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Stato

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Lo Stato è strutturato gerarchicamente, dall'alto verso il basso
Il termine Stato fa riferimento all'organizzazione socio-politica che può assumere forme differenti (Repubblica, Monarchia, ecc.), ma comunque possiede l'autorità di definire le leggi, attraverso le quali governa una società delimitata dai confini nazionali (Stato sovrano).

La definizione varia a seconda degli autori, tuttavia una delle più accettate è quella che definisce lo Stato come un concetto politico formato dall'insieme delle istituzioni che possiedono l'autorità e il potere di stabilire norme che regolano una società attraverso l'esercizio di una sovranità interna ed esterna su un dato territorio. Il dizionario lo definisce come quella «comunità stanziata permanentemente in un dato territorio, politicamente organizzata sotto un governo sovrano».

Essendo caratterizzato dalla divisione in classi (anche negli Stati del comunismo reale la classe burocratica aveva una posizione egemonica), in cui una dirige (la "classe dominante") e tutti gli altri sono diretti (i "subordinati"), l'anarchismo si oppone a tutte le forme di rappresentazione dello Stato in quanto modalità organizzativa fondata sull'autoritarismo.

Storia dello Stato[modifica]

Premessa[modifica]

Non è particolarmente corretto ritenere, come fanno taluni storici "ufficiali", che con lo Stato nasca la società umana e la ricerca della pace da parte della stessa. Gli esseri umani hanno sempre cercato di organizzarsi socialmente (nelle società preistoriche la collettività - tribù, clan - tutela, educa e aiuta in tutto e per tutto il singolo individuo), creando rapporti inter-tribali e intra-tribali tendenti al mutuo appoggio. Lo Stato altro non è che una particolare forma organizzativa, o meglio, una degenerazione organizzativa che da un certo momento in poi della sua storia l'umanità si è data, o, più correttamente, che alcune minoranze hanno imposto alla maggioranza.

Dal paleolitico al neolitico[modifica]

Prima della scoperta dell'agricoltura (10-12000 anni fa) gli uomini vivevano secondo i principi del modo di produzione paleolitico, ma da quel momento gli uomini\donne hanno cambiato le proprie abitudini trasformandosi in sedentari. [[Immagine:Marija-Gimbutas-newgrange.jpg|thumb|left|200 px|Marija Gimbutas, studiosa delle società agricole del neolitico]] Questo cambiamento, avvenuto attraverso tappe ben individuate dalla ricerca storica (vedasi gli studi della Gimbutas e di Riane Eisler) e per cause di ordine a volte naturale a volte sociale o dalla loro reciproca interazione, ha determinato la nascita di comunità sedentarie (per un lungo periodo i sedentari mantennero comunque le loro vecchie abitudini, integrando alla nuova dieta i prodotti derivati dalla caccia, pesca e dalla raccolta di frutta, funghi ecc.), incentrate spessissimo sul possesso comune della terra, sul culto della dea madre (culto egualitario) e sulla ricerca di una certa stabilità “economica” e sociale[1]. Queste società, chiamate gilania (unione di maschile e femminile) dalla Eisler, autrice di studi epocali come Corsivo, Il calice e la spada e Il piacere è sacro, sono durate millenni in vaste aree del mondo in collegamento tra di loro.

La cultura nomade-pastorale: gerarchia e autorità[modifica]

Evidentemente per lungo tempo la cultura paleolitica e quella neolitica hanno convissuto assieme, probabilmente interagendo mutualisticamente, per un lungo periodo. E’ da rilevare però, che mentre le comunità agricole del neolitico erano sostanzialmente pacifiche, altrettanto non si può dire dei pastori, che erano sì nomadi ma tendenzialmente predatori. È proprio la cultura nomade-pastorale, in particolare quella dei nomadi Kurgan e degli indoeuropei, ad aver distrutto la cultura neolitica: i capi-pastori diventavano tali in funzione del numero di animali che detenevano, relegando i nullatenenti a posizioni di subordinazione (guardiani delle greggi); la donna stessa, non svolgendo più nessuna funzione economica come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, divenne una pura proprietà dei capi-pastori. Questi decidevano se e quando le donne potevano sposarsi (potevano farlo solo con possessori di bestiame), divenendo quindi una sorta di oggetto atta esclusivamente alla procreazione.

