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Pietro Valpreda

Da Anarcopedia.

Pietro Valpreda (Milano, 29 agosto 1933 - Milano, 6 luglio 2002), è stato un anarchico italiano vittima della repressione istituzionale. Anarchico individualista, fu ingiustamente accusato della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Indice

[modifica] Biografia

Pietro Valpreda

Pietro Valpreda nasce a Milano il 29 agosto 1933. La professione di ballerino lo porta in giro per l’Italia e proprio a Roma e a Milano che si accosta agli ambienti anarchici.

[modifica] L'anarchia e il circolo 22 Marzo

Nel capoluogo lombardo entra in contatto con il circolo Ponte della Ghisolfa; a Roma, nel 1969, frequenta il circolo Bakunin, dove una parte più "moderata" si confronta con una più "arrabbiata", quella ci dui fa parte Valpreda. Il gruppo di Valpreda si caratterizza per numerose azioni ritenute sconsiderate e provocatorie, e per questo sarà inviso a buona parte degli anarchici italiani: nel 1969, durante un corteo a Milano, si distinguono per il coro urlato a squarciagola: «Bombe, sangue e anarchia!» [1]; negli stessi mesi, questa volta a Roma, scrivono un volantino molto cruento, mettendo quale indirizzo della propria sede quello della redazione romana di «Umanità Nova»; nel marzo 1969 Valpreda ed altri due giovani compagni pubblicano Terra e libertà in cui elogiano Ravachol e l’azione diretta violenta [2].

Nel Novembre 1969 si distacca dal circolo Bakunin per fondare, insieme a Mario Merlino e ad alti compagni più giovani, un gruppo dalle idee radicali e dagli "slogan truculenti": il circolo anarchico 22 Marzo.

Enrico Di Cola, ex militante del circolo anarchico 22 Marzo ed amico di Pietro, sostiene la totale inattendibilità di questi fatti imputati a Valpreda e compagni da altri esponenti del movimento anarchico:

«I testi da voi citati [si riferisce ad Anarchopedia, N.d.R] non suffragano quanto da voi sostenuto. Gli slogan dei cosidetti "arrabiati" del "Bakunin" a Milano non ci possono essere MAI STATI, si confonde uno sloogan gridato eventualmente da Valpreda quando questi viveva ancora a Milano (assieme a qualche altro elemento del movimento milanese) con il Bakunin di Roma. Quindi di quali "azioni considerate scriteriate" si parla? Il volantino di Roma (fatto molti mesi dopo l'avvenimento di Milano) non era affatto "cruento" a meno che non possa definirsi cruento un testo contro la guerra e contro il fascismo! A parte questo, l'indirizzo riportato nel volantino era quello del circolo Bakunin e non di Umanità Nova!!! Per finire, quest'ultimo volantino, venne si diffuso ma dopo che noi stessi provvedemmo a tagliare via la parte recante l'indirizzo. Che altri, anche di sinistra, scrivano cose inesatte o false su di noi non mi preoccupa molto, ma se a scrivere inesattezze sono degli anarchici allora la cosa non mi garba affatto. Grazie.» (Enrico Di Cola, ex circolo 22 Marzo)

In ogni caso l’estremismo di Valpreda, in realtà, ha valore di pura provocazione intellettuale: non si esplicita, attraverso fatti precisi, ma si limita a rimanere sul terreno delle parole. Secondo il ballerino milanese può servire a scuotere le coscienze e a diffondere la necessità a prendere parte a una protesta che si va gonfiando a dismisura.[3]

Valpreda a questo punto non è più gradito tanto al circolo milanese Ponte della Ghisolfa quanto ai compagni della FAI di Roma, anche perché la strutturazione del 22 marzo si prestava facilmente alle infiltrazioni di ogni tipo. Infatti, più tardi si scoprirà che nel circolo si erano infiltrati anche il poliziotto Salvatore Ippolito e il neo fascista Mario Merlino.

[modifica] Strage di Piazza Fontana e conseguenze

Il 12 dicembre 1969, esplode a Milano, in Piazza Fontana, una bomba che provoca 16 morti e 88 feriti, mentre altre tre vengono programmate a Roma (vedi strage di Piazza fontana). Quel giorno Valpreda è a casa della zia Rachele Torri, ma ciò non impedisce a “qualcuno” di accusarlo di essere l’autore materiale della strage (insieme a Valpreda verranno accusati altri anarchici, tra questi Giuseppe Pinelli che morì in “circostanze misteriose”... ma non troppo… ). Inizia a questo punto una grande mobilitazione di controinformazione a favore di Valpreda e degli anarchici, poiché è sempre più evidente che si tratta di una vera e propria montatura orchestrata dall’alto.

Valpreda, come forma estrema di protesta, decide di candidarsi nelle liste elettorali de Il Manifesto. Nel 1972 viene promulgata una legge che consente la scarcerazione di Valpreda, evidentemente anche in “alto” ci si accorge che il ballerino-anarchico è innocente.

Il 1 agosto 1985 la Corte d'Assise d'appello di Bari lo assolve per insufficienza di prove, sentenza successivamente confermata dalla Corte di Cassazione, nel frattempo Pietro partecipa a convegni e manifestazioni, apre un locale (“La Barricata”) nel popolare quartiere di Milano, vende libri per Einaudi, scrive alcuni libri insieme all’amico Piero Colaprico e dall’unione con la sua compagna nasce suo figlio, Tupac Libero Emiliano.

Intanto la malattia che lo affligge alle gambe, il morbo di Buerger, peggiora sempre più, aggravando considerevolmente le sue condizioni di salute; Pietro Valpreda muore il 6 luglio 2002 a Milano. I funerali, organizzati dal circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, si sono svolti l’8 luglio e la salma, successivamente cremata, è stata accompagnata da un corteo di 3000 persone.

[modifica] Il caso Valpreda nella stampa

Appena arrestato Valpreda è vittima del linciaggio della stampa:

«Il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto (…). Il Valpreda ha, nonostante i 37 anni, un aspetto da giovane piuttosto beat, che si accorda del resto con l’attività di ballerino; ma la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera.» (Mario Cervi in La propaganda del terrore, «Corriere della Sera» del 17-12-1969)
«Dai sospetti di oggi sembra che gli attentati siano opera di un gruppo di giovani anarchici individualisti staccatisi dai superstiti, orami innocui, del vecchio anarchismo. Delitti quindi maturati da un lucido, ancorché mostruoso, piano politico. Nemmeno sembra probabile che siano stati voluti da forze occulte. Meglio così.» (Carlo Casalegno in E adesso luce, «La Stampa» del 17-12-1969)

Quando comincia a delinearsi la sua innocenza, i giornali cambiano atteggiamento:

«Noi crediamo che il modo migliore per celebrare una festa d’amore e di fratellanza, come è il Natale, sia quello di denunciare tutti gli arbitri e gli abusi che stabiliscono tra gli italiani una discriminazione ugualmente ingiusta, ma forse ancora più odiosa, di quella che sussiste fra ricchi e poveri: la discriminazione tra chi comanda e chi subisce (…) E’ scandaloso che Pietro Valpreda debba trascorrere in carcere il suo quarto Natale consecutivo.» (L’arroganza del potere, «Corriere della Sera» del 24-12-1972)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Video

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. Articolo A-rivista
  2. Ciao Peder!, di Paolo Finzi
  3. A Milano quel giorno era caldo…
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