Tomaso Serra
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Tomaso Serra (Lanusei, 23 marzo 1900- Barrali, 8 ottobre 1985), anarchico sardo, antifascista e miliziano nella rivoluzione di Spagna.
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[modifica] La vita
Tomaso Serra, detto "il Barba", nasce a Lanusei (Nuoro) il 23 marzo 1900 ma è Barrali (Cagliari) il “suo” paese, quello in cui vive e in cui negli anni 60 proverà a mettere in pratica un interessante esperimento di autogestione. Per mantenersi svolge umili ma dignitose professioni: muratore, contadino ecc., senza che ciò gli impedisca di leggere e studiare per proprio conto. A 16 anni emigra nel Nord Italia per partecipare alla costruzione di alcune dighe e acquedotti, poi nel 1918 giunge in Francia per lavorare alla ricostruzione della rete ferroviaria e in miniera.
Intorno al 1919 o 1920 si trova in Svizzera, paese in cui entra in contatto con gli ambienti anarchici:
- «44-43 anni or sono per la prima volta in Svizzera a Binningen, attaccato a Basilea, ignoravo l'anarchia e gli anarchici, ma con gli amici, compagni di lavoro si parlava, sorgeva il fascismo. Fui invitato a far parte di una filodrammatica, e parlando con colui che era l'organizzatore e direttore, nonché il comico, sovente mi diceva, asseriva che io fossi anarchico, e francamente rispondevo che ignoravo completamente quanto lui riscontrava in me. Ebbene allora risulta che sei anarchico senza saperlo. In ogni modo la prima volta che arriverà Luigi Bertoni a tener conferenza qui, ti presenterò, gli spiegherò. E così fu, feci la conoscenza di Bertoni, presi opuscoli, mi abbonai al Risveglio e così via ...» (Lettera indirizzata a Giovanni Peretti, 1963) [1].
[modifica] Esule in Europa
All’avvento del regime di Mussolini, Tomaso Serra non nasconde le sue idee ed è per questo perseguitato e costretto a spostarsi di nazione in nazione: dalla Svizzera si reca in Francia, da cui è però espulso per "attività sovversive", poi giunge in Lussemburgo, dove è arrestato nel febbraio 1928 e condannato a 1 mese di carcere per passaporto falso. In seguito lavora in Belgio alla costruzione di una diga, dopo la quale emigra in Germania, da dove è ancora espulso, quindi decide di ritornare ancora una volta in Francia.
Dal 1931 è di nuovo, clandestinamente, in Svizzera, prima a Basilea, dove viene arrestato il 4 febbraio ed espulso dal Cantone, poi a Zurigo, dove conosce molti anarchici (Bulzamini e la sua compagna, Guido Rusconi, Spotti, Scaltri, Bedoni, Luigi Frigerio ecc.). Grazie al Foyer des réfugés politiques antifascistes (organizzazione fondata da antifascisti italiani e da socialisti e anarchici svizzeri), dal 1934 al 1936 si ripara a Ginevra. Qui incontra Randolfo Vella, frequenta il gruppo del «Réveil» (Risveglio), partecipando alle operazioni di tipografia e di diffusione del giornale.
[modifica] La Rivoluzione spagnola
Ai primi del 1936 viene espulso anche dalla Svizzera. L’amico André Oltramare lo accompagna, in auto, alla colonia dei bambini degli antifascisti di S. Cergues, in Francia, anche se l'obiettivo è quello però di andare in Spagna e partecipare agli eventi rivoluzionari. Nella penisola iberica vi giunge il 25 agosto 1936, l’entusiasmo dell’arrivo a Barcellona è testimoniato da una lettera in cui scrive: «... il rosso e il nero in tutti i mezzi di trasporto, taxi, tram... sparirono dalla circolazione i preti, i frati e le monache, le chiese trasformate e utilizzate a secondo i casi urgenti e utili...»[2].
Per qualche settimana si addestra presso la caserma Predalbes, poi a Huesca, dove entra nel gruppo comandato da Libero Battistelli, localizzato nel sud-est del cimitero della città. Continua la corrispondenza con l’amico e compagno svizzero Bertoni e pubblica anche diversi articoli sul Risveglio.