Quindi il modo di produzione nomade-pastorale non era interno alla società neolitica ma anzi del tutto esterno ad essa; il meccanismo, che inizialmente vedeva i due sistemi convivere, ad un certo punto è entrato in crisi: i pastori avrebbero preso a conquistare con la forza le terre che i neolitici coltivavano comunemente, estendendo il dominio, fondato su un sistema gerarchico, della loro società a quella neolitica. Per i nomadi pastori si trattava a questo punto di estendere le relazioni di dominio tribali su scala enormemente più vasta e a ciò non poteva che contribuire alla nascita di un sistema di controllo militare e poliziesco. [2] [3]

È quindi la cultura nomade-pastorale che introduce i primi germi d’autorità (patriarcale e militare), dando luogo all'insorgere storico dello Stato come strumento in grado di gestire il dominio su vastissime aree su una popolazione numerosa e resa schiava da questi popoli. Tuttavia lo Stato vero e proprio ha dovuto attendere a lungo prima di potersi definitivamente insediare e farsi accettare dalle popolazioni, che spessissimo hanno contrastato, pagandone prezzi altissimi queste forme di autorità.

Nascita dello Stato arcaico[modifica]

I primi Stati che possiamo definire arcaici nascono e si sviluppano intorno al III-IV millenio a.c principalmente in Mesopotamia ed Egitto, quando da forme di organizzazione tribale e inter-tribale si passò al controllo e all'amministrazione di un territorio definito da parte di un'oligarchia che assunse il potere. Altri casi di Stati arcaici sono quelli che sorsero in India, Cina e tra gli Olmecchi del Messico, oltre al gruppo di isole di Hawai, Tahiti e Samoa.

Nella Mesopotamia sud-orientale i sumeri svilupparono una serie di città-Stato tra loro coordinate e governate da assemblee. C'era quella degli anziani, l'aristocrazia fondiaria e gli uomini liberi non aristocratici. Inizialmente c'era una sorta di governatore che venne nominato per pacificare i conflitti tra le varie città, ma in seguito assunse una posizione sempre più preminente. Più avanti ancora il suo ruolo divenne permanente e poi si trasformò in una carica ereditaria, diventando in pratica una sorta di monarchia.

In Egitto invece lo stato si reggeva su una forma di governo che oggi chiameremo teocrazia, dal momento che il faraone era considerato dio-re e sovrano assoluto. Al di sotto del faraone c'erano vari ministri, governatori provinciali e poi il blocco formato da grandi proprietari e sacerdoti. Lo Stato dell'Egitto e dei sumeri sono due dei pochi casi della storia in cui esso nasce e si sviluppa come qualcosa di autoctono, mentre nella maggior parte dei casi essi prenderanno vita e si svilupperanno come imposizione o reazione alle mire espansionistiche (dirette o indirette) di altri Stati o anche come frammentazione di uno già preesistente.

Secondo Kropotkin, che molti studi dedicò alla storia degli stati nazionali, lo Stato per essere definito tale deve possedere 4 caratteristiche:

  1. nascita di un potere posto al di sopra della società [giacché la società umana è sempre esistita e non nasce con lo Stato, come vorrebbero far credere alcuni storici];
  2. concentrazione del potere in poche mani (per molto tempo il "potere" è stato in mano all'intera società;
  3. delimitazione del territorio;
  4. instaurazione di nuovi rapporti sociali (rapporti di dominio dei pochi sulla moltitudine).

Lo Stato arcaico rispetta pienamente questi punti, differenziandosi dallo Stato moderno per l'assenza dell'esercito permanente e del nazionalismo.

