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Rivoluzione Messicana

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Pancho Villa, Eulalio Gutierrez e Emiliano Zapata
La Rivoluzione Messicana (1910-1917) è stata una rivolta armata, sociale e culturale contro l'oligarchia latifondista e il regime dittatorial-clericale messicano allora vigente. La rivoluzione iniziò il 20 novembre 1910 con il sollevamento armato di Francisco I. Madero contro il presidente-dittatore Porfirio Diaz [1], sancito dal documento passato alla storia come Plan de San Luis Potosí.

La rivoluzione messicana si caratterizzò per le diverse posizioni ideologiche che di volta in volta prevalevano nelle diverse e complesse fasi rivoluzionarie: socialismo, anarchismo, liberalismo, populismo, ecc. Quantunque inizialmente fu una rivoluzione contro l'ordine stabilito, nel tempo si trasformò in una vera e propria guerra civile. Il conflitto iniziò nel nord del paese ma poi si estese in tutto il Messico. L'occupazione di Ciudad Juárez (Chihuahua), da parte degli antiporfiristi, convinse Porfirio Diaz a dare le dimissioni e a fuggire in esilio. Le elezioni del 1911 furono vinte dal liberale Madero, ma il suo moderatismo spingerà  in seguito Emiliano Zapata e Pascual Orozco ad insorgere contro di lui. Un movimento controrivoluzionario, durante il periodo denominato Decena Tragica, portò all'assassinio di Madero e dei suoi fedelissimi; il potere fu allora assunto da Victoriano Huerta con un vero e proprio golpe. Contro Huerta insorsero altri rivoluzionari, tra cui Venustiano Carranza e Francisco Villa, che provocarono le dimissioni di Huerta. La presidenza passò a Carranza, che promulgherà  la costituzione del 1917 (molto progressista per l'epoca, anche se non rivoluzionaria quanto chiedevano gli zapatisti) e alla conseguente istituzionalizzazione della rivoluzione. La guerra civile proseguirà  anche dopo il 1917: Zapata fu assassinato nel 1919 su ordine di Carranza; Carranza fu assassinato da un complotto ordito dai latifondisti e dal generale Obregon, il quale venne poi eletto presidente al suo posto. Pancho Villa fu invece assassinato nel 1923.

Secondo gran parte degli storici, proprio la costituzione del 1917 ha segnato la fine ufficiale della rivoluzione, ma secondo altri la rivoluzione si concluse effettivamente con la presidenza di Adolfo de la Huerta (1920) o addirittura con quella di Plutarco Elías Calles (1924). Da evidenziare anche che, dopo il 1917, molti rivoluzionari furono assassinati: Zapata nel 1919, Carranza nel 1920, Villa nel 1923 e Obregón nel 1928.

Situazione sociale durante la dittatura di Porfirio Diaz[modifica]

La rivoluzione esplose nel 1910 come reazione alla dittatura del Generale Porfirio Diaz (una prima fase dittatoriale del presidente Diaz andò dal 1876 al 1880, poi dal 1884-1911) [1], culminando sette anni più tardi con la promulgazione ufficiale di una nuova costituzione (le insurrezioni continuarono sempre più flebilmente sino alla presa del potere da parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale negli "anni '30"). Durante il lungo periodo autoritario del presidente-autocrate Porfirio Diaz, reso possibile anche dalla modifica della costituzione nel 1884, si assistette nel paese ad una forte concentrazione della proprietà  fondiaria. Poche famiglie, appoggiate dalle autorità  locali, si impossessarono con la forza delle terre comuni indigene, gettando nella miseria più buia migliaia e migliaia di famiglie. I capitali stranieri, soprattutto inglesi e statunitensi, in eterno conflitto tra loro, acquisirono il controllo delle miniere e delle riserve petrolifere. Durante questi anni, all'aumento del potere dei latifondisti, proporzionalmente diminuivano i diritti politici e la repressione degli scioperi.

In questo clima di grave ineguaglianza non poterono non svilupparsi rivendicazioni a carattere politico-sociale di natura agraria, democratica e nazionale.

