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Simone Weil

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Simone Weil
Simone Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, Gran Bretagna, 24 agosto 1943), conosciuta anche con lo pseudonimo Emile Novis, è stata una mistica, filosofa, ed attivista sociale di tendenza anarchica.

Biografia[modifica]

Simone Weil nasce a Parigi il 3 febbraio 1909 in un'agiata famiglia francese. Figlia di medico e sorella del matematico André Weil, Simone già  dall'età  di dieci anni sviluppa un grande interesse per la politica schierandosi sempre «istintivamente, più per sdegno che per pietà , al posto di quanti erano vittima di un'oppressione». [1]Da sempre sensibile alle sofferenze altrui, a quattordici anni attraversa una profonda crisi interiore che la porterà  vicino al suicidio.

L'insegnamento e l'idea rivoluzionaria[modifica]

Superata la crisi, prosegue con profitto i suoi studi come allieva di René Le Senne e di Alain (pseudonimo di Émile-Auguste Chartier) e nel 1931 si laurea in filosofia. Immediatamente va ad insegnare nei licei di provincia (Le Puy, di Auxerre e di Roanne), che le fanno toccare con mano la diffiicle vita dei lavoratori. Per questo si avvicina ai movimenti dell'estrema sinistra del sindacalismo rivoluzionario, abbracciando inoltre un radicale ateismo. All'inizio degli "anni '30" è attiva nella difesa dei disoccupati del luogo dove insegnava, accusata anche di essere la vera organizzatrice di tali manifestazioni. Tra il 1931 e 1932, fa un viaggio in Germania per comprendere il fenomeno nazista, dove Hitler non aveva ancora preso il potere, e per cercare di capire se fosse possibile compiere una rivoluzione sociale diversa da quella stalinista.

Il lavoro manuale e il cristianesimo[modifica]

Pur essendo amata dai suoi allievi, nel 1934 abbandona l'insegnamento per sperimentare su se stessa le fatiche del lavoro manuale (lavorò come manovale presso una società  di costruzioni meccaniche a Parigi, poi alla Renault). L'esperienza la porterà  a scrivere i suoi saggi più famosi: Le Riflessioni sulle cause della libertà  e dell’oppressione sociale, del 1934, e La condizione operaia, del 1935. In questi saggi Weil riportà  che a suo parere le condizioni dello sfruttamento non risiedano nella proprietà  privata ma in un'innata inclinazione umana a sopraffare i più deboli e soprattutto nella separazione tra chi detiene il potere e chi lo subisce.

In seguito, dopo aver assistito ad una processione religiosa in un piccolo villaggio del Portogallo, si avvicina al cristianesimo "prima maniera", e per certi versi più radicale di quello attuale, con notevoli analogie con l'anarchismo cristiano. Scriverà  in seguito che in quel momento ebbe «all'improvviso la certezza che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, che gli schiavi non possono non aderirvi, e io con loro» [2]

Miliziana in Spagna[modifica]

Simone Weil in divisa da miliziana durante la rivoluzione spagnola

Nel luglio del 1936 si arruola volontaria nelle milizie antifasciste che nella guerra di Spagna agivano contro i fascisti di Francisco Franco. L'evolvere di fatti la deluderà , ma quella rivoluzione fu da lei considerata sempre giusta:

«Fin dall'infanzia ho simpatizzato con i gruppi politici che stanno dalla parte degli umiliati, dalla parte di coloro che la gerarchia sociale opprime [...] Non amo la guerra; ma...presi il treno per Barcellona per arruolarmi volontaria. Era il principio di agosto 1936. Un infortunio mi costrinse ad interrompere il soggiorno in Spagna [...] Dovetti lasciare la Spagna contro la mia volontà ; avevo intenzione di tornare. Poi decisi di rinunziarvi. Non sentivo alcuna intima esigenza di prendere parte ad una guerra che non contrapponeva più, come avevo pensato all'inizio, masse di contadini affamati ai proprietari e ad i loro complici, i parroci, ma che metteva a confronto le potenze europee: la Russia, la Germania e l'Italia» [3].