Gerarchia e potere nel mondo medievale[modifica]

Il periodo del Medio Evo è caratterizzato da un ideale ricorrente: ricostruire l'unità del mondo abitato smarrita con la fine dell'impero romano d'occidente. L'unificazione di tutte le genti in un solo impero era stata raggiunta grazie alla conquista dei romani e questo, secondo i teologi cristiani, era dovuto al volere di Dio. Era necessario quindi ricomporre quell'unità sotto le supreme autorità del papa e dell'imperatore, ognuna con un proprio compito: l'autorità spirituale del papa avrebbe dovuto guidare gli uomini verso Dio e la salvezza (paradiso); l'autorità terrena dell'imperatore avrebbe dovuto garantire pace e benessere dei cristiani, nonché la loro difesa dagli attacchi esterni. Ma le ondate migratorie, che si susseguirono sino al X secolo, determinarono in Europa la nascita di nuove realtà locali, ciascuna delle quali rivendicava autonomia e libertà. Da qui lo sviluppo di conflitti tra forze centrifughe - cioè le signorie feudali, i liberi comuni e gli stati nazionali - contro le forze centrali dell'imperatore e del papa, che non fecero altro che favorire la frammentazione dell'Europa moderna in stati e principati autonomi.

Il potere negli stati feudali - all'interno dei quali comincia a prender forma una nuova classe sociale: la borghesia - è quindi decentrato e frammentato, il signore comandava in funzione della posizione gerarchica che occupava, tuttavia poteva farlo solo all'interno del feudo; il re esercitava il suo pieno potere solo sui territori che gli appartenevano e faticava moltissimo ad imporsi al di fuori di esso. La differenza sostanziale rispetto allo stato moderno vero e proprio sta quindi nella frammentazione del potere. Negli stati moderni si assiste invece alla centralizzazione e concentrazione dello stesso in pochissime mani.

Lo Stato moderno[modifica]

Lo Stato moderno si può quindi dire che nasca ufficialmente nel XVI secolo (non a caso in Europa questo coincide con la distruzione violenta del Movimento comunalista), grazie anche all'operato di filosofi quali Giovanni Bodin, Giovanni Botero e, soprattutto, come Hobbes e la teoria contrattualistica (in realtà per Kropotkin anche l'Impero romano aveva le caratteristiche di uno Stato). Non di minore importanza è l'accumulo di capitali e lo sviluppo conseguente del sistema capitalistico.

Questa nascita quindi ha origine nell'alleanza strategica tra monarchia e borghesia, in cui l'unificazione del territorio e l'accentramento del Potere nelle mani del Re sono i suoi elementi caratterizzanti. La funzione amministrativa, in passato gestita da funzionari al servizio del re, divengono una moltitudine di burocrati posti al servizio della legge; la difesa e il servizio d'ordine vengono affidate agli eserciti permanenti (nel periodo feudale, durante le guerre, il sovrano si affidava ai mercenari), fedelmente asserviti allo stesso Sovrano (attualmente potremmo dire che i funzionari e l'esercito sono fedeli allo Stato e alla sua organizzazione); lo Stato moderno necessita di più soldi per mantenere un sistema burocratico e di potere accentrato, ecco quindi che prende vita un sistema fiscale poderoso. Mentre in passato le imposte esistenti erano essenzialmente quelle indirette (dazi doganali, imposte sui consumi, ecc.), lo Stato moderno impone ai sudditi anche imposte dirette (nel periodo feudale le imposte dirette erano un eccezione e non la regola).

Max Weber lo definisce «un'impresa istituzionale di carattere politico in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell'attuazione degli ordinamenti». Per questo lo Stato moderno necessita di istituzioni come l'esercito permanente (prerogativa che lo stato arcaico non possedeva), apparati burocratici e amministrativi (tribunali e istituzioni vari) volti a controllare il territorio ed i cittadini attraverso il monopolio delle funzioni di difesa, governo, giustizia ed uso della forza. [4] Esso si caratterizza inoltre per lo sviluppo dell'idea nazionalistica e patriottica, volta a creare un legame di comunanza tra i cittadini che altrimenti naturalmente non sussisterebbe, giacchè anche negli stati arcaici ci si sentiva appartenenti alla comunità cittadina o a quella parentale.

Lo Stato-Nazione[modifica]

È necessario premettere che con il termine Stato si indica una entità politica e geopolitica, invece con quello di Nazione si definisce un'entità culturale e/o etnica. Il termine Stato-Nazione definisce, di conseguenza, la coincidenza tra entità politica ed entità geografica, distinguendosi dalle precedenti tipologie di Stati.

