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Psicologia

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Il termine psicologia viene coniato nel 1520 da Melantone (psicologia deriva dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e da logos (λόγος) = discorso, studio).

La psicologia è quindi quella disciplina che analizza le interazioni tra un essere vivente e se stesso e quelle tra un essere vivente e l'ambiente in cui vive. Può essere definita anche come: «Lo studio scientifico del comportamento degli individui e dei loro processi mentali.»

Generalità [modifica]

La Psicologia è la scienza che si occupa dei fenomeni psichici in generale, siano essi studiati coi metodi speculativi della filosofia (psicologia razionale), oppure coi metodi empirici delle scienze naturali (psicologia scientifica o sperimentale).

La psicologia razionale ha inizio con la storia dello stesso pensiero umano e, fin dalla ricerca socratica sul problema della coscienza, s'identifica con la speculazione filosofica attorno al concetto di anima. La psicologia scientifica ha un'origine moderna; ricevette i suoi primi fondamenti dall'empirismo inglese del XVIII sec e si è articolata all'inizio del XX sec. in differenti scuole: comportamentismo, psicoanalisi, teoria dei riflessi condizionati ecc.

Attualmente la psicologia è articolata in varie discipline: psicologia sperimentale: è una scienza di laboratorio che si occupa in particolare di problemi attinenti alla percezione, all'apprendimento, al pensiero, utilizzando strumenti di controllo e misurazione; psicologia dell'età  evolutiva e dello sviluppo: studia l'evoluzione della personalità  umana dall'infanzia sino all'età  matura; psicologia sociale: indaga le interazioni tra le persone e il rapporto tra la persona e l'ambiente socio-culturale; psicologia del profondo: esamina i fenomeni dell'inconscio. Si distinguono, inoltre, applicazione della psicologia a vari settori della vita umana: psicopedagogia: si occupa degli aspetti psicologici dei processi educativi; psicologia dell'educazione: si occupa dello studio e dell'applicazione dei principi psicologici all'educazione scolastica di bambini e adulti; psicologia del lavoro: studia le dinamiche che, dall'interno degli individui o dei gruppi, intervengono a condizionare il processo di lavoro (selezione del personale ecc.); psicologia giuridica: si occupa sia degli aspetti psicologici dell'amministrazione della giustizia, sia dei problemi del rapporto tra l'individuo e le norme; psicologia clinica: consiste nella diagnosi e nella cura di disturbi psicologici;ecopsicologia: disciplina che mette in relazione i disagi esistenziali dell'individuo con il degrado ambientale.

Psicologia sociale[modifica]

La psicologia sociale è quella branca della psicologia che studia la natura e le tipologie dei modi d’agire degli esseri umani nei gruppi sociali, nelle istituzioni, nella società . Convenzionalmente essa nasce con la pubblicazione, nel 1908, delle prime due opere dal titolo Social psychology del sociologo americano E. A. Ross e dello psicologo inglese W. McDougall.

Esistono istituzioni sociali che sono prerogativa esclusiva degli esseri umani. È verosimile supporre che gli elementi distintivi della società  umana siano influenzati da meccanismi psicologici reconditi che influenzano le interazioni tra gli individui, determinando la forma della società . A loro volta i processi sociali determinano la psicologia umana. La psicologia sociale quindi analizza la forma dei sistemi sociali e i rapporti che s’instaurano tra individuo e società , mirando a capire la percezione umana delle situazioni sociali in cui viviamo.

L'oggetto di studio della psicologia sociale è volto all’analisi dei fenomeni sociali come il conformismo, l’autorità , il controllo sociale, il pregiudizio, la discriminazione, i conflitti inter e intrasociali.

Come molti psicologi, anche gli psicologi sociali devono molto alle scoperte di Sigmund Freud, anche se restano delle differenze sostanziali tra i due modi di intendere la psiche umana. Freud considera l’uomo un’entità  dotata dalla natura di alcuni impulsi fisiologici ai quali non si può sottrarre; o meglio, il carattere di ogni individuo è dipendente dalla soddisfazione o frustrazione di questi impulsi. Gli psicologi sociali ritengono sì importanti i fattori biologici, ma soprattutto danno importanza ai condizionamenti storici e sociali. L'uomo è, per la psicologia sociale, un essere prettamente sociale e non viene quindi condiviso il pensiero di Freud, secondo cui l’essere umano va inteso come un essere autosufficiente e solo secondariamente bisognoso di instaurare rapporti con altre persone per soddisfare le sue esigenze. In sostanza, per gli psicologici sociali, i bisogni (e i desideri) che dipendono dalle relazioni interpersonali di ognuno (es. l’amore, l’odio, la tenerezza, ecc.) sono fenomeni psicologici fondamentali, mentre in Freud sono soltanto risultati secondari delle frustrazioni o delle soddisfazioni dei bisogni istintivi.

