Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Storia dell'anarchismo in Russia

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
Michail Bakunin, il più celebre anarchico russo.

L'anarchismo trovò in Russia terreno fertile sin dalla seconda metà  dell'800 e si diffuse sino agli '30 del XX secolo, quando lo stalinismo si consolidò definitivamente e prese a reprimere tutti i movimenti sociali non allineati con le politiche autoritarie dell'URSS.

Il movimento socialista russo e quello internazionale, furono in particolare fortemente influenzati dal prestigio di Michail Bakunin e Piotr Kropotkin, due dei principali pensatori libertari di origine russa. Molti altri anarchici russi ebbero ruoli fondamentali nella nascita o nello sviluppo di alcune tendenze anarchiche: Lev Tolstoj per l'anarchismo cristiano e religioso, Emma Goldman per l'anarco-femminismo e gli esuli russi a Parigi per il piattaformismo comunista anarchico

Il XIX secolo[modifica]

Le rivolte popolari[modifica]

L’800 russo fu un continuo susseguirsi di rivolte, portate avanti sia da parte degli strati più poveri della popolazione (la più importante fu in realtà  messa in atto da Pugacev nel XVIII secolo, il quale fu poi condannato allo squartamento nel 1775) che dai ceti privilegiati (vedi moti decambristi del 1825). Allo sviluppo di queste lotte contribuirono non poco i romanzi e i testi di intellettuali e di personalità  come Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij, Ivan Turgenev, Aleksandr Puskin, Petr Lavrov ecc., molti dei quali erano stati in esilio in Occidente ed avevano conosciuto la realtà  aberrante dell'industrializzazione. Questi, invece di celebrarla, l'avevano condannata senza mezzi termini, promovendo la socializzazione delle terre (mir e obšcina) unitamente ad un'appropriata utilizzazione della tecnologia occidentale, in funzione però dell'alleviamento della fatica dei lavoratori e non del loro sfruttamento; anche gli anarchici, Kropotkin in testa, contribuirono notevolmente a questa lotta, risultando decisivi anche nello sviluppo del percorso che portò all’abolizione della servitù della gleba.

Bakunin, Kropotkin, Emma Goldman e il movimento internazionale[modifica]

Figlio di nobili proprietari terrieri, Bakunin, prima a Mosca e successivamente a Dresda, si appassionò di filosofia (in particolare di Fichte, Schelling ed Hegel). Nel suo girovagare (Mosca, Berlino, Berna, Zurigo e Parigi) incontrò diverse volte Marx e Proudhon (1844-47). Nel frattempo il governo russo gli ritirò lo status di nobile e lo condannò in absentia ai lavori forzati in Siberia (1844). Nel 1847 fu espulso anche dalla Francia.

Pëtr Kropotkin

L'evento che cambiò radicalmente la sua vita fu però l'insurrezione di Dresda (aprile-maggio 1849), in seguito alla quale, dopo essere stato catturato dalle truppe tedesche, fu condannato il 14 gennaio 1850 alla pena di morte, commutata in seguito nel carcere a vita. Nel 1851 venne trasferito alla Fortezza di Pietro e Paolo di San Pietroburgo. In quella circostanza, su richiesta del conte Orlov, scrisse una confessione allo Zar Nicola I. Nel 1857 la pena fu commutata dall'ergastolo all'esilio a vita in Siberia (nel 1858 si sposò con la giovane polacca Antonia Kwiatkowski), da cui riuscì a scappare, passando per il Giappone e gli Stati Uniti, nel 1861. Nel suo peregrinare ebbe contatti con molti socialisti e libertari, diffondendo le sue idee rivoluzionarie tendenti all'organizzazione di un movimento strutturato. Risiedette soprattutto in Svizzera e nel 1864 giunse anche in Italia.

