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Storia dell'anarchismo sardo

Da Anarcopedia.

Sono ben poche le notizie che si hanno sull’anarchismo sardo. E' certo però che dopo la caduta del fascismo la storiografia ufficiale ha tentato di minimizzare, se non del tutto negare, il ruolo avuto dagli anarchici nello sviluppo delle lotte antifasciste. Solo negli anni 80, grazie al lavoro di Costantino Cavalleri nella Biblioteca "S´arkiviu", intitolata al più conosciuto anarchico sardo, Tomaso Serra, si è cominciato a far luce sull'esperienza anarchica nell'isola.

Indice

[modifica] Storia

Nel popolo sardo è stata da sempre presente un innata diffidenza e\o ostilità verso le autorità e le istituzioni di ogni tipo [un po’ meno verso quelle religiose, NdR], specie se proveniente dal “continente”. Questo però non significa che l’anarchia abbia fatto facilmente presa nel tessuto socio-politico dell’isola, forse a causa di una scarsa unitarietà dei sardi e di una loro tendenza a pensare esclusivamente a sé stessi. Bisognerà attendere la fine del XIX° secolo per ritrovare qualche flebile traccia di attivismo anarchico e soltanto nel secondo decennio del XX° secolo si costituirono i primi piccoli gruppi anarchici.

La frammentarietà e le difficoltà a sviluppare una rete organizzativa di un certo livello, sono caratteristiche costanti dell’anarchismo in Sardegna, infatti ancora oggi sono sì attivi alcuni piccoli gruppi ma nessun centro sociale, sezione della FAI o della FdCA.

[modifica] L’800 e il primo 900

L’800 è un secolo in cui si svilupparono molte proteste e insurrezioni popolari: dopo la legge delle chiudende del 1820[1], che di fatto privatizzò le terre pubbliche, si registrarono numerose rivolte nel Nuorese [2]. In seguito se ne verificarono anche a Sedilo (1850), Sassari (1852) e Oschiri (1855) [3], tutte determinate dalla fusione con il Piemonte che portò con sé l’introduzione del servizio militare obbligatorio, la pressione fiscale e l’aumento del costo della vita. Con le leggi del 1863-1873 fu anche limitato l’uso civico delle terre: a Nuoro la popolazione insorse con i cosiddetti moti di “su Connotu” (cioè “al conosciuto”, ovvero l’aspirazione al ritorno alle antiche usanze).

Nonostante questa innata repulsione verso l'autorità, le statitistiche ufficiali dicono che dal 1878 al 1891 ci furono solo 3 scioperi (1076 in tutta Italia) e che alla fine dell’800 vi erano solo 400 militanti ufficiali socialisti (è facilmente presumibile che gli anarchici erano ancor meno...), tuttavia son rimaste testimonianze di una certa attività anticlericale che si manifestava durante pubbliche celebrazioni religiose [4]. La ribellione talvolta assunse forme d’illegalismo come il banditismo [5], che talvolta poté godere dell’appoggio popolare. In questa fase sono da segnalare le poesie vagamente anarcoidi e fortemente anticlericali di Peppino Mereu (1872-1901)[6], poeta assai affine alla scapigliatura milanese.

All’inizio del 900 l’idea socialista, e probabilmente quella anarchica, cominciò finalmente ad attecchire nell'isola: dal 1892 al 1900 ci furono 9 scioperi, che dal 1901 al 1903 divennero 15; durante lo sciopero di Buggerru del 1904 si verificarono scontri con l'esercito che provocarono la morte di 3 minatori, nel 1906 si registrarono saccheggi, sabotaggi e incendi di edifici istituzionali (soprattutto a Cagliari e nel Campidano), per protestare contro il caro vita [7]. In questa fase si segnalò per la sua attività Attilio Deffenu, gravitante per lunghi periodi negli ambiti del mondo anarchico e sindacalista rivoluzionario , non senza qualche incursione nell'ambito del liberalismo[8]. Deffenu editò la rivista "Sardegna", a cui contribuirono e\o collaborarono sardi come Francesco Cucca [9], anarchico, e Sebastiano Satta, poeta e socialista.

