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Umberto Tommasini

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Umberto Tommasini
Umberto Tommasini (Vivaro, 9 marzo 1896 - Vivaro, Pordenone, 22 agosto 1980) è stato un anarchico e un'antifascista italiano.

Biografia[modifica]

Umberto Tommasini nasce a Vivaro il 9 marzo 1896 da Angelo e Bernardina Tommasini. La sua è una famiglia operaia e socialista, originaria di Vivaro (Pordenone), un paese localizzato in una delle zone più povere del Friuli rurale.

Il socialismo[modifica]

Il padre, lavoratore non qualificato, aveva scelto per i primi figli i nomi dei sovrani sabaudi, ma una volta giunto a Trieste era diventato socialista e tale era rimasto per tutta la vita. Divenuto orfano di madre nel 1902, il tredicenne Umberto inizia a lavorare come apprendista fabbro e il 14 ottobre 1909 partecipa al suo primo corteo, una protesta contro la condanna a morte dell'anarchico spagnolo Francisco Ferrer. Insieme ai tre fratelli maschi (Vittorio, Leonardo e Angelo) frequenta gli ambienti socialisti e il celebre Circolo di Studi sociali. Suo padre, anch'egli frequentatore del circolo, recupera i libri a carattere socialista più vecchi e li porta a Vivaro, dove apre una piccola biblioteca pubblica che occupa una delle due stanze della piccola casa di famiglia. È questa la prima biblioteca del circondario di Pordenone.

Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, la famiglia decide di ritornare al paese d’origine pensando che tutto si sarebbe risolto in poco tempo. Umberto Tommasini viene arruolato ed assegnato ad un reparto di mitraglieri. In un’operazione bellica viene ferito. Nel 1917, fatto prigioniero dopo la disfatta di Caporetto, viene internato nel campo di prigionia di Mauthausen. Dopo essere stato congedato nel 1919, ritorna a Trieste e riprende l’attività  di fabbro e la frequentazione dei circoli socialisti e libertari.

L'adesione all'anarchismo e l'antifascismo[modifica]

Durante il 1920 segue il dibattito interno al movimento socialista, ma ne rimane profondamente deluso per il basso livello delle polemiche: non rinnova la tessera del Partito Socialista né entra nel neonato PCI, che secondo lui era strutturato in maniera eccessivamente gerarchica. Aderisce invece al movimento anarchico, seguendo l’esempio del fratello più anziano, Vittorio, che aveva conosciuto in Sardegna gli anarchici provenienti da Trieste e che, in quanto antimilitaristi, erano stati internati anche loro durante la guerra. Nel dopo guerra partecipa a Trieste ad iniziative sindacali e politiche. Prende parte alle lotte di quegli anni infuocati, in particolare pratica l'azione diretta contro i crumiri e la crescente criminalità  fascista: nel 1921 viene ferito da un gruppo di fascisti che aveva fatto irruzione nella fabbrica in cui lavorava. Nell’estate dello stesso anno partecipa ad una spedizione punitiva contro un gruppo di squadristi di ritorno da un’azione compiuta nel quartiere rosso di san Giacomo: il lancio di bombe provoca una trentina di feriti tra i fascisti; suo padre, che mal sopportava questo genere di azioni, sceglie di rompere ogni rapporto con lui.

Nel 1925 partecipa del convegno dell’Unione Anarchica Italiana di Milano, dove conosce Camillo Berneri e Gino Bibbi, con i quali rimarrà  sempre in stretti rapporti. Collabora al fallito attentato di Gino Lucetti contro Mussolini (11 settembre 1926); pare che sia stato proprio lui colui a rifornire il materiale esplosivo all'anarchico apuano, ma pare anche che non fosse al corrente dell’uso che se ne dovesse fare. In ogni caso, le autorità  fasciste lo temono per la sua radicalità , per questo lo fermano più volte ed è tra i primi antifascisti ad esser confinato sulle isole: per sei anni è "ospite" di Ustica e di Ponza.

Tommasini è schedato per il «contegno altero e sprezzante» e come «seminatore instancabile di odio contro l’attuale costituzione sociale, insofferente di ogni disciplina e per nulla ossequiente verso le autorità ». Sconta 5 anni di confino tra Ustica e Ponza, dedicandosi alla mensa e solidarizzando contro i soprusi dei sorveglianti. Durante il confino stringe legami con il comunista triestino Luigi Calligaris e l'ingegnere repubblicano Giobbe Giopp. Ritornato a Trieste nel 1932, sceglie dopo qualche settimana di espatriare clandestinamente in Francia (dopo una tappa breve a Ginevra, era stato Luigi Bertoni ad indirizzarlo verso Parigi), dove prende parte attiva alla lotta antifascista in esilio. Pur senza documenti, tiene contatti continui con molti antifascisti e con Camillo Berneri e Giobbe Giopp valuta la possibilità  di compiere azioni antifasciste anche in Italia. Umberto Tommasini ha ovviamente anche una vita privata: nel 1934 inizia una convivenza con la triestina Anna Renner, dalla quale ha un figlio (Renato).

La rivoluzione spagnola[modifica]

Nell'ottobre 1935 partecipa al Convegno d’intesa, un incontro tenutosi Parigi tra gli esiliati anarchici, dove viene valutata la possibilità  di rientrare in Italia per combattere il fascismo. Non se ne farà  niente, ma questi contatti gli sono utili perché allo scoppio della rivoluzione spagnola (luglio 1936) aderisce alla Colonna Ascaso della CNT-FAI, comandata da Carlo Rosselli e Camillo Berneri, e in gran parte composta da anarchici. Giunto nel settore del monte Pelato (sul fronte Aragonese di Huesca), il 28 agosto fa parte di quel gruppo di repubblicani che, seppur dotati di scarso armamentario, riesce a respingere un numeroso gruppo di carlisti [1] . Ricopre anche ruoli guida nelle strutture militari repubblicane, anche se è molto critico rispetto alla crescente militarizzazione delle milizie popolari.

