodo di vita della Comune. I consiglieri furono eletti a suffragio universale (26 marzo) nei diversi "arrondissement" di Parigi, il cui potere però era revocabile in ogni momento.

Lo stesso provvedimento venne preso per tutti i funzionari amministrativi, a cui furono soppresse tutte le indennità e i privilegi di cui godevano. Il Consiglio pose fine alla coscrizione e sostituì l'esercito con una "Guardia Nazionale" composta da tutti i cittadini che potevano portare le armi.

Nonostante le differenze ideologiche che caratterizzavano i vari consiglieri comunali, essi svolsero un buon lavoro nel mantenimento dei servizi pubblici essenziali per una città di due milioni di abitanti. Tra i progetti legislativi più importanti ci fu la separazione della Chiesa dallo Stato e la confisca di tutti i beni ecclesiastici. La religione venne esclusa anche dall’insegnamento nella scuola, ciò al fine di porre le basi per la costruzione di una società libertaria e laica.

Alle chiese tuttavia, fu permesso di continuare l’attività religiosa, solo a patto che tenessero le loro porte aperte per incontri politici pubblici la sera.

Altri provvedimenti riguardarono: la remissione degli affitti per l'intero periodo dell'assedio; l'abolizione del lavoro notturno in centinaia di panifici parigini; l'abolizione della ghigliottina; la concessione di una pensione alle compagne non sposate di membri della Guardia Nazionale uccisi in servizio, oltre che ai figli se ce n'erano; la restituzione, da parte degli uffici prestiti dello stato, di tutti gli strumenti di lavoro dei lavoratori dati in pegno durante l'assedio; vennero rinviate le scadenze delle cambiali e abolito l'interesse sul debito; il diritto degli impiegati ad impossessarsi e condurre un'impresa se questa era stata abbandonata dal proprietario.

[modifica] L' assedio, la repressione e la sconfitta dei comunardi

Il governo francese, a partire dal 2 aprile, cominciò a bombardare pesantemente la città-comune, nel tentativo di fiaccare la resistenza proletaria. I tedeschi appoggiarono gli assedianti al comando di Thiers e accolsero la loro richiesta di liberare 100000 prigionieri di guerra, affinché potessero domare più facilmente i rivoltosi.

La Comune fu minacciata anche dall’interno: i repubblicani e i “patrioti” ben presto abbandonarono i rivoltosi, spaventati com’erano dal carattere socialista della rivoluzione, opponendosi politicamente ai “rossi” e, di fatto, appoggiando le truppe "Versagliesi" di Thiers.

L’esercito regolare, forte anche di questo sostegno, lanciò un duro attacco agli insorti il 21 maggio 1871, dando inizio alla cosidetta "Semaine sanglante" (settimana sanguinosa), conquistando la città “strada per strada, barricata per barricata” al sanguinoso prezzo di 20000 morti. Parigi cadde il 27 maggio, dopodichè si scatenarono le violenze delle truppe fedeli al governo di Thiers. Ci furono oltre 20000 esecuzioni sommarie e 75000 condanne ai lavori forzati e alla deportazione nella Nuova Caledonia (tra cui l’anarchica Louise Michel).

La sconfitta dei comunardi causò anche la “decapitazione” del movimento operaio francese, la fine (5 anni più tardi) della I Internazionale e la repressione delle organizzazioni a carattere socialista dell’Europa.

A Parigi quindi si realizzò non l’alleanza dei popoli contro i governi (come previsto da Marx ed Engels), bensì l’alleanza dei governi, vincitori e vinti, contro il pericolo socialista.

[modifica] Il ruolo delle donne nella difesa della Comune [4]

Nella Comune il ruolo assunto dalle donne fu molto importante. Alcune diedero un contributo anonimo ma non per questo meno importante, altre invece furono maggiormente visibili e di loro si trovano ampie tracce nei documenti storici.

Le donne furono molto importanti nella difesa armata di Parigi dall’assalto delle truppe di Thiers e, nonostante il parere contrario iniziale di molti uomini, molte di loro combatterono in prima fila o operarono nella cura dei feriti (secondo André Léo, molte migliaia di donne parteciparono alla lotta sulle barricate; Louise Michel parla di circa duemila, ma è difficile verificare con assoluta certezza la veridicità di tali cifre), attraverso la costituzione, l’11 aprile 1871, dell’”Unione delle donne per la difesa di Parigi e le cure ai feriti”. Nathalie Le Mel, operaia rilegatrice bretone, ed Élisabeth Dmitrieff, giovane aristocratica russa, furono tra le fondatrici dell'Unione.

Altre donne particolarmente conosciute furono: Louise Michel, André Léo, Victorine Rouchy, Marguerite Lachaise, Eulalie Papavoine, Madame David, Marguerite Diblanc, Élisabeth Retiffe, Léontine Sueten, Joséphine Marchais, Adèle Chignon.

Louise Michel, una delle più importanti comunarde

Le comunarde furono molto impegnate nelle lotte per le conquiste sociali e per l’emancipazione femminile. Esse rivendicavano la piena uguaglianza dei sessi : “Qualsiasi diseguaglianza e qualsiasi antagonismo tra i sessi costituisce una delle basi del potere delle classi dominanti [...]Uguaglianza dei salari, diritto al divorzio per le donne, diritto all'istruzione laica ed alla formazione professionale per le ragazze”. Le donne dell'Unione rivendicarono inoltre la soppressione della distinzione tra donne sposate e concubine, tra bambini legittimi e naturali, richiesero l'abolizione della prostituzione, considerata come una forma di sfruttamento commerciale dell’essere umano sull’essere umano, ottenendo la chiusura delle case di tolleranza.

