Storia del movimento libertario in Italia
Da Anarchopedia.
Il movimento anarchico ha in Italia una lunga e antica tradizione. La sua storia, lunga e piena d'avvenimenti, può essere suddivisa in quattro fasi: Dal Risorgimento al '900; Dal '900 all'avvento del fascismo; Il periodo fascista; Dal dopo guerra ad oggi.
Indice |
[modifica] Dal Risorgimento al '900.
Il Risorgimento costituì un fertilissimo terreno di sviluppo del movimento anarchico italiano, anche grazie all'influenza di Bakunin che per diversi anni soggiornò in Italia. Proprio dal risorgimento nacque il primo anarchico italiano, Carlo Pisacane, che oltre ad essere un uomo d’azione, fu anche un intellettuale di grande sapienza. Lasciò numerosi scritti, ispirati all’anarchismo proudhoniano, in cui espresse il suo pensiero libertario, federalista e antiautoritario.
L’arrivo di Michail Bakunin in Italia (Firenze, 1864) permise di gettare le basi dell’organizzazione anarchica italiana: nel 1866 fu costituita la Fratellanza Internazionale e un Comitato Centrale Italiano. Inizialmente il neonato movimento anarchico italiano ebbe un seguito non costante e, soprattutto, non sembrò incidere più di tanto tra le masse. Successivamente, nonostante le difficoltà, la sezione napoletana riuscì a fondare il primo giornale anarchico italiano, "Eguaglianza", che però fu soppresso dopo soli tre mesi. Sempre a Napoli, nel 1867, si costituì la Società dei Legionari della Rivoluzione Sociale per merito di Giuseppe Fanelli e Saverio Friscia.
Nei primi mesi del 1868 si costituirono le prime sezioni italiane dell'Internazionale, una di queste, la Sezione di Catania, inviò Saverio Friscia come delegato al Congresso di Bruxelles. Le prime organizzazioni anarchiche si coagularono (soprattutto in Umbria, Puglia e Emilia Romagna) intorno a personalità di spicco come Errico Malatesta, Carlo Cafiero, Pietro Gori, Francesco Saverio Merlino, Andrea Costa (che poi passò al socialismo parlamentare nel 1882), Luigi Fabbri e altri.
Mentre l'Internazionale dei lavoratori (L'Aia, 1872) sancì l'espulsione degli anarchici, la sezione italiana dell'Internazionale socialista, durante il congresso di Rimini (1872), stabilì il predominio, in Italia, degli anarchici rispetto ai marxisti.
Il XIX secolo vide il primo tentativo italiano di insurrezione rivoluzionaria a Bologna (1874), che terminò con l’arresto di tutti gli insorti. Un altro tentativo venne attuato nel 1877, nella regione del Matese. Malatesta, Cafiero e altri fervidi anarchici formarono la cosiddetta Banda del Matese che si prefiggeva lo scopo di espropriare i possidenti terrieri e di attaccare ogni forma di gerarchia e di autorità presenti nel Matese.
Queste velleitarie iniziative, oltre alle difficoltà ad operare efficacemente alla "legalmente" (basti pensare al Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario nato nel 1892) determinò conseguentemente, la repressione del movimento anarchico e la fuga forzata di figure di primo piano come Cafiero, Merlino (alla fine del secolo questi divenne un teorico del socialismo libertario), Malatesta e altri.
L’ultimo quarto del XIX secolo fu un periodo in cui prevalsero le azioni individualiste e le pratiche d'azione diretta ("propaganda col fatto"), anche se non bisogna dimenticare le lotte degli anarchici in ambito lavorativo (n.d.r si pensi alla storia del Primo Maggio inerente la rivendicazione delle 8 ore lavorative) i più significativi dei quali furono compiuti all'estero perché molti individualisti, così come i "comunisti anarchici", ripararono all'estero per sfuggire alla repressione:
- (1878) Giovanni Passannante tentò l’uccisione di Umberto I
- (1894) Sante Caserio pugnalò a morte il presidente francese Sadi Carnot
- (1897) Michele Angiolillo attentò alla vita del presidente del primo ministro spagnolo Antonio Canovas, assassinandolo.