Michail Bakunin giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo del movimento e nella diffusione del pensiero anarchico tra le masse dei diseredati della Russia e dell’Europa. Con lui, anche il principe Pëtr Kropotkin fu una figura importantissima dell'anarchismo russo e internazionale: arrestato nel 1873, riuscì a fuggire nel 1876 e a raggiungere la Svizzera, dove entrò in rapporti con la Federazione anarchica del Giura, per cui curò la pubblicazione del giornale «Révolté» e di altri opuscoli rivoluzionari.

Kropotkin formulò la teoria del anarco-comunismo, fortemente influenzata dal pensiero determinista, allora filosoficamente imperante. Kropotkin e Bakunin furono sul piano teorico le due figure più importanti, non sono solo in Russia ma in tutta Europa, ma mentre il primo riteneva dannoso ogni tentativo organizzativo, il secondo per tutta la vita provò ad organizzare il movimento anarchico attraverso la costruzione di diversi gruppi. [1][2]

Molto importante è anche la figura di Emma Goldman, nata a Kaunas (Lituania) il 27 giugno 1869. All’età  di tredici anni Emma si trasferì con la famiglia a San Pietroburgo, una città  dai grandi fermenti rivoluzionari, di matrice nichilista e contro il potere zarista. Emma si sentì attratta dalle idee rivoluzionarie ed entrò immediatamente in conflitto con il padre, conformista ed autoritario. Tutte queste esperienze negative maturarono in lei la coscienza dell’ingiustizia eternamente subita dalle donne nei confronti degli uomini e dei genitori. Si formò così a quest'età  il pensiero anarchico e femminista di Emma Goldman, che avrà  influenze in tutto il mondo, soprattutto grazie alla vita girovaga che Emma la rossa condusse sino all'ultimo dei suoi giorni.

Il movimento nichilista[modifica]

Il movimento nichilista russo si sviluppò intorno al 1860 grazie all'attività  del critico letterario Pinsarev, attraendo soprattutto i giovani della classe media e superiore. In Occidente il nichilismo russo fu bollato come movimento terroristico (quest'idea permane ancora oggi), in realtà  fu un vero e proprio movimento politico.

Il nichilismo russo fu assai affine con l'anarchismo, giacché anch'esso auspicava la liberazione dell'essere umano dai legami irrazionali della famiglia, della società  e della religione. L'emancipazione degli individui doveva essere fondata sulla diffusione delle scienze naturali, della filosofia materialistica e dell'etica utilitaristica. In sostanza, l'utilità  (cioè le regole della razionalità ) avrebbe dovuto sostituire la morale.

La più attendibile descrizione del nichilismo è quella fatta da Kropotkin - uno dei fondatori del più importante circolo nichilista, attivo a Pietroburgo tra il 1860 e il 1870 - nelle sue Memorie di un rivoluzionario. [3] Il nichilista di solito era un giovane ribelle e insoddisfatto della società  russa, uno che aveva rotto «con le superstizioni dei loro genitori, essendo un positivista filosofico, un ateo, un spenceriano del materialismo evoluzionista scientifico»[4]:

«¡Vnaród! (Andiamo al popolo, uniamoci a lui). Nel corso degli anni tra il 1860 e il 1865, in quasi tutte le case delle famiglie benestanti si sosteneva una lotta feroce tra i genitori, decisi a mantenere le antiche tradizioni, ed i loro figli e figlie che difendevano il loro diritto a disporre della propria esistenza secondo i loro ideali (...) In ogni popolazione russa, in ogni distretto di San Pietroburgo, si formavano piccoli gruppi di mutua assistenza, le opere di filosofi, il lavoro di economisti, la ricerca della nuova scuola della storia russa, venivano letti con attenzione in quei circoli, a cui seguivano grandi discussioni. L'oggetto di tutta questa lotta non era altro che la soluzione del grande problema che gli stava davanti. (...) Questi ragazzi e ragazze non avevano nella loro mente alcun pensiero di ricostruzione sociale, né pensavano alla rivoluzione; erano solo preoccupati di insegnare alla massa dei contadini a leggere, e istruirla su vari aspetti, fornire assistenza medica e aiuto con tutti i mezzi possibili per farli uscire dalla loro oscurità  e miseria, imparando loro ciò che erano gli ideali popolari per una vita sociale migliore» (Kropotkin, Memorie di un rivoluzionario)