La prima volta che gli anarchici compaiono ufficialmente sulla scena nazionale fu nel periodico "Il Novatore", nel quale collaborarono anarchici e socialisti rivoluzionari. "Il Novatore", che sarà pubblicato solo cinque volte tra il 1918 e il 1919, dedicava ampio spazio alla propaganda per l'azione diretta, l'autogestione, la giustizia sociale, l'astensionismo elettorale e alla critica del riformismo politico e sindacale.

[modifica] L´epoca fascista

Nei primi anni del XX° secolo si costituì ad Iglesias, cittadina del Sulcis-Iglesiante (regione sud-occidentale della Sardegna) in cui era fortissima la presenza di minatori, il "gruppo Sante Caserio", che, tra il 1918 e il 1922, ebbe una notevole influenza nello sviluppo delle lotte dei minatori contro il fascismo e contro il padronato.[10]

Michele Schirru, condannato a morte per aver pensato di uccidere Mussolini

Nonostante la storiografia ufficiale abbia cercato di ricondurre tutte queste lotte antifasciste e sindacali al marxismo e al riformismo, gli anarchici sardi furono molto attivi nel contrastare lo squadrismo e per questo spesso vittime di numerose aggressioni, frequentemente commissionate dai padroni delle fabbriche e delle miniere che mal sopportavano il loro sostegno agli sfruttati. "Il Sante Caserio" fu il primo gruppo sardo ad opporsi in maniera organizzata a queste violenze che oramai si susseguivano con una certa continuità: nel 1921 l´anarchico Luigi Atzori è arrestato dalle per essersi difeso dallo squadrismo fascista; Giuseppe Ballocco, minacciato sul posto di lavoro dai fascisti, reagisce ferendo uno dei suoi aggressori. Nel 1924 numerosi anarchici vengono attaccati mentre diffondo il periodico "Fede", ma la loro pronta reazione lascia a mal partito i soliti seguaci del "Duce". Nel 1926 sono organizzate numerose manifestazioni antifasciste di matrice anarchica. Della repressione degli anarchici a Cagliari ne fa cenno anche Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni, in cui, a proposito del tentato linciaggio nei suoi confronti da parte dei fascisti, scrive:

..."Riconobbi altri fra gli aggressori.Mi sorprese molto la presenza di tale Fois [...]Era stato organizzatore dei lavoratori del mare, anarchico-sindacalista e antifascista. Quando i fascisti avevano occupato la sede dell'organizzazione si era trovato nell' impossibilità di guadagnarsi la vita.Aveva voluto emigrare in Francia ed io lo avevo raccomandato perchè amici di lì lo soccorressero e gli trovassero lavoro[...] Rientrato dalla Francia a Cagliari si era iscritto al fascio[...]Si scusava presso gli antichi compagni con la necessità di dar da mangiare ai figli[...]mi chiedo ancora perchè quella sera,armato,esigesse il mio linciaggio[...]" [11]

La repressione fascista, sommata all´ostilità dei comunisti e dei riformisti, portò col tempo alla dissoluzione del "Sante Caserio". Molti anarchici allora scelsero di andare in esilio in Francia, in Tunisia o in altri paesi. A Tunisi[12] gli anarchici sardi, tra cui Emilio Atzori, Raimondo Mereu, Giovanni Dettori, Francesco e Antonio Piras, contribuirono non poco alle attività del locale circolo anarchico. Le autorità fasciste imputarono ai sardi Giovanni Dettori e Emilio Atzori, oltre che a Giuvanni Curti e Alberto Trachiani, gli attentati al consolato di Tunisi (28 dicembre 1928) e al giornale fascista Unione (18 aprile 1929)[13]. Altri anarchici sardi scelsero di costituire piccoli gruppi, andando incontro alle periodiche ondate repressive. Solo alla fine della II Guerra mondiale il "gruppo Sante Caserio" si ricostituì cambiando nome in "gruppo Michele Schirru" [il gruppo fu attivo sino agli anni 80, N.d.R]. Dettori abbia partecipato con Atzori, Giuvanni Curti e Alberto Trachiani agli attentati contro il consolato di Tunisi (il 28 dicembre 1928) e contro il giornale fascista Unione (18 aprile 1929).

