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Futurismo di sinistra

Da Anarcopedia.

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Filippo Tommaso Martinetti, redattore del Manifesto futurista, rappresentò l’ala dei futuristi che aderì al fascismo
Con futurismo di sinistra si intende definire l'ala del futurismo collocata politicamente su posizioni affini all'anarchia, al bolscevismo e in generale alle idee "di sinistra". Gran parte dei futuristi di sinistra mantenne posizioni di critica aperta, se non di vero e proprio scontro, col regime fascista, anche quando si affermò definitivamente e fagocitò i personaggi più influenti del futurismo, azzerandone la forza propulsiva e veramente innovativa.

Indice

[modifica] Inquadramento socio-politico del futurismo

È risaputo che nel movimento futurista convissero, soprattutto nelle fasi iniziali, due anime: quella che proviene dall'anarchismo e dal sindacalismo rivoluzionario (anarcofuturismo) e quella più reazionaria e nazionalista (archeofuturismo), che alla fine ebbe il sopravvento, come peraltro dimostra la parabola di Marinetti. Subito dopo la nascita e lo sviluppo del futurismo, molte personalità di sinistra ed intellettuali presero ad analizzare il nuovo fenomeno artistico evidenziando le distanze esistenti, dal loro punto di vista, tra il futurismo e i movimenti nazionalistici e di destra in genere.

Nel 1913, una delle prime prove di Antonio Gramsci giornalista, dietro lo pseudonimo Alfa Gamma, sul «Corriere universitario», fu una vera e propria apologia del futurismo. L'anno seguente, ad Alessandria, il socialista Duilio Remondino diede alle stampe l'opuscolo dal titolo emblematico Il futurismo non può essere nazionalista (un altro illustre alessandrino, Carlo Carrà, artista futurista, non nasconderà le sue simpatie anarchiche durate parecchi anni).

I funerali dell'anarchico Galli, quadro futurista di Carlo Carrà, all'epoca attivista anarchico, che racconta i funerali dell'anarchico Angelo Galli.

Un buon inquadramento del fenomeno futurista lo fornì lo stesso Gramsci, da attento studioso dell'interazione fra gli svariati movimenti culturali e la politica quale egli era:

«I futuristi hanno svolto questo compito nella cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto; hanno avuto la concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione» [1].
«I futuristi hanno svolto questo compito nel campo della cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto, senza preoccuparsi se le nuove creazioni, prodotte dalla loro attività, fossero nel complesso un’opera superiore a quella distrutta: hanno avuto fiducia in se stessi, nella foga delle energie giovani, hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della grande città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme, di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio: hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell’economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica. I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi, questi operai sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi» [2]

Anche lo scrittore e giornalista Giuseppe Prezzolini, spiegò le ragioni per cui nel regime fascista non ci potesse essere spazio per i veri futuristi:

«Se il fascismo vuol segnare una traccia in Italia deve espellere ormai tutto ciò che vi rimane di futurista, ossia di indisciplinato e anticlassico. Sarei troppo seccante se ai miei conoscenti del movimento futurista chiedessi un franco giudizio sulle riforme classiciste del ministro Gentile?» [3].

[modifica] Aderenti e periodo storico

Fra le donne, aderirono al movimento futurista l'anarchica Leda Rafanelli [4] [5] e Gianna Manzini [6], figlia di un anarchico. Fra gli uomini ricordiamo Mario Carli, Dante Carnesecchi (discendente di una nobile e antica famiglia con una forte tradizione progressista e antiautoritaria), Tintino Persio Rasi [7] [8] e Giovanni Governato [9] [10][11][12]. Alcuni, come Fedele Azari, Franco Rampa Rossi, Duilio Remondini, Vinicio Paladini[13] e Piero Illari, si avvicinarono al futurismo e all'ideologia comunista, qualcuno dei quali prima dell'avvento del regime fascista, mentre altri, come Emanuele Caracciolo[14], che morì alle fosse Ardeatine, lo fecero in un secondo momento, quando il fascismo si impose come dittatura [15].

Un discorso specifico per l'importanza artistica e politica è da farsi per l'ardito Mario Carli, che fu fra i fondatori del futurismo: filobolscevico a Fiume, ebbe il merito di rompere il legame fra il fascismo e gli Arditi diventando precursore del Fronte Unito Arditi del Popolo. Carli in seguito ritornò nell'ambito del fascismo dopo vari tentativi insurrezionali fallimentari, mantenendo però posizioni vicine al sansepolcrismo.

Il futurismo fu guardato con estremo interesse dai vari ambienti del radicalismo politico, sociale ed artistico: la femminista Valentine de Saint-Point, in risposta ad un certo machismo marinettiano - «Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno [...] Noi vogliamo glorificare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna», si legge nel Manifesto di Marinetti - pubblicò con successo il Manifesto della Donna futurista (1912) e il Manifesto futurista della Lussuria (1913). Nel secondo decennio del novecento, il futurismo si diffuse anche in Russia, assumendo peculiarità specifiche connesse alla rivoluzione in atto e che vide in Vladimir Majakovskij l'artista futurista russo di maggior rilievo [16]

È da rilevare che anche il dadaismo, movimento artistico decisamente di sinistra, ebbe legami non indifferenti col movimento futurista. Infatti, «la vivace ricostruzione dell’impresa di D’Annunzio a Fiume di Claudia Salaris [17] si apre significativamente con il telegramma che il Club Dada berlinese inviò al "Corriere della Sera" per celebrare la «conquista grandiosa impresa dadaista». I firmatari del messaggio, Huelsenbeck, Baader e Grosz, dichiarano che l’atlante mondiale dadaistico DADAKO [18] riconosceva Fiume già come città italiana. [19].

