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Violenza sulle donne

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Croci a Lomas del Poleo (Ciudad Juárez, Messico), nel 1996 furono trovati 8 corpi di donne assassinate
Alle origini dell'umanità  la donna ebbe un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione sociale, soprattutto perché figura capace di donare la vita. Durante il neolitico si hanno prove inconfutabili della presenza di società  che divinizzavano la Dea Madre, organizzate in maniera non autoritaria e su basi pacifiche e non discriminatorie delle donne (società  gilaniche). Con l’avvento del patriarcato ha invece avuto inizio la violenza sulle donne: stupri, discriminazioni, mercificazione del corpo femminile, riduzione della donna ad oggetto sessuale e di sfruttamento in mano al potere maschile, ecc.

Le donne e il patriarcato: alle radici della violenza sulle donne[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Patriarcato.
Riane Eisler, autrice Il calice e la spada

Come scritto nella premessa la discriminazione e la violenza sulle donne ha la sua origine nel patriarcato. Una descrizione accurata di come fosse organizzata una siffata società  e di quali violenze venissero perpetrate ai danni delle donne ci è data dal Vecchio Testamento, esemplificazione chiara di quali siano le radici della società  in cui viviamo attualmente:

«Quando un uomo venderà  la figlia come schiava, essa non se ne andrà  come se ne vanno gli schiavi. Se essa non piace al padrone, che così non se la prende come concubina, la farà  riscattare. Comunque egli non può venderla a gente straniera, agendo con frode verso di lei. Se egli la vuol dare come concubina al proprio figlio, si comporterà  nei suoi riguardi secondo il diritto delle figlie. Se egli ne prende un'altra per sé, non diminuirà  alla prima il nutrimento, il vestiario, la coabitazione. Se egli non fornisce a lei queste cose, essa potrà  andarsene, senza che sia pagato il prezzo del riscatto.» (Esodo 21, 7-11)

Ecco quindi che con il patriarcato la donna, non svolgendo più nessuna funzione economica e sociale come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, vide sulla propria pelle gli effetti della mercificazione del suo corpo. Le donne divennero una pura proprietà  dei capi tribù; erano questi che decidevano se e quando le donne potevano sposarsi (potevano farlo solo con possessori di bestiame) e quale fosse il loro "valore commerciale" [1]. Erano gli uomini, e nello specifico i capi-tribù, che avevano in mano la vita delle donne e questo significava in pratica poter anche sottoporre la donna a violenze fisiche.

Alla base delle violenze che ancora oggi subiscono le donne vi sono queste radici storiche.

Statistiche[modifica]

Secondo una ricerca della Harvard University, e diffuso dal "Panos Institute" di Londra ai primi del 1998, per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità . In molti paesi lo stupro, la violenza coniugale, la prostituzione, le mutilazioni genitali, l'aborto selettivo [2], ecc. sono tutte pratiche comuni (alcune delle quali diffuse anche in occidente).

In India, per fare un esempio, ogni anno sono migliaia le donne bruciate vive dai mariti: 6.787 nel 2005; 7.618 nel 2006 e 8.093 nel 2007. Nel 2009 i casi di tortura e violenza domestica denunciati sono stati 75.930. [3]

Anche i "civilissimi" Stati Uniti non sfuggono però alla violenza di genere: secondo un recente rapporto del Dipartimento di giustizia statunitense, la violenza contro le donne sarebbe in costante aumento. Il Sondaggio Nazionale sulle Vittime del Crimine ational Crime Victimization Survey (NCVS) «stima che nel 2007 sono avvenuti almeno 248.300 stupri (un 25% di aumento dai livelli del 2005). Le stime sulla violenza domestica sono invece aumentate del 42% tra il 2005 e il 2007.» [4]

In Italia[modifica]

Al 2006, l'ISTAT ha eseguito un'indagine per via telefonica su tutto il territorio nazionale, raccogliendo i seguenti risultati:

  • Le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne).
  • Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone[5].
  • Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l'autore non è il partner. Al 2004 il 91,6% degli stupri, in base a dati ISTAT [6], non è segnalata alle autorità .[7]

Sempre secondo l'Istat solo il 94% degli stupri avviene in famiglia o ad opera di conoscenti della vittima [8] :

«Se anche considerassimo che di questi autori estranei la metà  sono immigrati - ha spiegato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'istituto di statistica - si arriverebbe al 3% degli stupri; se ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri».

Viene così smitizzata l'idea razzista, diffusa ad arte dai media e da buona parte della classe politica, che gran parte delle violenze siano perpetrate dagli immigrati.

Il femminicidio di Ciudad Juarez[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Femminicidio.
«Che cos'è il femminicidio? E’ ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna “in quanto donna”. È la violenza di genere in ogni sua forma. È l’esercizio di potere che l’uomo e la società  esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e della società  patriarcale.» [9]

Femminicidio è un neologismo coniato per definire la strage delle donne di Ciudad Juarez (Messico), in atto dai primi anni '90, ed indica quindi la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna».

Ciudad Juarez è una grossa città  messicana posta lungo il confine con gli USA nello stato del Chihuahua. In questa città  di quasi un milione e mezzo di abitanti migliaia di donne povere giungono dal sud del paese per lavorare nelle maquilladoras, fabbriche di trasformazione e assemblaggio a capitale straniero moltiplicatesi Stati Uniti e Messico con lo scopo di sfruttare il lavoro a basso costo dei migranti e le agevolazioni fiscali delle zone franche.