Durante gli anni del fascismo il numero dei militanti si aggirava intorno a cinquecento, moltissimi dei quali furono schedati. Alcuni riuscirono a sfuggire ai controlli ossessivi della polizia politica, e tra questi va citato Zemiro Melas. Melas partecipò alle lotte antifasciste in Jugoslavia poi, al rientro in Italia, fu tra i fondatori del gruppo anarchico fiorentino "Fronte della Gioventù", prima di venir arrestato e deportato dai nazisti [ Zemiro Melas riuscì poi a sfuggire fortunosamente alla deportazione, N.d.R].

Proprio a causa della pesante repressione in atto molti anarchici sardi preferirono l´emigrazione. Alcuni di quelli emigrati negli USA parteciparono al finanziamento e alla diffusione de L'Adunata dei Refrattari". In questo gruppo era attivo anche Michele Schirru, il quale, appoggiato anche da altri anarchici sardi (Salvatore Dettori, Antonio Giuseppe Meloni ed Efisio Zonchello), rientrò in Italia con il progetto di uccidere Benito Mussolini. Per questo, cioé solo per aver pensato di uccidere il "Duce", fu arrestato e fucilato nel 1931.

[modifica] Gli anarchici sardi nella rivoluzione spagnola

Molti furono gli anarchici sardi che parteciparono agli eventi della rivoluzione spagnola, il più conosciuto dei quali fu Tommaso Serra: anarchico di Barrali (Ca), perseguitato ed espulso da diversi paesi europei, giunse in Spagna nel 1936, unendosi alla Colonna Ascaso. Arrestato il 19 luglio 1937, dopo essere scampato per un soffio alla morte per mano degli stalinisti, fu deportato a Ventotene. In Spagna combatté a lungo a fianco dei cugini Angelino, Enrico e Paolino Puddu.

Altri anarchici sardi che combatterono in Spagna e di cui si hanno notizie rilevanti: Pietro Deiana, rientrato nel 1936 dall´esilio americano andò subito in Spagna a schierarsi con i repubblicani; Giovanni Antioco Dettori, morto nel 1937 sul fronte di Teruel; Pompeo Franchi, morto nel 1936 nella battaglia di monte Pelado; Salvatore Marcello, ferito in Spagna nel 1938 ed esiliato poi in Francia, dove fu arrestato e deportato a Ventotene nel 1939; Giovanni Virgilio, ferito nella battaglia di Carrascal dell'aprile 1937, proseguì i combattimenti sino al 1939 quando fu deportato a Ventotene; Serafino Deiana, Giuseppe Puggioni e Giovanni Antioco Dettori, dopo l´esilio a Tunisi, che vissero tutti e tre, i primi due sostenettero in vari modi la rivoluzione spagnola mentre Dettori vi partecipò materialmente, morendo nel 1937; Pasquale Fancello, partecipò alla rivoluzione e al suo rientro fu incarcerato ad Iglesias con l'accusa di aver partecipato ad una serie di azioni dirette.

[modifica] Dal dopo guerra sino ai giorni nostri

Alla caduta del fascismo alcuni anarchici, come Giovanni Virgilio, appena rientrati dall’esperienza spagnola, abbracciarono la lotta armata o comunque incentrata sulle azioni dirette e di sabotaggio. Altri invece scelsero di rientrare nell’isola per provare a mettere in pratica le loro idee libertarie.

Al congresso fondativo della Federazione Anarchica Italiana (Carrara, 1945) partecipò anche un gruppo denominato "Gruppo Anarchico di Cagliari" [14]. Ma il progetto libertario più interessante fu però messo in atto all´inizio degli anni 60 dal già citato Tomaso Serra che a Barrali (Ca) fondò la "Collettività anarchica di solidarietà" (CAS). La CAS fu un vero e proprio esperimento di autogestione che ebbe all'epoca notevole risalto anche all´estero. In seno all´esperienza della CAS nacque anche l´"Arkiviu-bibrioteka de kurtura populari" (Archivio biblioteca di cultura popolare), che alla morte di Tomaso Serra, avvenuta nel 1985, assunse il nome di S'arkiviu-bibrioteka "T. Serra". Questa biblioteca, gestita attualmente da Costantino Cavalleri, si avvalse dei testi di Tomaso Serra e di donazioni fatte da altri anarchici sardi, in particolare da Pietrino Arixi e Giovanni Tolu.

