Stato
Da Anarcopedia.
Lo Stato è un’istituzione organizzata in differenti modi (Repubblica, Monarchia ecc.) che possiede l’autorità di definire le leggi, attraverso le quali governa una società delimitata dai confini nazionali (Stato sovrano). È caratterizzato dalla divisione in classi (classismo), in cui una dirige (la classe dominante) e l'altra è diretta (i subordinati).
L’anarchismo si oppone a tutte le forme organizzate in maniera autoritaria, conseguentemente si oppone anche allo Stato.
Indice |
[modifica] La nascita dello Stato
[modifica] Premessa
Non è particolarmente corretto ritenere, come fanno taluni storici "ufficiali", che con lo Stato nasca la società umana e la ricerca della pace da parte della stessa. Gli esseri umani hanno sempre cercato di organizzarsi socialmente (nelle società preistoriche la collettività - tribù, clan - tutela, educa e aiuta in tutto e per tutto il singolo individuo), creando rapporti inter-tribali e intra-tribali tendenti al mutuo appoggio. Lo Stato altro non è che una particolare forma organizzativa, o meglio, una degenerazione organizzativa che da un certo momento in poi della sua storia l'umanità si è data, o, più correttamente, che alcune minoranze hanno imposto alla maggioranza.
[modifica] Dal paleolitico al neolitico
Prima della scoperta dell'agricoltura (10-12000 anni fa) gli uomini vivevano secondo i principi del modo di produzione paleolitico, ma da quel momento gli uomini\donne hanno cambiato le proprie abitudini trasformandosi in sedentari.
Questo cambiamento, avvenuto attraverso tappe ben individuate dalla ricerca storica (vedasi gli studi della Gimbutas e di Riane Eisler) e per cause di ordine a volte naturale a volte sociale o dalla loro reciproca interazione, ha determinato la nascita di comunità sedentarie (per un lungo periodo i sedentari mantennero comunque le loro vecchie abitudini, integrando alla nuova dieta i prodotti derivati dalla caccia, pesca e dalla raccolta di frutta, funghi ecc.), incentrate spessissimo sul possesso comune della terra, sul culto della dea madre (culto egualitario) e sulla ricerca di una certa stabilità “economica” e sociale[1]. Queste società, chiamate gilania (unione di maschile e femminile) dalla Eisler, autrice di studi epocali come Corsivo, Il calice e la spada e Il piacere è sacro, sono durate millenni in vaste aree del mondo in collegamento tra di loro.
[modifica] La cultura nomade-pastorale: gerarchia e autorità
Evidentemente per lungo tempo la cultura paleolitica e quella neolitica hanno convissuto assieme, probabilmente interagendo mutualisticamente, per un lungo periodo. E’ da rilevare però, che mentre le comunità agricole del neolitico erano sostanzialmente pacifiche, altrettanto non si può dire dei pastori, che erano sì nomadi ma tendenzialmente predatori. E’ proprio la cultura nomade-pastorale, in particolare quella dei nomadi Kurgan e degli indoeuropei, ad aver distrutto la cultura neolitica: i capi-pastori diventavano tali in funzione del numero di animali che detenevano, relegando i nullatenenti a posizioni di subordinazione (guardiani delle greggi); la donna stessa, non svolgendo più nessuna funzione economica come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, divenne una pura proprietà dei capi-pastori. Questi decidevano se e quando le donne potevano sposarsi (potevano farlo solo con possessori di bestiame), divenendo quindi una sorta di oggetto atta esclusivamente alla procreazione.
Quindi il modo di produzione nomade-pastorale non era interno alla società neolitica ma anzi del tutto esterno ad essa; il meccanismo, che inizialmente vedeva i due sistemi convivere, ad un certo punto è entrato in crisi: i pastori avrebbero preso a conquistare con la forza le terre che i neolitici coltivavano comunemente, estendendo il dominio, fondato su un sistema gerarchico, della loro società a quella neolitica. Per i nomadi pastori si trattava a questo punto di estendere le relazioni di dominio tribali su scala enormemente più vasta e a ciò non poteva che contribuire alla nascita di un sistema di controllo militare e poliziesco. (n.d.r A questo punto appare chiaro che la teoria secondo cui con l’agricoltura sarebbe nata la proprietà e di conseguenza una sorta di abbozzo di “Stato primordiale”, è tutt'altro che veritiera...[2]).
