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Socialismo utopistico

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Karl Marx, definì questi socialisti utopisti, distinguendo le loro idee dal suo socialismo scientifico
Il socialismo utopistico, definito in questo modo da Karl Marx per distinguerlo dal suo socialismo scientifico, si diffuse particolarmente in Francia e fu precursore del movimento operaio organizzato, che sarà  in seguito particolarmente influenzato dal marxismo e dall'anarchismo. Le idee utopistiche erano fortemente idealiste e talvolta astratte, pertanto non poterono trovare concreta applicazione nella società , tanto che, dopo la rivoluzione del 1848, con il fallimento degli «opifici nazionali» di Louis Blanc, esse furono accantonate in favore delle teorie di Marx, che avevano una pretesa scientifica (socialismo scientifico) e propugnavano una "rivoluzione sociale".

Il limite fu l'astrattezza delle sue teorie, molto spesso ispirate al rimpianto per un mondo precapitalistico oramai perduto, che in seguito furono in parte superate dal marxismo e dal socialismo scientifico.

I precursori degli utopisti[modifica]

Le dottrine socialiste fecero la loro comparsa nei primi decenni del XIX secolo e sono perciò strettamente connesse alle trasformazioni indotte dalla rivoluzione industriale.

In realtà , ben prima di questa fase storica, comparvero molti scritti in cui venivano denunciati le iniquità  della società  dell'epoca: in Utopia (1516) l’inglese Tommaso Moro descrisse una società  ideale di cittadini che vivevano in comunanza di beni e venivano amministrati da un mite governo di sapienti; il calabrese Tommaso Campanella, ne La Città  del Sole (1620), delineò le linee di uno Stato ideale, ispirato anch’esso alla totale comunanza dei beni.

Alla fine del XVIII secolo fu la volta della Rivoluzione Francese a proclamare l’eguaglianza di tutti gli uomini e le donne, in particolare fu la cosiddetta Congiura degli Uguali di Gracco Babeuf a sollevare quest'incongruenza della società  moderna.

Il socialismo utopistico[modifica]

Dopo la rivolta di Lione del XIX secolo, che può essere considerata la prima rivolta operaia nel mondo moderno, si formarono le prime associazioni operaie, clandestine, che guidarono attraverso una serie di successi e insuccessi, alla progressiva emancipazione della classe operaia.

Gli utopisti[modifica]

La tradizione del socialismo utopistico suole farsi iniziare con i francesi Saint-Simon, Blanc e Blanqui. Anche l'inglese Robert Owen può essere annoverato tra gli utopistici, nonostante il socialismo inglese si sia storicamente distinto per il suo carattere riformistico piuttosto che per quello rivoluzionario.

Henri de Saint-Simon

I precursori socialisti, con venature libertarie più o meno accentuate, furono definiti “utopisti” da Karl Marx, poiché secondo lui questi non tenevano conto delle trasformazioni avvenute a seguito della rivoluzione industriale, delle ferree leggi economiche imposte dalla produzione capitalista e perché prescindono nel loro progetto, dall’organizzazione degli sfruttati, dalla lotta di classe e dall’abbattimento del potere. I suoi principali esponenti, secondo gli storici, furono due francesi, Pierre Joseph Proudhon e Charles Fourier.

Proudhon fu contrario ad ogni forma di giacobinismo, autoritario e accentratore: egli fu quindi un anarchico e un fautore dell’abolizione dello Stato, contrariamente agli utopisti che auspicavano la decentralizzazione dello Stato o la sua riduzione ai minimi termini. Pierre Joseph Proudhon disapprovò anche la decisione degli operai di votare i propri candidati alle elezioni del 1864: «per la democrazia operaia era il caso di rispondere come le dieci tribù di Geroboamo: Fate i vostri affari, signori borghesi! Noi rientriamo sotto le nostre tende». Di conseguenza catalogarlo tra i socialisti utopisti è quindi una forzatura e non a caso gli anarchici lo hanno riconosciuto sempre per quello che è: un anarchico.

Charles Fourier fu l’utopista in cui si riscontrarono le maggiori tendenze libertarie, escludendo ovviamente il già  citato Proudhon. Egli era un fautore della libera associazione, in funzione della cosiddetta ”attrazione passionale” che si estrinsecava nel lavoro attraente. Ciò che differenziò Fourier dai classici utopisti e dai rivoluzionari di qualsiasi estrazione fu l’intento non di cambiare né tanto meno di fustigare le inclinazioni proprie della natura umana, bensì di specificarle e comprenderle in modo tale da assecondarle per trarne il meglio e la maggior libertà  possibile.

Dall’utopia all’organizzazione del movimento operaio[modifica]

Tra gli utopisti il dibattito ideologico si imperniò in particolare sui mezzi da adoperare: da una parte i fautori dell’azione violenta (per es. Blanqui), alla cui guida si sarebbe posta una minoranza avanguardista, e dall’altra coloro che volevano muoversi in un ambito legale e non violento (per es. Etienne Cabet).

Lo sviluppo del dibattito teorico del movimento operaio portò all’abbandono del socialismo utopistico e alla nascita del movimento operaio organizzato in diverse forme e con mezzi e fini altrettanto vari: in Inghilterra presero forma le Trade-Unions; in Francia si diffuse l’anarchismo proudhoniano; in Italia l’anarchismo bakuniano; in Germania venne fondata, in chiave antiborghese, l’“Associazione generale degli operai tedeschi???, da cui si sviluppò la socialdemocrazia tedesca.

La necessità  di coordinare tutti questi movimenti portò alla nascita, nel 1864, dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori e paradossalmente all’accentuarsi degli scontri tra marxisti e anarchici.

Bibliografia[modifica]

  • Friedrich Engels, L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza, 1880
  • Gian Mario Bravo (a cura di), Il socialismo prima di Marx: antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti, Editori Riuniti, Roma, [1966].

Voci correlate[modifica]