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Pietro Gori

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Pietro Gori
Pietro Gori (Messina, 14 agosto 1865 - Portoferraio, 8 gennaio 1911) fu avvocato, intellettuale e poeta anarchico.

Oltre che per l'attività  politica è ricordato come autore di alcune tra le più famose canzoni anarchiche della fine del XIX secolo tra cui: Addio a Lugano, Stornelli d'esilio, Ballata per Sante Caserio.

«...Pietro Gori era un poeta, aveva un bel viso, un corpo snello ed elegante. Si accarezzava il baffo appuntito e sapeva ascoltare i coloni ravennati che raccontavano la loro storia. Provava un profondo rispetto per il coraggio che avevano speso in quella impresa, e glielo diceva con calore. Gli ricordavano gli uomini della Pampa, ripeté. Avevano anche cantato insieme, fino a sgolarsi, quella notte. Avevano cantato le sue canzoni, gli Stornelli d'esilio, Ballata per Sante Caserio, Amore ribelle... Di Addio Lugano Bella Gori aveva raccontato com’era nata. Dopo che Sante Caserio aveva pugnalato a morte Carnot, lui era dovuto riparare in Svizzera. Qui l’avevano arrestato, insieme con altri 150 fuorusciti italiani, anarchici e socialisti. Tutti poi erano stati espulsi. Quando li conducevano alla frontiera, avevano le manette ai polsi e i loro passi affondavano nella neve... Con le lacrime agli occhi, si era girato indietro a guardare Lugano e pensava agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor...» [1]

Biografia[modifica]

Pietro Gori nacque a Messina il 14 agosto 1865 da Francesco Gori, ufficiale dell'esercito, e Giulia Lusoni, originaria di Rosignano Marittimo.[2] Il padre fu cospiratore risorgimentale, il nonno fu invece ufficiale della Vecchia Guardia di Napoleone I. Stabilitasi la famiglia a Livorno (1878-1885), Gori compì studi classici, aderendo giovanissimo ad una “Associazione Monarchica” dalla quale venne espulso per indegnità . Collaborò anche al periodico moderato «La Riforma».

Il periodo pisano: l'anarchia[modifica]

Nel 1886 si iscrisse all'Università  di Pisa alla facoltà  di Giurisprudenza dove si laureerà  nel 1889 con una tesi di sociologia criminale su La Miseria e il Delitto ispirata alle idee dell’allora nuova “Scuola Penale Positiva”. Il noto professore Francesco Carrara sarà  relatore della tesi.

Entrato in contatto con gli ambienti anarchici ne diventa ben presto uno dei leader più in vista. Nel 1887 fu arrestato per un'epigrafe scritta per ricordare i martiri di Chicago [3] e ritenuta un'istigazione alla protesta contro le navi statunitensi alla fonda nel porto di Livorno. L'anno successivo, in qualità  di segretario dell'Associazione studentesca, organizzò una commemorazione del filosofo Giordano Bruno.

Nel novembre del 1889 pubblicò, firmato con l’anagramma “Rigo” il suo primo opuscolo - Pensieri ribelli - contenente i testi delle prime conferenze. La pubblicazione venne sequestrata dalle autorità  che bandirono un processo contro Gori per «istigazione all’odio di classe». Un nutrito stuolo d’avvocati, amici di corso e professori, difenderà  Gori in questo suo primo processo che lo vedrà  assolto da tutte le accuse.

Il 13 maggio dell'anno successivo (1890) venne nuovamente arrestato perché considerato, insieme ad altri 27 studenti ed operai, tra gli organizzatori delle manifestazioni del primo maggio a Livorno durante la quale vi furono scontri tra operai e forze dell’ordine. Con l'accusa di «ribellione ed eccitamento all’odio fra le diverse classi sociali» venne processato e condannato ad un anno di reclusione (poi ridotto in Cassazione ad alcuni mesi) e rimase in carcere, prima a Livorno e poi a Lucca, fino al 10 novembre.

Il periodo milanese[modifica]

Pietro Gori - figura intera

In seguito si trasferì a Milano dove esercitò la professione di avvocato presso lo studio di Filippo Turati. Nel gennaio 1891, sostenne le tesi malatestiane al Congresso di Capolago in cui si decise la fondazione del Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario. Nello stesso anno partecipa al congresso del Partito Operaio Italiano che si tenne a Milano e tradusse, per la biblioteca popolare socialista, il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Verso la fine dell'anno, inizia le pubblicazioni de «L'Amico del popolo», un giornale che si autodefiniva "socialista anarchico" e di cui uscirono 27 numeri, tutti sequestrati, che gli procurarono altri arresti e processi.