- (1898) Luigi Luccheni pugnalò a morte la principessa Elisabetta d’Austria
- (1900) Gaetano Bresci uccise, con tre colpi di pistola, a Monza il re Umberto I
[modifica] Dal '900 all’avvento del fascismo
Il nuovo secolo si aprì con le gravi difficoltà del movimento, schiacciato dalla repressione e dall’assenza, forzata, di figure di rilievo capaci di coagulare attorno a loro il movimento anarchico italiano. Nonostante tutto, dopo il “fatto” di Gaetano Bresci, e la sua successiva morte (1901), l’epoca giolittiana (sotto il nuovo regno di Vittorio Emmanuele) sembrò aprirsi sotto il segno di una relativa "comprensione" reciproca: alcune manifestazioni, come quella del Primo Maggio, non furono più proibite (nel maggio 1902 Pietro Gori tenne a Roma un memorabile comizio) e nacque anche l’idea di una migliore organizzazione anarchica capace di incidere maggiormente nella vita pubblica. Tuttavia gli scontri con le forze militari non mancarono: es., 8 morti nel 1903 a Torre Annunziata; 4 morti a Buggerru (Cagliari) nel 1904, durante lo sciopero dei minatori; 4 morti a Cerignola (Bari) sempre nel 1904 ecc.
A questi scontri questa volta non si rispose con l’atto individuale, ma con una maggiore consapevolezza dei lavoratori\lavoratrici (scioperi e manifestazioni che investirono tutta la penisola, caratterizzandosi come eventi di massa). In questo clima si costituì nel 1912, come sezione italiana dell'Internazionale dei lavoratori (AIT), l'Unione Sindacale Italiana (USI). Nel 1913 Malatesta ritornò temporanemante in Italia, diventando subito protagonista nel 1914 della cosidetta settimana rossa (Malatesta restò definitivamente nella penisola dal 1919).
Nel periodo a cavallo tra l'inizio della “Grande Guerra” e il primissimo dopoguerra si vissero in Italia, e in generale in tutta Europa, anni tumultuosi e pieni di avvenimenti che segnarono il XX secolo: lo sviluppo del movimento antimilitarista, i moti di Torino del 1917 (dove gli anarchici della Barriera di Milano furono i protagonisti principali dei tumulti), gli scioperi sindacali ispirati dal nascente sindacalismo rivoluzionario e le occupazioni delle fabbriche (sempre a Torino Maurizio Garino, Italo Garinei e Pietro Ferrero furono tra gli artefici principali del movimento "occupante" che diede vita ai Consigli di Fabbrica).
Tutti questi avvenimenti, insieme alla presenza di Malatesta, diedero nuovo vigore all’anarchismo italiano organizzato (sindacale e “comunista”), tant’è che nel 1919 nacque l’Unione Comunista Anarchica Italiana (UCAI) che l’anno dopo (1920), approvando la dichiarazione dei principi formulata da Malatesta (Programma comunista anarchico), prese la denominazione di Unione Anarchica Italiana (UAI).
Nell’UAI si misero in luce varie personalità, tra le quali Camillo Berneri, che si distinse per il suo anarchismo antidogmatico, libertario, anticentralista, federalista e, successivamente, per il suo attivismo durante la Rivoluzione Spagnola. Con la costituzione dell'UAI, nasce anche, nello stesso anno(1920), il primo storico quotidiano anarchico: Umanità Nova.
Nonostante la nascita di queste organizzazioni anarchiche, persistettero coloro che vedevano nell'atto individualistico l'unico mezzo efficace per contrastare l'arroganza dello Stato e delle classi dominanti: nell'estate del 1919 l'individualista Bruno Filippi organizzò una serie di azioni dirette contro esponenti della borghesia (Filippi morirà durante uno di questi azioni); nel 1921 venne fatta esploderea una bomba al Teatro Diana a Milano che provoca 21 morti e 200 feriti. La bomba fu opera di alcuni individualisti che intendevano colpire il questore di Milano Gasti, contro l'ingiusta detenzione subita dai redattori di Umanità Nova: Armando Borghi, Malatesta e Corrado Quaglino. Gran parte degli anarchici si dissociarono da quell'azione che giudicarono inutile e deleteria per il movimento.