Nel settembre 1936 si trova al fronte Teruel, dove si unisce agli anarco-sindacalisti della Colonna Ascaso, in una batteria intitolata a Michele Schirru, anarchico e sardo come lui. Qui avrà l’opportunità di rivedere l’amico Luigi Bertoni, Auguste Cornu e André Oltramare. Dopo essere stato ferito in battaglia, il 19 luglio 1937 Tomaso Serra, Renato Bruni e Masi vengono però arrestati dai «bolscevichi catalani» nella piazza Atazanas «ove cadde il caloroso Francisco Ascaso... eravamo dei desaparessidos, nei sotterranei della loro centrale, stipati come maiali».
L’amico André Oltramare si dà da fare presso le autorità catalane per capire dove è stato trattenuto Serra. Alla fine i due riescono ad incontrarsi, Serra evita la fucilazione ed è trasferito al carcere Modelo, dove incontra anche lo svizzero Albert Minnig.
Una volta scarcerato scappa prima in Francia, poi in Belgio, infine ritorna in Francia, dove è arrestato a Lille nel febbraio 1939 e deportato nel campo di prigionia di Le Vernet (Ariège) (vi rimarrà fino a novembre 1940). Prima dell’arresto riesce però ugualmente a costituire un gruppo anarchico clandestino insieme ad altri anarchici che si trovano nelle sue stesse condizioni.
[modifica] La lotta al fascismo
Dopo la liberazione dal carcere è però estradato in Italia, nel dicembre 1941, dove è immediatamente arrestato e in seguito condananto al confino a Ventotene per 5 anni [3]. Dopo la caduta del fascismo viene portato nel campo di concentramento di Renicci, da cui evade, insieme ad altri compagni nel settembre 1943, unendosi alla resistenza nelle fila di "Giustizia e Libertà" di Emilio Lussu, dedicandosi in particolare ad opere di sabotaggio e guerriglia contro i nazifascisti.
[modifica] Il rientro in Sardegna
Finita la guerra, nel 1947 rientra in Sardegna, dove fa il contadino, così come i suoi fratelli e le sue sorelle, diffondendo le idee anarchiche attraverso la propaganda e l'esempio. Nel 1960 ha l'idea di costruire una comunità libertaria per gli anarchici sardi, specie per gli anziani o quelli bisognosi di aiuto. Il progetto suscita molte critiche, ma durante un congresso (1962) della Federazione Anarchica Italiana difende tenacemente la sua idea, che aveva il fine anche, ma non solo, di non costringere i libertari in difficoltà a chiedere sostegno allo Stato o alla Chiesa.
In questo periodo entra in contatto con molti anarchici sardi, tra cui Pietrino Arixi. Verso il 1968, grazie a degli aiuti economici che riesce finalmente a reperire, decide di mettere in atto a Barrali un progetto autogestionario, la cosiddetta Collettività Anarchica di Solidarietà (CAS) [4], in seno alla quale nascerà nel 1981 l’"Arkiviu-bibrioteka de kurtura populari" (Archivio-biblioteca di cultura popolare) che alla sua morte assumerà la denominazione di "S'arkiviu-bibrioteka "T. Serra"" [5].
Tomaso Serra muore nella "sua" Barrali (Cagliari) l'8 ottobre 1985.
[modifica] Citazioni
- «Nel mondo non ci sarà mai la pace, mai l'amore, mai la felicità tra gli uomini, a causa dell'ingiustizia che esiste tra i ricchi e i poveri, creata dalla società medesima [...] è umiliante che nel XX secolo, con lo sviluppo della scienza e del progresso ci siano ancora uomini incapaci di reagire e di orientare il genere umano verso la via diretta, che conduce ad un mondo dove tutto sarà di tutti, come il sole che ci illumina e ci riscalda. [...Allora] La pace sarà nel mondo intero. Amare il prossimo se stesso, viva la pace, viva la libertà» (Tomaso Serra, 2 ottobre 1985, 6 giorni prima di morire per un cancro alla bocca)
[modifica] Opere
- Costantino Cavalleri, L'anarchico di Barrali, Editziones de s'arkiviu-bibrioteka "T. Serra" [6].
[modifica] Voci correlate
Storia del movimento libertario in Italia
[modifica] Note
- ↑ Fonte:Cantiere biografico degli anarchici in Svizzera
- ↑ Caniere biografico degli anarchici in Svizzera
- ↑ Gli anarchici a Ventotene
- ↑ da Sardegna Biblioteche
- ↑ Arkiviu-Bibrioteka "T. Serra", via M. Melas 24, 09040 Guasila (CA)
- ↑ Scheda libro