A Ciudad Juarez, dal 1993 ad oggi, circa 600 donne (di età  compresa tra i 6 e i 25 anni) sono state trovate massacrate nei campi intorno alla città  e almeno tremila sono scomparse (presumibilmente molte di loro sono morte). I corpi femminili ritrovati portano tracce di orribili mutilazioni, violenze sessuali, torture e nefandezze di ogni genere. Il termine femminicidio è più che appropriato per definire questo massacro che vede probabilmente coinvolte le forze di polizia (quanto meno complici per la loro indifferenza) e le alte sfere istituzionali messicane. Coloro che hanno provato a fermare questo massacro sono stati minacciati o uccisi.

Violenza nelle carceri[modifica]

«La porta della mia cella è stata aperta nel cuore della notte mentre io dormivo. Sono stata assalita da tre uomini. Sono stata ammanettata, picchiata, stuprata e sodomizzata», così l'ex detenuta americana Robin Lucas ha raccontato l'ultima violenza subita in un carcere californiano per opera delle guardie carcerarie. [10]

Negli USA le detenute, specie se nere e migranti, sono senza diritti e quindi potenzialmente alla mercé di chi invece detiene in potere nel periodo della detenzione. La vita da migrante clandestino è difficile per tutti, se poi si è anche prostitute e donne, lo stupro è molto probabile che accada. In Italia, oltre agli stupri compiuti da cittadini e criminali "comuni", sono stati segnalati gravi episodi di violenza sessuale a danni di prostitute compiuti da esponenti delle forze dell'ordine: es. Monza e Milano.

Recentemente, sempre in Italia ha invece fatto scalpore la denuncia di una migrante nigeriana, di nome Joy, contro l’ispettore capo di polizia Vittorio Addesso. Questi, secondo la testimonianza della donna data in tribunale il 13 ottobre 2009 [11], avrebbe tentato di stuprarla durante una calda giornata dell'agosto 2009:

«Si è sdraiato sopra di me, ha cominciato a toccarmi le tette. Io mi sono messa a gridare. ‘Sto solo scherzando’, mi ha detto» [12]

Joy ha inoltre dichiarato di essersi salvata grazie all'intervento della sua compagna di cella, Hellen. Per questa sua dichiarazione Joy è stata denunciata per calunnie dall’ispettore di polizia. È stata anche condannata a sei mesi di carcere con l’accusa di aver partecipato alla rivolta del 13 agosto 2009 nel CIE di via Corelli di Milano (qualche giorno dopo il tentato stupro) e poi detenuta nuovamente in vari CIE: prima a Modena e poi a Ponte Galeria a Roma, infine nuovamente a Modena dopo l’ennesima rivolta di Roma.

Disperata di fronte alla possibilità  che venga espulsa in Nigeria, dove potrebbe cadere in mano agli aguzzini cui ancora deve pagare il debito per essere stata fatta arrivare in Italia, Joy ha tentato il suicidio il 17 aprile scorso. In tutta la penisola solidali antirazzisti hanno dato vita a diversi movimenti e gruppi di pressione volti a sostenere Joy e ad impedire la deportazione in Nigeria.

Il 2 febbraio 2010 l'Ispettore Vittorio Addesso è stato assolto dall'accusa di stupro [13].

Note[modifica]

  1. A questo proposito è bene sottolineare che la verginità  femminile era un valore proprio in quanto valore economico. Deflorare una donna prima del matrimonio significava praticamente attribuirle un valore economico inferiore. Significava deprezzarla.
  2. «Sperare che sia femmina è poco conveniente, non di rado addirittura pericoloso. Accade in molti paesi dell’area asiatica, Cina in testa, dove la politica del figlio unico imposta dal governo centrale spinge le coppie ad abortire selettivamente i feti femmina. Se un figlio solo deve essere, che sia almeno “utile”, cioè maschio ...»
  3. Joy e le altre
  4. Violenza sulle donne in aumento negli USA
  5. Indagine ISTAT, pagina 13
  6. Molestie e violenze sessuali
  7. Una donna su tre vittima di violenza, oggi si celebra la giornata mondiale, «la Repubblica», 24-11-2009.
  8. Secondo il pubblico ministero Carmen Puglise le denunce di violenza sulle donne starebbero diventando «un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni». Ammettendo pure che queste affermazioni abbiano un qualche fondamento, ciò non toglie nulla alla realtà  dei fatti che quotidianamente si ripetono.
  9. Femminicidio.blog.spot
  10. La testimonianza è solo una delle decine raccolte nel rapporto di Amnesty international presentato a Londra e dal titolo Usa: terra dei liberi?. Per ulteriori approfondimenti si legga: INFO - Carceri USA, la violenza sulle donne
  11. Processo di primo grado contro i reclusi e le recluse accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, il 13 agosto, alla rivolta contro l’approvazione del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. La nuova normativa prevede che la detenzione nel CIE passi da 2 a 6 mesi.
  12. Il caso di Joy
  13. Lo Stato si assolve

Bibliografia[modifica]

  • Barbara Spinelli, Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Edizioni Franco Angeli
  • Patrizia Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori, Milano, Franco Angeli, 1ª edizione 2005
  • Judith Lewis Herman, Guarire dal trauma. Affrontare le conseguenze della violenza, dall'abuso domestico al terrorismo, Edizioni Magi, 2005

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]