Durante il dramma del maggio barcellonese (1937), si schiera con gli anarchici radicali de Los Amigos de Durruti, criticando il collaborazionismo della CNT-FAI, come espliciterà  nei suoi Quaderni:

«Nessuno può mettere in dubbio la sincerità  dei nostri compagni anarchici in Catalogna. Eppure, che cosa si svolge sotto i nostri occhi in Spagna? Vediamo, come si sviluppino forme di costrizione, e si verifichino casi di inumanità , che si contrappongono direttamente all'ideale umano e libertario degli anarchici. Le necessità  della guerra civile e la sua atmosfera prendono il sopravvento sulle idealità , per la cui realizzazione è stata iniziata la guerra civile.In Spagna domina la coscrizione militare. Benché la fiumana dei volontari non si arresti, è stata decisa la mobilitazione, la coscrizione obbligatoria. Il consiglio della difesa della Generalidad, nel quale svolgono funzioni direttive i nostri compagni della FAI, ha disposto che si applichi alla milizia l'antico codice penale militare. Anche nelle fabbriche domina un regime di costrizione. Il governo catalano, nel quale i nostri compagni hanno in mano i ministeri economicamente decisivi, ha appena stabilito che gli operai debbano prestare tante ore di straordinario non pagato quanto il governo stimi necessario. Un altro decreto prevede che ogni operaio che non adempia alla propria norma lavorativa vada considerato ribelle e come tale debba essere trattato. Ciò significa, semplicemente, l'applicazione della pena di morte nella produzione industriale.»

Crisi spirituale[modifica]

Durante questo periodo attraversa una profonda crisi spirituale che la porterà  ad Assisi, dove si dedicherà  alla preghiera e allo studio del sanscrito. In seguito alle prime "esperienze mistiche" del 1938 radicalizza il suo pensiero e il desiderio di "sperimentarsi", ovvero di cercare l'intima affinità  esistente tra la figura di Cristo e quella di tutti gli emarginati.

Descriverà  la sua esperienza mistica con queste parole:

«Nel 1938 ho passato dieci giorni nell’abbazia di Solesmes, dalla domenica delle Palme al martedì di Pasqua, seguendo tutte le funzioni. Un giovane inglese cattolico mi fece conoscere quel poeta inglese del 600 che venivano detti metafisici, più tardi nel leggerli vi ho scoperto una poesia intitolata “Amore”, l'ho imparata a memoria e spesso, nei momenti culminanti delle violenti crisi di emicrania, mi sono esercitata a recitarla, ponendovi la massima attenzione e aderendo con tutta l’anima alla tenerezza che essa racchiude. Credevo di recitarla soltanto come una bella poesia, mentre a mia insaputa quella recitazione, aveva la virtù di una preghiera, fu proprio mentre la stavo recitando che Cristo è disceso e mi ha presa».[4]

Il suo desiderio non è quello di far parte della Chiesa, non è interessata né al battesimo né alla messa, ma si dichiara «disposta a morire per la Chiesa, se mai ne avesse bisogno, piuttosto che entrarvi».[5] Egli, infatti, ritiene che la sua vocazione fosse quella di «essere cristiana fuori dalla Chiesa», sostenendo che alla Chiesa per essere effettivamente cattolica mancasse l'universalità , ovvero essere effettivamente in grado di abbracciare tutti gli esseri umani di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

La seconda guerra mondiale[modifica]

Tornata a Marsiglia riprende i contatti con gli ambienti della Resistenza, ma la rete alla quale collaborava viene scoperta nella primavera del 1941 e per questo viene interrogata più volte dalla polizia. Nel 1942 emigra negli USA (a New York conobbe Jacques Maritain) ma solo per raggiungere il Comitato nazionale di "France libre" e sperare così di rientrare clandestinamente in patria per partecipare attivamente alla Resistenza. Ella vorrebbe costituire un corpo di infermiere che sul fronte di guerra si occupasse dei feriti, ma De Gaulle considerò questa proposta una follia. Per lei questa follia doveva servire da contrappeso alla violenza nazista:[6]

