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Virgilia D'Andrea

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Virgilia D'Andrea

Virgilia D’Andrea (Sulmona, l’11 febbraio 1888 – New York, 12 maggio 1933), compagna di Armando Borghi, è stata anarchica, sindacalista dell'USI e una celeberrima scrittrice.[1]

Biografia[modifica]

Virgilia D’Andrea nasce a Sulmona l’11 febbraio 1888 da Stefano e Nicoletta Gambascia, insegnante elementare. Orfana sin da bambina, viene affidata a delle parenti religiose. La sua triste e solitaria infanzia si sviluppa in un convento in cui vige un’educazione rigidamente autoritaria e fortemente bigotta. Le uniche distrazioni per la piccola Virgilia sono le letture di Leopardi, Carducci e Ada Negri.

La prima volta che sente la parola anarchia é nel 1900, quando Umberto I muore per mano dell'anarchico Gaetano Bresci. Le suore vorrebbero costringere le ragazzine pregare per il “re buono”, ma Virgilia si rifiuta perchè prova un’istintiva simpatia per Bresci, l’anarchico vendicatore.

Diplomatasi maestra elementare, nel 1909 abbandona il convento e, dopo aver conseguito la licenza definitiva, inizia l’insegnamento nei paesini nei pressi di Sulmona. Quest'esperienza la metterà  in contatto diretto con tutta quell'umanità  emarginata, povera ma dignitosa ed abbandonata dallo Stato al proprio destino.

L’anarchia e l'incontro con Armando Borghi[modifica]

Alla vigilia della 1° guerra mondiale Virgilia D’Andrea partecipa a molte iniziative antimilitariste, conoscendo molti anarchici abruzzesi che la introdurranno definitivamente negli ambienti anarchici. Nel 1917 M. Tozzi le presenta l’anarco-sindacalista Armando Borghi, all'epoca confinato in Abruzzo. Si tratta di un incontro decisivo per la vita di entrambi, da questo momento in poi saranno infatti compagni di vita inseparabili.

Armando Borghi, compagno di Virgilia

Nonostante le autorità  non esprimano giudizi troppo lusinghieri su di lei («Benché non consti che la D’Andrea sia all'altezza di dirigere un movimento sindacalista anarchico […] attraverso la lettura delle lettere, che al Borghi provengono, e da questi sono spediti ai suoi compagni, si rileva che l’accennata donna costituisce il centro di diffusione più fedele dei propri divisamenti» [2]) la donna viene seguita costantemente per via del suo intimo rapporto con Armando Borghi. Tuttavia, quando questi si trova esiliato ad Isernia, è proprio lei a dirigere «Guerra di Classe» (che poi dal 1968 assumerà  la denominazione di «Lotta di Classe»), organo dell’USI, dimostrando notevoli abilità  gestionali. Alla fine della guerra (1919), Armando e Virgilia prendono a girar l’Italia per far propaganda anarchica. Nel 1920 entra a far parte della segreteria nazionale dell'USI e la sede di Milano (via Mauri 8), diviene anche casa sua, di Borghi e di Errico Malatesta.

La poetessa dell’anarchia[modifica]

«Ella si serve della letteratura come d’un ’arma; e nel folto della battaglia, in mezzo alla folla ed in faccia al nemico o ad una tetra cella di prigione, o da un rifugio amico che dalla prigione lo sottrae, lancia i suoi versi come una sfida ai prepotenti, uno sprone agli ignavi, un incoraggiamento ai compagni di lotta» (Errico Malatesta, Prefazione a "Tormento")

Virgilia D’Andrea nel 1920 pubblica La presa e la resa delle fabbriche, una narrazione delle lotte operaie e delle speranze suscitate dalla rivoluzione russa. Di questo periodo è anche la lirica Resurrezione dedicata ai ribelli della Rhur. La sua attività  letteraria si interrompe però dal 27 ottobre 1920 al 30 dicembre dello stesso anno, durante il quale è trattenuta in carcere per «cospirazione contro lo Stato». Una vola libera pubblica Non sono vinta, a dimostrazione che l’esperienza carceraria non l’ha piegata e le sue idee sono più vive che mai.

