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Tom Regan

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Tom Regan

Tom Regan (Pittsburgh, USA, 28 novembre 1938-) è un filosofo americano che dedica gran parte dei suoi studi all'analisi della "questione animale" e alla denuncia dello specismo.

Biografia[modifica]

Tom Regan è nato il 28 novembre 1938 a Pittsburgh (Pennsylvania-USA). Si è laureato al Thiel College nel 1960 e dal 1967 insegna filosofia nella North Carolina State University.

Dopo che per metà  della sua vita ha mangiato carne, e che addirittura lo ha visto macellaio per un breve periodo per pagarsi gli studi, è diventato vegan e ha dedicato i suoi studi alle tematiche relative ai diritti animali. È autore di quattro libri sull'argomento, tra cui The Case for Animal Rights (pubblicato in Italia da Garzanti nel 1990 con il titolo I diritti animali) che è considerato uno dei testi chiave nel sostegno filosofico del movimento dei diritti degli animali, la cui discussione è stata portata da questo libro alla seria attenzione di gruppi di studiosi.

Il pensiero[modifica]

Regan definisce "estrema" la propria posizione in merito ai diritti degli animali; spiegando che l'aggettivo "estremo" non è necessariamente sinonimo di "sbagliato" o "eccessivo". Infatti egli dice che nel condannare alcuni comportamenti immorali o violenti non si può non essere estremi (ad esempio nel caso della pedofilia o dello stupro, ognuno ricopre una posizione estrema).

Il suo estremismo è tale da giudicare positivamente le liberazioni animali mediante l’azione diretta, anche se egli auspica l’autodenuncia del liberatore. Egli è particolarmente critico nei confronti delle tesi utilitaristiche di Peter Singer, poichè ritiene che sia necessario concentrarsi sui portatori degli "interessi", cioè gli esseri viventi, anziché sugli "interessi" in sé.

Per Reagan il diritto è come una sorta di cartello immaginario su cui c'è scritto "vietato andare oltre", dove con "andare oltre" si intende l'invasione dello spazio di un altro individuo, sia esso umano o non umano. Tale invasione si va solitamente a concretizzare nella limitazione o privazione della libertà , nel provocare danni fisici e morali, nella tortura, nell'uccisione. Difendere un diritto significa soprattutto impedire che un essere vivente venga esposto a tutto ciò.

I difensori di questi diritti sono, per Reagan, gli animalisti, che devono considerarsi gli “ambasciatori degli animali”:

«Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che l'obiettivo primario è quello di divulgare il più possibile un messaggio di sensibilità  ed empatia verso i nostri fratelli minori. Farlo per mezzo di espressioni o modalità  accusatorie o eccessivamente vivaci, sarebbe controproducente per la causa stessa. E a farne le spese sarebbero proprio quelli che vorremmo difendere.»

Pur essendo estremamente impegnato nella difesa degli "animali-non umani", egli stesso è consapevole che un impatto nullo è di fatto impossibile. Stabilita l'impossibilità  di mantenere una "purezza" assoluta in una società  come la nostra, Regan sostiene che questa consapevolezza non deve far venir meno il dovere di adottare tutti quei comportamenti volti a limitare il più possibile l'impatto del singolo sulla natura, in tutte le sue forme. Per rimarcare nettamente questo concetto, si affida alla metafora della ragnatela:

«Stare al mondo è come stare su un'immaginaria ragnatela il cui centro corrisponde a quanto di peggio ci possa essere. Non potremo mai staccarci completamente dalla ragnatela, ma abbiamo il dovere di cercare di allontanarci il più possibile dal centro. E certamente si sta più vicini al centro utilizzando prodotti di aziende che pongono nello sfruttamento diretto e volontario degli animali e della natura il loro stesso obiettivo».

Regan non è propriamente legato al movimento anarchico, tuttavia, con le sue opere, contribuisce all’estirpazione del concetto di dominio, su cui si fonda il sistema sociale attuale. Egli rende evidente, senza alcun ombra di dubbio, che tutti gli esseri viventi condividono con noi certi interessi quali la sopravvivenza, la riproduzione, la libertà  dal dolore ecc. Gli anarchici, che fondano la definizione dei diritti proprio su questi interessi, non possono che convergere, su questo punto, con il suo pensiero.

Citazioni[modifica]

  • «Gli animali da laboratorio non rappresentano una "risorsa", il cui status morale sia quello di essere utili agli interessi degli esseri umani. Sono soggetti ad una vita che va avanti, nel bene e nel male, per loro, indipendentemente dall’utilità  che potrebbero avere o meno per gli altri. Condividono con noi un particolare valore – un valore insito alla vita – e, qualsiasi cosa facciamo loro, dobbiamo rispettare quel valore, perché è giusto così. Trattarli come se il loro valore si riducesse alla loro utilità  per gli interessi umani, per quanto importanti possano essere questi interessi, significa trattarli ingiustamente; il fatto che i test sugli animali siano previsti dalla legge, non significa che siano moralmente tollerabili; dimostra solo che la legge stessa è ingiusta e che dovrebbe essere modificata.» (The Case for Animal Rights)
  • «Io penso che gli animali che mangiamo abbiano sia il diritto a non dover subire sofferenze gratuite, che il diritto alla vita, se lo hanno anche gli uomini, che non mangiamo (...) e anche se gli animali venissero allevati in modo da condurre una vita più o meno piacevole, e fossero macellati in maniera "umana", questo non darebbe la certezza che i loro diritti, incluso il diritto alla vita, non vengano violati (...) Un numero sempre maggiore di animali è sottoposto alla durezza di questi metodi d’allevamento costretti a vivere in condizioni in cui si trovano incredibilmente ammassati gli uni agli altri. Inoltre, a causa di questi metodi, i desideri naturali di molti animali vengono spesso frustrati (...) In breve, sia in termini dei dolori fisici…che in termini di dolore psichico (...) essi provano un dolore non comune e immeritato. Oltre a questo, ci sono le raccapriccianti realtà  della macellazione "umana". (...) Gli animali (...) soffrono, quali prove oltre al loro gemito, ai loro sospiri, al tremolio del loro corpo, allo sguardo disperato dei loro occhi, ecc. (...) penso che gli animali possano, come in effetti accade loro, provare dolore, e che, a meno che, o fino a quando, non ci venga dimostrato, nonostante l’evidenza contraria, che gli animali non soffrono, noi siamo dalla parte della ragione pensando che lo facciano.» (All That Dwell Therein)
  • «Se e quando aboliremo l’abuso degli animali: questo è un problema principalmente di carattere politico. Le persone devono cambiare le loro convinzioni prima di cambiare le loro abitudini di vita. Un numero consistente di persone, specialmente quelle che rivestono cariche pubbliche, devono credere nel cambiamento.» (In Defence of Animals)

Bibliografia[modifica]

  • I diritti animali, 1990
  • Gabbie vuote. La sfida dei diritti animali, Sonda, 2005.
  • La mia lotta per i diritti animali, 2005

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]