Silvano Pelissero
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Silvano Pelissero (Susa, Torino, 16 novembre1961-), anarchico italiano colpito nel 1998 dalla repressione istituzionale.
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[modifica] La vita
Silvano Pelissero nasce a Susa (Torino) il 16 novembre 1961. Il padre, Bruno, che a soli 15 anni è stata una staffetta partigiana nella "formazione Stellina"[1], lo fa crescere con i valori dell’ antiautoritarismo e dell’antifascismo.
Un giorno, nel 1981, Silvano si trova nella stalla col padre quando, per fatalità, all’improvviso si scatena un incendio che fa esplodere una bombola del gas. L’arrivo delle ambulanze e dei vigili del fuoco scopre il vecchio arsenale d’armi che il padre, da vecchio partigiano, aveva conservato dai tempi della guerra. I media locali, visto il passato del padre, ci ricamano sù immediatamente una storia fatta di bombe e sovversione. Silvano è ritenuto corresponsabile e viene arrestato direttamente nella caserma di Bellinzago, dove stava svolgendo il servizio militare.
Dopo un piccolo infarto subito dal padre, Silvano, preoccupato per la sua salute, si accolla tutte le responsabilità dell’incendio, anche se poi invece, durante il processo, il padre lo scagionerà. Resta il fatto che, dopo 6 mesi di carcere preventivo, nonostante venga dimostrato che la maggior parte delle armi sono inutilizzabili, padre e figlio sono condannati rispettivamente alla pena di 1 anno e 6 mesi e di 2 anni e 2 mesi con la condizionale e possono finalmente uscire di galera.
Fuori dal carcere la vita di Silvano è molto difficile. Ormai, divenuto conosciuto alle forze dell’ordine, non passa giorno che non venga fermato, sottoposto al controllo dei documenti ecc.
Dopo la morte del padre, nel 1983, si trasferisce a Torino dove trova un lavoro. Qui comincia ad avvicinarsi agli ambienti anarchici, a cui si era sempre dimostrato predisposto e interessato: comincia a frequentare El Paso, dove si ritrovano gli squatters torinesi e dove conosce Edoardo Massari (detto Baleno). Nell’estate del 1994 viene fermato e identificato, insieme a "Baleno" e ad altri compagni, dalla DIGOS di Cuneo.
Finalmente riesce ad ottenere il passaporto (gli veniva negato per i suoi precedenti penali) e decide di girovagare un po’ per il mondo (viaggia in Guatemala, Honduras, Nicaragua e Columbia). Nel maggio 1995, appena rientrato in Italia, partecipa ad un presidio nei pressi di Avigliana, in occasione della pedalata ecologica anti-TAV.
Nel marzo 1996 rientra nuovamente in famiglia per sistemare la questione ereditaria famigliare; per un periodo si stabilisce a Bussoleno, dove esercita prevalentemente l’attività di fabbro, non trascurando i lavori agricoli, di cui si è sempre mostrato interessato. Durante questa fase continua la frequenta degli squatters torinesi, poi si ferma per un breve periodo a Ginevra, dove subisce due processi per questioni inerenti alle occupazioni in terra svizzera. Nell’agosto del 1996 Silvano trova due estranei in casa sua, che però non rubano nulla, iniziando a pensare che qualcuno lo tiene sotto stretta sorveglianza. Nel frattempo, nella Val Susa, cominciano ad esplodere le prime bombe contro il progetto della TAV.
Ai primi di settembre del 1997, Silvano, insieme tra gli altri ai compagni ed amici Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, si trasferisce alla Casa di Collegno, che si trova all’interno del parco del manicomio di Collegno (occupato dal 1996).
Il 5 marzo 1998 Silvano Pelissero, insieme a Edoardo Massari e all’argentina Maria Soledad Rosas, viene arrestato. L’accusa, abilmente orchestrata grazie anche al contributo decisivo dei media , è gravissima: appartenenza ad una fantomatica organizzazione eco-terrorista, i "Lupi Grigi", responsabile di una serie di attentati in Val Susa contro la linea ad alta velocità Torino-Lione.
Le accuse si dimostreranno infondate, non prima però che abbiano provocato il suicidio di Massari e Soledad; Silvano Pelissero invece verrà accusato di essere una sorta di "anarchico di destra", un individualista fascista [2]. Ma tutto ciò è un ignobile montatura e le sentenze dimostreranno che l’organizzazione terroristica non esisteva affatto.
[modifica] Approfondimenti
Per approfondimenti sulla storia di Silvano, Edoardo Massari, di Maria Soledad Rosas e sul complotto orchestrato ai loro danni, vedi l’articolo Sole, Baleno e Pellissero.
[modifica] Le sentenze
Il processo di primo grado si chiude il 31 gennaio 2000 con una condanna a 6 anni e 10 mesi per Pelissero: furto e devastazione al municipio di Caprie, associazione sovversiva, attentato alla cabina elettrica di Giaglione, detenzione di esplosivi eccetera.
Il processo di appello, svoltosi in un solo giorno (18 gennaio 2001) opera un solo riconoscimento alle tesi difensive: l’assoluzione per fabbricazione di ordigno esplosivo. La pena viene ridotta a 6 anni e 1 mese.
Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione invalida l’accusa di attività terroristica con finalità eversive.
Il 4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura emette l’istanza di scarcerazione di Silvano per decorrenze dei termini, l’anarchico viene però effettivamente liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare un’intera settimana prima di comunicare la notizia all’interessato.
Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma smonta le tesi dei pm torinesi Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo. Non si trattava di un’associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni. Venendo a cadere l’accusa più grave (le finalità eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d’Appello di Torino riduce la pena per Silvano a 3 anni e 10 mesi.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ↑ La formazione Stellina operava nella zona Balmafol-Combe-Caserme Sevine
- ↑ <<Verso i 17-18 anni circa, quando ero in grado di leggere un testo simile, già lessi la Mein Kampf, perché alla fine dei conti era uno degli unici modi per avere un’idea più o meno precisa di cosa fosse l’ideologia del nazismo […]. Respingo queste accuse che mi vengono lanciate, che io credo siano lanciate solo ed esclusivamente al fine di rovinare la mia immagine, di danneggiarla, per costruire l’individuo misterioso, l’individuo distorto, l’individuo capace di tutto […]. Può benissimo essere che nel corso dei miei 20 anni di vita (parlo dai 18 anni in avanti) abbia avuto delle conoscenze con delle persone simpatizzanti di quell’area, ma voglio sottolineare che un conto è avere delle conoscenze (persone che incontri in una birreria, in una discoteca, in un circolo e le saluti, ci parli, ci scambi chiacchiere insieme) altra cosa è avere un rapporto di amicizia, un rapporto confidenziale, un rapporto politico. […] Sicuramente potevo benissimo conoscere delle persone della Lega Nord a Bussoleno. A Bussoleno c’era una forte presenza di leghisti, di autonomisti. Inevitabile conoscere gente di questo tipo […] Altri contatti di tipo militanza, roba di questo genere, con questo tipo di persone [i leghisti, N.d.A.] erano enormemente lontani dal mio modo internazionalista di vedere le cose, dal mio modo libertario, dal mio modo antiautoritario, cioè dall’essere anarchico>>. (Dichiarazioni di Silvano Pelissero tratte da Le scarpe dei suicidi, pag 90 e 91)

