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Kronstadt

Da Anarcopedia.

Mappa tedesca del 1888 che indica la posizione di Kronstadt
Kronstadt è una cittadella situata sull'isola di Kotline nel golfo di Finlandia, concepita dallo zar come una sorta di fortezza difensiva contro un possibile attacco dal mare alla capitale Pietrogrado. Proprio a Kronstadt, nel 1921, si realizzò lo scontro tra le forze autoritarie bolsceviche e quelle socialiste di tendenza libertaria.
«Tutto il potere ai Soviet e non ai partiti!», fu il motto che contraddistinse gl'insorti libertari dell'isola.

Indice

la ribellione di Kronstadt libertaria

Kronstadt contro l'autoritarismo bolscevico

Di Kronstadt si cominciò a parlare sin dal 1905, data della prima rivoluzione russa, visto che i marinai e gli abitanti dell’isola parteciparono a quella prematura esperienza rivoluzionaria. Per soffocare quei bagliori rivoluzionari, venne spedito nell’isola l’autoritario ammiraglio Viren, con il compito di ripristinare l’ordine tra i marinai e i cittadini. Nell’ambito di questo progetto autoritario e repressivo, vennero qui trasferiti molti rivoluzionari, al fine di punirli e piegarli alla volontà zarista.

Insorti della marina imperiale zarista, equipaggio della nave Petropavlovsk (Петропавловск), in Finlandia prima di partecipare alla rivolta di Kronstadt
Assemblea a Kronstadt

Kronstadt fu un punto d'incontro tra gli esiliati, i quali appartenevano a varie correnti rivoluzionarie: bolscevichi, socialrivoluzionari di sinistra, anarchici, menscevichi internazionalisti, socialrivoluzionari massimalisti. La grande "piazza dell'Ancora" della cittadina, dove si svolgevano le grandi assemblee popolari e a cui partecipavano migliaia di uomini e donne di Kronstadt, divenne un luogo ideale per incontrarsi e mettere a frutto le proprie idee ed esperienze. Nel 1917, quello di Kronstadt fu tra i primi soviet a costituirsi, distinguendosi immediatamente nella lotta rivoluzionaria, tanto che i marinai si guadagnarono da Lev Trotskij l’appellativo di «onore e gloria» della rivoluzione.

Nella primavera del 1917 venne proclamata la nascita della "Repubblica di Kronstadt", che già chiariva l’orientamento anticentralista e federalista dei libertari della cittadina. Il 1° marzo del 1921 la rivoluzione di Kronstadt prese una direzione libertaria, opponendosi tenacemente al potere bolscevico, in favore di un socialismo più umano e meno autoritario.

L'assemblea popolare, tenutasi lo stesso giorno, emise dei provvedimenti tendenti ad abolire ogni sorta di privilegio (esistevano grandi ineguaglianze in merito alla distribuzione delle abitazioni tra la popolazione: spesso ai funzionari di partito venivano attribuite case grandi e spaziose mentre ai più poveri spettavano case decrepite...). L’ assemblea di Piazza Ancora stabilì ancora che: «La proprietà privata, per ciò che concerne i beni fondiari e gli immobili, è abolita» e quindi gli appartamenti furono ridistribuiti tra i cittadini bisognosi. ) e dando alal rivoluzione in un indirizzo libertario [1]:

  1. Considerando che oggi i soviet esistenti non interpre­tano l’anelito degli operai e dei contadini, esigiamo che ven­gano indette nuove elezioni per i soviet, con voto segreto, e che tutti i contadini ed operai possano fare propaganda in libertà per le elezioni.
  2. Libertà di riunione per i sindacati industriali e per le organizzazioni dei contadini.
  3. Libertà di parola e di stampa per i contadini e gli operai, per gli anarchici e i socialisti rivoluzionari di sinistra
  4. Convocazione di un’assemblea imparziale degli operai, soldati rossi e marinai di Kronstadt, Pietrogrado e della circoscrizione di Pietrogrado prima del 10 marzo 1921.
  5. Liberazione dei prigionieri politici di tutti i partiti socialisti, contadini, operai, soldati rossi e marinai arrestati per via delle rivolte dei contadini e degli operai.
  6. Nomina di una commissione speciale per controllare i processi dei prigionieri nelle carceri e nei campi di con­centramento.
  7. Soppressione di tutte le ripartizioni politiche speciali, perché nessun partito goda privilegi speciali per la sua pro­paganda e sia convenzionato dallo Stato. (Si riferisce a quelle organizzazioni, in tutte le istituzioni civili e militari della Russia, delle quali possono far parte membri dei partito comunista).
  8. Soppressione del controllore nelle stazioni ferroviarie. (Si riferisce alle guardie militari nelle stazioni per proibire il trasporto dì viveri che lo Stato né compra né vende).
  9. Razione uguale per tutti gli operai, ad eccezione di coloro che sono occupati in industrie malsane.
  10. Soppressione di tutte le ripartizioni comuniste in tutte le corporazioni militari e delle guardie comuniste nelle fabbriche.
  11. Che tutti i cittadini abbiano il diritto di disporre dei loro prodotti e possano autogestire la fabbrica senza che occupino salariati.
  12. Ci appelliamo ad ogni corporazione militare ed ai compagni delle scuole militari perché aderiscano al nostro movimento.
  13. Chiediamo a tutti di dare la più ampia diffusione alla nostra risoluzione.
  14. Libertà di lavoro e di domicilio, per tutto il tempo che non si impieghino salariati.