I legami tra anarchici e nichilisti sono esemplificati da Sergei Nechaev - una delle figure più note del nichilismo politico, autore del Catechismo del rivoluzionario (1868) e fondatore del gruppo Narodnaya Rasprava (Vendetta del popolo) -, che nel gennaio 1869 fece correre false voci su un suo arresto a san Pietroburgo, viaggiando in seguito fino a Mosca, prima di partire per l'estero. Raggiunta Ginevra, si presentò come rappresentante di un comitato rivoluzionario riuscito a fuggire dalla Fortezza di San Pietro e Paolo, guadagnandosi la fiducia proprio di Michail Bakunin e del suo amico Nikolái Ogaryovo.

A seguito di un tentativo di assassinio, il conte Mikhail Loris-Melikov fu nominato direttore esecutivo della Commissione Esecutiva Suprema e ricevette poteri straordinari per combattere i rivoluzionari. Le proposte di Loris Melikov si basarono sull'introduzione di una qualche forma di parlamentarismo, e lo Zar Alessandro II di Russia parve essere d'accordo. Questi piani non furono però mai attuati perché il 13 marzo 1881 Alessandro II fu ucciso: quando si trovava nei pressi del Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo, fu mortalmente ferito dal lancio di alcune bombe a mano. I congiurati, Nikolai Kibalcic, Sofia Perovskaya, Nikolai Rysakov, Timofei Mikhailov e Andrei Zhelyabov furono arrestati e condannati a morte. Gesy Gelfman fu invece mandato in esilio in Siberia. L'assassino materiale fu identificato in Ignacy Hryniewiecki, morto durante l'attacco.

I dujobori[modifica]

L'origine del movimento dei dujobori risale al Principato di Mosca tra il XVI e il XVII secolo. I dujobori ("guerrieri spirituali") erano una setta radicale cristiana che credeva nel pacifismo e in uno stile di vita comunitaristico organizzata da un governo laico. Nel 1899, i dujobori sfuggirono alla repressione della Russia imperiale dirigendosi verso il Canada, principalmente nelle province di Saskatchewan e della British Columbia. Il finanziamento per il viaggio fu versato dalla Società  Religiosa degli Amici e dal romanziere anarchico russo Lev Tolstoj. Fu Petr Kropotkin a suggerire a Tolstoj di indirizzare i dujobori verso il nord America, poiché quando il principe russo visitò quei paesi durante un tour di conferenze si rese conto della profonda tolleranza religiosa dell'epoca. [5]

Il XX secolo[modifica]

La rivoluzione russa del 1905[modifica]

Il primo gruppo anarchico russo capace di attrarre un buon numero di operai e contadini russi fu Chernoe Znamia, un'organizzazione anarco-comunista fondata a Bialystock nel 1903 che ricevette sostegno soprattutto dai poveri e dai lavoratori ebrei residenti lungo il confine occidentale della Russia imperiale (la cosiddetta "Zona di Residenza" ebraica, l'unica zona in cui gli era possibile vivere senza interdizioni) [6]. Chernoe Znamia salì alla ribalta della cronaca nel 1904, quando Nisan Farber, un membro di spicco del gruppo, accoltellò un ricco uomo d'affari che aveva violato il giorno ebraico di espiazione. [7]

Membri Chernoe Znamia (Nisan Faber è al centro)

Quando i militanti di Chernoe Znamia, i socialisti rivoluzionari e gli ebrei di Bialystock si riunirono clandestinamente nella foresta per decidere le loro successive azioni, conclusero il loro incontro urlando slogan come: «Viva la rivoluzione sociale» e «Viva l'anarchia». Queste frasi furono udite dalla polizia locale, che naturalmente non perse tempo ed attaccò violentemente gli intervenuti al convegno segreto: molti furono gli arrestati e i feriti. Per rappresaglia, Nisan Farber lanciò una bomba rudimentale contro la stazione di polizia, uccidendo lui stesso e provocando molti feriti.

