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Zo d'Axa

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Ultima foto di Zo d'Axa
Alphonce Gallaud de la Pérouse (Parigi, 24 maggio 1864 - Marsiglia, 30 agosto 1930), detto Zo d'Axa, è un noto anarchico individualista, antimilitarista, libellista e giornalista satirico francese.

Biografia[modifica]

Zo d'Axa è nato in una famiglia borghese il 24 maggio 1864 a Parigi. Discendente del navigatore Gallaud de la Pérouse, nipote del fornitore di latte al principe imperiale, è il figlio di un alto funzionario delle ferrovie di Orléans diventato in seguito ingegnere del municipio di Parigi. Sua sorella Marie, passerà  molti anni in Tibet in cui viaggerà  vestita da uomo in compagnia di uno sherpa. Nel 1929 pubblicò una storia del buddismo.

Dopo gli studi al Collège Chaptal, Zo d'Axa si arruola nel 1882 nei Chasseurs d'Afrique [Cacciatori d'Africa]. Diserta molto presto dopo aver sedotto la moglie del suo ufficiale superiore. Rifugiato a Bruxelles, collabora a Nouvelles du jour poi diventa per un po' segretario del teatro dell'Alcazar e poi al teatro dell'Eden. Dopo aver pubblicato un saggio poetico intitolato Au Galop [Al galoppo], Zo d'Axa si stabilisce a Roma e frequenta Villa Medici, in cui incontra i pittori Vanutelli, Montald e Biséo per i quali posa. Collabora in questo periodo al giornale «L'Italia», in cui ricopre il ruolo di critico d'arte.

L'amnistia del 1889 gli permette di rientrare in Francia. E' a questo punto che Zo d'Axa frequenta gli ambienti libertari, anche se il suo individualismo lo spinge a rifiutare l'etichetta di anarchico. Fonda nel maggio del 1891 «L'En Dehors» [l'Al di fuori], settimanale il cui titolo riassume da sé il suo pensiero e che pubblicò 91 numeri sino al 1893 (il titolo sarà  ripreso da Emile Armand nel 1922). I collaboratori, anarchici o non, sono numerosi: Tristan Bernard, Georges Darien, Lucien Descaves, Sébastien Faure, Félix Fénéon, Bernard Lazare, Errico Malatesta, Charles Malato, Louise Michel e Octave Mirbeau, per nominarne soltanto alcuni. In un'atmosfera di propaganda col fatto e di attentati, «L'En Dehors» diventa rapidamente il bersaglio delle autorità  e subisce perquisizioni, persecuzioni e sequestri. Zo d'Axa, Louis Matha e Lecoq sono condannati.

Copertina di De Mazas à  Jérusalem (1895)

Dopo l'arresto di Ravachol e dei suoi compagni, Zo d'Axa lancia una sottoscrizione per i figli dei detenuti e distribuisce il denaro alle famiglie, il che porta al suo arresto per «partecipazione ad associazione a delinquere». Imprigionato a Mazs, rifiuta di rispondere agli interrogatori o di firmare qualunque cosa ed è posto in isolamento, senza visite dei suoi vicini o del suo avvocato. Rimesso in libertà  provvisoria dopo un mese, Zo d'Axa dichiara ironicamente all'uscita di prigione: «La nostra povera libertà , sempre provvisoria».

In seguito alla sua incarcerazione, Zo d'Axa intensifica la sua azione libellistica. Un articolo di Jules Méry, giudicato offensivo per l'esercito, gli vale nuove persecuzioni. Disgustato, si reca a Londra dove incontra Charles Malato, Matha, Louise Michel (che conobbe suo nonno), Georges Darien, Emile Pouget ed anche i pittori Maximilien Luce, Camille Pissaro e James Whistler. Parte in seguito per l'Olanda con un gruppo di musicisti ambulanti, poi per la Germania dove visse per un breve periodo con dei boscaioli della Foresta Nera.

Si reca in seguito a Milano in cui si svolge un processo agli anarchici. Arrestato di notte, è espulso dall'Italia. Dopo aver organizzato una rivolta a bordo del battello che lo conduceva in Grecia, visita Atene e dorme tra le rovine del Partenone. Parte in seguito per Costantinopoli dove è arrestato e poi rilasciato e si reca a Jaffa nel gennaio 1893. Anche qui è tratto in arresto, sorvegliato a vista per qualche settimana. Evade e si rifugia presso il consolato del Regno Unito, ma è ripreso lo stesso dalle autorità  francesi e imbarcato sulla nave La Gironde per Marsiglia. Zo d'Axa trascorre alcuni giorni nella prigione di Marsiglia, come prigioniero comune. Trasferito a Parigi, trascorre diciotto mesi a Sainte Pélagie come politico, avendo rifiutato di firmare una domanda di grazia.

