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Simón Radowitzky

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Simón Radowitzky

Simón Radowitzky (n. Szymon Radowicki) (Oblast' di Rivne, Ucraina, 10 settembre / 10 novembre 1891 – Città  del Messico, 29 febbraio 1956) è stato un anarchico argentino di origine ucraina. Fu uno dei più celebri detenuti del carcere penale di Ushuaia, dove fu condannato all'ergastolo per l'attentato dinamitardo che uccise Lorenzo Falcòn, il capo della polizia responsabile della brutale repressione della settimana rossa del 1909 a Buenos Aires.

Biografia[modifica]

Simón Radowitzky nasce il 10 novembre (o settembre?) 1891 a Oblast' di Rivne, un piccolo villaggio dell'Ucraina, in una famiglia operaia. All'età  di 10 anni è costretto a lasciare la scuola per lavorare in un'officina meccanica; fu la figlia del maestro a dargli le prime nozioni di anarchismo. A 14 partecipa al suo primo sciopero, durante il quale viene ferito al petto da un colpo di sciabola che lo costringe a rimanere a letto per 6 mesi. Successivamente viene condannato a quattro mesi di carcere per la distribuzione di volantini sovversivi. Nel 1905, quando aveva solo 15 anni, partecipa agli eventi rivoluzionari, ricevendo la nomina di segretario del Soviet della sua fabbrica.

Dopo il giro di vite repressivo contro gli ambienti socialisti, Radowitzky è costretto all'esilio per sfuggire alla deportazione in Siberia. Arrivato in Argentina nel marzo 1908, trova lavoro come meccanico. Durante questo periodo legge molti giornali libertari, soprattutto «La Protesta». Il 1° maggio 1909 risponde alla chiamata della FORA e partecipa alla manifestazione di Lorea, Buenos Aires, quella in cui il capo della polizia, il colonnello Ramón Falcón, ordina e dirige il massacro dei manifestanti passato alla storia dell'Argentina con il nome di Semana Roja (Settimana Rossa).

Rimasto profondamente colpito da questi fatti, Simon decide di vendicare gli operai morti organizzando un attentato dinamitardo che sarà  messo in atto il 14 novembre 1909 e durante il quale morirà  il colonnello Falcon e il suo segretario. Inseguito dalla polizia, Radowitzky tenta di suicidarsi sparandosi al petto. Ferito, viene arrestato e ricoverato in ospedale. Una volta ripresosi dalla convalescenza, viene condannato a morte, pena commutata in seguito nel carcere a vita a causa della sua giovane età .

Viene prima internato nel Penitenziario Nazionali ma poi, dopo la fuga di due anarchici (Francisco Solano Regis e Salvador Planas Virella) da questo carcere, viene inviato nel carcere di Ushuaia, un temuto carcere dove venivano reclusi detenuti di estrema pericolosità . La pratica di incarcerare in quel penitenziario prigionieri politici e anarchici diverrà  da quel momento cosa comune. L'anarchico d'origine ucraina subisce molti soprusi e vere e proprie torture ma non viene certo dimenticato dai suoi compagni anarchici. Dopo la pubblicazione di un articolo che svela gli orrori del carcere di Ushuaia vengono messe in atto moltissime manifestazioni che chiedono la sua liberazione. L'anarchico Miguel Arcangel Roscigna riuscirà  addirittura a farsi assumere come guardia carceraria nel tentativo di poterlo aiutare a fuggire. Il 7 novembre del 1918, un gruppo di anarchici (gli argentini Apolinario Barrera e Miguel Arcángel Roscigna e i cileni Ramón Cifuentes e Ernesto Medina) alla fine riesce a farlo evadere e a condurlo in Cile, dove però viene catturato dalla Marina cilena e consegnato alle autorità  argentine.

Dopo 21 anni trascorsi in carcere a Ushuaia e importanti campagne di solidarietà  in suo favore, è finalmente rilasciato nell'aprile 1930 con l'obbligo di lasciare il paese. Si trasferisce in Uruguay, a Montevideo, dove prosegue il suo impegno contro la dittatura di Gabriel Terra. Arrestato ancora una volta, viene deportato nell'isola di Flores, da dove fugge nel 1933 per raggiungere la Spagna e partecipare alla rivoluzione del 1936. Inizialmente combatte sul fronte aragonese, poi si attiva per il sindacato di Barcellona. Nel 1939, dopo la vittoria del franchismo, viene internato in Francia, nel campo di concentramento di St. Cyprien.

Una volta liberato si trasferisce in Messico, uno dei pochi paesi che accoglieva volentieri i rivoluzionari spagnoli, collaborando con le organizzazioni che davano assistenza ai reduci della rivoluzione. Muore a Città  del Messico il 29 febbraio 1956.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]