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Pio Turroni

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Pio Turroni
Pio Turroni (Cesena, 30 maggio 1906 - Cesena, 7 aprile 1982), di professione muratore, é stato un anarchico italiano.

Biografia[modifica]

Pio Turroni nasce a Cesena da Giuseppe e Vittoria Magnani il 30 maggio 1906. Si avvicina all'anarchismo quando ha soli 14 anni assistendo nella sua città  ad un comizio di Errico Malatesta. A 16 anni é già  schedato come "sovversivo" dai fascisti.

Tra i due conflitti mondiali[modifica]

Nel 1923, per evitare la repressione fascista, é costretto a riparare con i fratelli in Belgio. Giunto poi in Francia nel 1925, dove si trova una foltissima comunità  di antifascisti esuli dall'Italia, é attivo nella propaganda anarchica, nell'organizzazione dell'antifascismo e nelle campagne volte ad impedire l'esecuzione di Sacco e Vanzetti negli Stati Uniti.

Durante il biennio 1933-35 si dedica innanzitutto a compiti di propaganda in favore del Gruppo edizioni libertarie di Brest; con questi edita L’Operaiolatria [1] di Camillo Berneri, che tra l'altro dirigeva il gruppo, La guerra che viene di Simone Weil e Il governo forte di Francesco Amoroso. In questo periodo entra in contatto e in amicizia con Nestor Makhno, anche lui esule a Parigi, che in prossimità  della sua morte gli affiderà  le memorie della sua vita. In questo periodo Pio Turroni sposa Nara, figlia di Bernardo Cremonini, uno dei massimi dirigenti anarchici in esilio, ma anche, sin dal 1927, spia e agente provocatore al servizio dell'Ovra fascista, il quale riferirà  puntualmente tutto sul movimento anarchico, senza vergognarsi di riferire dettagliatamente anche sull'intensa attività  politica del genero, evidentemente del tutto ignaro della vera identità  del suocero [2].

Nel 1936 Turroni soggiorna anche a Marsiglia e a Vichy, ma nell'agosto dello stesso anno, immediatamente dopo il golpe fascista di Franco, si reca in Spagna ed entra nella sezione italiana della Colonna Ascaso, poi denominata Colonna Rosselli. Inviato in combattimento, é ferito una prima volta il 20 ottobre 1936 a Santa Quiteria Tardienta (Huesca) ed una seconda il 3 marzo 1937 nei durissimi scontri di Belchite. Questo è anche il momento in cui con altri compagni, in particolare Attilio Bulzamini [3], presenta alla CNT-FAI un progetto per attentare alla vita di Mussolini che però non viene accettato per difficoltà  organizzative. In strettissimi rapporti con Camillo Berneri, nel luglio seguente il suo assassinio (5 maggio 1937) porta alle stampe il libro dell'anarchico di Lodi dal titolo Mussolini alla conquista delle Baleari [4] [5].

Nel gennaio del 1938, insieme a Domenico Ludovici, presenta alla CNT-FAI di Barcellona un nuovo progetto per un attentato contro Mussolini (in questa fase Turroni ricopriva il ruolo di "commissario politico" presso la caserma Spartacus di Barcellona). Grazie alla mediazione di Augustin Souchy e Martin Gudel, responsabili del ramo stranieri dell'organizzazione, il progetto é accettato e si individua nella prima settimana di agosto, in cui Mussolini sarà  in ferie con la famiglia a Riccione, il momento più opportuno per agire. Turroni si trasferisce a Marsiglia per attendere il "materiale" necessario, ma ben presto sorgeranno gravi complicanze che faranno perdere molto tempo prezioso e lo convinceranno dell'inopportunità  di proseguire nel progetto. A questo punto sceglie di rimanere a Marsiglia, divenendo il punto di riferimento per gli anarchici italiani che fanno capo alla sezione francese del giornale anarchico in lingua italiana di New York «L'Adunata dei Refrattari». Il suo attivismo non passa inosservato alle autorità  transalpine, infatti il 3 settembre 1939 é arrestato e trattenuto presso il Forte "Saint-Nicolas" per «attività  anarchica» e sostegno ai rifugiati spagnoli.

