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Unione Anarchica Italiana

Da Anarcopedia.

Manifesto dell'UAI
L'Unione Anarchica Italiana (UAI), fondata nel 1920 (Congresso di Bologna, 1-4 Luglio), è stata un'organizzazione di sintesi nata sulle ceneri dell’Unione Comunista Anarchica Italiana (UCAI).

Indice

[modifica] Contesto storico

Errico Malatesta, uno dei fondatori dell'UAI

Dopo la fine della “Grande Guerra” si vissero, in tutta Europa, anni tumultuosi e pieni di avvenimenti che segnarono il XX secolo: in Europa la rivoluzione russa, l'insurrezione spartachista e la Repubblica dei Consigli di Baviera in Germania, la rivoluzione ungherese, la dissoluzione dei secolari imperi austroungarico e turco, la nascita di giovani stati portatori di nuove istanze nazionalistiche.

In Italia, il rientro nella vita civile delle masse militari disorientate e abbruttite dagli anni della guerra, portò all' occupazione delle fabbriche, il vigoroso sviluppo dell'iniziativa proletaria, la nascita del Partito Comunista d'Italia, la straordinaria crescita elettorale del Partito Socialista, il ritorno delle masse cattoliche nella vita politica e, purtroppo, anche la nascita e lo sviluppo esponenziale del fascismo.

Il movimento anarchico italiano riuscì a costruirsi un ruolo molto importante nelle dinamiche sociali di quegli anni e fu tra i protagonisti dell'offensiva proletaria, operai e contadina, contro una borghesia imprenditoriale costretta alla difensiva di fronte all'attacco delle masse popolari.

Il processo di crescita e organizzativo degli anarchici riguardò tutto la penisola, ma in particolare fu il centro nord che vide crescere impetuosamente numerosi gruppi e federazioni locali, diffusi capillarmente, finalmente in grado di propagare ed estendere una pratica di lotta antiautoritaria e libertaria.

In quel momento di straordinario fervore, si sviluppò un'acceso dibattito tra la fazione organizzatrice e quella antiorganizzatrice su quale direzione dovesse prendere il movimento. Malatesta, Berneri, Borghi, Garino, Fabbri, Giacomelli, Garavini, tutti presenti al convegno, furono tra i più attivi nel campo organizzativo. Nel "campo avverso", oltre agli intransigenti individualisti (Novatore, Filippi, ecc.), si distinse per vena polemica e capacità di conciliare pensiero e azione Galleani.

Ad ogni modo l'anarchismo italiano prese ad organizzarsi con sempre maggior vigore su tutto il territorio territorio nazionale, dando vita per primo all' Unione Comunista Anarchica Italiana (12-14 aprile 1919), un'organizzazione di tendenza basata su principi comunisti anarchici. Il 14 settembre 1919 si riuniva a Bologna il Congresso anarchico emiliano-romagnolo[1] e il 22 febbraio dell'anno seguente, a Castel San Giovanni, si costituì l'Unione Anarchica Piacentina.

[modifica] Nascita dell'UAI

Nell'ambito di questa fervente attività organizzatrice, durante il congresso di Bologna svoltosi dal 1 al 4 Luglio 1920, sulle ceneri dell'UCAI, che era un'organizzazione di tendenza, si costituì la l'Unione Anarchica Italiana, che al contrario era invece un'organizzazione di sintesi.

Due furono i programmi approvati dall'assemblea, il Fronte Unico Rivoluzionario e il Programma Anarchico. Il primo fu concepito con l'intento di promuovere la lotta, ma «non come un organismo centralizzato e burocratico come un partito, ma "come patto libero di lavorare tutti verso un medesimo scopo"». Il Programma invece fu concepito con l'intento di dare precisi obiettivi rivoluzionari al movimento anarchico, a partire da una precisa dottrina teorica che sfociasse poi nella realizzazione pratica e concreta. Il biennio rosso fu una prima positiva conseguenza del programma rivoluzionario dell'UAI.