E' la cultura nomade-pastorale che introduce i primi germi d’autorità (patriarcale e militare), dando luogo all'insorgere storico dello Stato come strumento in grado di gestire il dominio su vastissime aree su una popolazione numerosa e resa schiava da questi popoli. Tuttavia lo Stato vero e proprio ha dovuto attendere a lungo prima di potersi definitivamente insediare e farsi accettare dalle popolazioni, che spessissimo hanno contrastato, pagandone prezzi altissimi queste forme di autorità.
[modifica] Lo Stato vero e proprio
Secondo Kropotkin, che molti studi dedicò a questi aspetti, lo Stato per essere definito tale deve possedere 4 caratteristiche:1)Nascita di un potere posto al di sopra della società [giacché la società umana è sempre esistita e non nasce con lo Stato, come vorrebbero far credere alcuni storici]; 2)Concentrazione del potere in poche mani (per molto tempo il "potere" è stato in mano all'intera società; 3) Delimitazione del territorio; 4)Instaurazione di nuovi rapporti sociali (rapporti di dominio dei pochi sulla moltitudine).
Lo Stato moderno si può quindi dire che nasca ufficialmente nel XVI secolo (non a caso in Europa questo coincide con la distruzione violenta del Movimento comunalista), grazie anche all'operato di filosofi quali Giovanni Bodin, Giovanni Botero e, soprattutto, come Hobbes e la teoria contrattualistica (in realtà per Kropotkin anche l'Impero romano aveva le caratteristiche di uno Stato). Questa nascita quindi ha origine nell'alleanza strategica tra monarchia e borghesia in cui l'unificazione del territorio e l'accentramento del Potere nelle mani del Re, sono gli elementi che essenzialmente lo caratterizzano. La funzione amministrativa era svolta da una moltitudine di funzionari subordinati al Re , la difesa e il servizio d'ordine sono invece affidati agli eserciti permanenti, fedelmente asserviti allo stesso Sovrano (attualmente potremmo dire che i funzionari e l'esercito sono fedeli allo Stato e alla sua organizzazione).
Nel corso del tempo lo Stato ha cambiato forma ("Monarchia assoluta, Monarchia costituzionale, Repubblica" ecc.), ma non sostanza. Per questo, nonostante l'evoluzione storica, esso può ancora essere inteso come una concentrazione di Potere strutturato in una rigida gerarchia sociale, nel cui ambito territoriale il proprio diritto è ritenuto superiore a qualsiasi altro soggetto individuale o collettivo (autoritarismo).
[modifica] Lo Stato-Nazione
E' necessario premettere che con il termine Stato si indica una entità politica e geopolitica, invece con quello di Nazione si definisce un'entità culturale e/o etnica. Il termine Stato-Nazione definisce, di conseguenza, la coincidenza tra entità politica ed entità geografica, distinguendosi dalle precedenti tipologie di Stati.
In realtà spesso i confini politici non combaciano con quelli etnici, e allora le minoranze etniche possono trovarsi a vivere al di fuori dello Stato della propria etnia (es. kurdi divisi tra Irak, Iran, Siria e Turchia oppure i baschi in Spagna ecc.), determinando in molti casi la loro repressione, più o meno cruenta, nel caso non si integrino nei modi determinati dallo “Stato padrone”. Proprio per queste ragioni la definizione di "Stato-Nazione" ha assunto più che altro il sinonimo di “Stato sovrano”.
Le origini dello Stato-Nazione risalgono al trattato di Westfalia (1648) che pose fine alla guerra dei trent’anni (dal 1618 al 1648 si svolse un lungo conflitto che impegnò soprattutto i territori dell'Europa centrale appartenenti al Sacro Romano Impero Germanico, e poi coinvolsero la maggior parte delle potenze europee, con le eccezioni di Inghilterra e Russia). Successivamente tale concetto andò sviluppandosi, giungendo alla sua “maturazione” nel 1789 con la Rivoluzione Francese.
Il concetto di Stato-Nazione comportò nel tempo la nascita delle mappe europee con confini e frontiere ben delimitate, l’ascesa della borghesia al potere, l’omogeneizzazione culturale forzata, la repressione delle minoranze etniche eventualmente presenti entro lo Stato ecc. Inoltre, secondo Michele Fabiani, la differenza tra Stato-Nazione e Stato feudale (dalle cui ceneri si è sviluppato lo Stato moderno) sta nel fatto che “[nello stato-nazione].. non si ha più il potere di un individuo su altri individui e su un territorio, ma il potere diretto dell’organizzazione su tutti gli individui, compresi i padroni stessi che secondo i principi di uno stato liberale devono rispettare la legge quanto i loro servi”[3]
[modifica] Analisi dal punto di vista anarchico
Secondo Max Weber lo Stato possiede il "monopolio della violenza legittima". Dal punto di vista anarchico, lo Stato non è altro che la nuova forma con cui le classi dominanti si sono riorganizzate per gestire meglio il proprio Potere.