Il movimento rivoluzionario ebbe un grande impatto sui contadini, gli anarchici e tutte le classi sfruttate in genere; e il risultato fu la promulgazione della costituzione messicana del 1917, conseguenza tangibile delle rivolte, la prima al mondo a riconoscere diritti e garanzie sociali. Inoltre in quell'ambito emersero figure di primo piano, impregnate di una forte matrice libertaria, tra cui Diego Rivera ed i ribelli Emiliano Zapata, Librado Rivera e i fratelli Magón.

Le fasi pre-rivoluzionarie: il Partito Liberale Messicano[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Partito Liberale Messicano.
Ricardo Flores Magón, anarchico messicano fondatore del Partito Liberale Messicano

Elemento decisivo nello scoppio della rivoluzione fu la formazione della Junta Organizadora del Partido Liberal Mexicano (formata, tra gli altri, dagli anarchici Ricardo ed Enrique Flores Magon, Librado Rivera), responsabile nel 1906 della fondazione del Partito Liberale Messicano, un movimento-partito, nonostante il nome possa trarre in inganno, dalla tendenza libertaria ed anarchica.

Nel 1906 il PLM (Partito Liberale Messicano) promosse le prime insurrezioni contro la dittatura di Porfirio Díaz: il 16 settembre 1906 (anniversario dell'indipendenza del Messico) il PLM aveva programmato l'inizio di una rivolta che sarebbe dovuta sfociare in una vera rivoluzione, però i piani furono scoperti dalla polizia messicana e statunitense. Rinviata la sollevazione armata, in quell'anno ci furono alcuni successi che devono essere considerati come veri e propri atti precursori della rivoluzione del 1910:

L'attività  rivoluzionario del PLM fu facilitata dall'effervescenza politica e culturale che si respirava nel paese da molti anni. Nel campo culturale si distinse l'Ateneo della Gioventù, che a partire dal 1908 espresse posizioni fortemente critiche nei confronti del positivismo educativo imposto sin dai tempi di Benito Juárez e sul quale la dittatura di Porfirio Diaz basava la propria dottrina. L'Ateneo si ribellò contro tutto ciò che pensava fosse limitativo dell'autodeterminazione del popolo messicano. Nell'ateneo militarono sia personalità  della precedente generazione, come i poeti Luis G. Urbina ed Enrique González Martínez, che quelle appartenenti alla nuova: Antonio Caso, José Vasconcelos, Pedro Henríquez Ureña, Alfonso Reyes, Julio Torri, Jesús T. Acevedo, Alfonso Cravioto e Ricardo Gómez Robelo.

Gli eventi rivoluzionari[modifica]

La scintilla rivoluzionaria fu la frode elettorale del 1910, messa in atto da colui che era alla Presidenza del Messico sin dal 1876: Porfirio Diaz. Questi, infatti, per allontanare da sé l'accusa di essere un autocrate, aveva indetto per il 1910 le elezioni politiche, di cui Madero (ex-simpatizzante del PLM), fu il suo principale rivale.

Diaz era stato il promotore dell'industrializzazione e della pacificazione del paese, ma l'eccessivo sfruttamento delle classi più povere, la concentrazione della ricchezza e del potere politico, l'educazione riservata solo ai ceti abbienti, non fece altro che evidenziare il suo carattere antiproletario.

La presidenza di Madero (1911-1913)[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Insurrezione della Bassa California e Magonismo.
Juana Belén Gutiérrez de Mendoza, anarchica messicana. Partecipò attivamente agli eventi rivoluzionari

divenendo un vero e proprio mito rivoluzionario. Sarà  assassinato nel 1923]] La campagna elettorale di Madero fu incentrata sul motto politico antiporfirista: «Suffragio effettivo, non rielezione». Egli, leader del suo "Partito Antirielezionista", dovette però fare i conti con la repressione: il presidente Dìaz avviò una campagna contro i maderisti, molti dei quali si erano oramai distaccati dai principi libertari del "Programma del Partito Liberale Messicano", costringendoli alla fuga negli Stati Uniti, dove pubblicarono il cosiddetto Piano di San Luis: attraverso l'uso di un linguaggio radicale ed insurrezionale, furono dichiarate nulle le elezioni (e quindi la vittoria di Diaz), chiedendo inoltre ai messicani di lottare in favore del suffragio universale, della (moderata) riforma agraria e di alcuni benefici per la classe operaia.