La guerra e l'attività  anarchica nel dopo guerra[modifica]

Rilasciato nel maggio 1940, é nuovamente tratto in arresto qualche giorno dopo e rinchiuso nel campo di concentramento di Villemagne, da cui però evade nel gennaio 1941 per sfuggire ad una possibile estradizione in Italia. L'intenzione, grazie all'intervento di Emilio Lussu, é quello di espatriare in Messico, paese che gli concederebbe il passaporto di «apatride». Il tentativo di fuga però fallisce e Turroni é arrestato e trattenuto presso il Forte "Saint-Jean" (Marsiglia) [6], da cui però ancora una volta riesce a scappare. Passando da Algeri, insieme a Leo Valliani e Orano, giunge a Casablanca e da qui in nave a Vera Cruz (Messico), dove sbarca il 20 dicembre 1941. In Messico, dove risiederà  per due anni, prosegue il suo instancabile attivismo anarchico, poi sceglie di "ritornare a casa": si imbarca prima verso il Belize (giugno 1943) e poi verso la Gran Bretagna, ma giunto a Liverpool é immediatamente arrestato.

Alla fine del 1943, in piena resistenza antifascista, mette nuovamente piede in Italia, a Napoli, e prosegue assiduamente la sua propaganda in favore dell'anarchia. Assieme a Giovanna Caleffi, già  moglie di Camillo Berneri, Cesare Zaccaria [7] (per un periodo sarà  il compagno di Giovanna Caleffi) e Armido Abbate [8] fonda l’Alleanza dei Gruppi Libertari dell'Italia Meridionale e Rivoluzione libertaria, avvalendosi di un giornale clandestino (gli americani non concedevano l'autorizzazione) da cui in seguito nascerà  «Volontà », trasformato poi in rivista durante il congresso della FAI del 16-20 marzo 1947, e di cui sarà  «gerente responsabile» sino al 1980, anno in cui Volontà  passerà  al gruppo anarchico di Milano Bandiera Nera. [9]

Poco prima della fine della guerra si fa promotore, insieme tra gli altri a Nino Malara e Giordano Bruch, di un Convegno anarchico a Cosenza (5-6 giugno 1944) e di uno a Napoli (20 giugno 1944). Instancabilmente attivo, é arrestato dagli anglo-americani nel settembre 1944 e nell'aprile 1945, in entrambi i casi a Bari, con l'accusa di aver affisso manifesti anarchici sui muri dell'Università . Una volta consegnato alla polizia italiana, dopo un breve trattenimento presso il locale carcere, é però ben presto rilasciato ma senza che le sue convinzioni ne risultino minimamente indebolite.

Quando termina la seconda guerra mondiale si impegna nel rilancio della stampa libertaria: promuove la rinascita di «Umanità  Nova», dei numeri unici di «Bresci», «I martiri di Chicago», «Olocausto» (insieme ad Armando Borghi, Umberto Consiglio [10] e Primo Bassi)[11] ed é redattore e direttore responsabile de L’Aurora di Forlì (1950). In quegli anni partecipa attivamente anche alla ricostruzione del movimento anarchico: é a Milano al congresso costitutivo della Federazione Comunista Anarchica Alta Italia (23-25 giugno 1945) e soprattutto al Congresso costitutivo della FAI di Carrara (15-19 settembre 1945), dove é nominato membro della commissione cultura.[12]

