Kronstadt

Da Anarchopedia.

Kronstadt è una cittadella situata sull'isola di Kotline nel golfo di Finlandia, concepita dallo zar come una sorta di fortezza difensiva contro un possibile attacco, dal mare, alla capitale Pietrogrado. Qui nel 1921 si realizzò lo scontro tra le forze autoritarie bolsceviche e quelle socialiste di tendenza libertaria.

“Tutto il potere ai Soviet e non ai partiti!”, fu lo slogan che contraddistinse questi libertari.

Indice

[modifica] Dallo Zar alla repressione bolscevica

[modifica] Kronstadt libertaria

Di Kronstadt si cominciò a parlare sin dal 1905, data della prima rivoluzione russa, visto che i marinai e gli abitanti dell’isola parteciparono a quella prematura esperienza rivoluzionaria. Per soffocare quei bagliori rivoluzionari, venne spedito nell’isola l’autoritario ammiraglio Viren, con il compito di ripristinare l’ordine tra i marinai e i cittadini. Nell’ambito di questo progetto autoritario e repressivo, vennero qui trasferiti molti rivoluzionari, al fine di punirli e piegarli alla volontà zarista.

Kronstadt fu un punto d'incontro tra gli esiliati, i quali appartenevano a varie correnti rivoluzionarie: bolscevichi, socialrivoluzionari di sinistra, anarchici, menscevichi internazionalisti, socialrivoluzionari massimalisti.

La grande "piazza dell'Ancora" della cittadina, dove si svolgevano le grandi assemblee popolari e a cui partecipavano migliaia di uomini e donne di Kronstadt, divenne un luogo ideale per incontrarsi e mettere a frutto le proprie idee ed esperienze.

Nel 1917, quello di Kronstadt fu tra i primi soviet a costituirsi, distinguendosi immediatamente nella lotta rivoluzionaria, tanto che i marinai si guadagnarono da Lev Trotskij l’appellativo di “onore e gloria” della rivoluzione.

Nella primavera del 1917 venne proclamata la nascita della repubblica di Kronstadt, che già chiariva l’orientamento anticentralista e federalista dei libertari della cittadina. Il 1° marzo del 1921 la rivoluzione di Kronstadt prese una direzione libertaria, opponendosi tenacemente al potere bolscevico, in favore di un socialismo più umano e meno autoritario.

L'assemblea popolare emise dei provvedimenti tendenti ad abolire ogni sorta di privilegio. Si scoprì, per esempio, che esistevano delle ineguaglianze mostruose in merito alla distribuzione delle abitazioni tra la popolazione (in piccole casupole convivevano decine di persone, mentre altre erano vuote o abitate da funzionari di partito, dirigenti, burocrati e privilegiati di ogni sorta...). L’ assemblea di Piazza Ancora stabilì ancora che: "La proprietà privata, per ciò che concerne i beni fondiari e gli immobili, è abolita" e quindi gli appartamenti furono ridistribuiti tra i cittadini bisognosi.

Il regime sovietico non gradì questo autonomismo decisionale e sin dal 1918 cominciò a mostrare il proprio volto autoritario, con la “bolscevizzazione” dei soviet, in virtù della quale vennero espulse tutte le componenti di opposizione.

Queste notizie, insieme ai numerosi scioperi organizzati dai lavoratori russi, colpirono molto i libertari di Kronstadt, che decisero di inviare nella capitale una delegazione che acquisisse notizie più dettagliate sulla situazione che si stava delineando al di fuori dell'isola. Il rapporto non lasciò nessun ombra di dubbio ai cittadini dell’isola, per cui al termine di un’assemblea pubblica approvarono (con due sole astensioni) una risoluzione in quindici punti, contro il regime bolscevico.

Il voto (quasi) unanime della risoluzione comportò l’immediata repressione bolscevica per isolare Kronstadt dal resto del paese. Il regime comunista accusò gli insorti di essere dei controrivoluzionari, temendo l’estendersi, a partire dall’isola, di quella che potrebbe essere considerata la terza Rivoluzione russa (o la quarta se si conta quella del 1905): la rivoluzione sociale libertaria.

I libertari si difesero tenacemente sugli organi di stampa isolani, rivendicando il carattere socialista delle loro idee (potere ai soviet, libertà e difesa delle conquiste della rivoluzione), ma chiaramente i bolscevichi furono abilissimi nell'isolarli, temendo che anche altri potessero ribellarsi all’autoritarismo di Mosca. Le rivendicazioni libertarie della Kronstadt insorta, che poi costarono la sanguinosa repressione, furono le seguenti:

Libertà di parola e di stampa per tutti i partiti rivoluzionari; libertà sindacale; liberazione dei prigionieri politici rivoluzionari; abolizione della propaganda ufficiale; cessazione delle requisizioni nelle campagne; libertà dell’artigianato; soppressione immediata dei distaccamenti di sbarramento che impedivano ai soviet di rifornirsi a proprio piacimento.