La rivoluzione antiporfirista iniziò in diverse parti del paese e vide un moto di rivolta collettivo contro il dittatore Diaz. Parteciparono alla lotta antiporfirista tutti, dal ceto rurale ai settori privilegiati, anche quest’ultimi danneggiati dalle losche alleanze con le lobby straniere. Attorno a Madero, rientrato in Messico, si strinsero anche forze proletarie e contadine guidate da Venustiano Carranza (nello Stato di Coahuila [2]), Emiliano Zapata (nello Stato di Morelos [3]), Alvaro Obregón (nella regione di Sonora [4]), Pascual Orozco e Francisco “Pancho” Villa (nello Stato di Chihuahua [5]).

Quando i rivoluzionari giunsero a Città  del Messico nel Maggio del 1911, il presidente-dittatore Diaz fuggì e al suo posto fu insediato Francisco Madero. Il suo governo liberale, dopo qualche illusoria speranza suscitata nella popolazione, si rivelò incapace di mettere in atto misure veramente popolari, rimanendo praticamente ancorato entro posizioni fortemente classiste. D'altronde Madero era proprietario di miniere di rame e di fonderie, ed essendosi allontanato dai magonisti prese a reprimere i rivoluzionari anche per difendere i propri e gli interessi dei grandi proprietari stranieri (soprattutto statunitensi).

Il 23 settembre 1911 , a Los Angeles, la Junta Organizadora del Partito Liberale Messicano (PLM) aveva comunque pubblicato su «Regeneración» un Manifesto libertario in cui si invitavano i messicani a lottare contro Stato, clero e capitale secondo lo slogan: «Tierra y Libertad». Le campagne militari più importanti dell'esercito rivoluzionario del PLM, tra il 1910 e il 1913, furono attuate con l'occupazione delle citt??  di confine di Tijuana e Mexicali, che divenne nota come l'insurrezione della Bassa California, ma altre città  subirono attacchi rivoluzionari negli Stati di Sonora, Chihuahua, Coahuila, Tamaulipas, Michoacan e nell'importante città  di Veracruz. [6] Secondo molti storici l'inizio della rivoluzione messicana coincide con la rivolta magonista nella Bassa California.

Il golpe di Victoriano Huerta (1913-194)[modifica]

Il 25 novembre 1911, il leader rivoluzionario del Sud del paese, Emiliano Zapata, e quello del Nord, Pancho Villa, ruppero con il governo e dal 28 novembre pubblicarono il cosiddetto "Piano di Ayala" (Plan de Ayala), che divenne il simbolo della lotta per la terra in tutta l'America latina e un vero e proprio manifesto di radicale riforma agraria.

Il generale Victoriano Huerta, sostenuto dai grandi proprietari, di Pascual Orozco (ex-rivoluzionario) e dagli USA (simpatizzavano con lui anche Gran Bretagna e Francia), scatenò allora un colpo di stato militare (19 febbraio 1913) che ebbe come prima conseguenza l'assassinio di Madero e poi un bagno di sangue a Città  del Messico.

Con la presa del potere da parte di Huerta, nel marzo 1913, gli antiporfiristi invitarono alla "rivoluzione costituzionalista" tutti coloro che non si riconoscevano nel nuovo presidente-diattatore. Fu messo in piedi anche un esercito costituzionalista, alla cui guida si pose Venustiano Carranza con l'obiettivo di sconfiggere Huerta e riportare l'ordine nel paese.

Nel frattempo, oltre all'Ejército Libertador del Sur di Zapata e a quello di Orozco, si formarono nuovi gruppi armati: il battaglione del generale Alvaro Obregón, in favore di Carranza, e i Dorados, i soldati della leggendaria “División del Norte” (Divisione del Nord) di Francisco Pancho Villa, che man mano che si avvicinano alla capitale espropriavano i latifondisti e distribuivano la terra ai contadini. Alla guida di questi insurrezzionalisti si pose il “costituzionalista” Venustiano Carranza.

