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Stato

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Lo Stato è strutturato gerarchicamente, dall'alto verso il basso
Il termine Stato fa riferimento all'organizzazione socio-politica che può assumere forme differenti (Repubblica, Monarchia, ecc.), ma comunque possiede l'autorità di definire le leggi, attraverso le quali governa una società delimitata dai confini nazionali (Stato sovrano).

La definizione varia a seconda degli autori, tuttavia una delle più accettate è quella che definisce lo Stato come un concetto politico formato dall'insieme delle istituzioni che possiedono l'autorità e il potere di stabilire norme che regolano una società attraverso l'esercizio di una sovranità interna ed esterna su un dato territorio. Il dizionario lo definisce come quella «comunità stanziata permanentemente in un dato territorio, politicamente organizzata sotto un governo sovrano».

Essendo caratterizzato dalla divisione in classi (anche negli Stati del comunismo reale la classe burocratica aveva una posizione egemonica), in cui una dirige (la "classe dominante") e tutti gli altri sono diretti (i "subordinati"), l'anarchismo si oppone a tutte le forme di rappresentazione dello Stato in quanto modalità organizzativa fondata sull'autoritarismo.

Storia dello Stato[modifica]

Premessa[modifica]

Non è particolarmente corretto ritenere, come fanno taluni storici "ufficiali", che con lo Stato nasca la società umana e la ricerca della pace da parte della stessa. Gli esseri umani hanno sempre cercato di organizzarsi socialmente (nelle società preistoriche la collettività - tribù, clan - tutela, educa e aiuta in tutto e per tutto il singolo individuo), creando rapporti inter-tribali e intra-tribali tendenti al mutuo appoggio. Lo Stato altro non è che una particolare forma organizzativa, o meglio, una degenerazione organizzativa che da un certo momento in poi della sua storia l'umanità si è data, o, più correttamente, che alcune minoranze hanno imposto alla maggioranza.

Dal paleolitico al neolitico[modifica]

Prima della scoperta dell'agricoltura (10-12000 anni fa) gli uomini vivevano secondo i principi del modo di produzione paleolitico, ma da quel momento gli uomini\donne hanno cambiato le proprie abitudini trasformandosi in sedentari. [[Immagine:Marija-Gimbutas-newgrange.jpg|thumb|left|200 px|Marija Gimbutas, studiosa delle società agricole del neolitico]] Questo cambiamento, avvenuto attraverso tappe ben individuate dalla ricerca storica (vedasi gli studi della Gimbutas e di Riane Eisler) e per cause di ordine a volte naturale a volte sociale o dalla loro reciproca interazione, ha determinato la nascita di comunità sedentarie (per un lungo periodo i sedentari mantennero comunque le loro vecchie abitudini, integrando alla nuova dieta i prodotti derivati dalla caccia, pesca e dalla raccolta di frutta, funghi ecc.), incentrate spessissimo sul possesso comune della terra, sul culto della dea madre (culto egualitario) e sulla ricerca di una certa stabilità “economica” e sociale[1]. Queste società, chiamate gilania (unione di maschile e femminile) dalla Eisler, autrice di studi epocali come Corsivo, Il calice e la spada e Il piacere è sacro, sono durate millenni in vaste aree del mondo in collegamento tra di loro.

La cultura nomade-pastorale: gerarchia e autorità[modifica]

Evidentemente per lungo tempo la cultura paleolitica e quella neolitica hanno convissuto assieme, probabilmente interagendo mutualisticamente, per un lungo periodo. E’ da rilevare però, che mentre le comunità agricole del neolitico erano sostanzialmente pacifiche, altrettanto non si può dire dei pastori, che erano sì nomadi ma tendenzialmente predatori. È proprio la cultura nomade-pastorale, in particolare quella dei nomadi Kurgan e degli indoeuropei, ad aver distrutto la cultura neolitica: i capi-pastori diventavano tali in funzione del numero di animali che detenevano, relegando i nullatenenti a posizioni di subordinazione (guardiani delle greggi); la donna stessa, non svolgendo più nessuna funzione economica come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, divenne una pura proprietà dei capi-pastori. Questi decidevano se e quando le donne potevano sposarsi (potevano farlo solo con possessori di bestiame), divenendo quindi una sorta di oggetto atta esclusivamente alla procreazione.