« Soltanto Hitler ha finora colpito l'immaginazione delle masse. Ora bisognerebbe colpire più forte di lui. Questo corpo femminile costituirebbe senza dubbio un mezzo in grado di riuscirci. [...] Questo corpo da una parte e le S.S. dall'altra creerebbero con la loro contrapposizione un'immagine da preferire a qualsiasi slogan. Sarebbe la rappresentazione più clamorosa possibile delle due direzioni tra le quali l'umanità  oggi deve scegliere.»

La fine[modifica]

Fra l'inizio del 1941 e l'ottobre 1942 riempie sedici quaderni di appunti e riflessioni, anche scritti negli anni passati, toccando tutti i temi, filosofici e sociali, che le stavano tanto a cuore. Questi appunti saranno poi pubblicati in vari volumi con il titolo appunto di Quaderni.

Il 14 dicembre si stabilisce a Londra dove divenne redattrice della Direction de l'interieur de la France Libre. Dopo aver trascorso una vita di generosità , abnegazione, sofferenze, muore nel sanatorio di Ashford, Inghilterra, il 24 agosto 1943.

Nella primavera precedente aveva scritto all'amico Padre Perrin:

« Mi sono sempre proibita di pensare a una vita futura, ma ho sempre creduto che l'istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che per quanti vivono come si conviene, sia l'istante in cui per una frazione infinitesimale di tempo penetra nell'anima la verità  pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non avere mai desiderato per me altro bene. »

Il pensiero[modifica]

Simone Weil subì inizialmente il fascino del marxismo (durante il periodo della rivoluzione d’Ottobre), di cui però rifiutò sempre il carattere autoritario. Si occupò sempre di politica ma non s’iscrisse mai ad alcun partito e la sua stessa militanza sindacale e politica iniziale - più anarchica che marxista – trovava la ragione in un’ispirazione etica che la porterà  sempre a mettersi dalla parte degli oppressi:

«Fin da bambina, le mie simpatie sono state rivolte ai gruppi che sostengono gli strati più disprezzati della gerarchia sociale, fino a quando mi sono resa conto che questi raggruppamenti possono anche scoraggiare queste simpatie. L'ultimo che mi ha ispirato una certa simpatia è stata la CNT spagnola. Avevo viaggiato un pò in Spagna - un bel pò - prima della guerra civile, ma abbastanza per sentire l'amore che è difficile non provare per questo popolo; avevo visto nel movimento anarchico una naturale espressione della sua grandezza e suoi difetti, le sue aspirazioni più e meno legittime. La CNT, la FAI era un miscuglio incredibile, dove si accettava non importa chi, e dove, di conseguenza, conviveva l'immoralità , il cinismo, il bigottismo, la crudeltà , ma soprattutto l'amoree, lo spirito di fratellanza e soprattutto la richiesta di rispetto per gli uomini umiliati; sentivo che coloro che sono venuti qui animato da un ideale controbilanciassero coloro che amavano la violenza e disordine.??[7]

Filosoficamente fu affine al pensiero dei suoi insegnanti Alain e Le Senne, esponenti di un filone dello spiritualismo francese di inizio secolo, permeato di una forte carica anti sistematica.

Successivamente sviluppò il proprio pensiero sulla base delle esperienze interiori. Gli anni di lavoro in fabbrica avviarono una profonda riflessione sul senso della propria esistenza. Lentamente abbandonò l’interesse più propriamente politico, sospingendo sempre più la sua riflessione in direzione del senso dell’esistere, colto nei suoi risvolti religiosi e mistici, senza con ciò rinunciare al tentativo di tradurre il tutto in "Pensiero", compito che non delegò mai ad alcuna istituzione politica nè ecclesiastica: questo fu uno dei punti fermi che le garantì la coerenza con se stessa.