In questo complesso quadro di avvenimenti, si inserirono anche gli USA che, prendendo a pretesto un presunto incidente navale che avrebbe coinvolto la flotta americana, nell'aprile del 1914 occuparono prima Veracruz, poi anche Chihuahua nel marzo del 1916. L'obiettivo del governo americano fu chiaramente quello di difendere i propri interessi e le loro proprietà  nella regione.

Il periodo di Venustiano Carranza (1915-1920) e la costituzione del 1917[modifica]

Emiliano Zapata, rivoluzionario sostanzialmente anarchico, rifiutò qualsiasi carica di potere. Fu il leader dell'Ejército Libertador del Sur. Morì assassinato nel 1919.

A questo punto il conflitto era esteso in tutto il Messico: nel nord-est comandava il rivoluzionario Pancho Villa, nel nordovest si distingueva Alvaro Obregón, mentre nel sud Emiliano Zapata continuava la rivolta con i suoi contadini. Nel luglio 1914 i contadini di Zapata e Villa entrarono nella capitale, Huerta (accusato apertamente dell’assassinio di Madero) fuggì all'estero e allora Carranza, autoproclamatosi primo capo dell'esercito rivoluzionario, fu designato presidente della repubblica.

Carranza si appoggiava al sostegno dei settori più avanzati della borghesia urbana e del proletariato, prefiggendosi l’obiettivo principale di pacificare il paese. La Convención de Aguascalientes, che intendeva riunire tutte le forze rivoluzionarie, fu convocata da Carranza per il 1° ottobre 1914 a Città  del Messico, ma, in seguito, i lavori furono trasferiti ad Aguascalientes vista l'assenza degli zapatisti, che non riconoscevano l'autorità  di Carranza, e dei villisti, che invece rifiutavano Città  del Messico come sede delle sessioni. Spostata la sede dei lavori a partire dal 10 ottobre, vi aderirono i seguaci di Villa e, dal 26 ottobre, parteciparono anche gli zapatisti; i lavori videro il prevalere della fazione di Pancho Villa, determinando l'elezione alla Presidenza ad interim del generale Eulalio Gutiérrez Ortiz e la nomina di Francisco Villa in qualità  di capo dell'esercito della Convenzione. Carranza il 10 novembre non riconobbe le decisioni prese e dichiarò nulla l'elezione di Gutierrez (anche Obregon ruppe con la Convenzione). Il 13 terminarono i lavori, che risulteranno quasi del tutto effimeri a causa delle divisioni ingeneratesi, e non certo per colpa di Villa e Zapata.

Pancho Villa e Zapata, riconciliatisi con il Pacto de Xochimilco, conquistarono Città  del Messico il 6 dicembre 1914 con un esercito di 60 mila uomini, mentre Carranza e i carranzisti si trasferirono a Veracruz, da dove di fatto governarono il Messico. I due leader rivoluzionari entrarono trionfalmente nella capitale inalberando i vessilli della Vergine di Guadalupe, patrona dei popoli indigeni. Proprio in questi giorni Zapata rifiutò di sedersi sulla poltrona presidenziale: «Non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano». Zapata operò ostinatamente per il riconoscimento dei punti programmatici del Plan de Ayala (riforma agraria), il diritto allo sciopero e il riconoscimento dei sindacati.

Il 10 giugno Francisco Lagos Cházaro ricevette dalla Convenzione il potere Esecutivo. La capitale fu ripresa dalle truppe costituzionaliste (Carranza) il 2 agosto e prima del suo arrivo la Convenzione si trasferì inizialmente a Toluca e, successivamente, a Città  del Messico, ma senza la presenza villista. Fu l'inizio dell'istituzionalizzazione della rivoluzione.

Nel 1915 Zapata tornò nel Morelos (Stato del Messico), dove, giovani intellettuali, studenti provenienti da Città  del Messico, distribuirono terre ai contadini e promulgarono misure atte ad incrementare la libertà  agli stessi. Si trattò di un'esperienza di democrazia diretta, la cosiddetta comune di Morelos, che rappresentò il culmine della rivoluzione zapatista.

