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Saverio Friscia

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Saverio Friscia (a destra) e Bakunin
Saverio Friscia (Sciacca, 11 novembre 1813 - 22 febbraio 1886), è stato medico, anarchico e militante dell'Internazionale dei Lavoratori.

Biografia[modifica]

«Amicissimo di Proudhon, di Reclus, di Cafiero, di A. Costa si mantenne in buone relazioni con Mazzini..Rivoluzionari lo ebbero sempre al fianco nelle loro lotte, sostegno prezioso...Ovunque vi era un diritto da proclamare, una tirannia da abbattere, un'ingiustizia da rivendicare, delitto da svelare e punire, Friscia accorse con la forza del suo braccio e del suo cervello. Con lui si spense una bella, nobile figura di internazionalista e di rivoluzionario» (Camillo Berneri, Uomini e idee. Saverio Friscia.)[1]

Saverio Friscia nasce in Sicilia, a Sciacca, l'11 novembre 1813 da Michele e Michelangiola Sortino. I genitori volevano farne un ecclesiastico, per questo da ragazzo frequenta il seminario. Laureatosi in medicina all'Università  di Palermo (1837), segue i principi della medicina omeopatica che s'era diffusa in Sicilia insieme ai principi di Fourier.

Dopo la laurea ritorna nel suo paese natale, entra a far parte della massoneria anche grazie all'omonimo cugino frate domenicano, tenace antiborbonico che aveva scontato tredici anni di carcere duro per aver partecipato ad una congiura carbonara. Inizialmente Friscia abbraccia le idee mazziniane, partecipa all'insurrezione antiborbonica siciliana del 1848, viene eletto al Parlamento generale di Sicilia (1848-49) e promuove sulle pagine del giornale L'Armamento l'arruolamento volontario popolare in difesa della rivoluzione.

Arrestato nel 1849 (detenuto a Trapani e nell'isola di Favignana), nel 1850 sceglie di espatriare anche per proteggere la sua famiglia dalle persecuzioni poliziesche. Appoggia l'unità  d'Italia abbracciando le idee federaliste di Carlo Cattaneo, nel 1851 raggiunge Parigi e si sposa con una ricca donna belga. In seguito raggiungerà  Genova dove esercita la professione medica.

Dopo la "spedizione dei mille", ritorna in Sicilia avvicinandosi alle idee di Garibaldi. A lui perora la causa siciliana, descrivendogli minuziosamente la condizione di disagio in cui vivevano molti contadini dell'isola. Per questo promuoverà  l'idea di espropriazione dei beni ecclesiastici da ridistribuire ai contadini (idea che non per colpa sua non fu mai messa in pratica). A causa delle sue critiche all'operato dei militari in Sicilia, viene destituito dal suo incarico e si ritrova a svolgere una funzione di intermediario tra le varie anime democratiche che popolano la Sicilia.

Eletto deputato (1861) del collegio Sciacca-Menfi nella VII legislatura (poi di Palermo nella IX e nuovamente di Sciacca fino alla XIV), promovendo lo sviluppo economico della Sicilia. Nel 1863 si trasferisce a Napoli e durante il biennio 1863-65 stringe rapporti politici ed epistolari con Mazzini, al quale perora la causa meridionalista; collabora al democratico Popolo d'Italia, si batte in favore dell'incameramento dei beni ecclesiastici purché fossero restituiti al popolo (1865) e prosegue nel suo lavoro di deputato «come mezzo per educare il popolo e come modo di protesta contro il sistema» (Lettera a M. Speciale, 16 giugno 1865).

La nascita della Prima Internazionale, la conoscenza di Proudhon e soprattutto l'amicizia con Bakunin, che all'epoca si trovava a Napoli, lo portano ad abbracciare le idee federaliste e antiautoritarie, auspicando un'Italia non unificata e ritenendo si potesse concretizzare una Sicilia indipendente o al limite federata con altre regioni.

Il 1868 è l'anno in cui le idee bakuniste presero la strada della capillare organizzazione, nel tentativo di scalzare l'egemonia mazziniana dal movimento operaio e di diffondere le teorie socialiste rivoluzionarie e anarchiche. Friscia, insieme a Carlo Gambuzzi, Giuseppe Fanelli e Alberto Tucci, è tra i fondatori del circolo “Libertà  e Giustizia” e di un omonimo giornale. Divenuto organizzatore della sezione di Catania dell'A.I.L, nel settembre 1868 partecipa a Berna al secondo congresso della Lega per la Pace e la Libertà , durante il quale i bakunisti (tra cui Giuseppe Fanelli, Carlo Gambuzzi, Umberto Tucci), messi in minoranza, abbandonano i lavori per dar vita all'Alleanza internazionale per la democrazia socialista.

Nel 1871 il giornale internazionalista L'Eguaglianza, di Agrigento, pubblica L'Internazionale e Mazzini, un articolo scritto da Friscia, o comunque da lui ispirato, nel quale si polemizza contro lo statalismo di Mazzini e il suo attacco alla Comune di Parigi. Nell'agosto 1872 è delegato al congresso di Rimini delle sezioni italiane dell'Internazionale, che sancisce l'adesione degli internazionalisti italiani alle posizioni di Bakunin e il rifiuto della linea di Marx ed Engels.

Saverio Friscia muore il 22 febbraio 1886.

Note[modifica]

  1. Pubblicato su L'Avanguardia il 14 febbraio 1915. Ripubblicato poi dalla rivista anarchica argentina Culmine il 20 febbraio 1926

Bibliografia[modifica]

  • G.C. Marino, Saverio Friscia, socialista libertario, Palermo 1986 (con ulter. bibl.);
  • G. Sanfilippo, Saverio Friscia e la sua battaglia per il federalismo e le autonomie locali, in Nuove Prospettive meridionali, V (1995), pp. 29-42.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]