la Comune di Parigi (1871)

Da Anarchopedia.

Le condizioni sociali esistenti in Francia, le speranze suscitate dalla Prima Internazionale e la tradizione di avanguardia che il movimento operaio francese esercitava da tempo, crearono quelle condizioni che permisero, a Parigi, la realizzazione del primo storico esperimento di autogestione popolare: La Comune di Parigi.

Indice

[modifica] Il contesto storico

Nonostante l’entusiasmante ascesa economica e politica di Napoleone III in Francia, le difficoltà interne, dovute a scellerate politiche liberiste, aumentarono con l’andar del tempo, aggiungendosi a quelle di politica estera (fallimento del tentativo di insediamento francese in Messico). Questi problemi andarono a sommarsi alla spregiudicata azione diplomatica e militare della Prussia, che determinò un inevitabile scontro militare tra le due potenze europee.

I francesi subirono una disfatta a Sedan (il 2 settembre 1870) e una successiva a Metz (il 27 ottobre 1870). Parigi rimase sotto assedio per 4 mesi sino alla capitolazione definitiva. Il governo provvisorio, guidato da Louis Thiers, dovette piegarsi e accettare le durissime condizioni di pace prussiane: cessione delle regioni al confine (Alsazia e Lorena), pagamento di un’indennità di 5 miliardi (!) di franchi d’oro e il mantenimento a carico dei francesi delle truppe d’occupazione tedesche.

[modifica] Proclamazione della Comune

La politica rinunciataria di Thiers provocò a Parigi una furiosa rivolta popolare (18 marzo 1871) nella quale si mescolarono individualità, pensieri e progetti diversi: patrioti che speravano di ridare lustro e prestigio alla “patria” umiliata; repubblicani che temevano il ritorno della monarchia; democratici; socialisti (nelle loro varie sfumature); anarchici (in cui si misero in evidenza personalità del calibro di Louise Michel, Benoit Malon, l’italiano Amilcare Cipriani e altri).

Disperando di poter piegare i rivoltosi (la folla inferocita aveva trucidato due generali incaricati di ritirare i cannoni della Guardia Nazionale da consegnarsi ai Prussiani), Thiers si ritirò a Versailles facendo uscire tutte le truppe da Parigi, riservandosi di riconquistare la città con la forza.

Il 28 marzo i rivoltosi proclamarono la Comune di Parigi, sollecitando il resto della Francia a fare altrettanto. I ribelli invitarono la popolazione di Francia a costituirsi in comuni liberi e autonomi tra loro federati (vi furono tentativi a Marsiglia, a Lione, a Digione e Saint-Etienne), contrapponendosi antiteticamente al vecchio Stato (monarchico, borghese e parlamentarista) accentratore e oppressore.

I comunardi, come vennero chiamati, costituirono un Comitato Centrale e una Assemblea municipale. Purtroppo, il fallimento immediato delle altre comuni francesi isolò Parigi dal resto del paese, determinandone in seguito la sconfitta (l’isolamento fu anche il fallimento dell’esperienza libertaria di Kronstadt, dell'Ucraina di Nestor Makhno e, in parte, della Spagna del 36).

[modifica] Provvedimenti della Comune

La prima preoccupazione degli insorti, all’indomani dell’insurrezione del 18 marzo, fu quella di saldare il proletariato delle fabbriche con quello delle campagne.

Il primo decreto della Comune fu la soppressione dell’Esercito Permanente e la sostituzione con una Guardia Nazionale composta per lo più da operai. I 92 membri della Comune (o più correttamente, del "Consiglio Comunale") comprendevano un gran numero di operai, diversi "professionisti" (medici e giornalisti), e un gran numero di attivisti politici (dai riformisti repubblicani, a varie tipologie di socialisti, fino ai Giacobini e agli anarchici).

Il socialista carismatico Louis Auguste Blanqui fu eletto presidente del Consiglio, anche se ciò avvenne in sua assenza, poiché era stato arrestato il 17 marzo e tenuto in una prigione segreta per tutto il periodo di vita della Comune. I consiglieri furono eletti a suffragio universale (26 marzo) nei diversi "arrondissement" di Parigi, il cui potere però era revocabile in ogni momento.

Lo stesso provvedimento venne preso per tutti i funzionari amministrativi, a cui furono soppresse tutte le indennità e i privilegi di cui godevano. Il Consiglio pose fine alla coscrizione e sostituì l'esercito con una "Guardia Nazionale" composta da tutti i cittadini che potevano portare le armi.

Nonostante le differenze ideologiche che caratterizzavano i vari consiglieri comunali, essi svolsero un buon lavoro nel mantenimento dei servizi pubblici essenziali per una città di due milioni di abitanti. Tra i progetti legislativi più importanti ci fu la separazione della Chiesa dallo Stato e la confisca di tutti i beni ecclesiastici. La religione venne esclusa anche dall’insegnamento nella scuola, ciò al fine di porre le basi per la costruzione di una società libertaria e laica.