[modifica] Durante il fascismo
La repressione fascista colpì senza pietà tutti gli ambienti antifascisti, compreso i militanti anarchici. Questi furono tra i più accaniti propugnatori della costruzione di un "'fronte antifascista'", che unisse tutti, al di là delle differenze ideologiche. Ad un generico piano di unitarietà aderì la CGL, USI, UAI, la Federazione dei Portuali, i Ferrovieri autonomi e la UIL. Il progetto restò più che altro sul piano teorico per le solite divisioni ideologiche e per l'assenza rilevante del Partito Comunista Italiano.
Nel momento più intenso dello squadrismo, gli anarchici (insieme ai socialisti, repubblicani e comunisti disobbedienti alle direttive di partito) furono immediatamente protagonisti di episodi di resistenza: gli “Arditi del Popolo” organizzarono un serio tentativo di resistenza proletaria armata contro il fascismo, infliggendoli dure sconfitte a Sarzana, Civitavecchia, Viterbo e nel 1922 a Parma; altri agirono individualisticamente e tra questi uno dei più irriducibili fu senza dubbio Renzo Novatore (verrà ucciso il 29 novembre 1922 in un conflitto a fuoco con i Regi Carabinieri presso Teglia-Genova).
Il dibattito interno al movimento si svolse principalemte all'interno di riviste e periodici che nacquero e si svilupparono tra enormi difficoltà- clandestinità, minacce e azioni squadriste, difficoltà a reperire fondi, limitazioni drastiche della libertà di stampa, persecuzioni varie ecc.-. I più importanti giornali dell'epoca furono: La Verità (primo periodico anarchico clandestino del 1923), La Voce del profugho, Fede! Settimanale Anarchico di Difesa e Cultura (pubblicato dal 1923 al 1926), Pensiero e Volontà (fondato da Malatesta e pubblicato dal 1924 al 1926), L’Adunata dei Refrattari (giornale pubblicato a New York, ma che raccolse numerosi articoli di anarchici italiani dal 1928 al 1972).
Nel 1926 il governo fascista dichiarò illegale l’USI e la stessa UAI, ciò non fece altro che a riportare in voga l'atto individualistico: nel 1926 Gino Lucetti attentò alla vita di Benito Mussolini; Michele Schirru e Angelo Sbardelloto furono condannati a morte per aver solo preparato un piano di attentato.
Purtroppo al movimento anarchico non venne risparmiata la violenza fascista: durante la marcia su Roma la sede di Umanità Nova venne distrutta; molti anarchici, negli “anni '20”, furono trucidati tra cui: Attilio Fellini segretario della Camera del lavoro di Carrara, Raffaele Virgulti di Imola, Filippetti e Catarsi di Livorno, Cesare Rossi cassiere della Camera del lavoro di Sestri Ponente, Pietro Ferrero segretario Fiom a Torino e altri. (n.d.r da segnalare anche la morte, in seguito alle feroci persecuzioni, del comunista Antonio Gramsci e del giovanissimo Piero Gobetti, fondatore de La Rivoluzione Liberale e fautore dell'iniziativa libera e priva da ogni influenza autoritaria).
Tanti militanti libertari vennero condannati al confino (tra cui Malatesta), prevalentemente a Ventotene (il direttore delle guardie a Ventotene fu un certo Marcello Guida che nel' 1969 diventò questore di Milano, fu lui che mentendo dichiarò suicida il defenestrato Giuseppe Pinelli), ma anche nelle altre isolette del Mediterraneo (Ustica, Tremiti...) adibite a tale scopo; altri furono "costretti" all'esilio (sin dal 1922 l'anarchico Severino Di Giovanni fu costretto ad emigrare in Argentina. Coloro che invece scelsero di spostarsi in Francia si raggrupparono intorno alla Federazione Anarchica dei Profughi Italiani, ), riscoprendo l'internazionalismo anarchico: durante la Rivoluzione spagnola (1936-39), molti anarchici italiani, tra cui il già citato Berneri che morì nella Barcellona rivoluzionaria per mano probabilmente di un sicario stalinista, aderirono alla resistenza antifranchista.
[modifica] Gli anarchici dopo l'8 settembre
Articolo principale: gli anarchici e la resistenza antifascista
La caduta del fascismo (8 settembre 1943) aprì un capitolo quasi sconosciuto della storia d’Italia, ovvero quello riguardante <<gli anarchici e la resistenza antifascista>>: durante la resistenza essi agirono sia individualmente, aderendo a formazioni partigiane non anarchiche, e sia nell'ambito di organizzazioni spiccatamente anarchiche (Brigate Bruzzi e Malatesta, Brigata Pisacane, Brigata Silvano Fedi... ).