L'Europa dopo la Pace di Westfalia

In realtà spesso i confini politici non combaciano con quelli etnici, e allora le minoranze etniche possono trovarsi a vivere al di fuori dello Stato della propria etnia (es. kurdi divisi tra Irak, Iran, Siria e Turchia oppure i baschi e i catalani in Spagna ecc.), determinando in molti casi la loro repressione, più o meno cruenta, nel caso non si integrino nei modi determinati dallo “Stato padrone”. Proprio per queste ragioni la definizione di "Stato-Nazione" ha assunto più che altro il sinonimo di “Stato sovrano”.

Benché le origini dello Stato-Nazione risalgano al "trattato di Westfalia" (1648), che pose fine alla guerra dei trent'anni (dal 1618 al 1648 si svolse un lungo conflitto che impegnò soprattutto i territori dell'Europa centrale appartenenti al Sacro Romano Impero Germanico, e poi coinvolsero la maggior parte delle potenze europee, con le eccezioni di Inghilterra e Russia), questo concetto si sviluppò storicamente gradualmente sino a giungere a maturazione nel 1789 (Rivoluzione Francese).

Il concetto di Stato-Nazione nacque fondandosi su principi autoritari, uniti a principi legalitari che regolano i rapporti tra cittadini e autorità statali e tra cittadini e cittadini. Secondo Michele Fabiani, la differenza tra Stato-Nazione e Stato feudale (dalle cui ceneri si è sviluppato lo Stato moderno) starebbe nel fatto che «[nello stato-nazione].. non si ha più il potere di un individuo su altri individui e su un territorio, ma il potere diretto dell’organizzazione su tutti gli individui, compresi i padroni stessi che secondo i principi di uno stato liberale devono rispettare la legge quanto i loro servi»[5]

Lo Stato-Nazione assunse una forma organizzativa funzionale agli interessi della borghesia, la quale impresse la sua impronta classista sul controllo e l'amministrazione della società. Questa istituzione favorì pure l'ascesa del nazionalismo, ideologia diffusasi ai primi del '900 specialmente in Italia e in Francia, che porterà alla repressione delle minoranze presenti entro i confini dello Stato (spesso giustificato con argomenti razzisti), allo scoppio della Prima guerra mondiale e allo sviluppo del fascismo.

Attualità dello Stato[modifica]

Nel corso del tempo lo Stato ha cambiato forma ("Monarchia assoluta, Monarchia costituzionale, Repubblica" ecc.) ma non sostanza, assumendo talvolta forme molto autoritarie come l'Assolutismo monarchico [6] e lo Stato di polizia [7]. Nonostante l'evoluzione storica, lo Stato mantiene le sue caratteristiche originarie, ovvero è ancora un'istituzione in cui si concretizza una concentrazione di Potere organizzato in una rigida gerarchia sociale, nel cui ambito territoriale il proprio diritto è ritenuto superiore a qualsiasi altro soggetto individuale o collettivo (autoritarismo). [[Immagine:Michel_foucault.jpg|thumb|200 px|Un giovane Michel Foucault (1955)]] Secondo Michel Foucault, nello Stato moderno «i meccanismi del potere si sono trasformati: il diritto sovrano di appropriarsi dei beni, del lavoro, della vita dei sudditi, non è più la forma principale del potere, che s'impegna, invece, a “gestire la vita”. “Adesso vi sono dei corpi e delle popolazioni. Il potere è diventato materialista, ha smesso di essere giuridico”. Il nocciolo del potere diviene il biopotere, il potere che si esercita positivamente sulla vita, nel senso che la gestisce, la potenzia, la plasma riuscendo a regolarla e a controllarla in modo sempre più capillare e preciso. Suo oggetto è il corpo dell’individuo e il corpo-specie della popolazione; le discipline del corpo e i saperi che mirano a regolare la popolazione costituiscono i due poli attorno ai quali si è sviluppata l’organizzazione del potere sulla vita. L' effetto storico è una società normalizzata, in cui i corpi sono plasmati, gli individui irreggimentati nella scuola, nella caserma, nell'ospedale, nella fabbrica.».[8] Per Foucault la biopolitica è il luogo d'incontro tra potere e sfera della vita, che si realizza pienamente in un'epoca precisa: quella dell'esplosione del capitalismo.