Molte furono le donne arrestate, processate e detenute nelle prigioni francesi. Un documento ritrovato dalla storica Catherine Thomas racconta le condizioni di vita di una comunarda francese detenuta in carcere, l’insegnante Celeste Hardouin: denunciata in modo anonimo, fu fermata il 7 luglio 1871 e liberata il 17 ottobre dello stesso anno, dopo il pagamento di una “cauzione”. La sua "colpa" fu quella di avere assistito due volte alle riunioni del club della rivoluzione sociale nella chiesa Saint-Michel del Batignolles.

Il ruolo delle donne all’interno della Comune fu quindi di straordinaria importanza, probabilmente addirittura decisivo nello sviluppo delle tematiche di emancipazione sociale, culturale e sessuale.

[modifica] La Comune anarchica

La comune riservò sin dal suo principio grande importanza all’individualità: libertà d’espressione, di coscienza, di lavoro e d’intervento nelle decisioni comunali.

L’aspetto caratterizzante quest'esperienza fu il localismo, la rivolta contro il potere centralizzato e la distruzione dello Stato politico quale centro di controllo autoritario. La Comune non fu uno Stato quindi, bensì la sua negazione, e perciò essa doveva anche, dinanzi alle esigenze militari, conservare il suo carattere democratico e seguitare a basarsi sulle piccole comunità locali di cui Parigi era composta.

Gli anarchici essendo essenzialmente federalisti volevano un sistema in cui il potere, per quanto ne sarebbe rimasto, fosse attribuito a gruppi locali, mentre ogni organismo operante su un campo più vasto non doveva avere che funzioni delegate.

Non mancarono tuttavia le critiche, da parte di alcuni esponenti dell’anarchismo francese e internazionale. Élisée Reclus, che pure fu presente entusiasticamente a Parigi, scrisse:

<<Il principale errore della Comune, un errore inevitabile, perché originato dal principio stesso su cui si basa il potere, è stato quello appunto di essere un governo e di sostituirsi al popolo con la forza dei fatti. Il funzionamento naturale del potere e l’intossicazione da questo prodotto, la spinsero a considerarsi un po’ la rappresentante dell’intero Stato francese, dell’intera Repubblica e non soltanto la Comune di Parigi, fautrice di una libera associazione di altre Comuni, urbani o rurali>>.

Concludendo si può certamente dire che la Comune di Parigi non fu un'esperienza prettamente anarchica (per l’improvvisazione con cui si costituì, per le diverse anime che furono presenti ecc.) ma, indubbiamente, ne assunse alcune caratteristiche che le diedero, con tutte le critiche possibili, un carattere libertario.

[modifica] Voci correlate

Kronstadt

Ucraina libertaria

la Rivoluzione spagnola (1936-39)

[modifica] Collegamenti esterni

Storia della Comune

La Comune non è morta

Sito web (francese) sulla Comune

[modifica] Note

  1. Louis Adolphe Thiers (1797-1877). Storico e statista franese. Fu Ministro degli interni; represse i moti di Lione (1830) e di Parigi (1848). Concluse “degnamente” la sua carriera come Presidente della Repubblica di Versailles e massacratore della Comune.
  2. La colonna Vendôme era stata innalzata da Napoleone I in suo onore stesso. Il 4 novembre 1863 Napoleone III aveva fatto sostituire la statua di Napoleone I, in abiti civili, con una caricatura di Cesare. La Colonna, simbolo di autoritarismo, fu abbattuta dalla Comune, tramite decreto, il 16 maggio 1871. Per lungo tempo il pittore Gustave Cooubert, poiché per primo indirizzò una petizione al governo della Difesa nazionale il 14 settembre 1870, fu accusato di essere il vero responsabile del provvedimento.
  3. APPELLO AGLI OPERAI
    Il Comitato centrale dell’Unione delle donne per la difesa di Parigi e le cure ai feriti, incaricato dalla Commissione del lavoro e dello Scambio della Comune, dall’organizzazione del lavoro di Parigi, dalla costituzione delle camere sindacali e federali dei lavoratori uniti,
    Vista l’identità delle camere sindacali e federali dei lavoratori, dei gruppi di operai in sezioni di mestiere formanti delle associazioni produttive libere e federate tra loro,
    In conseguenza, invita tutti gli operai a riunirsi, oggi mercoledì 17 maggio, alla Borsa, alle 7 della sera, al fine di nominare i delegati di ciascuna corporazione, che, a loro volta, invieranno due delegati ciascuno per la formazione della camera federale dei lavoratori.
    Per tutte le informazioni, rivolgersi al Comitato dell’unione delle donne, istituto e funzionante in tutti gli arrondissements.
    Sede del Comitato centrale dell’Unione: strada del Faubaurg-Saint- Martin, alla Mairie del X° arrondissements.
    Visto e approvato:
    Il delegato al Dipartimento del lavoro e dello Scambio
    Lèo FRANKEL
    La Commissione esecutiva del Comitato Centrale
    Nathalie LE MEL
    Aline JACQUIER
    _______LELOUP
    Blanche LEFEVRE
    _______COLLIN
    _______JARRY
    Elisabeth DMITRIEFF
  4. http://www.humanite.fr/2005-03-19_Politique_-Les-femmes-et-la-Commune
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