Molti partigiani anarchici divennero figure di spicco della resistenza antifascista, tra questi Pietro Bruzzi, Silvano Fedi e Emilio Canzi (Canzi- nome di battaglia “Ezio Franchi”- nell’estate del 1944 divenne Comandante Unico della zona piacentina della C.L.N. Alta Italia)
Nonostante le difficoltà e la necessità di operare in clandestinità, molti libertari che si trovavano al confino costituirono, nel 1943, la Federazione Comunista Anarchica Italiana la quale successivamente confluirà nella FAI.
Nel gennaio 1945, a Ragusa, Maria Occhipinti e Franco Leggio “capeggiarono” la resistenza popolare antimilitarista al richiamo alle armi voluto dal governo dell’Italia liberata
[modifica] Dal dopo guerra ad oggi
[modifica] Riorganizzazione degli anarchici nel dopoguerra
Dopo il crollo del regime fascista e la fine della II Guerra Mondiale, gli anarchici ricominciarono ad organizzarsi e a rendersi operativi alla luce del sole. La voglia di recuperare il tempo perduto portò alla nascita di numerosi giornali libertari: Era Nuova a Torino, Il Comunista Libertario e poi Il Libertario a Milano, L'Amico del Popolo a Genova, Volontà a Napoli, Umanità Nova a Roma.
Fu il Congresso di Carrara del 1945 (12-14 aprile) a segnare la nascita, dalle ceneri della vecchia Unione Anarchica Italiana, della Federazione Anarchica Italiana (FAI), le cui linee organizzative furono sancite nei vari Congressi, dai quali peraltro scaturì anche un conflitto tra individualisti (capeggiati da Cesare Zaccaria) e comunisti anarchici.
Oltre alle storiche divisioni tra le varie "correnti", il movimento anarchico italiano vide contrapposti i gruppi del Sud a quelli del Nord: i primi propugnavano un'azione in prevalenza propagandistica e la limitazione della presenza degli anarchici all'interno delle organizzazioni politico- sindacali; i gruppi del Centro-Nord, che si portavano dietro l’esperienza della resistenza antifascista, auspicavano invece un'azione maggiormente a contatto con le masse.
“Quelli del Nord” già alla fine del giugno 1945 organizzarono a Milano il convegno della Federazione Comunista Libertaria Alta Italia (che riuniva le federazioni regionali del nord) nel corso del quale si stabilì che "nonostante la caduta del fascismo, l'impalcatura capitalistica e monarchica non è stata neppure intaccata e che perciò la lotta antiborghese deve continuare più intensa sfruttando tutte le possibilità che si presentano" (a questo scopo venne costituita anche la Federazione Giovanile Comunista Libertaria Alta Italia). Questa fervente attività in atto comportò anche il passaggio all’anarchismo di alcuni giovani militanti comunisti, fra cui i liguri Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi, come forma di contestazione della politica del PCI di Togliatti.
Da queste divergenze interne al movimento, tra l’ala organizzatrice e quella individualista (quest’ultima esercitava un relativo controllo dell’organizzazione nazionale), scaturirono una serie di scissioni che diedero alla luce vari gruppi e gruppuscoli, molto spesso dalla vita effimera (per esempio già alla fine del 1945, Antonio PietroPaolo, Mario Perelli, Germinal Concordia e altri militanti, staccandosi dalla Federazione Comunista Libertaria Lombarda, diedero vita alla Federazione Libertaria Italiana sulla base di un'alleanza con elementi comunisti dissidenti. La F.L.I. ebbe però vita brevissima e la maggior parte ritornò nel movimento anarchico), anche se la maggioranza degli anarchici, seppur con vari distinguo, aderì alla FAI. Nel febbraio del 1951, i comunisti anarchici costituirono i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP]]) che comportò la loro successiva estromissione dalla FAI.
