Storia dell'anarchismo sardo

Da Anarcopedia.

Sono ben poche le notizie che si hanno sull’anarchismo sardo. E' certo però che dopo la caduta del fascismo la storiografia ufficiale ha tentato di minimizzare, se non del tutto negare, il ruolo avuto dagli anarchici nello sviluppo delle lotte antifasciste. Solo negli anni 80, grazie al lavoro di Costantino Cavalleri nella biblioteca "S´arkiviu", intitolata al più conosciuto anarchico sardo, Tomaso Serra, si è cominciato a far luce sull'esperienza anarchica nell'isola.

Indice

[modifica] Storia

La prima volta che gli anarchici compaiono ufficialmente sulla scena nazionale è nel periodico "Il Novatore", nel quale collaboravano sia anarchici e sia socialisti rivoluzionari. "Il Novatore", che sarà pubblicato solo cinque volte tra il 1918 e il 1919, dedicava ampio spazio alla propaganda per l'azione diretta, l'autogestione, la giustizia sociale, l'astensionismo elettorale e alla critica del riformismo politico e sindacale.

[modifica] L´epoca fascista

Nei primi anni del XX° secolo nasce ad Iglesias, cittadina del Sulcis-Iglesiante (regione sud-occidentale della Sardegna) in cui era fortissima la presenza di minatori, il "gruppo Sante Caserio", che, tra il 1918 e il 1922, ebbe una notevole influenza nello sviluppo delle lotte dei minatori contro il fascismo e contro il padronato.

Nonostante la storiografia ufficiale abbia cercato di ricondurre tutte queste lotte antifasciste e sindacali al marxismo e al riformismo, gli anarchici sardi furono molto attivi nel contrastare lo squadrismo e per questo spesso vittime di numerose aggressioni, frequentemente commissionate dai padroni delle fabbriche e delle miniere che mal sopportavano il loro sostegno agli sfruttati. "Il Sante Caserio" fu il primo gruppo sardo ad opporsi in maniera organizzata a queste violenze che oramai si susseguivano con una certa continuità: nel 1921 l´anarchico Luigi Atzori è arrestato dalle per essersi difeso dallo squadrismo fascista; Giuseppe Ballocco, minacciato sul posto di lavoro dai fascisti, reagisce ferendo uno dei suoi aggressori. Nel 1924 numerosi anarchici vengono attaccati mentre diffondo il periodico "Fede", ma la loro pronta reazione lascia a mal partito i soliti seguaci del "Duce". Nel 1926 sono organizzate numerose manifestazioni antifasciste di matrice anarchica.

La repressione fascista, sommata all´ostilità dei comunisti e dei riformisti, portò col tempo alla dissoluzione del "Sante Caserio". Molti anarchici allora scelsero di andare in esilio in Francia, altri costituirono piccoli gruppi, subendo le periodiche ondate repressive. Solo alla fine della II Guerra mondiale il "gruppo Sante Caserio" si ricostituì cambiando nome in "gruppo Michele Schirru" (n.d.r il gruppo fu attivo sino agli anni 80).

Durante gli anni del fascismo il numero dei militanti si aggirava intorno a cinquecento, moltissimi dei quali furono schedati. Alcuni riuscirono a sfuggire ai controlli ossessivi della polizia politica, e tra questi va citato Zemiro Melas. Melas partecipò alle lotte antifasciste in Jugoslavia poi, al rientro in Italia, fu tra i fondatori del gruppo anarchico fiorentino "Fronte della Gioventù", prima di venir arrestato e deportato dai nazisti (n.d.r Zemiro Melas riuscì poi a sfuggire fortunosamente alla deportazione).

Proprio a causa della pesante repressione in atto molti anarchici sardi preferirono l´emigrazione. Alcuni di quelli emigrati negli USA parteciparono al finanziamento e alla diffusione de L´Adunata dei Refrattari". In questo gruppo era attivo anche Michele Schirru, il quale, appoggiato anche da altri anarchici sardi (Salvatore Dettori, Antonio Giuseppe Meloni ed Efisio Zonchello), rientrò in Italia con il progetto di uccidere Benito Mussolini. Per questo, cioé solo per aver pensato di uccidere il "Duce", fu arrestato e fucilato nel 1931.

[modifica] Gli anarchici sardi nella rivoluzione spagnola

Molti furono gli anarchici sardi che parteciparono agli eventi della rivoluzione spagnola, il più conosciuto dei quali fu Tomaso Serra: anarchico di Barrali (Ca), perseguitato ed espulso da diversi paesi europei, giunse in Spagna nel 1936, unendosi alla Colonna Ascaso. Arrestato il 19 luglio 1937, dopo essere scampato per un soffio alla morte per mano degli stalinisti, fu deportato a Ventotene. In Spagna combatté a lungo a fianco dei cugini Angelino, Enrico e Paolino Puddu.

