Rivoluzione Messicana
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La Rivoluzione Messicana (1910-1917) è stata una rivolta armata, sociale e culturale, opera di diverse organizzazioni di matrice anarchica, nazionalistica e socialista contro l'oligarchia latifondista e il regime dittatorial-clericale.
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[modifica] Premessa
La rivoluzione ha le sue origini nel 1910 come reazione alla dittatura del Generale Porfirio Diaz e culmina, sette anni più tardi, con la promulgazione ufficiale di una nuova costituzione, anche se le insurrezioni continuarono sino alla presa del potere da parte del Partito rivoluzionario istituzionale negli "anni '30".
Sotto la tirannia di Porfirio Diaz si assiste ad una forte concentrazione della proprietà fondiaria. Poche famiglie, appoggiate dalle autorità locali, si impossessarono con la forza delle terre comuni indigene, gettando nella miseria più buia migliaia e migliaia di famiglie. I capitali stranieri, soprattutto inglesi e statunitensi, in eterno conflitto tra loro, acquisirono il controllo delle miniere e delle riserve petrolifere.
In questo clima di grave ineguaglianza non poterono non svilupparsi rivendicazioni a carattere politico-sociale di natura agraria, democratica e nazionale.
Il movimento rivoluzionario ebbe un grande impatto soprattutto tra i contadini, gli anarchici e tutte le classi sfruttate in genere, e il risultato fu la promulgazione della costituzione messicana del 1917, risultato tangibile delle rivolte, fu la prima al mondo a riconoscere diritti e garanzie sociali.Inoltre in quell'ambito emersero figure di primo piano, impregnate di una forte matrice libertaria, tra cui Diego Rivera, il ribelle Emiliano Zapata, Librado Rivera e Ricardo Flores Magón.
[modifica] Gli eventi rivoluzionari
La scintilla rivoluzionaria fu la frode elettorale, del 1910, ad opera di colui che era alla Presidenza del Messico sin dal 1876, ovvero Porfirio Diaz. Questi era stato il promotore dell’industrializzazione e della pacificazione del paese, ma l’eccessivo sfruttamento delle classi più povere, la concentrazione della ricchezza e del potere politico, l’educazione riservata solo ai ceti abbienti, non fece altro che evidenziare il suo carattere antiproletario e accendere le rivolte.
Dopo la “vittoria” di Diaz, il suo rivale, Francisco Indalecio Madero, ed altri uomini del partito liberale, fuggirono negli Stati Uniti, dove redassero il cosiddetto Piano di San Luis che incitava all'insurrezione, alla conquista del suffragio universale, chiedendo anche una moderata riforma agraria e alcuni benefici per la classe operaia. La rivoluzione, che iniziò in diverse parti delle campagne messicane, giunse a Città del Messico nel Maggio del 1911 determinando la fuga di Diaz e il successivo insediamento di Madero.
Il governo “liberale” di Madero, dopo qualche illusoria speranza suscitata nella popolazione, si rivelò incapace di mettere in atto misure veramente popolari, rimanendo praticamente ancorato entro posizioni fortemente classiste.
Nel novembre 1911 il dirigente contadino del sud del paese, Emiliano Zapata, ruppe con il governo e promulgò il cosidetto Piano di Ayala, che divenne il simbolo della lotta per la terra in tutta l'America latina e un vero e proprio manifesto di radicale riforma agraria. Il generale Victoriano Huerta, con l'appoggio dei grandi proprietari, della Gran Bretagna e della Francia, scatenò allora un colpo di stato militare (febbraio 1913) che portò all'assassinio di Madero e a un bagno di sangue a Città del Messico.
A questo punto il conflitto si estese in tutto il Messico. Nel nordest comandava il rivoluzionario Pancho Villa, nel nordovest si distingueva Alvaro Obregón mentre nel sud Zapata continuava la rivolta con i suoi contadini. Nell'agosto 1914 i contadini di Zapata e Villa entrarono nella capitale, Huerta (accusato apertamente dell’assassinio di Madero) fuggì all'estero e allora Carranza, autonominatosi primo capo dell'esercito rivoluzionario, fu designato presidente della repubblica.