Alle chiese tuttavia, fu permesso di continuare l’attività religiosa, solo a patto che tenessero le loro porte aperte per incontri politici pubblici la sera.

Altri provvedimenti riguardarono: la remissione degli affitti per l'intero periodo dell'assedio; l'abolizione del lavoro notturno in centinaia di panifici parigini; l'abolizione della ghigliottina; la concessione di una pensione alle compagne non sposate di membri della Guardia Nazionale uccisi in servizio, oltre che ai figli se ce n'erano; la restituzione, da parte degli uffici prestiti dello stato, di tutti gli strumenti di lavoro dei lavoratori dati in pegno durante l'assedio; vennero rinviate le scadenze delle cambiali e abolito l'interesse sul debito; il diritto degli impiegati ad impossessarsi e condurre un'impresa se questa era stata abbandonata dal proprietario.

[modifica] La Comune sotto assedio

Il governo francese, a partire dal 2 aprile, cominciò a bombardare pesantemente la città-comune, nel tentativo di fiaccare la resistenza proletaria. I tedeschi appoggiarono gli assedianti al comando di Thiers e accolsero la loro richiesta di liberare 100000 prigionieri di guerra, affinché potessero domare più facilmente i rivoltosi.

La Comune fu minacciata anche dall’interno: i repubblicani e i “patrioti” ben presto abbandonarono i rivoltosi, spaventati com’erano dal carattere socialista della rivoluzione, opponendosi politicamente ai “rossi” e, di fatto, appoggiando le truppe "Versagliesi" di Thiers.

L’esercito regolare, forte anche di questo sostegno, lanciò un duro attacco agli insorti il 21 maggio 1870, dando inizio alla cosidetta "Semaine sanglante" (settimana sanguinosa), conquistando la città “strada per strada, barricata per barricata” al sanguinoso prezzo di 20000 morti. Parigi cadde il 27 maggio, dopodichè si scatenarono le violenze delle truppe fedeli al governo di Thiers. Ci furono oltre 20000 esecuzioni sommarie e 75000 condanne ai lavori forzati e alla deportazione nella Nuova Caledonia (tra cui l’anarchica Louise Michel).

La sconfitta dei comunardi causò anche la “decapitazione” del movimento operaio francese, la fine (5 anni più tardi) della I Internazionale e la repressione delle organizzazioni a carattere socialista dell’Europa.

A Parigi quindi si realizzò non l’alleanza dei popoli contro i governi (come previsto da Marx ed Engels), bensì l’alleanza dei governi, vincitori e vinti, contro il pericolo socialista.

[modifica] La Comune anarchica

La comune riservò sin dal suo principio grande importanza all’individualità: libertà d’espressione, di coscienza, di lavoro e d’intervento nelle decisioni comunali.

L’aspetto caratterizzante quest'esperienza fu il localismo, la rivolta contro il potere centralizzato e la distruzione dello Stato politico quale centro di controllo autoritario. La Comune non fu uno Stato quindi, bensì la sua negazione, e perciò essa doveva anche, dinanzi alle esigenze militari, conservare il suo carattere democratico e seguitare a basarsi sulle piccole comunità locali di cui Parigi era composta.

Gli anarchici essendo essenzialmente federalisti volevano un sistema in cui il potere, per quanto ne sarebbe rimasto, fosse attribuito a gruppi locali, mentre ogni organismo operante su un campo più vasto non doveva avere che funzioni delegate.

Non mancarono tuttavia le critiche, da parte di alcuni esponenti dell’anarchismo francese e internazionale. Élisée Reclus, che pure fu presente entusiasticamente a Parigi, scrisse:

<<Il principale errore della Comune, un errore inevitabile, perché originato dal principio stesso su cui si basa il potere, è stato quello appunto di essere un governo e di sostituirsi al popolo con la forza dei fatti. Il funzionamento naturale del potere e l’intossicazione da questo prodotto, la spinsero a considerarsi un po’ la rappresentante dell’intero Stato francese, dell’intera Repubblica e non soltanto la Comune di Parigi, fautrice di una libera associazione di altre Comuni, urbani o rurali>>.

Concludendo si può certamente dire che la Comune di Parigi non fu un'esperienza prettamente anarchica (per l’improvvisazione con cui si costituì, per le diverse anime che furono presenti ecc.) ma, indubbiamente, ne assunse alcune caratteristiche che le diedero, con tutte le critiche possibili, un carattere libertario.

[modifica] Voci correlate

Kronstadt

Ucraina libertaria

la Rivoluzione spagnola (1936-39)

[modifica] Collegamenti esterni

Storia della Comune

La Comune non è morta

Strumenti personali