Zo d'Axa è liberato nel luglio 1894. Pubblica allora De Mazas à  Jérusalem (Da Mazas a Gerusalemme [1]), che egli ha scritto in carcere e che riceve delle critiche ditirambiche ed unanimi. Malgrado questo successo, Zo d'Axa si ritrova ingentemente indebitato, il suo giornale chiuso ed i suoi collaboratori dispersi. Cessa allora ogni attività  pubblica sino al caso Dreyfus. Diventa filo Dreyfus per il principio di giustizia e per opporsi all'esercito, anche se la persona dello stesso Dreyfus le è antipatica: «Se questo signore non è stato un traditore, fu capitano; passiamoci sopra». Fonda un nuovo giornale, «La Feuille», in cui redige l'essenziale dei testi, illustrati tra tanti altri artisti anche da Steinlen, Luce, Anquetin, Willette e Hermann-Paul.

Sino al 1899, Zo d'Axa publica in «La Feuille» diversi articoli antimilitaristi e anti-capitalisti. Lance una campagna per l'abolizione dei carceri minorili. Durante le elezioni del 1898, «La Feuille» sceglie un asino come candidato ufficiale; portato in giro per Parigi, farà  scandalo. Il giorno delle elezioni, Zo d'Axa percorre la città  su di un carro trainato da un asino bianco, seguito da una folla numerosa e divertita. La polizia interviene, vuole mettere fine alla manifestazione e portare l'asino al canile municipale; ne segue un gran tafferuglio e Zo d'Axa rilascia l'asino dicendo: «Non ha importanza, è ora un candidato ufficiale!».

Tutta questa attività  finisce con lo stancarlo. Nel 1900, parte di nuovo e visita gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, il Brasile, la Cina, il Giappone e l'India. Invia da ognuno di questi paesi degli articoli in cui si ritrova la sua sete inestinguibile di giustizia. Negli Stati Uniti, ad esempio, fa visita alla vedova di Bresci che uccise il re d'Italia Umberto I.

Di ritorno in Francia, vive per un periodo su una chiatta per fermarsi infine a Marsiglia dove rimane sino alla sua morte. Gli ultimi anni della sua vita lo vedono disilluso, pessimista sulla natura profonda dell'animo umano. Sceglie di porre termine ai suoi giorni il 30 agosto 1930.

Citazioni[modifica]

  • «Colui che nessuno arruola e che è guidato soltanto da una natura impulsiva, il passionale complesso, il fuorilegge, il fuori da ogni scuola, l'isolato ricercatore dell'oltre». (Epigrafe di L'en dehors, 1891).
  • «Andiamo- individuali, senza la Fede che salva e che acceca. Il nostro disgusto per la Società  non genera in noi convinzioni immutabili. Ci battiamo per la gioia delle battaglie e senza il sogno di un futuro migliore. Cosa ci importa dei domani che non giungeranno che tra alcuni secoli! Che ci importa dei pronipoti! E' al di fuori di tutte le leggi, di tutte le regole, di tutte le teorie- anche anarchiche- è sin dall'istante, sin dall'ora, che vogliamo lasciarci andare alle nostre pietà , alle nostre passioni, alle nostre dolcezze, alle nostre rabbie, ai nostri istinti- con l'orgoglio di essere noi stessi». ["Nous" (Noi), in: L'en dehors, 1891].
  • «Vivere per l'ora presente, fuori dal miraggio delle società  future; vivere e palpare questa esistenza nel piacere orgoglioso della battaglia sociale. E' più di uno stato di spirito: è un modo di essere- e subito». [L'en dehors, 1892].

Note[modifica]

  1. Tr. it.: Edizioni Gratis, Firenze, 2000

Opere[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Cout, Jean-Pierre. Endehors [Al di fuori], Parigi, Éditions Champ Libre, 1974.
  • Zo d’Axa, mousquetaire - patricien de l’an-archie, [Zo d'Axa, Moschettiere-patrizio dell'an-archia], Texti présentati da Hem Day, Bruxelles, Pensée et action, 1968.

Voci correlate[modifica]

Opere tradotte on-line[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]