Lo Stato dell'attualità è fondamentalmente uno stato capitalista. Di più, è il corpo centrale del capitalismo, progettato per tenere insieme e gestire meccanismi affaristici di grandi dimensioni, tessere i legami inestricabili con il capitalismo privato e tra questo e strutturazioni più potenti, generando così una classe tecnocratica.

La maggior parte degli Stati si fondano sul trinomio « Nazione-Patria-Stato », costruito al prezzo della distruzione delle specificità culturali, regionali, locali, ed a vantaggio di una cultura centrale e dominante. Nel contesto dell'integrazione europea, questo processo è stato messo in parte in discussione: l'unità Europea ha trasferito e decentrato alcune competenze che prima erano centralizzate; tuttavia non cambia l'analisi critica degli anarchici. L'UE riduce ed annulla le specificità culturali e centralizza sempre più le competenze essenziali per la sostenibilità del sistema. I confini geografici dello Stato saranno modellati in funzione degli interessi internazionalistici del grande capitale. Per i libertari, il capitalismo e la democrazia si escludono a vicenda, quindi non può essere costruito un sistema politico-sociale egualitario se lo si fonda sul capitalismo. La moderna società capitalista è segnata dalla contraddizione tra la sua pretesa di sostenere gli interessi collettivi e il suo reale scopo, cioè servire i privilegiati. La lotta per la vera democrazia («potere del popolo») è uno dei grandi temi della lotta di classe, sulla base di una radicale trasformazione del modo di produzione.

Praticamente in tutta la Terra, gli Stati economicamente più sviluppati hanno strutture organizzative molto simili. Oggi come oggi è difficile stabilire confini tra Stato, istituzioni, imprese capitalistiche e i mass-media; lo Stato incoraggia le attività private a discapito degli interessi collettivi; il governo si disinteressa del benessere generale, ed anzi è disposto a sminuirlo se questo va in contrasto con interessi più grandi; i media sono posti al servizio della propaganda, la quale condiziona e manipola la realtà dei fatti per favorire la società dei consumi, il becero patriottismo e il neo-colonialismo. [9][10] La gran parte della popolazione non ha alcun reale controllo sull'apparato amministrativo, anche se questo si definisce democratico. In realtà la democrazia parlamentare si fonda su veri e propri disvalori (religione e Dio ieri, denaro e potere oggi) ed è quindi uno strumento coercitivo utilizzato contro il popolo. Gli stati occidentali sono illusioni di libertà, democrazia e giustizia attraverso i quali perpetrano il loro dominio e tengono in soggezione la maggioranza delle popolazioni.

Analisi dal punto di vista anarchico[modifica]

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Secondo Max Weber lo Stato possiede il «monopolio della violenza legittima». Dal punto di vista anarchico, lo Stato non è altro che la nuova forma con cui le classi dominanti si sono riorganizzate per gestire meglio il proprio Potere. Per l'anarchico russo Bakunin: «...Uno Stato forte, degno di questo nome non può che avere un solido fondamento: la centralizzazione militare e burocratica. La differenza essenziale fra la monarchia e la repubblica più democratica consiste nel fatto che nella prima il mondo burocratico opprime e taglieggia il popolo per il maggior profitto dei privilegiati, delle classi proprietarie, e delle sue proprie tasche in nome del sovrano; nella repubblica opprimerà e spoglierà il popolo nella stessa maniera, a profitto delle medesime tasche e delle medesime classi, però in nome della volontà del popolo...» [11] [[Immagine:Kropotkin.jpg|right|thumb|Pëtr Kropotkin]] Oggi come ieri, lo Stato controlla la popolazione non solo mediante i suoi specifici apparati repressivi (forze armate, amministrazioni, i tribunali e la polizia), ma anche attraverso una forte burocratizzazione del sistema (pseudo)democratico che comporta come conseguenza una serie di mali che affliggono la popolazione. Il popolo si illude che i suoi rappresentanti politici eletti in Parlamento curino gli interessi generali; lo Stato non solo permette tutto ciò ma anzi reprime le masse popolari, attraverso la violenza militare della Polizia e dell'esercito, quando queste scendono in piazza rivendicando quelli che vengono ad essere i propri diritti e libertà.

