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Virginia Bolten

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Virginia Bolten

Virginia Bolten (1870-1960) è stata un’anarchica e una femminista argentina. Fondatrice del giornale anarco-femminista «La Voz de la Mujer», esercitò la sua militanza principalmente a Rosario, Buenos Aires e Montevideo (Uruguay). [1]

Biografia[modifica]

Virginia Bolten nasce nel 1870 da Enrique Bolten, un cittadino tedesco emigrato in Argentina, e Dominga Sanchez. Non è chiaro quale sia stato il suo luogo di nascita, presumibilmente una qualche città  argentina (San Luis?) ma potrebbe anche esser nata in Uruguay.

Da ragazza lavora in una fabbrica di scarpe e poi in una compagnia di raffinazione dello zucchero di Rosario. Sposatasi con Manuel Manrique, un anarchico uruguayano attivista in un quartiere popolare, Virginia Bolten abbraccia gli ideali libertari e femministi.

Il primo Maggio 1890 passa alla storia argentina per essere stata la prima oratrice a parlare di fronte ad una folla di lavoratori e lavoratrici di Rosario. Alla manifestazione s'era presentata con una bandiera nera in mano recante la scritta: «1° maggio: Fratellanza Universale».

Il suo comizio le costa però l'arresto, l'accusa è quella di violare l'ordine sociale esistente e di aver diffuso propaganda anarchica tra i lavoratori della raffineria. Virginia Bolten non è donna che si lascia certo intimidire dalla repressione, prosegue così nella sua attività  propagandistica pubblicando qualche articolo in «La Protesta Humana» e svolgendo conferenze in molte città  argentine. Lei stessa è la fondatrice del giornale anarco-femminista «La Voz de la Mujer» (La Voce della Donna), pubblicato nel biennio 1896/1897, il cui slogan è «Nè Dio, né padroni, nè marito». In questo periodico diffonde gli ideali del comunismo libertario e denuncia apertamente le ingiustizie subite dai lavoratori e dalle donne in particolare. Per il suo impegno anarco-femminista sarà  soprannominata la Louise Michel di Rosario.

Nel 1903, la promulgazione della Ley de Residencia (Legge di Residenza) porta all'espulsione di molti anarchici immigrati. La Bolten immediatamente organizza una campagna di opposizione a questo provvedimento, in particolare partecipando ad una dimostrazione a Montevideo (Uruguay), in occasione del 1° maggio, in cui P. Gugliamone, Oreste Ristori e la stessa Virginia Bolten sono i principali oratori. Il suo discorso è incentrato sul potere e gli abusi delle classi dominanti argentine perpetrati ai danni della maggioranza del popolo. Nello stesso anno è tra le organizzatrici di un convegno al Teatro San Martín, organizzato per celebrare i due anni di attività  del sindacato portuario. Figure eminenti anarchiche, tra cui la stessa Virginia Bolten, vi tengono appassionati discorsi.

Nel 1904 la donna si trasferisce a Buenos Aires, entra a far parte del Comité de Huelga Femenino (Comitato dello Sciopero Femminile), che è parte del sindacato della Federación Obrera Argentina, impegnato nella difesa dei lavoratori del mercato della frutta di Buenos Aires.

La sua frenetica attività  le costa qualche problema di salute ma i compagni del gruppo Germinal non la lasciano sola e si autoorganizzano per sostenerla moralmente ed economicamente.

In ragione del suo intervento in favore del movimento degli inquilini (1907), in qualità  di militante del Centro Feminino, le viene applicata la famigerata "Legge di Residenza". Costretta all'esilio in Uruguay insieme al compagno Manuel Manrique e ai figli (la coppia aveva almeno una figlia, Mary Milagra), la sua casa di Montevideo diviene un punto di riferimento per molti anarchici argentini esiliati. Juana Buela Rouco, nella sua autobiografia Historia de un ideal vivido por una mujer, ne ricorderà  l'impegno e la tenacia nella sua attività  propagandistica tra i lavoratori orientali.

Nel 1909 collabora con il periodico anarco-femminista diretto da Juana Rouco Buela, «La Nueva Senda» (1909-1910). A Montevideo organizza una pubblica protesta contro la brutale repressione del 1° maggio 1909 a Buenos Aires, quando le forze di polizia di Ramón Falcón assassinarono una decina di operai. Partecipa inoltre alla campagna contro l’esecuzione del pedagogista libertario Francisco Ferrer y Guardia, fucilato a Barcellona nel 1909. Nello stesso anno collabora con l’ Asociasion Femenina- Emancipación, appoggiando le donne anticlericali, le operatrici telefoniche e impegnandosi contro il riformismo delle suffragete.

Con l'elezione alla Presidenza dell'Uruguay di José Batlle y Ordóñez [2], Virginia Bolten entra a far parte di un movimento in favore di Francisco Berri, Adrian Zamboni e Orsini Bertani, cioè di quel gruppo di anarchici che sostenevano le politiche di laicizzazione dello Stato e la nazionalizzazione dei capitali stranieri portate avanti dal governo uruguayano.

Durante questo periodo, l'anarchismo argentino perderà  il sostegno popolare a vantaggio del più moderato Partito Socialista. Nel corso del 1913, il giornale «El Socialista» la accusa esplicitamente di aver tradito il movimento operaio.

Poco si sa circa gli ultimi anni della sua vita. Si sa che nel 1923 è entrata a far parte del Centro Internazionale di Studi Sociali, un’associazione libertaria di Montevideo. Si pensa che abbia continuato a vivere nel quartiere Manga di Montevideo fino alla sua morte, avvenuta intorno al 1960.

Note[modifica]

  1. Fonte principale articolo
  2. José Batlle y Ordóñez è stato Presidente dell'Uruguay dal 15 febbraio al 1° marzo 1899, dal 1 marzo 1903 al 1 marzo 1907 e dal 1 marzo 1911 al 1 marzo 1915.

Voci correlate[modifica]