Nel contesto della psicologia sociale vanno inseriti gli studi di Wilhelm Reich, secondo cui ansia e depressione sono causati dalle strutture socio-economiche e dalle relazioni umane che queste ingenerano. Secondo Reich è la repressione della sessualità , insieme ad altre coercizioni imposte dalla famiglia e dalle istituzioni, ad essere sia la causa che l’effetto di una società  gerarchica e violenta. Pur essendo marxista i suoi studi sono molto apprezzati tra gli anarchici e i libertari. A lui devono moltissimo anche personalità  del calibro di Erich Fromm (fautore di una sorta di "Socialismo umanistico") e Roberto Freire. Altre personalità  che si occuparono di psicologia come mezzo di critica sociale sono Ronnie Laing, Ivan Illich, Lev Vygotsky e Paul Goodman. Quest'ultimo, un intellettuale libertario statunitense, negli anni ’40 fu cofondatore della Terapia della Gestalt negli USA[1] (insieme a Fritz e Laura Perls), che si basa sulla psicologia della forma (psicologia della Gestalt) e che così fu definita da Bernard Vicent: «Mentre la psicologia tradizionale concepisce la realtà  come un aggregato o una giustapposizione di elementi singolari aventi ciascuno il proprio valore significativo, la Gestalt afferma al contrario che del reale si percepisce inizialmente un'immagine globale ed integrata, in tedesco Gestalt, e che questa è successivamente scomposta in figure distinte con lo sguardo, i sensi o l'intelletto (…). Ciò che viene prima nell'esperienza umana, è in un certo qual modo la sinfonia del reale, il preesistente, al livello del percepito, di campi di insiemi unificati.»[2]

Psicologia e controllo delle masse[modifica]

Michail Bakunin aveva previsto che se la scienza (compresa la psicologia che è una scienza sociale) fosse stata consegnata nelle mani di pochi privilegiati, essa avrebbe favorito l’instaurarsi di poteri coercitivi.

Il primo psicologo a studiare il comportamento delle folle fu Gustave Le Bon (nato in Francia nel 1841). Egli mise la propria conoscenza al servizio dei ceti privilegiati, proponendo tecniche adatte a guidare e controllare le masse. Le sue opere vennero lette in particolare da Adolf Hitler (alcune tecniche di persuasione della dittatura nazionalsocialista furono dettate direttamente da Le Bon) e Benito Mussolini (ma anche da Stalin a dire il vero...). Le Bon riteneva necessario mettere un capo alla guida delle masse: «L'avvento di un conduttore di folle rappresenta l'unica alternativa al rassegnarsi a subire il regno delle folle poiché mani imprevidenti hanno rovesciato una dopo l'altra tutte le barriere che potevano trattenerle».

I grandi dittatori del 900 furono ben lieti di accontentarlo. Mussolini così si espresse sulla folla e sul proprio ruolo di guida delle masse: «La massa per me non è altro che un gregge di pecore finché non è organizzata. Non sono affatto contro di essa. Soltanto nego che possa organizzarsi da sé.».

Oggi molti psicologi, e scienziati in genere, proseguono il lavoro iniziato da Le Bon servendo il potere dominante in due modi:

  • Fornendogli i mezzi della coercizione.
  • Giustificando "scientificamente" l’utilizzo di tale coercizione.

L'anarchico americano Noam Chomsky si è interessato a questo secondo aspetto, analizzando gli scritti di Burrhus Frederic Skinner, considerato il massimo esponente della scuola psicologica definita "comportamentismo". Il comportamentismo analizza le reazioni degli esseri viventi agli eventi ambientali non mediante l’introspezione, bensì con l’osservazione scientifica sperimentale. Skinner si convinse che con appositi "rinforzi" (i premi) e con appositi "stimoli avversivi" (le punizioni) fosse possibile condizionare empiricamente ogni tipo di comportamento. Egli sostenne che «il controllo della popolazione nel suo insieme dev’essere delegato a specialisti: poliziotti, preti, imprenditori, insegnanti, terapeuti, ecc., che dispongono di rinforzi specializzati e di contingenze di rinforzo codificate». Per Skinner il controllo delle masse non solo è possibile, ma è addirittura benefico, perché rende il mondo più sicuro:

«Uno Stato che trasformi tutti i suoi cittadini in spie, o una religione che promuova il concetto di un Dio onnisciente, eliminano ogni possibilità  di sottrarsi alla punizione e danno quindi efficacia estrema al sistema punitivo. La gente si comporta bene benchè non vi sia una supervisione percepibile».