La donna proseguirà  proficuamente la scrittura di articoli per «Guerra di classe» e anche per «Umanità  Nova», pubblicando inoltre Tormento, dedicato ad Errico Malatesta, che nella prefazione la definisce la «poetessa dell'anarchia». Quest’opera però le costa però una nuova denuncia che la costringerà  all'esilio. Sempre in Tormento, riferendosi al periodo dei consigli di fabbrica in Germania ed alla rivolta spartachista repressa nel sangue, inserisce una poesia dedicata a Karl Liebknecht [3], che con Rosa Luxemburg fu l'eponente più importante degli spartachisti:

«.....O sole, o luce o scintillante aurora,
Impero ardito di possente frana,
Al puro raggio l’anima s’indora
E sarà  vita di grandezza umana» [4]

L’esilio in Francia e Stati Uniti[modifica]

Nel 1923 si trova a Berlino per partecipare, insieme all’amato Armando Borghi, al congresso fondativo dell’Internazionale anarco-sindacalista. Terminato il convegno, sempre a fianco del compagno, si reca ad Amsterdam e a Parigi, dove dal dal 1925 al 1927 dirige «Veglia», una rivista che si «propone di lavorare per la salda unione spirituale [tra] per la difesa dell'essenza vitale dell’anarchismo». Nella capitale francese scrive e pubblica inoltre L’ora di Maramaldo, spietata analisi del fenomeno fascista, e Nel covo dei profughi, vera e propria apologia di Parigi, città  in cui si ritrovano molti rifugiati anarchici.

Nel 1928 decide di recarsi negli USA e di raggiungere il compagno che là  si trovava da due anni. Nonostante la salute non la sostenga come in passato («Alle volte sono fisicamente stanca; ma nuovi oratori purtroppo non sorgono ancora, ma essi sarebbero cosi necessari!»), Virgilia D’Andrea fa l’oratrice ovunque riesca ad arrivare e prosegue anche con fermezza a scrivere per «L’Adunata dei Refrattari», storico giornale anarchico statunitense in lingua italiana. Nei suoi scritti e nei suoi comizi, l'anarchica denuncia la religione e la patria come le due cause principali dell'oppressione politico-sociale e dell'origine del fascismo stesso.

Intanto la sua salute è sempre più debole: nel 1932 subisce un intervento chirurgico, senza che ciò le impedisca di terminare e pubblicare Torce nella notte. L'anno seguente, il 1° maggio 1933, è costretta a ricoverarsi in un ospedale di New York a causa di un tumore all'intestino.

La malattia non le lascia scampo, Virgilia D'Andrea muore il 12 maggio.

Fonti e note[modifica]

  1. Fonte principale: Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo I, Pag 486, 487, 488
  2. Dichiarazione del prefetto di Campobasso, 1917
  3. biografia
  4. Virgilia D'Andrea, La formazione Politica di Pasquale Grella

Bibliografia[modifica]

  • Armando Borghi, Mezzo secolo d’anarchia, Edizioni Scientifiche
  • Virgilia D'Andrea, Torce nella notte, Galzerano editore Archivio Centrale dello Stato, *Casellario Politico Centrale ad nomen, V.D’Andrea, L.Fabri, A.Borghi
  • Virgilia D'Andrea, Tormento, tip.Zerboni, Archivio Berberi /Chessa Reggio Emilia
  • Francesca Piccioli, Virgilia D’Andrea, centro studi C.Di Sciullo
  • ApArte, Materiali irregolari di cultura libertaria – Quaderno creativo n°7 dicembre 2002 Grafica di Venezia
  • Virgilia D'Andrea, Chi siamo e cosa vogliamo. Patria e religione, Collana Anteo, Gruppi Anarchici Riuniti, 1957.
  • Virgilia D'Andrea, Torce nella notte, New York, 1957.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]