I rivoltosi di Kronstadt erano informati di quanto accadeva al di là della loro isola e furono molto colpiti dai numerosi scioperi organizzati dai lavoratori russi, che non potevano certamente essere considerati tutti dei reazionari. Nel febbraio precedente avevano inviato una delegazione che acquisisse notizie più dettagliate sugli scioperi di Pietrogrado in particolare (ma in generale in buona parte della Russia), la quale non fece altro che confermare l'involuzione autoritaria e gerarchica della rivoluzione.

Attività dei comitati rivoluzionari

Il giorno dopo la grande assemblea, il 2 marzo, i delegati delle corporazioni militari e delle officine e dei laboratori (circa 300) si riunirono per eleggere un comitato rivoluzionario provviso­rio in grado di organizzare le elezioni per i soviet.

Il comita­to pubblicò anche un bollettino, «l’Isvestia», che informava sul corso degli eventi. Sul diffuso organo di stampa francese «Les Temps Nouveaux», tale Isdinie pubblicò parecchi resoconti trat­ti da «Isvestia». In uno di questi, intitolato Perché lottiamo si legge:

«La pazien­za degli operai è finita. In tutto il paese si notano i primi sintomi dell’opposizione ad un sistema dì violenza e op­pressione. Gli operai si dichiarano in sciopero, ma i bol­scevichi si valgono di tutti i mezzi per soffocare la Terza Rivoluzione al suo inizio. Però questa è iniziata nonostan­te tutto, essendo gli stessi operai ari averla dichiarata... Qui a Kronstadt sono state collocate le basi della terza ri­voluzione, che aprirà la strada verso il socialismo. Che la nostra rivoluzione convinca gli operai tutti dell’Oriente e dell’Occidente che tutto ciò che è accaduto in Russia nul­la ha a che fare con il socialismo.» [1]

A partire dall'attacco dell'Armata Rossa, iniziato il 7 marzo, i comitati dovettero impegnarsi esclusivamente nella disperata difesa della cittadina dalla repressione bolscevica.

Reazioni bolsceviche: menzogne e diffamazioni contro gli insorti

Il regime sovietico non gradiva l'autonomismo proletario e sin dal 1918 aveva cominciato a mostrare il proprio volto autoritario con la “bolscevizzazione” dei soviet, in virtù della quale non solo venivano espulse tutte le componenti di opposizione ma anche si gerarchizzava un organismo (i soviet appunto) nata per promuovere la libertà di autogestione dei lavoratori.

Emma Goldman, anarchica russa, fu attivamente impegnata ad impedire la repressione di Kronstadt

Per contrastare il socialismo libertario di Kronostad, i bolscevichi usarono l'arma della diffamazione, affiggendo sui muri delle principali città manifesti in cui si millantava il tradimento del soviet di Kronstadt, passato al comando del fantomatico controrivoluzionario Kozlovskij (esisteva a Kronstadt un ex-ufficiale con quel nome, ma non esercitava alcuna autorità e inoltre non era un controrivoluzionario). La «Leningradskaja Pravda» pubblicò la falsa notizia dell’arresto e dell’esecuzione non eseguita “per miracolo” del "Commissario della flotta e dell’esercito" Kuzmin (successivamente Kuzmin ebbe a dire che sostanzialmente se l’era vista brutta ma che non gli fu fatto niente...).