Secondo Wilhelm Reich il fascismo e il nazismo poterono imporsi sulle masse attraverso un'efficace psicologia di massa, capace di far presa sull'irrazionalità  del carattere umano medio, che da migliaia di anni vede repressi i suoi istinti primari soprattutto attraverso le inibizioni della sessualità :

«Il fascismo, nella sua forma più pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità  nella storia dell'umanità , considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole piú blande, un "pregiudizio". Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico. L'intensità  e la vasta diffusione di questi "pregiudizi razziali" sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell'odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone... L'ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell'uomo orgasticamente impotente [...] Non è possibile rendere inoffensivo l’energumeno fascista se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, soltanto nel tedesco o nell'italiano e non anche nell'americano o nel cinese; se non lo si rintraccia nel proprio essere; se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno.». (Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo).

La miseria sessuale delle masse è secondo Reich legata alla miseria sociale. Egli è fra i primi ad evidenziare la funzione repressiva della sessualità  cui assolve la famiglia (la lettura dell'Origine della famiglia, della proprietà  privata e dello stato di Engels sarà  per lui una conferma delle proprie tesi), principalmente attraverso le inibizioni sessuali (proibizione della masturbazione e dei rapporti sessuali prima e al di fuori del matrimonio, ecc.). Negli stessi anni in cui la Scuola di Francoforte dà  avvio agli studi sull'autorità , la famiglia e i condizionamenti culturali, Reich si trova perfettamente in linea con queste tesi, aggiungendo che la funzione repressiva svolta dalla famiglia si inserisce perfettamente nell'ordinamento sociale capitalistico, imponendo ai dominati non soltanto il dominio materiale ed economico della classe egemonica, ma anche la propria ideologia fondata sull'accettazione dell'autorità . L'autoritarismo della famiglia è strettamente connessa pure all'androcentrismo e al patriarcato imperante, che danno vita ad una famiglia chiusa, con un padre-padrone che disciplina ogni aspetto dei componenti ed è perfettamente allineato col suo equivalente immaginario trascendente, ovvero il Dio-Padre che sta nei cieli e che costituisce il cardine delle grandi religioni moderne.

Considerazioni[modifica]

«Noi possiamo educarci alla libertà , educarci molto meglio di quel che accada oggi. Ma la libertà , come si é cercato di dimostrare, è esposta a numerose minacce, di vario genere: demografica, sociale, politica, psicologica. La nostra malattia ha molte cause cooperanti, e può curarsi con molti rimedi cooperanti». (Aldous Huxley, Ritorno al mondo nuovo)

I libertari sono coscienti che la libertà  individuale è osteggiata dal potere politico e capitalistico. Le autorità  educano le masse facendo appello alla debolezza delle stesse, mai alla loro forza. Per questo le masse non vengono avvicinate ai principi dell'autogestione, bensì, utilizzando le risorse della psicologia e delle scienze sociali, le abituano alla sottomissione, in modo da poterle manipolare e sfruttare. Mettere le conoscenze delle scienze sociali al servizio dei pochi privilegiati, significa perpetrare ed avallare le politiche di dominio gerarchico e autoritario.

La condivisione dei saperi rilancia la forza del pensiero libertario: l’autogestione, la condivisione e l'allargamento delle conoscenze, non relegate ad una casta posta al servizio dei ceti privilegiati, è l’unico antidoto al dominio dei pochi sui molti (è evidente che non tutti sono sottomessi al sistema di potere vigente, vi sono anche intellettuali, scienziati e psicologi che sono, più o meno, liberi dalle influenze del potere dominante).

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Erich Fromm, Fuga dalla libertà , Milano, Edizioni di Comunità , 1963 (1941).
  • Erich Fromm, Dalla parte dell'uomo. Indagine sulla psicologia della morale, Roma, Astrolabio, 1971 (1947).
  • Erich Fromm, Psicanalisi e religione, Milano, Edizioni di Comunità , 1961 (1950).
  • Erich Fromm, Il linguaggio dimenticato. Introduzione alla comprensione dei sogni, delle fiabe e dei miti, Milano, Bompiani, 1962 (1951).
  • Erich Fromm, Psicanalisi della società  contemporanea, Milano, Edizioni di Comunità , 1960 (1955).
  • Wilhelm Reich, Analisi del carattere (1933) (tr. Furio Belfiore e Anneliese Wolf, SugarCo, Milano 1973
  • Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo (1933) (tr. Furio Belfiore e Anneliese Wolf, SugarCo, Milano 1971; Mondadori, Milano 1974
  • Wilhelm Reich, Sessualità  e angoscia: un'indagine bioelettrica (1935-1936) (tr. SugarCo, Milano 1983
  • Wilhelm Reich, L'assassinio di Cristo: la peste emozionale dell'umanità  (1951) (tr. Marco Amante, SugarCo, Milano 1972
  • Wilhelm Reich, Individuo e Stato (1953) (tr. Alberto Tessore e Silvana Ziviani, SugarCo, Milano 1978

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]