Altri anarchici sardi che combatterono in Spagna e di cui si hanno notizie rilevanti: Pietro Deiana, rientrato nel 1936 dall´esilio americano andò subito in Spagna a schierarsi con i repubblicani; Giovanni Antioco Dettori, morto nel 1937 sul fronte di Teruel; Pompeo Franchi, morto nel 1936 nella battaglia di monte Pelado; Salvatore Marcello, ferito in Spagna nel 1938 ed esiliato poi in Francia, dove fu arrestato e deportato a Ventotene nel 1939; Giovanni Virgilio, ferito nella battaglia di Carrascal dell'aprile 1937, proseguì i combattimenti sino al 1939 quando fu deportato a Ventotene; Serafino Deiana, Giuseppe Puggioni e Giovanni Antioco Dettori, dopo l´esilio a Tunisi, che vissero tutti e tre, i primi due sostenettero in vari modi la rivoluzione spagnola mentre Dettori vi partecipò materialmente, morendo nel 1937; Pasquale Fancello, partecipò alla rivoluzione e al suo rientro fu incarcerato ad Iglesias con l'accusa di aver partecipato ad una serie di azioni dirette.

[modifica] Dal dopo guerra sino ai giorni nostri

Alla caduta del fascismo alcuni anarchici, come Giovanni Virgilio, appena rientrati dall’esperienza spagnola, abbracciarono la lotta armata o comunque incentrata sulle azioni dirette e di sabotaggio. Altri invece scelsero di rientrare nell’isola per provare a mettere in pratica le loro idee libertarie.

Al congresso fondativo della Federazione Anarchica Italiana (Carrara, 1945) partecipò anche un gruppo denominato "Gruppo Anarchico di Cagliari" [1]. Ma il progetto libertario più interessante fu però messo in atto all´inizio degli anni 60 dal già citato Tomaso Serra che a Barrali (Ca) fondò la "Collettività anarchica di solidarietà" (CAS). La CAS fu un vero e proprio esperimento di autogestione che ebbe all'epoca notevole risalto anche all´estero. In seno all´esperienza della CAS nacque anche l´"Arkiviu-bibrioteka de kurtura populari" (Archivio biblioteca di cultura popolare), che alla morte di Tomaso Serra, avvenuta nel 1985, assunse il nome di S'arkiviu-bibrioteka "T. Serra". Questa biblioteca, gestita attualmente da Costatino Cavalleri, si avvalse dei testi di Tomaso Serra e di donazioni fatte da altri anarchici sardi, in particolare da Pietrino Arixi e Giovanni Tolu.

Intorno a questa biblioteca fiorirono, tra la fine degli anni 80 e l´inizio degli anni 90, una serie di periodici -Anarkiviu : bulhitinu bibriografiku de s'arkiviu bibrioteka de kurtura populhari "T. Serra" (Bollettino bibliografico dell´archivio biblioteca di cultura popolare "T. Serra"); Nihil (Supplemento " Quadrimestrale di dibattito, analisi, approfondimenti storici, teorici, metodologici" al bollettino" Anarkiviu") e definito anche come il "foglio dell'Unione anarchici sardi"; "Su gazetinu de sa luta kontras a sas presones " (Il Gazettino della lotta contro le prigioni) ecc. [2] - curati da Costantino Cavalleri, in cui si cercò di dare un indirizzo unitario alle lotte anarchiche dei sardi, solitamente poco organizzate e diversificate. Nella seconda metà degli anni '80 si costituì, per merito soprattutto degli anarchici, il "Comitato di Solidarietà con il Proletariato Prigioniero Sardo Deportato", a sostegno delle istanze dei prigionieri sardi. Sempre Cavalleri, nel 2002, attraverso l´unico numero del "Zornale pro su Fruntene de Liberatzione Natzionale Sardu - ARREXINIS - RAIKINAS - RADICI" (Giornale per il Fronte di Liberazione Nazionale Sardo- RADICI), rilanciò l´idea di un Fronte unitario che coinvolgesse tutte le aree dell'antagonismo isolano, al di là della diversa matrice ideologica.

Il XXI° secolo si apre invece con un´ondata repressiva: a Cagliari, nell´ottobre del 2003, una manifestazione in solidarietà a Massimo Leonardi[3] si conclude con una pesante carica delle forze dell´ordine e quattordici fermati[4]; nel 2004 6 anarchici vengono arrestati; nel febbraio dello stesso anno, L.F, viene fermato con l'accusa di essere responsabile di 19 piccoli attentati, firmati con la sigla Asai (Anonima sarda anarchici insurrezionalisti); sempre nel 2004 la repressione colpisce i militanti del circolo Fraria[5], di cui viene ordinata la chiusura; il 13 giugno a Sassari sono arrestati altri due giovani che preparavano un attentato.

Nonostante la repressione e nonostante nell´isola manchino centri dell´anarchismo ufficiale (non esiste alcuna sede della FAI e della FdCA, mentre è invece presente una sede dell´USI...), gli anarchici sono stati e sono in ogni caso sempre attivi nelle lotte per la casa, per il lavoro, contro lo sfruttamento dell´ambiente, contro la discriminazione razziale e contro le basi militari.

[modifica] Voci correlate

Storia del movimento libertario in Italia

[modifica] Note

  1. Archivio della federazione Anarchica Italiana
  2. "Vedi [1]
  3. [2]
  4. Sui fatti di Cagliari (ottobre 2003)
  5. Sulla chiusura del Fraria
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