Per Weil, scoprendo «l’esistenza nell’anima di una facoltà  superiore a se stessa, che conduce il pensiero al di sopra di essa», frutto di alcuna costrizione esterna, l’intelligenza umana trova in se stessa «un motivo sufficiente che la costringa a subordinarsi all’amore soprannaturale». E’ su queste basi che la filosofa francese arriva ad una delle formulazioni cardine del suo pensiero che l’avvicina così alle posizioni della più moderna epistemologia, là  dove afferma che «la verità  non si trova mediante prove, ma mediante esplorazione. Essa è sempre sperimentale».

Citazioni[modifica]

  • «Nessuno che ami la vita vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio o se l'augurerebbe per i propri figli o per qualunque altra persona cara. Tuttavia, Simone Weil ci commuove, ci dà  nutrimento». (Susan Sontag)
  • «Ogni volta che riscattiamo un peccato distruggiamo un po' del male che possediamo.» (Simone Weil)
  • «Nell'universo cristallino della matematica vengono tese alla ragione le stesse trappole che nel mondo reale.» (Simone Weil)
  • «Nessun essere umano fugge la necessità  di concepire attorno a se qualcosa di buono verso cui il pensiero muta in un movimento di desiderio, supplica e speranza.» (Simone Weil)
  • «Non mentire, non essere complici, non rimanere ciechi» (Simone Weil)

Note[modifica]

  1. Biografia della Treccani
  2. Le filosofie del '900, pag 105
  3. H. M Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, pag 183
  4. La fede libera di S. Weil
  5. S. Weil, lettera a Thibon, in Attesa di Dio, op. cit., p. 218.
  6. S. Weil, Progetto di una formazione di infermiere di prima linea, in Corrispondenza, op. cit., p. 56.
  7. Simone Weil, Lettre à  Bernanos.

Bibliografia[modifica]

Opere di Simone Weil[modifica]

  • La condizione operaia, Edizioni di Comunità , Milano, 1952
  • L'amore di Dio, Borla, Torino, 1968
  • Primi scritti filosofici, Marietti, Genova, 1990
  • Sulle scienze, Borla, Torino, 1971
  • La Grecia e le intuizioni precrisriane, Borla, Torino, 1984
  • Pensieri disordinati sull'amore di Dio, La Locusta, Vicenza, 1984
  • Riflessioni sulle cause della libertà  e dell'opposizione sociale, Adelphi, Milano, 1984
  • Cinque lettere a uno studente, La Locusta, Vicenza, 1990
  • La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l'essere umano, SE, Milano, 1990
  • Lettera a un religioso, Adelphi, Milano, 1996
  • Il chicco di melograna, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998
  • Lezioni di filosofia: 1933-34, Adelphi, Milano, 1999
  • L'ombra e la grazia, Bompiani, Milano, 2002
  • Riflessioni sulle cause della libertà  e dell'oppressione sociale, collana Piccola biblioteca Adelphi, Adelphi, 2003.

Opere su Simone Weil[modifica]

  • Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano, 1994
  • Simone Pétrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano, 1994
  • Georges Hourdin, Simone Weil, Borla, 1992
  • Gabriella Fiori, Simone Weil. La biografia interiore di una delle intelligenze più alte e pure del novecento, Garzanti, Milano, 1990
  • Angela Putino, Simone Weil. Un'intima estraneità , Città  Aperta Edizioni, 2006
  • Massimiliano Marianelli, La metafora ritrovata. Miti e simboli nella filosofia di Simone Weil, Città  Nuova, Roma, 2004
  • Franco Ferrarotti, Simone Weil. La pellegrina dell'assoluto, EMP, 2003
  • Stefania Carta Macaluso, Il metaxy. La filosofia di Simone Weil. Un approccio al femminile, Armando, Roma, 2003
  • Giuseppe Maccaroni, Simone Weil. Dalla parte degli oppressi, Marco, Lungro di Cosenza, 2003
  • Gabriella Fiori - Mariolina Graziosi - Adriano Marchetti, Simone Weil. Poesia e impegno, Unicopli, 2003
  • Francesca Veltri, La città  perduta. Simone Weil e l'universo di linguadoca, Rubbettino, 2002
  • Rita Fulco, Corrispondere al limite. Simone Weil: il pensiero e la luce, Studium, 2002
  • Ines Testoni, Il sacrificio del corpo. Dialogo tra Caterina da Siena e Simone Weil, Il Nuovo Melangolo, 2002
  • Mario Cattaneo, Simone Weil e la critica dell'idolatria sociale, Edizioni Scientifiche Italiane, 2002
  • Jean-Francois Thomas, Simone Weil ed Edith Stein. Infelicità  e sofferenza, Borla, Torino, 2002
  • Giovanna Borrello, Il lavoro e la grazia. Un percorso attraverso il pensiero di Simone Weil, Liguori, Napoli, 2001
  • Miklos Vetö, La metafisica religiosa di Simone Weil, Arianna Editrice, 2001
  • Peter Winch, Simone Weil: la giusta bilancia, Palomar, Bari, 1995
  • Roberto Rondanina, Simone Weil. Mistica e rivoluzionaria, Paoline, 2001
  • Angela Putino, Simone Weil e la passione di Dio. Il ritmo divino nell'uomo, EDB, 1998
  • Domenico Canciani, Tra avventura e bellezza. Riflessione religiosa e esperienza mistica in Simone Weil, Edizioni Lavoro, 1998
  • Giovanni Trabucco, Poetica soprannaturale. Coscienza della verità  in Simone Weil, Glossa, 1997
  • Wanda Tommasi, Simone Weil. Esperienza religiosa, esperienza femminile, Liguori, Napoli, 1997
  • Thomas R. Nevin, Simone Weil. Ritratto di un'ebrea che si volle esiliare, Bollati Boringhieri, Torino, 1997
  • Roberto Esposito, L'origine della politica. Hannah Arendt o Simone Weil, Donzelli, 1996
  • Domenico Canciani, Simone Weil. Il coraggio di pensare. Impegno e riflessione politica tra le due guerre, Edizioni Lavoro, 1996
  • Guglielmo Forni Rosa, Simone Weil, Politica e mistica, Rosenberg & Sellier, 1996
  • Gisella Maiello, L'attesa. Simone Weil, Edisud Salerno, 1995
  • Miranda Corbascio Contento, Scienza, etica e religione nel pensiero di Simone Weil, Levante, Bari, 1992
  • Salvatore Calasso, Simone Weil. Una profetessa per il nostro tempo, Logos, Roma, 1992
  • Gabriella Fiori, Simone Weil. Una donna assoluta, La Tartaruga, 1991
  • Giulia Paola Di Nicola, Simone Weil: abitare la contraddizione, Dehoniane, Roma, 1991
  • Giovanni Invitto, La rivoluzione di Simone Weil, Capone, 1990
  • Adriano Marchetti, Simone Weil. La critica disvelante, CLUEB, 1989
  • Paola Melchiori, Simone Weil: il pensiero e l'esperienza al femminile, La Salamandra, Milano, 1986
  • Domenico Canciani, Simone Weil prima di Simone Weil: gli anni di formazione di un'intellettuale francese degli anni trenta, CLUEB, Padova, 1983
  • Mario Castellana, Mistica e rivoluzione in Simone Weil, Lacaita, Manduria, 1979
  • Antonio Sfamurri, L'umanesimo cristiano di Simone Weil, Japadre, L'Aquila, 1970
  • Maria Clara Bingemer, "Simone Weil: la debolezza dell´amore nell´impero della forza", Arezzo, Zona, 2007

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]