Oggi come ieri, controlla la popolazione, mediante i suoi specifici apparati repressivi (forze armate, amministrazioni, i tribunali e la polizia) ed è colpevole di gran parte dei mali che affliggono la popolazione. Per questo motivo è necessario abolirlo.
[modifica] La necessità dell'abolizione
Gli anarchici sono contrari a qualsiasi idea di Stato (su questo punto sono sostanziali le differenze tra anarchismo e marxismo, in quanto i primi auspicano l’immediata abolizione mentre i secondi usano il termine estinzione), in quanto esso contiene, comunque, il germe dell'autoritarismo, del dominio e della sopraffazione.
È necessario, per la costruzione di una società anarchica libera, la totale scomparsa dello Stato, in maniera tale che scompaia anche il dominio dell’uomo sull’uomo e con esso anche ogni sistema basato sulla gerarchia sull’autorità e la repressione, giacchè è del tutto illegittima la sua autorità, sia nella teoria (contratto) che nella pratica (diritto).
Lo Stato secondo Pëtr Kropotkin deve essere abolito per poter distribuire meglio le ricchezze ed evitare una concentrazione di potere. La fine delle contraddizioni istituzionali dovrebbe permettere anche la diminuzione della criminalità, la scomparsa dei privilegi e la creazione di una società meno iniqua e dove comunque i problemi vengano affrontati e risolti e non semplicemente repressi.
[modifica] Collegamenti esterni
Scienza e Anarchia (vari estratti delle opere principali di Kropotkin, tra cui alcuni capitoli dedicati allo Stato)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ↑ Considerazioni di Ario Libert: Le ricerche e scoperte archeologiche compiute, in vari siti sparsi in tutti i continenti, attestano la presenza diffusa di una cultura agraria egualitaria e priva quindi di differenziazioni sociali classiste, in cui l’organizzazione sociale è funzionale alla corrette gestione della società egualitaria stessa: Creta minoica 5.000-2000 a. C, ma anche Chatal Huyuk in Asia minore, Gerico in Palestina, Hrappa e Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, la cultura Yomon in Giappone e numerosi siti in Asia, ma soprattutto le recenti scoperte e reinterpretazioni della cultura mesolitica e neolitica europea (dal Portogallo alla Russia), dimostrano che la civiltà agraria per moltissimi millenni fu priva di diseguglianze sociali e quindi non necessitò di organi separati di gestione dell'esistente come lo Stato, la polizia, l'esercito, un clero gestore dell'ideologia religiosa classista patriarcale, il ricorso alla guerra per gestire i rapporti tra singoli gruppi sociali e collettività, ecc.) .
- ↑ Considerazioni di Ario Libert: Non c'è alcun nesso tra la coltivazione della terra, in origine un bene sterminato ed abbondante rispetto all'esiguità del numero stesso degli esseri umani, e la sua appropriazione privata da parte di uomini più forti. La struttura egualitaria paleolitica ha trovato una sua continuità nel passaggio alla coltivazione della terra, di cui nessun singolo avrebbe potuto appropriarsi, in quanto questo modo di produzione sottintende la comunità come produttore della ricchezza sociale attraverso il lavoro gestito comunitariamente e la proprietà stessa della terra quindi intesa in senso comunitario. Il tema della genesi storica dello Stato e delle classi sociali è stato da tempo risolto ma coloro che dovrebbero appropriarsi se non altro di diritto dei suoi risultati rivoluzionari, li ignorano semplicemente preferendo vegetare su quanto si è elucubrato almeno un secolo e mezzo fa. Il motivo per cui le ideologie antagonistiche al sistema non producano un sapere certo su una questione così fondamentale è la dimostrazione che il sistema ideologico dominante, quello accademico per intenderci, sta funzionando bene e produce ignoranza e disinformazione su questo tema critico e riesce a far passare come classiste società egualitarie. Vedere anche Discussioni utente:Ario Libert
- ↑ Michele Fabiani, Il razionale e l'assurdo, [1]

