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Sante Pollastri

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Sante Pollastri
Sante Pollastri (Novi Ligure, 14 agosto 1899 – Novi Ligure, 30 aprile 1979) è stato un bandito e anarchico illegalista italiano. Conosciuto anche come Pollastro, il suo nome è legato all'amicizia con l'anarchico individualista Renzo Novatore.

Biografia[modifica]

Dalle prime rapine al mito[modifica]

Nato il 14 agosto 1899 a Novi Ligure (Piemonte, Italia), da ragazzino comincia a compiere qualche furtarello di carbone per lui e per la sua famiglia che vivevano in uno stato di indigenza assoluta.

Poichè quando Sante aveva soli 14 anni, a Novi Ligure cominciava a circolare il giornale anarchico Gli Scamiciati, la cittadina del centro piemontese diviene uno dei più attivi di tutta Italia nella lotta antimilitarista contro la prima guerra mondiale. Sante cresce così in un ambiente fortemente libertario e lui, anche se militante anarchico non è, ha comunque già  in odio l'autorità  e lo Stato. Ed è per questo che quando sarà  chiamato al fronte preferirà  disertare.[1].

Non appena comincia a rapinare le banche e i ricchi signori della borghesia, la sua fama cresce nel nord Italia e all'estero, mentre nel resto della penisola è praticamente sconosciuto a causa della censura fascista che limitava le notizie di cronaca nera. Col tempo si guadagna l'appellativo di «Nemico pubblico numero uno» delle autorità  italiane e intorno alla sua figura crescono il numero di racconti in cui la sua figura di bandito viene mitizzata e in gran parte dei casi ingigantita.

La sua fama cresce a dismisura, non soltanto grazie alle numerose rapine, ma anche alla sua generosità  che lo porta a compiere atti di generosità  a favore dei più poveri e degli anarchici latitanti. Non è ben chiaro quando si sia avvicinato all'anarchia, tuttavia secondo una versione l'appellativo di anarchico se lo sarebbe guadagnato quando, uscendo da un bar, una sera del 1922, avrebbe sputato una caramella amara al rabarbaro. Questa sarebbe caduta vicino agli stivali di due fascisti, che interpretandola come una sfida l'avrebbero selvaggiamente aggredito. Esiste però un'altra versione, secondo cui invece Sante sarebbe stato vittima delle provocazioni fasciste, alle quali in seguito avrebbe reagito.

All'origine del suo profondo odio verso le autorità , lo Stato e specificamente i carabinieri ci sarebbe un fatto particolare non troppo chiaro: una versione dice che un suo cognato sarebbe stato ucciso dai carabinieri mentre con lui fuggiva dopo un furto in appartamento; un'altra racconta della morte in caserma di un fratello prelevato per presentarsi alla chiamata alle armi sebbene gravemente ammalato; un'altra ancora invece suppone che all'origine del suo odio ci sarebbe la violenza perpetrata da un carabiniere nei confronti della sorella Carmelina.

Pollastri si attribuirà  l'omicidio di sette carabinieri, ma è possibile che il numero possa essere realmente superiore.

L'amicizia con Novatore[modifica]

Il nome di Sante Pollastri è conosciuto negli ambienti anarchici perchè la sua storia si interseca in parte con quella dell'individualista Renzo Novatore. Questi, datosi alla latitanza al sorgere della dittatura fascista, aveva trovato riparo nella banda di Pollastri e con essa aveva partecipato a diversi colpi. In uno di questi, il 14 luglio 1922, era morto il ragionier Achille Casalegno, vittima di una rapina a cui avevano partecipato anche Pollastri ed altri due uomini.

Quando il 29 novembre 1922 Novatore viene assassinato, si trova in compagnia proprio di Pollastri e di un altro uomo all'Osteria della Salute di Teglia, nel genovese. Così erano andati i fatti: intorno a mezzogiorno, il maresciallo Lupano e i carabinieri Corbella e Marchetti entrano in abiti civili nel locale con l'intenzione di tender una trappola al latitante Pollastri. Ne nasce un conflitto a fuoco che lascia a terra Novatore e il carabiniere Lupano, mentre Pollastri e l'altro uomo riescono a fuggire.

Negli anni avvenire lo scrittore Ferdinando Castelli, impegnato a raccogliere informazioni su Novatore per la scrittura del libro I cavalieri del nulla, intervisterà  Pollastri sui suoi rapporti con l'anarco-individualista italiano. Ad una domanda se fosse o meno anarchico, Sante dichiarerà  di aver capito di essere stato anarchico solo dopo aver saputo da Renzo Novatore cosa significasse anarchia.

L'arresto[modifica]

L'espropriatore di Novi Ligure viene arrestato a Parigi nel 1927, ad opera degli uomini del commissario Guillaume, che forse erano stati imbeccati dalla delazione di un informatore. Tra i possibili autori della "soffiata", sarà  anche ipotizzato quello del famoso ciclista Costante Girardengo. I due, entrambi di Novi Ligure, si conoscevano infatti sin da bambini ed entrambi avevano come amico in comune il massaggiatore Biagio Cavanna

«La loro avventura parte nell'Italia della miseria. Erano entrambi figli di contadini poverissimi. Non si sa con certezza se siano stati anche amici, certamente si incontrarono più volte, perché legati dalla passione comune per la bicicletta: un mezzo di riscatto per tutti e due. Se infatti Girardengo - continua l'autore - diventerà  il mito del grande ciclismo, Pollastri diventerà  il più famoso bandito degli anni Venti»[2]

Condannato all'ergastolo, Pollastri viene inviato a scontare la pena sull'isola di Santo Stefano.

La grazia e la morte[modifica]

Nonostante da più parti si riporti che in carcere abbia avuto una sorta di pentimento, si ha notizia di un tentativo di rivolta carceraria a cui avrebbe partecipato lui stesso [1]. Inoltre, a dimostrazione che Sante Pollastri rimase sempre, se non proprio un anarchico, quantomeno un simpatizzante dell'anarchia, dopo aver ricevuto la grazia nel 1959 dal presidente della repubblica Giovanni Gronchi, manterrà  lungamente i contatti con alcuni esponenti del movimento anarchico a «Novi, Alessandria, Genova, in Toscana e persino in Francia e in America».[1].

Sante Pollastri, dopo aver svolto l'attività  di commerciante ambulante di stoffe insieme col fratello, muore nel 1979 nella sua Novi Ligure.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Pino Cacucci, Nessuno può portarti un fiore, Edizioni Feltrinelli, 2012.
  • Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Padova, Meridiano Zero, 2007.
  • Giovanni Luigi Brignoli, Le confessioni di Pollastro. L'ultimo bandito gentiluomo, Bergamo, Vulcano, 1995.
  • Giovanni Rizzo, I segreti della polizia, Milano, Rizzoli, 1953.
  • Marco Ventura, Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro, Milano, Il Saggiatore, 2006.

Voci correlate[modifica]