Errico Malatesta (ormai rientrato stabilmente in Italia), durante il congresso, espresse la sua linea d'azione in quattro punti:

  • Necessità di armarsi;
  • Necessità di un fronte unico di sovversivi;
  • Necessità di far funzionare campi e officine in modo nuovo;
  • Necessità di passare dagli scioperi alle occupazioni.

[modifica] Organizzazione e polemiche con gli anti-organizzatori

Luigi Galleani, antiorganizzatore e critico dell'UAI

La UAI divenne ben presto un'organizzazione capillare, fondata sui gruppi locali e sulle organizzazioni di resistenza, affiancata da un'Unione Sindacale Italiana, al cui interno gli anarchici rappresentavano il motore trainante, e finalmente dotata di un quotidiano: «Umanità Nova» (ancora oggi, nonostante le mille traversie, la FAI continua a pubblicare).

L’UAI fu una federazione di gruppi autonomi e teneva stabilmente dei congressi e , tra un congresso e l’altro, era rappresentata da una Commissione di Corrispondenza. Si dotò di un Consiglio Nazionale, tra cui Camillo Berneri fu uno dei membri più ispirati, innovatori e lucidi nel valutare la situazione socio-politica del momento. Rispetto alle accuse di autoritarismo accentratore, quest'ultimo così si espresse:
Umanità Nova ( 9/12/1956), organo di propaganda dell'UAI e poi della Federazione Anarchica Italiana
«Sul tappetto della discussione rimane la questione della costituzione del nostro movimento a partito...Che cosa intendiamo per partito? Qual è il calore? Quali i limiti? Quale la missione? Io non vedo i pericoli dell'accentramento, dell'autoritarismo che molti vedono nell'organizzazione sempre più salda e coordinata dei nostri gruppi, delle nostre unione provinciali, delle nostre federazioni regionali. L'atomismo individuale e dei gruppi ha dimostrato di essere utile? ...il congresso di Bologna sarà dibattito e fusione di tendenze, tendenze che si fonderanno in quell'unica volontà ferma che ci fa attendere e preparare l'ora della rivolta, in una quotidiana attività che non s'arresta di fronte alla reazione governativa e non si smorza nelle lunghe attese febbrili.»[2]

Dietro lo pseudonimo Minim, Galleani così accolse la notizia del convegno bolognese[3]:

«... essi, gli organizzati, ci consentiranno tuttavia, che noi li facciamo partecipi di qualche nostra intima e legittima inquietudine, pur astraendo, fin dove sia possibile, dalla questione pregiudiziale, che il congresso risolve per di sé, dell'opportunità e dei vantaggi di conchiudere il movimento anarchico, incoercibile per la sua natura e per la sua fortuna, nel programma e nell'ambito di un partito, sia pure l'ambito e il programma dell'azione diretta»

Le delibere dei congressi erano impegnative solo per i gruppi che le accettavano e per potervi entrare era necessario accettare il "Programma Anarchico malatestiano". L'organizzazione sarà poi messa fuori legge dal regime fascista nel 1926, ma nel dopo guerra si ricostiturà come Federazione Anarchica Italiana.

[modifica] Note

  1. L'Unione Anarchica Emiliano-Romagnola era stata fondata il 31 dicembre 1916 dal gruppo anarchico Emilio Covelli.
  2. Camillo da Lodi, Considerazioni sul nostro movimento
  3. Attenti ai mali passi!, «Cronaca sovversiva», 10 luglio 1920

[modifica] Bibliografia

  • Massimo Ortalli, Tobia Imperato, L'Unione Anarchica Italiana - Tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919-1926), ed. Zero in Condotta, 2006 [1]
  • Actas de las sesiones del Congreso de la Unión Comunista Anárquica Italiana celebrado en Bolonia los días del 1° al 4 de julio de 1920 [2]

[modifica] Voci correlate

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