Tra il 1946 e il 1947 sostiene l'attivismo dei giovani anarchici, in particolare quelli del gruppo milanese Gioventù anarchica ed è anche il fondatore, insieme a Gigi Damiani, del quindicinale L’Antistato, portavoce della corrente antiorganizzatrice e che sarà  pubblicato per 26 anni. Proprio come "gerente" del quindicinale é condannato a 6 mesi con la condizionale per «vilipendio alla magistratura». Altri tre processi lo vedono protagonista per incitazione alla disobbedienza delle leggi e per «propaganda antielettorale» nel 1951 (della stessa accusa deve rispondere anche il suo amico e anarchico Aurelio Chessa).[12]

Si guadagna da vivere svolgendo principalmente l'attività  di muratore, sempre circondato da amici e compagni fedelissimi: Raffaele Schiavina, Aurelio Chessa, Gigi Damiani, Armando Borghi e Michele Damiano. È proprio insieme a questo gruppo che intraprende una battaglia contro il comitato redazionale de L'Impulso (Pier Carlo Masini, Arrigo Cervetto, Ugo Scattoni, Lorenzo Parodi e Renzo Sbriccoli), accusato da Turroni e compagni di deriva «sindacalista e organizzativa» estranea al movimento anarchico. A loro volta il gruppo de L'Impulso, che nel frattempo diviene l'organo propagandistico dei GAAP, accusa Volontà  e L'Aurora di avere idee obsolete e non consone alla fase storica del momento. [12]

Congresso Nazionale Anarchico di Senigallia (1957): si notano Aurelio Chessa (con la sciarpa), alla sua sinistra Umberto Marzocchi e Pio Turroni

Il congresso di Carrara del 1965[modifica]

Dopo essersi attivamente impegnato contro la «deriva politico organizzativa» messa in piedi da alcune frange del movimento anarchico (Turroni é tra gli autori dell'opuscolo Un trentennio di attività  anarchica (1914-1945) e del periodico «Materialismo e libertà », curato con Giovanni Corradini e Amedeo Bertolo), primi fra tutti i GAAP, nel 1965 é tra i protagonisti del Congresso Di Carrara (31 Ottobre-4 novembre) e della costituzione, durante il conseguente Convegno di Pisa (19 dicembre 1965), della nascita dei Gruppi di iniziativa anarchica (GIA), a cui collaborerà  tra gli altri anche Aurelio Chessa. I GIA nascono come reazione al tipo di organizzazione strutturata che si è data la Federazione Anarchica Italiana (per esempio la FAI si dota di una "Commissione di Corrispondenza" che viene vista come organo decisionale e non come strumento di raccordo tra i gruppi) e dal timore che la frazione sindacale-anarchica presente nella CGIL (es. Attilio Sassi) possa condizionare negativamente il movimento anarchico. (Nell'ambito di questa frattura fu molto importante il ruolo giocato dalla Federazione anarchica pisana, che divenne un luogo di riferimento del gruppo spontaneista "Potere operaio pisano"[13] e dell'antifascismo pisano in generale. [14])

Turroni, in contrapposizione ad «Umanità  Nova», é tra i promotori del quindicinale (poi mensile) «L'Internazionale», di cui diviene direttore dal marzo 1966 al luglio 1968).

L'ultimo periodo[modifica]

Negli anni 70 é particolarmente attivo nel cercare collegamenti tra gli anarchici di vario orientamento in modo da creare un fronte comune in funzione propagandistica e soprattutto contro la repressione di Stato. Terminata l'attività  di muratore, potrebbe ricevere la pensione di guerra dallo Stato, ma fedele ai suoi principi rifiuta sdegnosamente tali emolumenti. Ammalatosi di cancro, muore a Cesena il 7 aprile 1982.[15]

Pio Turroni e Nestor Makhno[modifica]

Nestor Makhno

Pio Turroni conobbe Nestor Makhno [16] durante gli anni in cui era riparato a Parigi per sfuggire alla repressione del fascismo, mentre Makhno là  si trovava per sfuggire al regime bolscevico. Egli raccontò, senza entrare in merito alle scelte politiche, tattiche e strategiche dell'anarchico di Guliai-Polé, la personalità  e l'umanità  che caratterizzava il leader della Rivoluzione ucraiana, assolutamente non incline ad assumere atteggiamenti autoritari, sempre disponibile e modesto con chiunque. Secondo quanto raccontò Turroni, Makhno visse a Parigi in condizioni di ristrettezze economiche non chiedendo aiuti di alcun genere nonostante ne avesse bisogno, viste le sue difficoltà  a procurarsi un pasto decente.