Farber divenne così un martire per gli anarchici e i rivoluzionari locali, quando a San Pietroburgo incominciò la cosiddetta domenica di sangue in molti vollero imitarono le sue azioni. Ottenere le armi divenne il primo obiettivo: stazioni di polizia, negozi d'armi e arsenali subirono continui assalti. Le armi furono distribuite ai rivoluzionari, altre furono costruite artigianalmente in piccole officine adibite a tale scopo. Il denaro espropriato ai ricchi fu ugualmente utilizzato per acquistare nuove armi.

Anarchici mistici russi: Karelin (1863-1926), Solonovitch (1887-1937) e sua moglie Agnia (1888-1937) e Vassili Nalimov.

La città  di Bialystock divenne una zona di guerra, quasi quotidianamente ci furono attentati anarchici o azioni repressive poliziesche. Seppur con minore intensità , anche a Ekaterinoslav, Odessa, Varsavia e Baku si registrarono assalti e sparatorie. I lavoratori delle città  venivano incoraggiati a occupare le fabbriche e ad autogestirle, mentre nella campagne le azioni contadine risultarono sporadiche. Il confine occidentale - in particolare le città  russe, polacche, ucraine e lituane – bruciarono di rabbia e odio verso i capitalisti. La rivoluzione nella cosiddetta zona di residenza ebraica raggiunse l’apice tra il novembre e il dicembre 1905, con il bombardamento dell’Hotel Bristol di Varsavia e il Café Libman di Odessa.

Dopo la repressione della Rivolta di Mosca di Dicembre, gli anarchici russi si ritirarono un po’ in disparte, ma solo con l’intento di organizzare meglio il processo rivoluzionario. Anche nelle città  minori e nei villaggi di campagna cominciarono a vedersi le prime insurrezioni guidate dagli anarchici.

In Russia, contrariamente a quanto una certa storiografia lascerebbe intendere, attecchirono tutte le tendenze dell'anarchismo, comprese quelle più pacifiste e non solo quelle violente. In quest'humus culturale e politico nel 1906 maturò a Mosca la pubblicazione del primo manifesto dell'anarchismo mistico, firmato dal poeta Georges Tchulkov. Il misticismo anarchico fu molto influenzato dalle innumerevoli personalità  intellettuali russe del periodo (Vladimir Soloviov, Lev Tolstoj, Fedor Dostoïevski, ecc.), dal positivismo scientifico dell'epoca e anche dall'ortodossia cristiana tradizionale. In ogni caso il manifesto espresse un carattere allo stesso tempo artistico, spirituale ed etico, sottolineando quindi un approccio multidisciplinare rispetto alle problematiche politiche, sociali ed antropologiche. Tchulkov scrisse ad esempio:

«La lotta contro il dogmatismo nella religione, nella filosofia, la morale e la politica, ecco lo slogan dell'anarchia mistica. La lotta per l'ideale anarchico non ci conduce al caos indifferente ma al mondo trasfigurato, ad una condizione: che attraverso questa lotta per tutte le liberazioni, partecipiamo all'esperienza mistica, attraverso l'arte, l'amore religioso e le musiche. Chiamo musica non soltanto l'arte che ci apre all'armonia dei suoni, ma tutte le creatività  fondate sui ritmi che ci fanno scoprire il lato noumenico (spirituale) del mondo» [8].