Non fu per caso infatti che l'Impresa di Fiume si intrise, soprattutto inizialmente, di pensiero futurista, di cui Mario Carli ne rappresenò un esempio certamente non unico ed isolato.

[modifica] Brevi cenni biografici ai principali futuristi di sinistra

  • Emanuele Caracciolo, regista, fu trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine dai nazisti in quanto militante del Partito Comunista, lasciando una moglie
  • Mario Carli, vedi Impresa di Fiume
  • Vladimir Majakovskij, poeta russo e cantore della rivoluzione russa, aderì cubofuturismo russo, firmando nel 1914, insieme a a Burljuk, Kamenskij, Kruchonych, Chlebnikov ed altri, il manifesto «Schiaffo al gusto del pubblico».
  • Fedele Azari, futurista ed aviatore, fu autore nel 1926 di Prospettive di Volo.
  • Franco Rampa Rossi, artista che tentò una mediazione tra movimento futurista e la sinistra politica. In seguito si allonanerà dal futurismo e si avvicinerà ad intelelttuali antifascisti come Carlo Emilio Gadda.
  • Duilio Remondini, socialista autore del volumetto Il futurismo non può essere nazionalista
  • Vinicio Paladini, artista autore de Il Manifesto dell'Arte Meccanica Futurista
  • Piero Illari

[modifica] Futurismo e anarchia

Vedi, Anarco-futurismo.

Il primo futurismo, specie quello "di sinistra", possedeva elementi assai affini all'anarchismo individualista e a pensatori come Friedrich Nietsche, per questo molti futuristi furono legati, in maniera più o meno intima, agli ambienti anarchici. Tra questi artisti si possono citare: Leda Rafanelli, Virgilia D'Andrea, Virgilio Gozzoli, Giovanni Governato, Dante Carnesecchi e Renzo Novatore. Molti di questi artisti si opposero alla deriva fascista del movimento futurista, attivandosi anche sul piano politico e sociale contro il regime fascista che si stava andando a stabilizzare.

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.
  • Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999.
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna,
  • Lev Trotskij, Letteratura arte libertà. A cura di Livio Maitan e Tristan Sauvage, Schwarz, Milano, 1958.
  • Umberto Carpi, Bolscevico immaginista: Comunismo E Avanguardie Artistiche nell'Italia degli anni venti, Liguori Editore, 1981
  • Berghaus G., Futurism and Politics. Between Anarchist Rebellion and Fascist Reaction, 1909-1944, Oxford, Bergham Books, 1996
  • Alberto Ciampi, Futuristi e Anarchici. Quali rapporti?, Pistoia, Ed. Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1989
  • Mario Carli Il nostro bolscevismo, Barbarossa, 1995
  • Mario Carli, Il nostro bolscevismo, in «La Testa di Ferro», 15 febbraio 1920
  • Eva Civolani, La sovversione estetica. Arte e pensiero libertario tra Ottocento e Novecento Milano, Elèuthera, 2000
  • Eva Civolani, Antonietta Gabellini, Mio caro Lucien. Lettere al figlio su arte e anarchia di Camille Pissarro, Milano, Elèuthera, 1998
  • Alberto Ciampi, Il futurismo anarchico, «Umanità Nova», 15 febbraio 2009
  • Alberto Ciampi, Renzo Provinciali: ANARCHIA E FUTURISMO. Un manifesto sconosciuto; Gian Pietro Lucini: Alcune revolverate.
  • Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.
  • Giovanni Artero,Duilio Remondino tra avanguardia artistica e socialismo alessandrino, Memoriediclasse, 2010

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. da «L'Ordine Nuovo» del 5 gennaio 1921
  2. da Antonio Gramsci, Socialismo e fascismo. «L’Ordine Nuovo»(1921-1922), Einaudi, Torino 1966
  3. Fascismo e futurismo
  4. da "Municipio.re"
  5. da "Municipio.re"
  6. Breve biografia di Gianna Manzini
  7. Dictionnaire international des militants anarchistes
  8. Tintino Persio Rasi, conosciuto come Auro d'Arcola, sarà in Spagna con un folto gruppo di anarchici ed antifascisti a combattere in difesa della repubblica nelle fila della colonna Ascaso[1][2][3] al comando di Carlo Rosselli)[4]da "Manifestolibri.it"
  9. Bibliografia su Giovanni Governato
    • Massimo Novelli, L'eccezionale imputato. Da Spezia a Genova vita e opere del pittore futurista Giovanni Governato, De Ferrari, 2005
    • Alessandra Gagliano Candela, Giovanni Governato - Il cromatico. Dal futurismo all'astrazione
  10. da "mentelocale.it"
  11. Governato.pdf
  12. da "internetbookshop.it"
  13. da "Comune.macerata.it"
  14. Rassegna stampa 2002
  15. da "Luigi DeMarchi"
  16. Le idee futuriste
  17. Edizioni Il Mulino, Bologna, 2002
  18. Editore Kurt Woff, Lipsia
  19. Ma D’Annunzio era no-global?
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