Durante la presentazione alla prima edizione italiana del libro Nestor Makhno: La rivoluzione russa in ucraina Marzo 1917 - Aprile 1918, rilasciò un'intervista a Luciano Ferraresi in cui espresse giudizi estremamente negativi su Lev Trotskij, accusato in particolare di aver nascosto tanto in La mia vita quanto in Storia della Rivoluzione Russa, celeberrimi libri di Trotskij, qualsiasi informazione su Nestor Makhno e le sue vittorie sui "reazionari bianchi" Denikin [17], Petliura [18] e Wrangel [19]. Tanto meno accennò alla resistenza che subì l'Armata Rossa dai rivoluzionari ucraini, per sconfiggere i quali Lev Trotskij fu costretto a ricorrere anche all'arma della calunnia, eretto poi a sistema da Stalin contro gli antistalinisti, accusando Nestor Makhno di antisemitismo. Accuse infondate e respinte da molti anarchici, tra cui Voline e lo stesso Turroni.[20]

Note[modifica]

  1. L’Operaiolatria di Camillo Berneri
  2. Su Cremonini e Turroni, «Le spie del regime», Mauro Canali, ad indicem
  3. "Attilio Bulzamini, di Imola, classe 1890, macchinista nelle ferrovie. Licenziato per motivi politici, operaio metalmeccanico alla Breda di Milano. Amico di Errico Malatesta, è il primo ad accoglierlo quando il vecchio anarchico esce da San Vittore nel 1922.
  4. Mussolini alla conquista delle Baleari
  5. Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo II, pag 636
  6. Nel periodo in cui fu detenuto, si trovava in carcere anche uno dei più conosciuti leader antifascisti, ovvero il comunista Luigi Longo, per il quale nel 1942 i compagni organizzarono senza fortuna la fuga. Si veda: L'Archivio "storia - history"
  7. Cenni biografici su Zaccaria
  8. "Armido Abbate, ferroviere e sindacalista, combatté la battaglia libertaria negli anni di Giolitti. Antifascista, partigiano nelle Quattro Giornate, giunse alla Repubblica attivo quanto basta per denunciare l'americanismo di De Gasperi. Si veda: Vite anarchiche
  9. Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo II, pag 636, 637
  10. Umberto Consiglio fu fra i protagonisti de La Rivolta della colonia anarchica di Tunisi
  11. Biografia di Bassi Bibliografia: Scritti di Bassi: Lettere clandestine dalle case di pena, Imola 1945; L’Anarchismo nel movimento operaio, "UN" 14-21-28 feb., 7-14 mar. 1965; Anarchici e resistenza antifascista, in Imola Medaglia d’Oro, Imola 1985. Scritti su Bassi: Almanacco libertario pro vittime politiche, Ginevra 1929; Ci, Imola Nostra…, N. Galassi, Imola dal fascismo alla liberazione 1930-1945, Bologna 1995; L. Fabbri, Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero, Pisa 1996, ad indicem.
  12. 12.0 12.1 12.2 Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo II, pag 637
  13. Gruppi rivoluzionari del periodo: Trotskisti (e le organizzazioni derivate da scissioni, anche post-’68) [Gruppi Comunisti Rivoluzionari (1948); FalceMartello (1966); Lega Socialista Rivoluzionaria (1975); Lega Comunista (1976)]; Partito Comunista Internazionalista (1942-43) [e le organizzazioni derivate da scissioni, anche post-’68: «Battaglia Comunista (1951-52); «il programma comunista» (1952); «La Rivoluzione Comunista» (novembre 1964); «Il Partito comunista»; Gruppo Comunista Internazionalista Autonomo]; Anarchici FAI (settembre 1945); FAGI (1960); Gruppi di Iniziativa Anarchica (1965); Gruppi Anarchici Federati (1967)]; GAAP (1949);Azione Comunista (1954); Lotta Comunista (1965); Democrazia Diretta (Gianfranco Faina: Genova 1961); Quaderni Rossi (1961-62);Classe Operaia (gennaio 1964); Gruppo di Unità  Proletaria (Cremona); Circolo Rosa Luxemburg di Genova (1966); Istituto Ernesto De Martino; Quaderni Piacentini. Fonte: Archivio Primo Moroni
  14. Gruppi della sinistra non istituzionale
  15. Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo II, pag 639
  16. La disfatta dell'anarchismo russo di Paul Avrich
  17. Anton Ivanovic Denikin (Varsavia 1872 - Ann Arbor, Michigan 1947), generale russo, comandante delle reazionarie Armate bianche.
  18. Petliura conosciuto anche come Simon Petlyura (10 maggio 1879 - 25 maggio 1926), pubblicista, scrittore, giornalista, politico ucraino e statista, ha guidato la reazione bianca tanto contro Nestor Makhno quanto contro i bolscevichi. Il 25 maggio 1926 Petliura fu ucciso a Parigi dall'anarchico ebreo Schwartzbard conosciuto come Sholom, compagno di Nestor Makhno nella capitale francese (a dimostrazione dell'infondatezza delle accuse di antisemtismo)
  19. Pëtr Nikolaevic Wrangel (Novo Aleksandrovsk, Kaunas, 1878 - Bruxelles 1928), generale russo, partecipò alla guerra contro il Giappone (1904-05), e alla prima guerra mondiale al comando di una divisione di Cosacchi. Tenente generale (1917), dopo la morte del gen. L. G. Kornilov prese parte alla violenta lotta antiproletaria contro i bolscevichi, unendosi alle armate bianche del gen. A. I. Denikin. A seguito della sconfitta di quest'ultimo, nell'apr. 1920 assunse il comando supremo dell'esercito reazionario bianco. Si veda: Portale Treccani
  20. Riguardo alle assurde accuse di antisemitismo rivolte a Nestor Makhno si legga La Makhnovishina, concentrandosi in particolare nella lettura dell'ultimo capitolo intitolato "Le calunnie"