Sempre Bakunin spiega che lo Stato ha sempre derubato le masse popolari attraverso l'imposizione fiscale non ha mai finanziato gli interessi privati con i soldi pubblici: «Il servizio di Stato in Germania dà risultati non belli, poco gradevoli, possiamo dire persino abominevoli, però seri e efficaci. Il servizio dello Stato in Russia dà risultati similmente non belli e poco gradevoli ma quasi sempre nella forma più rozza e più sterile. Facciamo un esempio e supponiamo che a un dato momento in Germania e in Russia i governi stanzino un credito uguale, mettiamo di un milione, un milione per finanziare una qualche impresa per costruire una nuova nave, per esempio. Pensate che in Germania si ruberà? Si ruberanno forse centomila, mettiamo anche duecentomila, ma in cambio ottocentomila saranno sicuramente destinati all'impresa che verrà ultimata con puntualità e la perizia caratteristica dei tedeschi. E in Russia? In Russia si comincerà col sottrarne mezzo, un quarto si perderà per strada per negligenza e ignoranza, per cui sarà fin troppo se con la quarta parte rimasta si riuscirà a imbastire qualche cosa di putrido, buono per la scena ma non per essere adoperato.» [12]

L'anarchico russo si riferiva allo Stato ottocentesco, ma oggi come ieri nulla è sostanzialmente cambiato, anzi è diventato anche più corrotto e attraverso la moderna burocrazia riesce sempre ad ingannare il popolo. Per questo motivo per gli anarchici l'abolizione dello Stato è una necessità.

La necessità dell'abolizione[modifica]

Gli anarchici sono contrari a qualsiasi idea di Stato (su questo punto sono sostanziali le differenze tra anarchismo e marxismo, in quanto i primi auspicano l’immediata abolizione mentre i secondi usano il termine «estinzione»), in quanto esso contiene, comunque, il germe dell'autoritarismo, del dominio e della sopraffazione.

È necessario, per la costruzione di una società anarchica libera, la totale scomparsa dello Stato, in maniera tale che scompaia anche il dominio dell’uomo sull’uomo e con esso anche ogni sistema basato sulla gerarchia sull’autorità e la repressione, giacchè è del tutto illegittima la sua autorità, sia nella teoria (contratto) che nella pratica (diritto).

Lo Stato secondo Pëtr Kropotkin deve essere abolito per poter distribuire meglio le ricchezze ed evitare una concentrazione di potere. La fine delle contraddizioni istituzionali dovrebbe permettere anche la diminuzione della criminalità, la scomparsa dei privilegi e la creazione di una società meno iniqua e dove comunque i problemi vengano affrontati e risolti e non semplicemente repressi.

Le società senza stato[modifica]

20px Vedi, Società#Società senza Stato.

L'antropologo libertario Pierre Clastres ha raccontato in diversi saggi l'organizzazione sociale di alcune civiltà non statali, come per esempio quelle dell'America precolombiana che non diedero vita ad organizzazioni verticistiche simili ai moderni Stati. Egli quindi non presta attenzione agli Inca, Atzechi e Maya, le cui strutture erano simili a quelle delle nazioni occidentali che poi li distrussero, ma a quelle «società senza stato» prive di potere coercitivo come i Tupinambà, i Guayak e i Guaranì.

Note[modifica]