Tomaso Serra, anarchico sardo che partecipò alla rivoluzione spagnola

Intorno a questa biblioteca fiorirono, tra la fine degli anni 80 e l´inizio degli anni 90, una serie di periodici -Anarkiviu : bulhitinu bibriografiku de s'arkiviu bibrioteka de kurtura populhari "T. Serra" (Bollettino bibliografico dell´archivio biblioteca di cultura popolare "T. Serra"); Nihil (Supplemento " Quadrimestrale di dibattito, analisi, approfondimenti storici, teorici, metodologici" al bollettino" Anarkiviu") e definito anche come il "foglio dell'Unione anarchici sardi"; "Su gazetinu de sa luta kontras a sas presones " (Il Gazettino della lotta contro le prigioni) ecc. [15] - curati da Costantino Cavalleri, in cui si cercò di dare un indirizzo unitario alle lotte anarchiche dei sardi, solitamente poco organizzate e diversificate. Nella seconda metà degli anni '80 si costituì, per merito soprattutto degli anarchici, il "Comitato di Solidarietà con il Proletariato Prigioniero Sardo Deportato", a sostegno delle istanze dei prigionieri sardi. Sempre Cavalleri, nel 2002, attraverso l´unico numero del "Zornale pro su Fruntene de Liberatzione Natzionale Sardu - ARREXINIS - RAIKINAS - RADICI" (Giornale per il Fronte di Liberazione Nazionale Sardo- RADICI), rilanciò l´idea di un Fronte unitario che coinvolgesse tutte le aree dell'antagonismo isolano, al di là della diversa matrice ideologica.

Il XXI° secolo si apre invece con un´ondata repressiva: a Cagliari, nell´ottobre del 2003, una manifestazione in solidarietà a Massimo Leonardi[16] si conclude con una pesante carica delle forze dell´ordine e quattordici fermati[17]; nel 2004 6 anarchici vengono arrestati; nel febbraio dello stesso anno, L.F, viene fermato con l'accusa di essere responsabile di 19 piccoli attentati, firmati con la sigla Asai (Anonima sarda anarchici insurrezionalisti); sempre nel 2004 la repressione colpisce i militanti del circolo Fraria[18], di cui viene ordinata la chiusura; il 13 giugno a Sassari sono arrestati altri due giovani che preparavano un attentato.

Nonostante la repressione e nonostante nell´isola manchino centri dell´anarchismo ufficiale (non esiste alcuna sede della FAI e della FdCA, mentre è invece presente una sede dell´USI...), gli anarchici sono stati e sono in ogni caso sempre attivi nelle lotte per la casa, per il lavoro, contro lo sfruttamento dell´ambiente, contro la discriminazione razziale e contro le basi militari[19].

[modifica] Voci correlate

Storia del movimento libertario in Italia

[modifica] Note

  1. Le chiudende
  2. Il cammino dei sardi, Natale Sanna, pag 385
  3. Il cammino dei sardi, Natale Sanna, pag 393
  4. Il cammino dei sardi, Natale Sanna, pag 428
  5. I banditi in alcuni casi arrivarono ad affiggere dei veri e propri bandi: i fratelli Elia e Giacamo Serra autorizzarono la popolazione a raccogliere le olive nei campi di alcuni possidenti; G. Serrittu proibì a Gavoi di pagare le imposte ai fratelli esattori Daddi ecc. (Il cammino dei sardi, Natale Sanna pag 415, 416)
  6. Peppino Mereu.it
  7. Il cammino dei sardi, Natale Sanna, pag 433
  8. Note su Deffenu
  9. Note su Francesco Cucca
  10. Pequeña Historia del anarquismo Sardo.
  11. Marcia su Roma e dintorni, L'Unione Sarda, pag 241
  12. A Tunisi era presente una folta comunità di antifascisti italiani: (Articolo del Corriere di Tunisi).
  13. da militants-anarchistes.info
  14. Archivio della federazione Anarchica Italiana
  15. "Vedi [1]
  16. [2]
  17. Sui fatti di Cagliari (ottobre 2003)
  18. Sulla chiusura del Fraria
  19. reteantimilitarista.info
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