Insieme ai repubblicani Giopp e Cimadori e all’anarchico Giovanni Fontana viene arrestato nel febbraio del 1937 dagli stalinisti durante un tentativo di sabotaggio contro la marina franchista. Viene incarcerato a Valencia, subendo ripetuti interrogatori da parte degli stalinisti della GPU. Tommasini riesce a scappare, ma è costretto a far ritorno in carcere per dar spazio alle trattative gestite dal Ministro della Giustizia, l’anarchico Juan Garcia Oliver, per la liberazione dell’intero comando, di cui un membro (Cimadori) si scoprirà  essere un informatore della polizia fascista.

Verso al fine dell’aprile 1937, dopo aver subito una finta fucilazione, viene rilasciato e, sulla strada per Barcellona, incontra per l’ultima volta uno stanco Camillo Berneri, che da li a poco sarebbe stato assassinato dagli stalinisti.

Dopo i tragici fatti del maggio 1937, l’anarchico triestino non ritorna in Francia e si dedica alla progettazione di un attentato contro Mussolini da realizzarsi nell’estate seguente. La polizia fascista ne è al corrente grazie alle delazioni di un anarchico informatore della polizia, Mario Buda.

La seconda guerra mondiale[modifica]

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, viene arrestato nel 1940 ed internato nel campo di concentramento di Vernet d'Ariege, quindi è estradato in Italia dopo l’armistizio italo-francese. Dal '41 al '43 è tra le centinaia di anarchici confinati sull'isola di Ventotene, dove ritorna a svolgere la mansione di cuoco della mensa libertaria. A Ventotene si scontra con Giuseppe Di Vittorio, che nell'estate del 1937, a Parigi, aveva calunniato Camillo Berneri. Dopo il 25 luglio 1943, mentre gli altri detenuti politici vengono liberati, Tommasini, insieme agli altri anarchici e agli slavi, è trattenuto nel campo. Rimarrà  internato a Renicci D'Anghiari (Arezzo) sino a poche ore prima dell'arrivo dei nazisti l'8 settembre 1943.

Mentre molti anarchici entrano nella resistenza, egli si rifiuta in quanto tra i partigiani dominano i comunisti e con loro non vuole avere a che fare più niente. Rimane quindi nell'Appennino emiliano, riprende i contatti con i compagni anarchici e aiuta gli sfollati.

Il secondo dopo guerra[modifica]

Nel dopoguerra torna a Trieste, dove insieme ad altri compagni (Giordano Bruch, Libero e Primo Vigna) provenienti dall'esilio e dalla lotta partigiana, fonda il Gruppo Anarchico Germinal e l'omonimo giornale. I mezzi economici sono alquanto scarsi, manca anche una sede pubblica ma, nonostante le difficoltà , il giornale compare tutti i Primo Maggio e in varie altre occasioni.

Sempre in prima fila, Tommasini si schiera contro il nazionalismo comunista jugoslavo e quello socialista e repubblicano italiano. Riesce a ricongiungersi con la famiglia, quindi riprende la sua attività  di fabbro e quella politico-sindacale: viene eletto delegato sindacale nonostante l'egemonia comunista; promuove diverse iniziative per il 1° maggio e conferenze commemorative di Francisco Ferrer; partecipa al congresso costitutivo della FAI, alla quale subito aderisce il gruppo Germinal. Nel 1965 accetterà  il patto associativo della FAI, ma resterà  in buoni rapporti anche con i dissidenti che costituiranno i Gruppi di Iniziativa Anarchica.

radicalmente ostile a tutte le autorità , nel 1954, il governo militare alleato che amministra la città , lo condanna al carcere per propaganda illegale anarchica (manifesti abusivi). In quel periodo si concentra anche nell'aiutare alcuni anarchici bulgari che cercano di espatriare clandestinamente in Francia.

Il '68 e gli anni '70: Tommasini e le nuove generazioni[modifica]

L'ondata libertaria del maggio 1968 lo trova attivo e pronto al colloquio con i giovani contestatori: insieme a loro apre una nuova sede del gruppo e fervono nuove attività  (dal 1970 il "Germinal" riprende ad uscire regolarmente come foglio ospitante i resoconti delle lotte sociali, specie quelle del Nord-Est). Tommasini è tra i più attivi e diventa un punto di riferimento per i giovani libertari che si avvicinano alla sede. A 74 anni è in prima fila nel respinge un attacco fascista alla sede, ricacciando fuori alcuni degli aggressori.

Sostituendo Alfonso Failla, diventa direttore di «Umanità  Nova» dal 1971 al 1979. Subirà  anche una nuova condanna per un articolo pubblicato contro un "prete mafioso calabrese". A sottolineare il suo carattere insuscettibile di ravvedimento, in una nota informativa del 1973 viene schedato come «elemento dal carattere impulsivo e rissoso, costantemente insoddisfatto ed apertamente insofferente all'Autorità  e alle leggi dello stato».

Ottantenne partecipa alle marce anti-militariste, ai congressi della F.A.I., alle attività  controinformative sulle stragi di Stato. Per questo subisce nuove denunce e condanne. Spesso si ritira a Vivaro (Pordenone) per ritemprarsi dagli acciacchi della vecchiaia. Qui muore il 22 agosto: ai funerali partecipano molti compagni anarchici, tra cui tanti giovani con bandiere e striscioni.

Bibliografia[modifica]

  • Maurizio Antonioli; Gianpietro Berti, Santi Fedele, Pasquale Luso, Dizionario biografico degli anarchici italiani

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Carlismo