Le strepitose vittorie del generale Obregón (al servizio di Carranza in chiave reazionaria) su Villa e la repressione contro gli zapatisti, ordinata dal nuovo presidente, capovolsero nuovamente la situazione e la rivoluzione zapatista entrò progressivamente in una fase di declino da cui, salvo per brevi momenti, non si riprese più.

Nel 1917 entrò in vigore la nuova costituzione, di carattere anticlericale (divisione tra Stato e Chiesa), fortemente nazionalista, con ampie concessioni ai lavoratori urbani e una riforma agraria, anche se non così radicale come la voleva Zapata. Con la promulgazione della costituzione, nonostante le insurrezioni per la terra continuassero, si chiuse ufficialmente il ciclo rivoluzionario che era costato oltre un milione di morti. O meglio, la rivoluzione si istituzionalizzò, ma rivolte continuarono per lungo tempo. A dimostrazione di ciò, il 10 aprile 1919 Emiliano Zapata cadde in un’imboscata orchestrata dal traditore Jesùs Guajardo su ordine di Venustiano Carranza (poi a sua volta ucciso da Obregon).

Dopo il 1920[modifica]

I vent'anni di storia messicana precedenti gli anni '30 furono sostanzialmente il riflesso di quanto accaduto durante la rivoluzione. In questo periodo si plasmò una nuova classe dominante: la borghesia cittadina, assai colta, progressista, nazionalista e legata al mondo affaristico (industrie, commercio e banche). Essa fu fortemente appoggiata dalla classe politico-militare e da una parte dei contadini. La costituzione fu da loro considerata eccessivamente progressista ed il presidente divenne una persona indesiderata.

I ricchi latifondisti individuarono nel generale Alvaro Obregón, in precedenza sul fronte di Venustiano Carranza, il nuovo presidente messicano che avrebbe potuto salvaguardare i loro interessi. Dal 1920 al 1924, la presidenza passò in mano proprio ad Alvaro Obregon, dopo che egli stesso aveva ordito un complotto che portò all'assassinio di Carranza. Per sei mesi Adolfo de la Huerta fu presidente provvisorio del Messico, fino a quando le nuove elezioni videro il trionfo di Obregón.


A dimostrazione degli strascichi che la rivoluzione si portò dietro lungamente, il rivoluzionario Pancho Villa, sfuggito ad attentato ordito dal generale John Joseph Pershing, venne a patti con il presidente Obregón e si ritirò a vita privata a El Parral, nello Stato di Chihuahua. Questo non bastò a metterlo a riparo dalla vendetta dei suoi nemici: il 20 luglio 1923, nel paesetto di Hidalgo Parrai (Chihuahua), anche Villa venne assassinato.

Negli anni '30 si era costituito il "Partito Nazionalista Messicano" (PNM), per merito di Plutarco Elias Calles, che in seguito diverrà  presidente della repubblica. IL PNM assumerà  successivamente la denominazione di Partito Rivoluzionario Istituzionalizzato (PRI) ed eserciterà  il potere ininterrottamente sino al 2006.

Uno dei primi numeri di Regeneración, periodico anarchico di Ricardo Flores Magón.

Gli anarchici e la rivoluzione[modifica]

La Rivoluzione messicana è stata per lungo tempo considerata come poco più che un avvenimento folkloristico e di scarsissimo valore storico- politico. In realtà  è necessario rivalutare, nell'ottica dell'anarchismo, la storia della Rivoluzione messicana, ovvero di quella che è stata la prima rivoluzione del XX° secolo, la quale senza l’influenza anarchica sarebbe stata sicuramente diversa.

L’anarchismo messicano di quegli anni, ispirato alle parole e all’azione di Ricardo Flores Magón, Emiliano Zapata, Librado Rivera e tanti altri, fu ricco di personaggi di grande rilievo, capaci di apportare alla lotta in corso non solo il necessario bagaglio di idee libertarie, ma anche l’esempio di una grande dirittura morale.