Quindi il modo di produzione nomade-pastorale non era interno alla società neolitica ma anzi del tutto esterno ad essa; il meccanismo, che inizialmente vedeva i due sistemi convivere, ad un certo punto è entrato in crisi: i pastori avrebbero preso a conquistare con la forza le terre che i neolitici coltivavano comunemente, estendendo il dominio, fondato su un sistema gerarchico, della loro società a quella neolitica. Per i nomadi pastori si trattava a questo punto di estendere le relazioni di dominio tribali su scala enormemente più vasta e a ciò non poteva che contribuire alla nascita di un sistema di controllo militare e poliziesco. [2] [3]

È quindi la cultura nomade-pastorale che introduce i primi germi d’autorità (patriarcale e militare), dando luogo all'insorgere storico dello Stato come strumento in grado di gestire il dominio su vastissime aree su una popolazione numerosa e resa schiava da questi popoli. Tuttavia lo Stato vero e proprio ha dovuto attendere a lungo prima di potersi definitivamente insediare e farsi accettare dalle popolazioni, che spessissimo hanno contrastato, pagandone prezzi altissimi queste forme di autorità.

Nascita dello Stato arcaico[modifica]

I primi Stati che possiamo definire arcaici nascono e si sviluppano intorno al III-IV millenio a.c principalmente in Mesopotamia ed Egitto, quando da forme di organizzazione tribale e inter-tribale si passò al controllo e all'amministrazione di un territorio definito da parte di un'oligarchia che assunse il potere. Altri casi di Stati arcaici sono quelli che sorsero in India, Cina e tra gli Olmecchi del Messico, oltre al gruppo di isole di Hawai, Tahiti e Samoa.

Nella Mesopotamia sud-orientale i sumeri svilupparono una serie di città-Stato tra loro coordinate e governate da assemblee. C'era quella degli anziani, l'aristocrazia fondiaria e gli uomini liberi non aristocratici. Inizialmente c'era una sorta di governatore che venne nominato per pacificare i conflitti tra le varie città, ma in seguito assunse una posizione sempre più preminente. Più avanti ancora il suo ruolo divenne permanente e poi si trasformò in una carica ereditaria, diventando in pratica una sorta di monarchia.

In Egitto invece lo stato si reggeva su una forma di governo che oggi chiameremo teocrazia, dal momento che il faraone era considerato dio-re e sovrano assoluto. Al di sotto del faraone c'erano vari ministri, governatori provinciali e poi il blocco formato da grandi proprietari e sacerdoti. Lo Stato dell'Egitto e dei sumeri sono due dei pochi casi della storia in cui esso nasce e si sviluppa come qualcosa di autoctono, mentre nella maggior parte dei casi essi prenderanno vita e si svilupperanno come imposizione o reazione alle mire espansionistiche (dirette o indirette) di altri Stati o anche come frammentazione di uno già preesistente.

Secondo Kropotkin, che molti studi dedicò alla storia degli stati nazionali, lo Stato per essere definito tale deve possedere 4 caratteristiche:

  1. nascita di un potere posto al di sopra della società [giacché la società umana è sempre esistita e non nasce con lo Stato, come vorrebbero far credere alcuni storici];
  2. concentrazione del potere in poche mani (per molto tempo il "potere" è stato in mano all'intera società;
  3. delimitazione del territorio;
  4. instaurazione di nuovi rapporti sociali (rapporti di dominio dei pochi sulla moltitudine).

Lo Stato arcaico rispetta pienamente questi punti, differenziandosi dallo Stato moderno per l'assenza dell'esercito permanente e del nazionalismo.