In realtà gli insorti (i “leader” della rivolta erano sostanzialmente degli sconosciuti: Petricenko[2], Perepelkin ecc.) non avevano fatto versare una sola goccia di sangue, arrestando solo qualche funzionario bolscevico che si era dissociato dalle decisioni del "popolo di Piazza Ancora". Anzi, ancor di più, lo stesso Kuzmin e il "Presidente Esecutivo della Repubblica" Kalinin, furono accolti amichevolmente, ma quest’ultimo li accusò di egoismo e tradimento, promettendo una dura repressione che non tardò ad arrivare.[3]

Nell'appello agli operai, soldati rossi e marinai, del 13 marzo (cioè quando l'attacco bolscevico era già in atto da qualche girono), Kronstadt respingerà l'infame accusa di essere dei controrivoluzionari guidati da generali bianchi:

«Il 2 marzo ci siamo sollevati a Kronstadt contro il giogo dei comunisti e spieghiamo la bandiera rossa della terza rivoluzione dei proletari. Soldati rossi, marinai, ope­rai! Kronstadt rivoluzionaria è insorta! Denunciamo che vi si inganna, che non vi si dice la verità di ciò che accade. Non vi si dice che siamo pronti a dare in olocausto la nostra vita per l’emancipazione degli operai e dei conta­dini. Vi vogliono persuadere che il comitato rivoluzionario provvisorio e sottoposto ai generali bianchi ed ai pope. Vogliamo finirla con le calunnie! VI diciamo i nomi dei membri del nostro comitato. Patricencko, impiegato nelle officine delle linee marittime; Jacobenko, telefonista della sezione telefonica di Kronstadt; Osokobenko, macchinista nelle linee marittime ‘‘Sebastopoli Perepelkin, elettricista nella Sebastopoli’’; Archipov, primo macchinista; Petru­chew, primo elettricista nella “pertopavlovsk “; Kupolv, medico; Verchinin, marinaio della ‘‘Sebastopoli ‘‘; Tukin. operaio elettricista; Romenko, riparatore navale; Oreschin, ispettore nella terza scuola del lavoro: Pabloww, operaio; Baikow, amministratore; Walk, direttore di una segheria; Kilgast, saldatore». [1]

La repressione

Vedi, La Rivoluzione Russa.

Il partito centrale sovietico, nonostante i tentativi di Emma Goldman e Alexander Berkman di mediare tra le parti in causa, decise di soffocare in un bagno di sangue la ribellione dei marinai, dei soldati e degli operai di Kronstadt.

Lev Trotskij guidò la repressione di Kronstadt. All'epoca era a capo dell'Armata Rossa
Vladimir Lenin, uno dei responsabili della repressione di Kronstadt

Prima dell’assalto la popolazione fu avvisata con un manifesto, firmato da Lenin e Trotzkij, che recitava quanto segue: «Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli!» [4]

Il 7 marzo 1921 l’Armata Rossa, guidata Trotskij, iniziò i primi attacchi contro Kronstadt, proprio nel momento in cui il X Congresso del Partito Comunista aboliva le requisizioni forzate delle derrate alimentari (accettando quindi alcune proposte del soviet di Kronstadt) e proclamava la NEP (nuova politica economica). I bolscevichi però, preoccupati di possibili insubordinazioni dei militari, decisero di chiudere definitivamente la “questione Kronstadt”.

Truppe bolsceviche, reparti della "Ceka" e "Kursanti" (in tutto circa 60000 uomini), attaccarono l'isola che però resistette eroicamente, organizzando, con la collaborazione di tutti, infermerie, sale operatorie, comitati per i munizionamenti e per l'approvvigionamento. Nell'articolo Le tappe della rivoluzione, pubblicato il 12 marzo i rivoltosi scrissero:

«Il partito comunista detiene il potere pubblico, lasciando da parte gli operai ed i con­tadini nel cui nome opera. Si è stabilito un nuovo feudalesimo in nome del comunismo Del contadino si è tatto un semplice schiavo e degli opera i, schiavi sa/aria/i nelle fabbriche sta/ali. Gli operai intellettuali sono stati degnatati al completo....É giunta l'ora di farla finita con la commissariocrazia Kronstadt non dorme. Nel marzo e nell’ottobre del 1917 si è trovata al fronte ed oggi è an­cora lei che spiega la bandiera della terza rivoluzione: la rivoluzione proletaria [...] E’ finita la burocrazia. L ‘assemblea costituente appartie­ne al passato. Ora deve cadere la commissariocrazia. E’ giunta l’ora per il vero potere del proletariato, per il po­tere dei soviet! “.» [1]

Consapevoli che era difficile opporsi alla forza dell'Armata Rossa, gli insorti si appellarono al mondo, chiedendo che ovunque si mettessero in atto azioni di solidarietà. Nel numero del 13 marzo di «Isvestia» fu pubblicato un articolo intitolato Appello ai lavoratori del mondo intero!:

«Sono dodici giorni che un pugno di uomini, operai. soldati rossi e marinai, separati dal mondo intero,sopportano gli attacchi selvaggi dei boia comunisti. Siamo fermi perché ci proponiamo di liberare il popolo dal giogo che il fanatismo di un partito ha imposto. Moriremo gridando:

Viva i soviet liberamente eletti! Che lo sappia il proletariato del mondo intero. Compagni, abbiamo bisogno del vostro aiuto morale! Protestate contro gli atti liberticidi degli autocrati comunisti». [1]

Purtroppo per loro, l'appello non fu accolto sostanzialmente da nessuno e restarono soli sino alla sconfitta finale. Ci vollero dodici giorni di durissimi scontri per permettere alle truppe di Mosca di far capitolare la cittadella rivoluzionaria (l’assalto finale fu sferrato da Tuchacevskij il 17 marzo), combattendo casa per casa e massacrando chiunque capitasse sotto tiro, persino tra gli arresi e i familiari presi in ostaggio. Alcuni insorti fuggirono in Finlandia, altri combatterono sino alla morte gridando:

«Viva L’Internazionale Comunista! Viva la rivoluzione mondiale!».

I tribunali bolscevichi e il partito centrale di Mosca, completarono l’opera, sciogliendo il soviet di Kronstadt e sostituendolo con una troika di commissari bolscevichi.

Il 18 marzo 1921, il giorno in cui veniva celebrato il 50° anniversario della Comune di Parigi, venne sancita dai bolscevichi la caduta della cittadella, ponendo fine al sogno di un socialismo libertario, espressione del popolo e non dei partiti e della burocrazia.

Considerazioni sull’esperienza di Kronstadt

L'Armata Rossa attacca Kronstadt

Quella di Kronstadt fu indubbiamente una rivoluzione socialista in cui si manifestò un ideale libertario, anticentralista e federalista.

La terza (o quarta) rivoluzione russa, nel rivendicare il «potere ai soviet e non ai partiti», espresse l’idea che il socialismo non si può realizzare se persiste l’esistenza di classi subalterne esautorate dalla facoltà decisionale. Tuttavia sarebbe sbagliato affermare che a Kronstadt la rivoluzione fu anarchica, poichè le richieste dei rivoluzionari erano volte alla costruzione di uno Stato libertario e non alla distruzione dello stesso.

Certamente gli anarchici ebbero un ruolo importante all’interno della corrente rivoluzionaria, dato che, sin dal 1918, subirono una dura repressione per mano del soviet di Mosca. Gli anarchici vissero, in quegli anni, pienamente integrati alle varie correnti rivoluzionarie, confrontandosi nella "Piazza Ancora" insieme a tutta la popolazione e cercando sempre nuovi spazi di libertà nonostante l’autoritarismo bolscevico.

A Kronstadt si ripeté il dramma che storicamente colpì gran parte delle rivoluzioni libertarie (dalla Comune Parigina, all’Ucraina libertaria di Nestor Makhno): l’isolamento dei rivoluzionari. I libertari tentarono di ribattere colpo su colpo alle menzogne dei bolscevichi, ma non furono in grado, anche per via dell’isolamento geografico, di coinvolgere altre realtà al di fuori dell’isola. Quest’isolamento fu, di fatto, una delle cause principali della sconfitta degli ideali libertari.

Kronstadt insegna inoltre che solo le masse possono spontaneamente e consapevolmente decidere di mobilitarsi per la propria liberazione e nessun partito, nessuna avanguardia né tantomeno alcuno Stato può sostituirsi ad esse.

Bibliografia di base

  • Paul Avrich, Kronstadt 1921, Mondadori, Milano, 1971
  • Israel Getzler, L'epopea di Kronstadt 1917-1921, Einaudi, Torino, 1982
  • Attilio Chitarin (a cura di), Le Izvestija di Kronstadt (3-16 marzo 1921), Milano, 1970
  • Ida Mett, La rivolta di Kronstadt, Partisan, Roma, 1970
  • Voline (Vsevolod Mikhailovic Eichenbaum), Cronstadt, avanguardia della rivoluzione, in: *La rivoluzione sconosciuta, pag.241-257, Samonà e Savelli, Roma, 1970.
  • Jean-Jacques Marie, Kronstadt 1921, Utet, Torino, 2007
  • Federico Gattolin (a cura di), Kronstadt, una rivoluzione che fece tremare il Cremlino, Roma, 2005
  • Lorenzo Gori, Kronstadt 1921, i giorni della Comune, Roma, 2006

Voci correlate

Collegamenti

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 Bolscevismo ed anarchismo, cap. 6
  2. Prima di Kronstadt, Petrichenko fu uno dei leaders dell'esperienza vissuta nella Repubblica Sovietica di Naissaar
  3. Le menzogne bolsceviche sono state ben illustrate da Victor Serge nel suo Memorie di un rivoluzionario (da pag 154 a pag 162)
  4. Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, pag 159
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