Inesorabilmente il clima rivoluzionario portò all'incremento della repressione, che via via si fece sempre più intensa: nel 1907, il ministro zarista Stolypin propose un nuovo "programma di pacificazione"; la polizia fu rifornita di nuove armi e ricevette l’ordine di attaccare ogni gruppo anarchico, di informarsi su tutti i militanti ed arrestate tutti gli anarchici di cui si conosceva il nominativo e la residenza. Si tennero molti processi, senza il rispetto dei più elementari principi difensivi e sottoponendo gli arrestati al giudizio della corte marziale. Piuttosto che soccombere all'ignominia dell’arresto e della confessione estorta sotto tortura, molti anarchici preferirono suicidarsi, altri invece di fronte alla corte o prima delle esecuzione rivendicarono con coraggio le loro azioni e il loro amore verso l’anarchia. Nel 1909 la maggior parte degli anarchici russi furono uccisi, esiliati o condannati a pene pesantissime. L'anarchismo rimase nell’oscurità  sino alla rivoluzione del 1917. [9]

Bolscevichi e anarchici durante e dopo la rivoluzione d'Ottobre (1917)[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, La Rivoluzione Russa.

A Mosca e nelle principali città , furono tanti gli anarchici che parteciparono attivamente alle fasi rivoluzionarie, dividendosi in linee di tendenza pro-boscelviche, intermedie e antibolsceviche. Alcuni anarchici, come Victor Serge, appoggiarono i bolscevichi mantenendo una linea critica verso l'autoritarismo, altri auspicarono la federazione delle libere comuni russe, altri invece sperarono che gli eventi e le difficoltà  sommergessero i bolscevichi e conseguentemente giungesse l'ora degli anarchici.

Altri anarchici scelsero di non avere nessun rapporto con i bolscevichi e crearono unità  di autodifesa chiamate Guardie Nere. Esse tennero lungamente testa alla Ceka, la polizia politica dei bolscevichi. Nell'aprile del 1918, quest'ultimi attaccarono gli anarchici delle Guardie Nere: ovunque rovine, distruzioni e corpi dilaniati. In questo modo gli anarchici furono fermati. Ma di fronte alle proteste popolari, segno del rispetto di cui godevano gli anarchici, Lenin e Lev Trotzkij dovettero liberare molti anarchici, anche se tutte le organizzazioni furono sciolte e gli anarchici dovettero agire in clandestinità . Un solo movimento conservava la sua libertà : quello di Nestor Makhno in Ucraina[10]. Nel dicembre del 1919 la Confederazione dell’Unione anarchica di Mosca annunciò : «Proclamiamo: La terra intera a tutti i popoli!» [11]. Nel novembre 1920, mentre gli anarchici si preparavano al loro congresso, dopo le vittorie ottenute in Ucraina, la Ceka irruppe nelle loro sedi e ne arrestò moltissimi. Il carismatico Nestor Makhno, leader dei rivoluzionari ucraini, fu costretto a fuggire in Francia a causa delle persecuzioni a cui era stato sottoposto dai bolscevichi e dall'Armata Rossa guidata da Lev Trotzkij. A Parigi gli anarchici russi daranno vita al “Gruppo degli Anarchici Russi all'Estero”, i cui componenti più celebri erano Nestor Makhno, Ida Mett, Petr Arshinov, Valesvsky e Linsky. Questo gruppo nel 1926 pubblicherà  la Piattaforma dei Comunisti Anarchici.

Intanto in Russia l’accentramento del potere in mano ai gerarchi del partito bolscevico proseguiva costantemente: nel marzo del 1921 gli ammutinati (socialisti, anarchici, rivoluzionari ecc.) di Kronstadt, che intendevano autogestire la propria isoletta sulla base dei dettami di Lenin: «Tutto il potere ai soviet!», furono repressi violentemente dall’Armata Rossa.

