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Rote Zora

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Rote Zora (letteralmente Zora la rossa) è stata un’organizzazione femminista anarchica che, tra gli anni ’70 e ’80, nell’allora Germania Ovest, ha portato avanti la lotta armata contro il patriarcato, le biotecnologie e l'energia nucleare.

Storia[modifica]

Rote Zora nasce da una scissione del Revolutionäre Zellen (Cellule rivoluzionarie), di cui in seguito è stato definito una sorta di "ramo femminista".

Il gruppo, che trae il suo nome dal libro Die Rote Zora und ihre Bande (Rote Zora e la sua banda) di Kurt Held (una fiaba che racconta le vicende di una “terribile” ragazzina che rubava ai ricchi per dare ai poveri), si palesò in Germania nel 1974 quando, per protestare contro le leggi antiabortiste, fu collocato un ordigno esplosivo presso il tribunale di Karlsruhe. In seguito sono a loro attribuite gli attentati presso il collegio federale dei medici (1977), in numerosi sexy shop, contro le macchine di lusso e contro le società  Siemens e la Nixdorf Computer. Pur portando numerosi attacchi, il gruppo è sempre stato attento a prendere le dovute precauzioni per non colpire fisicamente alcun individuo.

L'ultima azione della Rote Zora risalirebbe alla notte del 24 luglio 1995, nei pressi di Lürssen, contro un'impresa che consegnava armi al governo turco ed in solidarietà  con le lotte delle donne kurde contro lo Stato turco.

Il 19 dicembre 1999, Sabine Barbara è arrestata durante un’operazione di polizia nello squat di Mehringhof (a Berlino) con l’accusa di aver fatto parte dell' organizzazione. Nell'aprile 2007, l' ex-Rote Zora Adrienne Gerhäuser ha subito l’inizio di un processo per la progettazione di un attentato contro il Genetic Technical Institute di Berlino nel 1986 e contro quello ad una fabbrica di abbigliamento della Baviera nel 1987.

Nel 2000, un documentario a proposito di Rote Zora, intitolato Die Rote Zora, è stato prodotto da Oliver Tolmein.

Opere[modifica]

  • Dark Star Collective, Quiet Rumours: An Anarcha-Feminist Reader, Oakland: AK Press, 2002.
  • Heitmeyer, Wilhelm; Hagan, John. International Handbook of Violence Research, Springer, 2003.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]