Il 4 aprile 1892 in una conferenza dal titolo Socialismo legalitario e socialismo anarchico tenuta nella sede del "Consolato operaio" di Milano, esplicitò le posizioni anarchiche fortemente critiche nei confronti del socialismo riformista ritenuto autoritario e parlamentarista. Non stupisce quindi che il 14 agosto dello stesso anno al congresso nazionale delle organizzazioni operaie e socialista tenutosi a Genova Gori fosse tra i più strenui oppositori della maggioranza riformista che decise di dar vita al Partito dei Lavoratori Italiani che si trasformò poi in Partito Socialista Italiano.

Ormai ben conosciuto dalla polizia - una nota riservata del Ministero degli interni del 22 novembre 1891 diretta a tutti i prefetti del Regno chiedeva che venisse sottoposto a "speciale sorveglianza - all'approssimarsi del primo maggio veniva sistematicamente arrestato per motivi cautelari. Durante una di queste detenzioni, proprio nel 1892, scrisse nel carcere di San Vittore il testo di una delle sue canzoni più note: Inno del primo maggio. La sue prime opere poetiche - "Alla conquista dell’Avvenire" e "Prigioni e Battaglie" - pubblicate nei mesi successivi andarono ben presto esaurite nonostante la tiratura fosse di ben 9000 copie.

La sua attività  di avvocato a difesa dei compagni e di conferenziere proseguì intanto senza sosta. In questo periodo partecipò anche, nell'agosto 1893, al Congresso socialista di Zurigo dal quale venne espulso e fondò la rivista «La Lotta Sociale» che ebbe breve vita a causa dei continui sequestri disposti dall'autorità .

Il primo esilio: Stati Uniti e Canada[modifica]

Dopo l'approvazione voluta dal governo Crispi di tre liberticide leggi anti-anarchiche (luglio 1894) Gori, che era restato in corrispondenza con Sante Caserio, da lui difeso in un processo a Milano, fu accusato dalla stampa borghese di essere l'ispiratore dell'omicidio del Presidente francese Sadi Carnot e, per evitare una condanna a cinque anni di carcere, fu costretto a fuggire a Lugano. Nel gennaio 1895 fu arrestato con altri diciassette esuli politici italiani e, dopo due settimane di carcere, fu espulso insieme a loro dalla Svizzera. Per l'occasione compose i versi di quella che è la più nota canzone anarchica: Addio a Lugano. Questa diviene popolarissima con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de Il Canzoniere dei Ribelli [4] apparso per la prima volta nel 1904 a Barre - Vermont - e ancor oggi è uno dei canti politici più eseguito. Con lo stesso titolo "Addio a Lugano" esiste una romanza del 1830 circa che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D. P.e musica di Fabio Campana

Attraverso la Germania e il Belgio, giunse a Londra dove si incontrò con i principali esponenti dell'anarchismo mondiale. Dopo il breve periodo inglese si recò a New York a da qui partì per un ampio giro di conferenze (oltre 400 in un anno) in Canada e negli Stati Uniti dove collaborò alla rivista «La Questione Sociale».

Nell'estate 1896 torna a Londra per partecipare, come delegato delle organizzazioni operaie statunitensi, ai lavori del secondo Congresso della II Internazionale in cui ribadisce le sue tesi anarchiche. Nella città  inglese si ammalò gravemente ed fu ricoverato al National Hospital.

Grazie all'interessamento di alcuni parlamentari, il Governo gli concesse di rientrare in Italia anche se lo obbligò, almeno inizialmente, a risiedere all'Isola d'Elba. Una volta rientrato riprese i contatti con il movimento anarchico e quindi l'attività  di avvocato in difesa dei compagni e la collaborazione a pubblicazioni periodiche anarchiche tra cui «l'Agitazione» di Ancona.

Il secondo esilio: Argentina[modifica]

Nel 1898 l'aumento dei prezzi del pane provocò tumulti in tutta Italia a cui il Governo rispose con il pugno di ferro. I morti del 7 maggio a Milano (il cui numero varia dagli 80 dei dati ufficiali agli oltre 300 secondo gli oppositori), quando il generale Bava-Beccaris ordinò all'esercito di sparare sulla folla, sono solo la punta dell'iceberg; non meno feroce fu infatti la repressione delle organizzazioni politiche e sindacali di sinistra a seguito della quale Gori fu costretto ad un nuovo esilio per evitare la condanna - a dodici anni - che gli venne inflitta in contumacia.