Carranza si appoggiava al sostegno dei settori più avanzati della borghesia urbana e del proletariato, prefiggendosi l’obiettivo principale di pacificare il paese e adottando, proprio per questo, alcune richieste sociali dei ribelli con la promulgazione di una nuova costituzione progressista .
Villa e Zapata, non ritenendo soddisfati delle riforme di Huerta, continuarono i combattimenti. Zapata, la cui matrice anarchica era indiscutibile, tornò nel Morelos (Stato del Messico), dove, nel 1915, giovani intellettuali, studenti provenienti da Città del Messico, distribuirono terre ai contadini e promulgarono misure atte ad incrementare la libertà agli stessi. Si trattò di un'esperienza di democrazia diretta, la cosidetta comune di Morelos, che rappresentò il culmine della rivoluzione zapatista. Infatti, purtroppo, le strepitose vittorie di Obregón su Villa capovolsero nuovamente la situazione e la rivoluzione zapatista entrò progressivamente in una fase di declino da cui, salvo per brevi momenti, non si riprese più.
Nel 1917 entrò in vigore la nuova costituzione, di carattere anticlericale, fortemente nazionalista, con ampie concessioni ai lavoratori urbani e una riforma agraria, anche se non così radicale come la voleva Zapata. Con la promulgazione della costituzione, nonostante le insurrezioni per la terra continuassero, si chiuse il ciclo rivoluzionario che era costato oltre un milione di morti. Il 10 aprile 1919 Emiliano Zapata cade in un’imboscata, orchestrata da Venustiano Carranza (poi a sua volta ucciso da Obregon), per mano del traditore Jesùs Guajardo.
Le insurrezioni terminarono solo negli anni '30 dopo la fondazione del Partito Nazionalista Messicano (PNM) , che divenne in seguito Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), da parte di Plutarco Elias Calles, il quale successivamente divenne presidente della Repubblica Messicana.
[modifica] Gli anarchici e la rivoluzione
La Rivoluzione messicana è stata per lungo tempo considerata come poco più che un avvenimento folkloristico e di scarsissimo valore storico- politico. In realtà è necessario rivalutare, nell'ottica dell'anarchismo, la storia della Rivoluzione messicana, ovvero di quella che è stata la prima rivoluzione del XX secolo, la quale senza l’influenza anarchica sarebbe stata sicuramente diversa.
L’anarchismo messicano di quegli anni, ispirato alle parole e all’azione di Ricardo Flores Magón, Emiliano Zapata, Librado Rivera e tanti altri, fu ricco di personaggi di grande rilievo, capaci di apportare alla lotta in corso non solo il necessario bagaglio di idee libertarie, ma anche l’esempio di una grande dirittura morale.
La Rivoluzione Messicana ha posto le premesse per le successive insurrezioni sudamericane, a carattere strettamente popolare: quella di Augusto César Sandino in Nicaragua, di Farabundo Martí nel Salvador, del fenomeno zapatista dell'EZLN nel Chiapas di oggi e delle rivolte in atto attualmente in varie regioni messicane fra cui in primis quella di Oaxaca.
[modifica] Rivoluzione, letteratura e cinema
Nel 1914, il giornalista americano John Reed, corrispondente del giornale newyorkese Metropolitan, si mette al seguito dell'esercito di Pancho Villa. Le sue appassionate esperienze rivoluzionarie saranno pubblicate nel volume Il Messico insorge (1914).
Per quanto riguarda il cinema è del 1952 il film Viva Zapata!, tutto incentrato sulla figura dell'anarchico messicano e sulla sua assoluta incorruttibilità di fronte alle lusinghe del potere.