Le divisioni, che storicamente hanno sempre afflito gli anarchici, si manifestarono anche durante la campagna per il referendum del 2 giugno 1946 (monarchia o repubblica), in cui la stragrande maggioranza si pronunciò a favore dell’astensionismo, tuttavia non mancarono coloro che si appellarono alla partecipazione al voto ( Pier Carlo Masini) o comunque furono tolleranti con questa opportunità (Umberto Marzocchi). Le differenze e i vari distinguo, non fecero però dimenticare l'importanza dell'attualità: in Sicilia, Franco Leggio, Giuseppe Alticozzi e Umberto Consiglio, tutti appartenenti al gruppo di Messina, fondarono la casa editrice de La Fiaccola; sempre al Sud, in Calabria, gli anarchici furono pienamente coinvolti nei movimenti di occupazione delle terre.
Relativamente alla situazione sindacale, oltre ai Comitati di Difesa Sindacale (i comitati erano una branca della CGIL e si costituirono nel genovese per contrastare le derive riformiste della CGIL) , nel 1950 si ricostituì l’USI , anche se la piena attività fu raggiunta negli “anni '60-'70” (la ricostituzione fu ritardata a causa delle pressioni della FAI, che convinse molti suoi attivisti a partecipare alla formazione della C.G.I.L).
[modifica] Gli anni 60 e 70
Negli "anni 60", che ebbero il loro culmine nel Maggio 1968, l’anarchismo, trovò nuovo slancio dal fermento culturale, politico e sociale che caratterizzò quel periodo. Si costituirono molti gruppi giovanili anarchici soprattutto a Torino, Roma e Firenze, tra cui Gioventù Libertaria; da questo nuovo slancio giovanile scaturirono le prime occupazioni delle Università italiane (1963), in cui gli anarchici furono attivamente coinvolti.
Nello stesso anno la Federazione Anarchica Pisana ritenne eccessivamente accentratrice la politica intrapresa dalla FAI e per questo promosse la nascita dei Gruppi di iniziativa anarchica. Nel 1965 la i giovani anarchici diedero vita alla Federazione Anarchica Giovanile Italiana (FAGI), in gran parte formatasi dai giovani fuoriusciti dai Gruppi Anarchici Federati (GAF) e dalla Federazione Anarchica Italiana.. Altri gruppi di minor importanza furono il gruppo autonomo dalla Federazione anarchica pisana denominato Gruppo anarchico Giuseppe Pinelli (1970) e, ancora in Toscana i Gruppi anarchici toscani.
A "metà degli anni 60" il movimento anarchico italiano fu quindi diviso in tre tronconi principali: la FAI, i Gruppi di iniziativa anarchica e i Gruppi Anarchici Federati (nati nel 1965 e dal ’69 divenuti la sezione italiana della Croce Nera Anarchica).
Evidentemente però, il risveglio e il fervento culturale delle masse, e la loro organizzazione più o meno capillare, non risultò gradito alle oligarchie al potere che si organizzarono per impedire qualsiasi conquista a carattere sociale. La strategia reazionaria, riassumibile nella cosiddetta "strategia della tensione", gettò un'ombra oscura sull'Italia di quegli anni e su cui si deve ancora fare piena luce.
Nell’ambito di questo progetto reazionario, il 12-12-1969 l'attentato terroristico di stampo fascista, passato alla storia come la strage di Piazza Fontana ([1]), segnò un momento drammatico della storia italiana e anche dell'anarchismo italiano. Gli anarchici, soprattutto la corrente individualista, furono, a volte, manovrati da infiltrati fascisti o delle istituzioni, in modo da indirizzare le loro azioni verso fini più congeniali alla restaurazione del potere o addirittura per favorire una fascistizzazione del paese (emblematico il caso del fascista Mario Merlino infiltratosi nel circolo 22 Marzo).
Tutte queste oscure manovre portarono, in tempi diversi, ad accusare gli anarchici Pietro Valpreda e il già citato Pinelli di essere i responsabili della strage. Giuseppe Pinelli pagò con un suicidio-omicidio quelle infamanti accuse, mentre il primo dovette subire il carcere fino a quando le accuse rivolte contro di lui rivelarono tutta la loro infondatezza ([2]).