  1. «Le ricerche e scoperte archeologiche compiute, in vari siti sparsi in tutti i continenti, attestano la presenza diffusa di una cultura agraria egualitaria e priva quindi di differenziazioni sociali classiste, in cui l’organizzazione sociale è funzionale alla corrette gestione della società egualitaria stessa: Creta minoica 5.000-2000 a. C, ma anche Chatal Huyuk in Asia minore, Gerico in Palestina, Hrappa e Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, la cultura Yomon in Giappone e numerosi siti in Asia, ma soprattutto le recenti scoperte e reinterpretazioni della cultura mesolitica e neolitica europea (dal Portogallo alla Russia), dimostrano che la civiltà agraria per moltissimi millenni fu priva di diseguglianze sociali e quindi non necessitò di organi separati di gestione dell'esistente come lo Stato, la polizia, l'esercito, un clero gestore dell'ideologia religiosa classista patriarcale, il ricorso alla guerra per gestire i rapporti tra singoli gruppi sociali e collettività, ecc.(Ario Libert, utente anarchopediano)» .
  2. A questo punto appare chiaro che la teoria secondo cui con l’agricoltura sarebbe nata la proprietà e di conseguenza una sorta di abbozzo di “Stato primordiale”, è tutt'altro che veritiera.
  3. «Non c'è alcun nesso tra la coltivazione della terra, in origine un bene sterminato ed abbondante rispetto all'esiguità del numero stesso degli esseri umani, e la sua appropriazione privata da parte di uomini più forti. La struttura egualitaria paleolitica ha trovato una sua continuità nel passaggio alla coltivazione della terra, di cui nessun singolo avrebbe potuto appropriarsi, in quanto questo modo di produzione sottintende la comunità come produttore della ricchezza sociale attraverso il lavoro gestito comunitariamente e la proprietà stessa della terra quindi intesa in senso comunitario. Il tema della genesi storica dello Stato e delle classi sociali è stato da tempo risolto ma coloro che dovrebbero appropriarsi se non altro di diritto dei suoi risultati rivoluzionari, li ignorano semplicemente preferendo vegetare su quanto si è elucubrato almeno un secolo e mezzo fa. Il motivo per cui le ideologie antagonistiche al sistema non producano un sapere certo su una questione così fondamentale è la dimostrazione che il sistema ideologico dominante, quello accademico per intenderci, sta funzionando bene e produce ignoranza e disinformazione su questo tema critico e riesce a far passare come classiste società egualitarie» Ario Libert, utente anarchopediano). Vedere anche Discussioni utente:Ario Libert
  4. Lo Stato mantiene l'ordine e salvaguardia lo status quo. Per questo reprime tutti coloro che nella pratica ne contestano l'autorità. (Nessuno)
  5. Michele Fabiani, Il razionale e l'assurdo, [1]
  6. Chiamato impropriamente Stato assoluto, è una teoria politica che sostiene che una persona - generalmente un monarca - debba detenere tutto il potere. Hobbes, Bodin e Macchiavelli sono i principali teorici di questa forma di Stato.
  7. Lo Stato di polizia è una evoluzione del tipico Stato assoluto e monarchico. Si manifestò in un particolare periodo storico e in un particolare contesto geografico, affermandosi all'epoca dell'Illuminismo, particolarmente in Prussia e nell'Impero austriaco, rispettivamente sotto i regni di Federico il Grande e di Maria Teresa d'Austria e del figlio Giuseppe II. Attualmente si utilizza questo temrine per definire uno stato in cui vi è una forte ingerenza della polizia, ma sarebbe più corretto parlare di Stato poliziesco.
  8. Michel Foucault e il potere
  9. La guerra in Iraq, la disinformazione sulle armi di distruzione di massa (del tutto inesistenti) sono stati un esempio del potere dei media e della sua capacità di condizionare le masse.
  10. Si veda PSYWAR (Guerra psicologica)
  11. Bakunin, Stato e Anarchia, p.35
  12. Bakunin, Stato e Anarchia

Opere[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Harold B. Barclay, Lo Stato. Breve storia del Leviatano, Eleuthera, 2013
  • Perre Clastres, L'anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, Eleuthera, 2013
  • Pierre-Joseph Proudhon, Critica della proprietà e dello stato, Eleuthera, 2010
  • Michail Bakunin, Dio e lo Stato, BFS, 2008
  • Petr Kropotkin, Lo Stato, Galzerano editore, 2008
  • Friedrich Engel, L'originale della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori riuniti, 2005
  • Pierre Clastres, La società contro lo Stato. Ricerche di antropologia politica , Ombre corte, 2003
  • Alan Barnard, Storia del pensiero aantropologico, Il Mulino, 2002
  • Elman Service, L'organizzazione sociale primitiva, Loescher, 1983
  • Theda Skocpol, Stati e rivoluzioni sociali, Il Mulino, 1981

Scritti[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

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