Altrove in Russia, la situazione non era delle migliori: i bolscevichi arrestarono, torturarono e giustiziarono molti oppositori. Un ferroviere di nome Kovalevich, responsabile sindacale a Mosca, perseguitato fuggì in Ucraina e non appena rientrò nella capitale riorganizzò una cellula clandestina che professava la violenza per la violenza: fecero saltare la sede del partito comunista il 25 settembre 1919 (15 morti) ma saranno uccisi dalla polizia o si faranno esplodere per non arrendersi. [10]

Anche la controrivoluzione borghese non si fece certo attendere a lungo: es. secondo le testimonianze a Perm i "bianchi" (esercito filo borghese) uccisero 4000 operai, in Finlandia la reazione trucidò 15000-17000 persone. Le cosiddette “Armate bianche” furono fronteggiate in particolare dall’Armata Rossa guidata da Lev Trotzkij; molti anarchici furono in prima fila nella difesa di Pietrogrado, anzi furono essi a difendere la sede della «Pravda», che pure odiavano, dall’assalto dei “bianchi”. Oltre all’"esercito bianco" e "rosso", nella guerra civile interna alla rivoluzione, si ebbe pure un esercito nero (anarchico) e uno verde (formato dai disertori che non volevano servire né gli uni né gli altri).

Funerali di Kropotkin (13 febbraio 1921), ultima pubblica manifestazione degli anarchici russi. Il cartello tenuto da due anarchici porta la seguente scritta: «Chiediamo la libertà  di tutti gli anarchici incarcerati che stanno combattendo per le medesime idee per cui Kropotkin ha combattuto - "l'anarchia"»

In tanti parteciparono all'insurrezione di Kronstadt e alla rivoluzione libertaria Ucraina, dove si distinse per carisma e coerenza Nestor Makhno, un anarchico ucraino che suscitò tante speranze nei libertari di tutta la Russia. Sia per i fatti di Kronstadt che per quelli ucraini, furono i bolscevichi e l'Armata Rossa i principali nemici di cui preoccuparsi. In entrambi i casi, gli insorti furono duramente repressi.

La repressione del movimento libertario[modifica]

Per gli anarchici russi, il funerale di Kropotkin (13 febbraio 1921), organizzato da un apposito comitato di cui faceva parte il suo grande amico Alexander Atabekian, fu l'ultima pubblica e libera manifestazione degli anarchici, a cui poterono partecipare anche quelli incarcerati e liberati temporaneamente per l'occasione (Aaron Baron, Fanya Baron, Voline ecc.); moltissimi furono gli arrestati, i deportati e i condannati a morte tra i dissidenti o anche tra quelli che avevano la parvenza d’esserlo (moltissimi furono anche i suicidi tra i membri stessi del partito). Dopo il 1921, in tutta la Russia, di anarchico rimasero solo le librerie e le edizioni «Golos Truda» di Mosca e di Pietrogrado, la Croce Nera Anarchica ed il "museo Kropotkin" (gestito da un gruppo di anarchici, tra cui Francesco Ghezzi e Alexei Borovoi). In provincia però non ci fu nessuna tolleranza: es. le opere di Kropotkin furono sequestrate a Jaroslav, così come alcuni di libri di «Golos Truda» a Kharkov. In seguito la Croce Nera Anarchica fu dissolta a partire dal 1925, le librerie di Mosca e di Leningrado chiuse nel giugno del 1929, il "museo Kropotkin" chiuso nel 1938, alla morte della sua vedova. Altri piccoli gruppi anarchici furono individuati e smantellati nella fabbrica Dynamo di Mosca (1924), in Ucraina, nel sud della Russia (1924), a Tcheliabinsk (1930). [12]

Timur Katscharava, assassinato dai nazi-skin nel 2005
Ilya Borodaenko, assassinato dai nazi-skin nel 2007

Attualità [modifica]