Altri anarchici durante quegli anni persero la vita o furono coinvolti in tragici episodi: il 7 luglio del 1972 l’anarchico Giovanni Marini (impegnato in una contro-inchiesta su uno strano incidente stradale che aveva provocato la morte di cinque anarchici calabresi, Giovanni Aricò, Annalisa Borth, Angelo Casile, Francesco Scordo, Ligi Lo Celso, avvenuto il 27 settembre 1970 sull’autostrada nei pressi di Roma dove si stavano recando per consegnare i risultati di una loro inchiesta sulle stragi fasciste) sfuggì ad un’aggressione fascista, nel corso della quale perse la vita una dei suoi aggressori (Carlo Favella); il 12 dicembre 1970, durante una carica nei confronti di una manifestazione anarchica organizzata per celebrare l’anniversario della strage di Piazza Fontana, morì lo studente Saverio Saltarelli ; il 7 maggio 1972 il pisano Franco Serantini morì in seguito ai pestaggi della forza pubblica per essersi opposto alla solita manifestazione fascista.
Nonostante molte battaglie in cui gli anarchici mostrarono uniformità teoricca e pratica, le scissioni interne alla FAI proseguirono: nel 1973 fuoriuscirono i cosiddetti gruppi piattaformisti, che diedero origine a numerosi e capillari gruppi di tendenza anarco-comunista. (I due gruppi più importanti, l'Organizzazione rivoluzionaria anarchica (ORA) e l’Organizzazione dei Comunisti Anarchici della Toscana (UCAT), successivamente saldarono le proprie strutture formando, nel 1985, sulla base delle tesi espresse nella Piattaforma d'Organizzazione dell'Unione Generale degli Anarchici, la Federazione dei Comunisti Anarchici).
L’arrivo del 1977 comportò la nascita del movimento punk, che in Italia prese piede a partire soprattutto dal 1978, e degli Indiani metropolitani. Gli anarchici furono inoltre attivi nelle battaglie femministe per l’aborto, in quelle ecologiste contro il nucleare e nei movimenti delle occupazioni di stabili pubblici o privati abbandonati (vedi Centro Sociale Occupato Autogestito e squat).
[modifica] Attualità
Il dopo "’77" segnò l'inizio di un periodo di stagnazione che colpì tutto il movimento antagonista, compreso quindi anche quello anarchico. Tutto ciò però non impedì ai militanti libertari di proseguire, seppur tra mille difficoltà, nelle battaglie storicamente appartenenti al movimento anarchico.
Gli episodi drammatici della storia anarchica purtroppo non sono stati un patrimonio esclusivo del passato ma si sono realizzati anche nei tempi a noi più recenti: nel marzo del 1998, furono arrestati a Torino tre squatters, Edoardo Massari, Maria Soledad Rosas e Silvano Pellissero, tutti accusati di ecoterrorismo. Dopo il suicidio di Massari e Soledad, Silvano Pellissero venne assolto dalle accuse infondate, di appartenenza al fantomatico gruppo terroristico dei "Lupi Grigi" (Testo [3]).
Nei primi anni del terzo millennio è invece salita alla ribalta la Federazione Anarchica Informale, le cui modalità d’agire (pacchi bomba e attentati vari), hanno comportato lo sviluppo di un forte dibattito interno al movimento (veri insurrezionalisti? compagni che sbagliano? provocatori?). Anche durante il G8 di Genova, segnato dall’assassinio di Carlo Giuliani, gli anarchici sono stati protagonisti visibili delle proteste inscenatesi contro gli “8 grandi del mondo” e le loro politiche ultra liberiste e liberticide.
Quindi, nonostante le difficoltà e la repressione che periodicamente colpisce il movimento anarchico - come per esempio la recentissima "Operazione Brushwood" che ha visto l'arresto di Michele Fabiani e di altri suoi amici, accusati di far parte di una fantomatica cellula insurrezionalistica denominata COOP-FAI (Contro ogni ordine politico-Federazione Anarchica Informale) - questi sono sempre in prima fila nelle lotte sociali e nelle conquiste di nuovi spazi di libertà, sia attraverso le più strutturate organizzazioni nazionali (FAI, USI, FdCA) e sia mediante “organizzazioni” più informali come il movimento anarco-punk, quello legato ai centri sociali, all’ecologismo, all’antispecismo, all’antisessismo, all’antimilitarismo e anche all'insurrezionalismo.
[modifica] Altri articoli
- Gli anarchici nella Resistenza
- Elenco spazi anarchici e libertari in italia
- Attivismo anarchico in "rete"
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Elenchi
Elenco dei partiti e gruppi di sinistra in Italia
[modifica] Testi
Il federalismo anarchico in Italia (Cliccare con il tasto destro e poi selezionare salva oggetto con nome)