La Rivoluzione Messicana non ha portato a risultati radicali riguardo al problema della giustizia sociale e dell'eguaglianza, tuttavia ha permesso la conquista di risultati parziali, per l'epoca, non da poco. Soprattutto essa ha permesso ai diseredati messicani di capire che unendosi e rimanendo compatti si potevano conseguire vittorie importantissime. Inoltre la rivoluzione ha posto le premesse per le successive insurrezioni sudamericane, a carattere strettamente popolare: quella di Augusto César Sandino in Nicaragua, di Farabundo Martí nel Salvador, del fenomeno zapatista dell'EZLN nel Chiapas di oggi (Subcomandante Marcos) e delle rivolte in atto attualmente in varie regioni messicane fra cui in primis quella di Oaxaca.

Rivoluzione, letteratura e cinema[modifica]

Nel 1914, il giornalista americano John Reed, corrispondente del giornale newyorkese «Metropolitan», si mise al seguito dell'esercito di Pancho Villa. Le sue appassionate esperienze rivoluzionarie furono pubblicate nel volume Il Messico insorge (1914).

Per quanto riguarda il cinema, è del 1952 il film Viva Zapata!, tutto incentrato sulla figura dell'anarchico messicano e sulla sua assoluta incorruttibilità  di fronte alle lusinghe del potere. Sullo sfondo del Messico rivoluzionario è anche Giù la testa, di Sergio Leone, in cui vengono citati i vari leader della rivoluzione, da Francisco Indalecio Madero a Pancho Villa, da Emiliano Zapata a Victoriano Huerta.

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 José de la Cruz Porfirio Díaz Mory (Oaxaca, 15 settembre 1830 – Parigi, 2 luglio 1915) fu un presidente autocrate che si comportò come un vero e proprio dittatore. Detenne il potere dal 1876 al 1880 e poi dal 1884-1911.
  2. Il Coahuila è uno dei 31 stati del Messico situato nella parte settentrionale del paese al confine con il Texas, Stati Uniti. Confina inoltre a oriente con lo stato del Nuevo León, a sud con San Luis Potosí e Zacatecas e a occidente con Durango e Chihuahua.
  3. Morelos è uno stato del sud del Messico. Confina a sud con Guerrero e a est con Puebla e a nord e ovest con lo Stato del Messico. La sua capitale è Cuernavaca.
  4. Sonora è uno stato del Messico situato nella parte nord-occidentale del paese. Confina al nord con gli Stati Uniti (Arizona) e con lo stato messicano della Bassa California, ad est con lo stato del Chihuahua, a sud con il Sinaloa ed è bagnato dal Golfo di California ad ovest.
  5. Chihuahua è uno dei 31 Stati che compongono la Repubblica federale del Messico. Si trova nel nord del paese e si estende su una superficie di 247.938 km², il che lo rende lo stato più grande del paese. La sua superficie è un po' più estesa di quella del Regno Unito. Confina a nord con gli stati del Nuovo Messico e Texas (Stati Uniti d'America), ad ovest con gli stati messicani di Sonora e Sinaloa, a sud col Durango e ad est col Coahuila. Lo stato di Chihuahua è diviso in 67 comuni. Il suo capoluogo ha lo stesso nome, Chihuahua, e la sua città  più grande è Ciudad Juarez, che si trova sul confine, di fronte a El Paso, Texas.
  6. Rifiutando di riconoscere il trattato di Ciudad Juárez (Il Trattato di Ciudad de Juarez vide l'accordo tra il Presidente Porfirio Diaz e Francisco Madero, ponendo fine alla prima parte della rivoluzione messicana) i rivoluzionari del PLM, durante il governo provvisorio di Francisco León de la Barra, furono perseguitati e sterminati dai federali e dai maderisti.

Bibliografia[modifica]

  • Pier Francesco Zarcone, La libertà  e la terra. Gli anarchici nella rivoluzione messicana, edizioni Massari, 2006
  • Francesco Ricciu, Le grandi rivoluzioni del XX secolo - La Rivoluzione Messicana, Dall'Oglio Milano, 1968.
  • Jesus Silva Herzog, Storia della Rivoluzione Messicana, 2 vol., Longanesi Milano, 1975.
  • John Reed, Il Messico insorge (pubblicato in Italia da Einaudi, 1979)

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]