Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Storia del movimento libertario in Italia

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
[[Immagine:Anarchy symbol neat.png|left|thumb|La A cerchiata, il più famoso simbolo dell'anarchia]]
Carlo Pisacane, "eroe" risorgimentale, è ritenuto il primo anarchico italiano
Il movimento anarchico ha in Italia una lunga e antichissima tradizione ed è per questo che è divenuto un punto di riferimento per tutto l'anarchismo internazionale. La sua storia, colma di importanti avvenimenti, può essere sommariamente suddivisa in quattro fasi:

Dal Risorgimento al '900[modifica]

Il Risorgimento costituì un fertilissimo terreno di sviluppo del movimento anarchico italiano, anche grazie all'influenza di Bakunin che per diversi anni soggiornò in Italia. Proprio dal risorgimento nacque il primo anarchico italiano, Carlo Pisacane, che oltre ad essere un uomo d’azione, fu anche un intellettuale di grande cultura e uno dei maggiori risorgimentalisti. Lasciò numerosi scritti, ispirati all’anarchismo proudhoniano, in cui espresse il suo pensiero libertario, federalista e antiautoritario.

L’arrivo nel 1864 di Bakunin in Italia (Genova, Caprera, Firenze, Napoli ... ) permise di gettare le basi dell’organizzazione anarchica italiana: fu costituita intorno ad un nucleo di fedelissimi la Fratellanza Internazionale e un Comitato Centrale Italiano. Inizialmente il neonato movimento anarchico italiano ebbe un seguito non costante e, soprattutto, non sembrò incidere più di tanto tra le masse. Successivamente, nonostante le difficoltà, la sezione napoletana riuscì a fondare il primo giornale anarchico italiano, «Eguaglianza», che però fu soppresso dopo soli tre mesi. Sempre a Napoli, nel 1867, si costituì la Società dei Legionari della Rivoluzione Sociale per merito di Giuseppe Fanelli e Saverio Friscia. [[Immagine:Malatesta.jpg|right|thumb|160 px|Errico Malatesta]] Nei primi mesi del 1868 si costituirono le prime sezioni italiane dell'Internazionale, una di queste, la Sezione di Catania, inviò Saverio Friscia come delegato al Congresso di Bruxelles. [[Immagine:Banda del Matese.png|left|thumb|230 px|Rappresentazione dei fatti del Matese]] Le prime organizzazioni anarchiche si coagularono (soprattutto in Umbria, Puglia ed Emilia Romagna) intorno a personalità di spicco come Errico Malatesta, Carlo Cafiero, Pietro Gori, Francesco Saverio Merlino, Andrea Costa (che poi passò al socialismo parlamentare nel 1882), Luigi Fabbri e altri.

Quando l'Internazionale dei lavoratori (L'Aia, settembre 1872) sancì l'espulsione degli anarchici, la sezione italiana dell'Internazionale socialista, durante il congresso di Rimini (4-6 agosto 1872), i cui lavori furono presieduti da Carlo Cafiero (Andrea Costa ebbe il ruolo di segretario), avevano già stabilito una definitiva rottura con la maggioranza marxista del Consiglio nazionale di Londra dell'AIT: gli italiani volevano un'Internazionale federalista ed autogestionaria, i seguaci di Marx la gerarchizzazione centralizzata della stessa. A Firenze, per merito soprattutto di Maria Luisa Minguzzi (compagna di Francesco Pezzi), fu costituita la prima sezione femminile dell’Internazionale, cui aderirorono un centinaio di lavoratrici.

Il XIX secolo vide il primo tentativo italiano di insurrezione rivoluzionaria di Bologna (1874), che terminò con l’arresto di tutti gli insorti. Un altro tentativo venne attuato nel 1877, nella regione del Matese. Malatesta, Cafiero e altri fervidi anarchici formarono la cosiddetta Banda del Matese che si prefiggeva lo scopo di espropriare i possidenti terrieri e di attaccare ogni forma di gerarchia e di autorità presenti nel Matese.

Queste iniziative un pò velleitarie, misero in risalto la mancanza di strutture organizzative efficienti, tant'è che nel 1887 il gruppo Humanitas di Napoli diede vita all'Alleanza Anarchica Internazionale. Nel gennaio del 1891, durante il congresso di Capolago (Canton Ticino, Svizzera), fu costituito il Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario (parteciparono al congresso l'ex anarchico Andrea Costa, il socialista Filippo Turati e, tra gli altri, gli anarchici Errico Malatesta, Luigi Galleani, Francesco Pezzi e Amilcare Cipriani), che sancì anche la divisione tra socialisti (questi confluiranno nel Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, fondato nel 1882 da Andrea Costa, che in seguito assumerà un carattere sempre più riformistico) e anarchici. I tentativi d'organizzare il movimento, e i relativi conflitti tra organizzatori e antiorganizzatori, caratterizzarono la fine del secolo.

Molti anarchici sostennero le lotte siciliane dei Fasci siciliani (detti anche Fasci siciliani dei lavoratori), un movimento di massa democratic-socialista, sviluppatosi nell'isola dal 1891 al 1893 soprattutto fra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori ed operai. Stesso appoggio fu data all'insurrezione in Lunigiana nel gennaio del 1894 e a tutte le battaglie sociali e sindacali nella penisola (si pensi alla storia del Primo Maggio sulle 8 ore lavorative o lo sciopero delle sigaraie del 1885).

Gaetano Bresci uccide Umberto I di Savoia, illustrazione di Flavio Costantini, particolare

Durante questa fase storica la repressione del movimento fu molto forte, costringendo la fuga forzata di figure di primo piano come Cafiero, Merlino (alla fine del secolo questi divenne un teorico del socialismo libertario), Malatesta e altri. La repressione portò paradossalmente ad una maggior diffusione di pratiche individualiste e d'azione diretta ("propaganda col fatto") particolarmente violente. Molti di questi attentati furono compiuti all'estero, dove molti di loro si erano trasferiti per sfuggire alla repressione o in cerca di migliori fortune:

Il susseguirsi di questi attentati contro le autorità, in Italia e all’estero, portò il governo italiano a promuovere nel 1898 a Roma un convegno anti-anarchico internazionale con l’intento di reprimere il movimento e porre un freno agli attacchi diretti contro il potere. Evidentemente i risultati non furono soddisfacenti giacché due anni dopo (29 luglio 1900) Gaetano Bresci riuscirà a giustiziare il re Umberto I.

Dal '900 all'avvento del fascismo[modifica]

Il nuovo secolo si aprì con le gravi difficoltà del movimento, schiacciato dalla repressione e dall’assenza, forzata, di figure di rilievo capaci di coagulare attorno a loro il movimento anarchico italiano.
Manifesto dell'USI-1913
Il municipio di Alfonsine (Ravenna) dopo l'incendio appiccato dagli i