Gerarchia e potere nel mondo medievale[modifica]

Il periodo del Medio Evo è caratterizzato da un ideale ricorrente: ricostruire l'unità del mondo abitato smarrita con la fine dell'impero romano d'occidente. L'unificazione di tutte le genti in un solo impero era stata raggiunta grazie alla conquista dei romani e questo, secondo i teologi cristiani, era dovuto al volere di Dio. Era necessario quindi ricomporre quell'unità sotto le supreme autorità del papa e dell'imperatore, ognuna con un proprio compito: l'autorità spirituale del papa avrebbe dovuto guidare gli uomini verso Dio e la salvezza (paradiso); l'autorità terrena dell'imperatore avrebbe dovuto garantire pace e benessere dei cristiani, nonché la loro difesa dagli attacchi esterni. Ma le ondate migratorie, che si susseguirono sino al X secolo, determinarono in Europa la nascita di nuove realtà locali, ciascuna delle quali rivendicava autonomia e libertà. Da qui lo sviluppo di conflitti tra forze centrifughe - cioè le signorie feudali, i liberi comuni e gli stati nazionali - contro le forze centrali dell'imperatore e del papa, che non fecero altro che favorire la frammentazione dell'Europa moderna in stati e principati autonomi.

Il potere negli stati feudali - all'interno dei quali comincia a prender forma una nuova classe sociale: la borghesia - è quindi decentrato e frammentato, il signore comandava in funzione della posizione gerarchica che occupava, tuttavia poteva farlo solo all'interno del feudo; il re esercitava il suo pieno potere solo sui territori che gli appartenevano e faticava moltissimo ad imporsi al di fuori di esso. La differenza sostanziale rispetto allo stato moderno vero e proprio sta quindi nella frammentazione del potere. Negli stati moderni si assiste invece alla centralizzazione e concentrazione dello stesso in pochissime mani.

Lo Stato moderno[modifica]

Lo Stato moderno si può quindi dire che nasca ufficialmente nel XVI secolo (non a caso in Europa questo coincide con la distruzione violenta del Movimento comunalista), grazie anche all'operato di filosofi quali Giovanni Bodin, Giovanni Botero e, soprattutto, come Hobbes e la teoria contrattualistica (in realtà per Kropotkin anche l'Impero romano aveva le caratteristiche di uno Stato). Non di minore importanza è l'accumulo di capitali e lo sviluppo conseguente del sistema capitalistico.

Questa nascita quindi ha origine nell'alleanza strategica tra monarchia e borghesia, in cui l'unificazione del territorio e l'accentramento del Potere nelle mani del Re sono i suoi elementi caratterizzanti. La funzione amministrativa, in passato gestita da funzionari al servizio del re, divengono una moltitudine di burocrati posti al servizio della legge; la difesa e il servizio d'ordine vengono affidate agli eserciti permanenti (nel periodo feudale, durante le guerre, il sovrano si affidava ai mercenari), fedelmente asserviti allo stesso Sovrano (attualmente potremmo dire che i funzionari e l'esercito sono fedeli allo Stato e alla sua organizzazione); lo Stato moderno necessita di più soldi per mantenere un sistema burocratico e di potere accentrato, ecco quindi che prende vita un sistema fiscale poderoso. Mentre in passato le imposte esistenti erano essenzialmente quelle indirette (dazi doganali, imposte sui consumi, ecc.), lo Stato moderno impone ai sudditi anche imposte dirette (nel periodo feudale le imposte dirette erano un eccezione e non la regola).

Max Weber lo definisce «un'impresa istituzionale di carattere politico in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell'attuazione degli ordinamenti». Per questo lo Stato moderno necessita di istituzioni come l'esercito permanente (prerogativa che lo stato arcaico non possedeva), apparati burocratici e amministrativi (tribunali e istituzioni vari) volti a controllare il territorio ed i cittadini attraverso il monopolio delle funzioni di difesa, governo, giustizia ed uso della forza. [4] Esso si caratterizza inoltre per lo sviluppo dell'idea nazionalistica e patriottica, volta a creare un legame di comunanza tra i cittadini che altrimenti naturalmen