Bibliografia[modifica]

  • Pio Turroni, La Rivoluzione sconosciuta, Edizioni Franchini, Carrara, 1976 2 volumi
  • Pio Turroni muratore dell’anarchia in Libertaria, Milano: n°3, luglio-settembre 2003
  • Movimento anarchico di lingua italiana, «Volontà », Volume 22
  • Pio Turroni, Nino Napolitano, I nostri attentatori contro il fascismo
  • Aurelio Chessa, Pio Turroni, Sulla Communitá M.L. Berneri
  • Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio, Bibliografia del socialismo e del movimento operaio.
  • Franco Bertolucci, L'emeroteca della Biblioteca Franco Serantini', Biblioteca Franco Serantini
  • Mauro Canali, Le spie del regime (il testo presenta anche un caso di infiltrazione fascista nel gruppo di amici-compagni di Turroni)[1]
  • Antifascisti romagnoli in esilio
  • Maurizio Antonioli, [2]Dizionario biografico degli anarchici italiani
  • Fabrizio Giulietti, Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • In questo specifico libro l'autore, da noi già  ampiamente citato per altri articoli, fornisce documenti su Luigi Bernasconi, che l'autore stesso chiama "il più perfido informatore del regime fascista", che facendo leva su sentimenti d'amicizia tentò subdolamente, forse con buoni risultati, di ottenere informazioni sul giro dei compagni-amici di Turroni.
  • Professore universitario e studioso del movimento anarchico ed operaio: Libri di Antonioli