[modifica] La campagna di menzogne bolsceviche [1]

I bolscevichi affissero sui muri delle principali città, dei manifesti in cui si millantava il tradimento del soviet di Kronstadt, passato al comando del fantomatico controrivoluzionario Kozlovskij (esisteva a Kronstadt un ex-ufficiale con quel nome, ma non esercitava alcuna autorità e inoltre non era un controrivoluzionario). La “Leningradskaja Pravda” pubblicò la falsa notizia dell’arresto e dell’esecuzione non eseguita “per miracolo” del "Commissario della flotta e dell’esercito" Kuzmin (successivamente Kuzmin ebbe a dire che sostanzialmente “se l’era vista brutta” ma non gli era stato fatto niente..). In realtà gli insorti (i “leader” della rivolta erano sostanzialmente degli sconosciuti: Petricenko, Perepelkin ecc.) non avevano fatto versare una sola goccia di sangue, arrestando solo qualche funzionario bolscevico che si era dissociato dalle decisioni del "popolo di Piazza Ancora". Anzi, ancor di più, lo stesso Kuzmin e il "Presidente Esecutivo della Repubblica" Kalinin, furono accolti amichevolmente, ma quest’ultimo li accusò di egoismo e tradimento, promettendo una dura repressione che non tardò ad arrivare.

[modifica] La repressione

Il partito centrale sovietico, nonostante i tentativi di Emma Goldman e Alexander Berkman di mediare tra le parti in causa, decise di soffocare in un bagno di sangue la ribellione dei marinai, dei soldati e degli operai di Kronstadt.

Prima dell’assalto la popolazione fu avvisata con un manifesto, firmato da Lenin e Trotkij, che recitava quanto segue: "Arrendetevi o sarete mitragliati come conigli!" [2]

Il 7 marzo 1921 l’Armata Rossa, guidata Trotskij, iniziò i suoi primi attacchi contro Kronstadt, proprio nel momento in cui il X Congresso del Partito Comunista aboliva le requisizioni forzate delle derrate alimentari (accettando quindi alcune proposte del soviet di Kronstadt) e proclamava la NEP (nuova politica economica). I bolscevichi però, preoccupati di possibili insubordinazioni dei militari, decisero di chiudere definitivamente la “questione Kronstadt”.

Truppe bolsceviche, reparti della "Ceka" e "Kursanti" (in tutto circa 60000 uomini), attaccarono l'isola che però resistette eroicamente, organizzando, con la collaborazione di tutti, infermerie, sale operatorie, comitati per i munizionamenti e per l'approvvigionamento. Ci vollero dodici giorni di durissimi scontri per permettere alle truppe di Mosca di far capitolare la cittadella rivoluzionaria (l’assalto finale fu sferrato da Tuchacevskij il 17 marzo), combattendo casa per casa e massacrando chiunque capitasse sotto tiro, persino tra gli arresi e i familiari presi in ostaggio. Alcuni insorti fuggirono in Finlandia, altri combatterono sino alla morte gridando: "Viva L’Internazionale Comunista! Viva la rivoluzione mondiale!".

I tribunali bolscevichi e il partito centrale di Mosca, completarono l’opera, sciogliendo il soviet di Kronstadt e sostituendolo con una troika di commissari bolscevichi.

Il 18 marzo 1921, il giorno in cui veniva celebrato il 50° anniversario della Comune di Parigi, venne sancita dai bolscevichi la caduta della cittadella, ponendo fine al sogno di un socialismo libertario, espressione del popolo e non dei partiti e della burocrazia.

[modifica] Considerazioni sull’esperienza di Kronstadt

Quella di Kronstadt fu indubbiamente una rivoluzione socialista in cui si manifestò un ideale libertario, anticentralista e federalista.

La terza (o quarta) rivoluzione russa, nel rivendicare il ‘potere ai soviet e non ai partiti”, espresse l’idea che il socialismo non si può realizzare se persiste l’esistenza di classi subalterne esautorate dalla facoltà decisionale. Tuttavia sarebbe sbagliato affermare che a Kronstadt la rivoluzione fu anarchica, poichè le richieste dei rivoluzionari erano volte alla costruzione di uno Stato libertario e non alla distruzione dello stesso.

Certamente gli anarchici ebbero un ruolo importante all’interno della corrente rivoluzionaria, dato che, sin dal 1918, subirono una dura repressione per mano del soviet di Mosca. Gli anarchici vissero, in quegli anni, pienamente integrati alle varie correnti rivoluzionarie, confrontandosi nella "Piazza Ancora" insieme a tutta la popolazione e cercando sempre nuovi spazi di libertà nonostante l’autoritarismo bolscevico.

A Kronstadt si ripeté il dramma che storicamente colpì gran parte delle rivoluzioni libertarie (dalla Comune Parigina, all’Ucraina libertaria di Nestor Makhno): l’isolamento dei rivoluzionari. I libertari tentarono di ribattere colpo su colpo alle menzogne dei bolscevichi, ma non furono in grado, anche per via dell’isolamento geografico, di coinvolgere altre realtà al di fuori dell’isola. Quest’isolamento fu, di fatto, una delle cause principali della sconfitta degli ideali libertari.

Kronstadt insegna inoltre che solo le masse possono spontaneamente e consapevolmente decidere di mobilitarsi per la propria liberazione e nessun partito, nessuna avanguardia né tantomeno alcuno Stato può sostituirsi ad esse.

[modifica] Voci correlate

Ucraina libertaria

la Rivoluzione spagnola (1936-39)

la Comune di Parigi (1871)

[modifica] Collegamenti

Kronstadt: Articolo

Kronstadt: Bagliori di socialismo

[modifica] Note

  1. Le menzogne bolsceviche sono state ben spiegate da Victor Serge nel suo Memorie di un rivoluzionario (da pag 154 a pag 162)
  2. Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, pag 159
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