Da Marsiglia si imbarcò alla volta del Sudamerica. Qui si fece conoscere sia per la sua attività  scientifica che per quella politica. Infatti, oltre ad essere tra i promotori della Federación Obrera Argentina (congresso di Buenos Aires, 25-26 maggio 1901), che poi assumerà  la denominazione di FORA, tenne corsi di criminologia all'Università  di Buenos Aires e fondò la rivista "Criminologia moderna".

L'ultimo periodo[modifica]

Grazie ad un'amnistia e per problemi familiari oltre che di salute, nel 1902 rientrò in Italia e, l'anno successivo, insieme a Luigi Fabbri fondò la rivista «Il pensiero». Se si esclude un viaggio in Egitto e Palestina nel 1904, passò i pochi anni della vita rimastigli nelle consuete attività  di attivista politico, di scrittore e di avvocato difensore dei compagni arrestati.

Morì l'8 gennaio 1911 a Portoferraio lasciando un'ampia produzione letteraria che spazia dal saggio politico al teatro, dalla criminologia alla poesia oltre alle arringhe e alle conferenze.

Note[modifica]

  1. Liliana Madeo Gli scariolanti di Ostia antica. Storia di una colonia socialista, op. cit., p.182. La ricostruzione che l’autrice fa è ripresa dal diario di Luigi Sarrecchia (Pescosolido 1875-Ostia 1968), uno dei personaggi di rilievo della Colonia di Ostia. Il diario è conservato presso il Museo Centrale del Risorgimento. Utili per questo lavoro sono altre notizie che L. Madeo fornisce sulla vita della colonia che è formata, ripetiamo, da braccianti socialisti, anarchici e repubblicani: notizie che Luigi Sarrecchia preferisce non riportare nel suo diario e riguardano i rapporti politici tra le varie componenti che non sempre sono stati idilliaci come nel caso dell’accoltellamento alla schiena di un anarchico di Campiano. «...Della realtà  in cui vive, (Sarrecchia, n.d.a.) non fa venire alla ribalta i salti, gli strattoni, i vuoti, le contraddizioni. Sono dimensioni che non sa controllare, e se ne sottrae ignorandole. Non raccoglie le canzonacce con cui si rinverdivano ostilità  e inimicizie:
    “Enrico Ferri alla finestra
    i socialisti in un cantò
    i repubblicani int e’ buson”
    “Cul zel popò popò...
    Cul zel popò...Cul zel...
    ”(Cul zel - Culo giallo - erano i repubblicani)», [pp. 165-166].
  2. Pietro Gori (l’anarchico romantico) 150 anni dopo
  3. militanti anarchici che, accusati di aver organizzato i disordini del primo maggio 1886 per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore, furono impiccati l'11 novembre 1887
  4. Il Canzoniere dei Ribelli, Barre -Vermont- 1904, edizione della «Cronaca Sovversiva».

Bibliografia[modifica]

Opere di P. Gori[modifica]

  1. Prigioni : versi.
  2. Battaglie : versi.
  3. Ceneri e faville.
  4. Ceneri e faville.
  5. Le difese pronunciate innanzi ai tribunali e alle corti di assise.
  6. Sociologia criminale.
  7. Sociologia anarchica.
  8. Bozzetti sociali.
  9. Bozzetti sociali.
  10. Pagine di vagabondaggio.
  11. Conferenze politiche.
  12. Conferenze politiche.
  13. Canti d'esilio : poesie varie.
  14. La vita e l'opera di Pietro Gori nei ricordi di Sandro Foresi . Ultime battaglie : lettere e scritti inediti.
  • Pietro Gori, Addio Lugano Bella, Milano, M&B Publishing, 1996.
  • Pietro Gori, La miseria e i delitti, a cura di Maurizio Antonioli e Franco Bertolucci, Pisa, BFS, 2010.

Canzoni[modifica]

Traduzioni[modifica]

  • Il Manifesto del Partito Comunista, 1891

Opere su P. Gori[modifica]

  • Maurizio Antonioli, Pietro Gori, il cavaliere errante dell'anarchia : studi e testi, Pisa, BFS, 1995.
  • Antonio Bellandi, Carlo Della Giacoma e Pietro Gori : musica e politica nella Livorno di fine Ottocento, Livorno, Comune di Livorno, 2005
  • Roberto Carocci, Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità  sociale dall'età  giolittiana al fascismo (1900-1926), Odradek, Roma 2012.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Articoli di P.Gori[modifica]

Scritti e video su P. Gori[modifica]

  • Scritto di Pietro Gori estratto da Come sarà  la società  futura?, Scritti scelti, vol. 1, Cesena, L’Antistato, 1968, pp. 82-83