Dopo la fine del comunismo autoritario, e con esso dell’URSS, il movimento anarchico si è lentamente ricostituito. Attualmente esistono varie federazioni anarchiche: la Konfederatsiya Revolyutsionnikh Anarkho-Sindikalistov (KCPA-MAT, Confederazione Rivoluzionaria degli anarco-Sindacalisti), sezione russa della AIT fondata nel 1995 che propugna il sindacalismo anarchico e l’anarco-comunismo; Avtonomnoe Deystvie (AD, Azione Autonoma), organizzazione fondata nel 2002 che accoglie al suo interno diverse tendenze: comunismo, autonomia, piattaformismo, individualismo ecc.; l'Associazione dei movimenti anarchici, che riunisce la maggior parte dei movimenti libertari di tutta l’area post-sovietica; la Confederazione del lavoro siberiana (SKT), l'unica organizzazione sindacalista rivoluzionaria che risale agli anni novanta; i Khraniteli Radugi (Guardiani dell’Arcobaleno), che a cavallo tra il XX e il XXI secolo erano stati molto attivi, specie nelle lotte ecologiste, si sono invece recentemente disciolti. Tantissimi anarchici e anarchiche non appartengono a nessuna grande organizzazione nazionale, ma sono tuttavia attivi nei collettivi e nelle lotte locali.

Il principale problema che attualmente gli anarchici russi devono fronteggiare è la diffusione dei movimenti neonazisti e nazionalisti che hanno violentemente preso di mira gli antifascisti, gli anarchici, gli ecologisti, i migranti, i gay e in generale tutti coloro che appartengono all'area della sinistra. [13] Gli assassini di attivisti antifascisti ed anarchici (si vedano i casi di Ilya Borodaenko, Timur Katscharava e Nikita Kalin) sono la riprova della violenza e delle coperture di cui godono tali gruppi, che presero a svilupparsi subito dopo il crollo dell'URSS, quando passata la felicità  i russi dovettero scontrarsi con i problemi materiali del liberismo (disoccupazione, recessione, inflazione, stagnazione, ecc.). Lo Stato russo ha subdolamente sostenuto la xenofobia e il razzismo come mezzo di distrazione di massa, di modo che la rabbia popolare fosse indirizzata verso presunti nemici (antifascisti, anarchici, immigrati, ecc.) della patria russa.

Note[modifica]

  1. George Woodcoock e Ivan Avakumovic; Il Príncipe anarchico. Ed. Jucar, 1978
  2. Paul Avrich, Los anarquistas rusos, Alianza Editorial, 1974
  3. Nichilismo. Tempo di capire
  4. Kropotkin, Memorias de un revolucionario
  5. "Taking the Cure. How a group of British Columbian anarchists inspired democracy in Russia", Christopher Shulgan. The Walrus Magazine, Giugno 2008, Canada.
  6. La Zona di residenza
  7. Avrich, Paul (2006). The Russian Anarchists. Stirling: AK Press, p.44-48
  8. Citato da Vladimir Bagrianski in « Les anarchistes mystiques russes », articolo pubblicato dalla rivista Nouvelles Clefs
  9. Chernoe Znamia (Black Banner), en The Anarchist Encyclopedia
  10. 10.0 10.1 La Makhnovishina
  11. Episodio raccontato da Victor Serge in Memorie di un rivoluzionario
  12. Resistenze anarchiche in Russia negli anni 20 e 30
  13. Antifascista russo ucciso da 4 naziskin

Bibliografia[modifica]

  • Georg Tchulkov, On Mystical Anarchism, in: Russian Titles for Specialists, n° 16, Lethworth, 1971.
  • Paul Avrich, The Russian Anarchism, Norton, New York, 1978.
  • Petr Kropotkin, Memorie di un rivoluzionario (a cura di Berrini Pajetta L.), Feltrinelli, 1982;
  • Vassili Nalimov, Sono un cristiano?, 1995;
  • Vassili Nalimov, Il trattato d'amore, 1995;
  • Janna Drogalina, L'anarchismo insultato, 1996;

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Siti web[modifica]

  • Russia oggi, dossier di «A-Rivista anarchica» sulla situazione sociale e politica russa attuale (anarchia, neo-nazismo e antifascismo)
  • Inter.antifa.ru, sito web antifascista russo multilingue

Articoli e saggi[modifica]