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Pietro Ferrero

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Pietro Ferrero

Pietro Ferrero (Grugliasco, Torino, 12 maggio 1892 - Torino, 18 dicembre 1922), anarchico e segretario della FIOM torinese, il sindacato dei metalmeccanici aderenti alla CGL, fu trucidato dallo squadrismo fascista.

Biografia[modifica]

Nato a Grugliasco (Torino) il 12 maggio 1892, Pietro Ferrero diviene militante del movimento anarchico partecipando alla fondazione del «Fascio Libertario Torinese» e alle proteste contro l'esecuzione di Francisco Ferrer.

Attività anarchiche[modifica]

Nel 1910 è tra i primi aderenti al Centro di studi sociali della Barriera di Milano (Torino), che successivamente si trasforma in Scuola moderna "F.Ferrer", di cui diviene segretario nel 1911. La scuola, ispirata ai principi pedagogici libertari di Francisco Ferrer, è diretta dall'amico anarchico Maurizio Garino e vede tra i suoi allievi molti operai e proletari in genere.

Aderente inizialmente alal sezione mettalurgica dell'USI, deluso entra a far parte insieme all'amico e compagno Garino della FIOM, divenendo responsabile della rivista La Squilla, supplemento di propaganda del Metallurgico Federale. Nel 1914 partecipa ai moti della settimana rossa e alle proteste contro l'avventura coloniale in Libia.

Nel 1917, in piena Prima guerra mondiale, insieme ai compagni anarchici della Barriera di Milano (quartiere di Torino), partecipa ai moti di Torino contro il padronato e la guerra. Dopo l'assunzione alla FIAT del 1918, Ferrero è attivo contro le derive riformiste del sindacato, militando nell'ala intransigente, rivoluzionaria e anticorporativista della FIOM. L'anno seguente sarà eletto segretario della sezione torinese.

Il biennio rosso[modifica]

20px Vedi, biennio rosso.
Guardie rosse durante l'occupazione delle fabbriche dell'autunno del 1920.

Durante il suo segretariato è impegnato in varie lotte sindacali, sempre fianco a fianco di Maurizio Garino, tra cui il cosiddetto "sciopero delle lancette" (aprile 1920) contro la decisione unilaterale della Fiat di spostare l'orario di lavoro da l'ora solare a quella legale e negli eventi che porteranno all’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920. In luglio, prima delle occupazioni, aveva presieduto un’assemblea delle Commissioni interne dei Consigli di fabbrica nella quale aveva sostenuto che «le masse torinesi sono pronte a tutto», invitando la FIOM ad affiancarsi all’USI nella lotta rivoluzionaria.

Nel corso delle occupazioni è tra i militanti più attivi e intransigenti, opponendosi alla ratificazione riformista dell’accordo "D’Aragona-Giolitti" (che poneva fine alle occupazioni), sottolineando il pericolo che incombeva sull'Italia mediante le "profetiche" parole di Errico Malatesta:

«Se gli operai abbandonano le fabbriche, si aprono la porte alla reazione del fascismo».

Assassinato dai fascisti[modifica]

20px Per approfondire, vedi Strage_di_Torino_(18-20_dicembre_1922).

Ferrero muore tragicamente, assassinato dalle squadracce fasciste di Piero Brandimarte (l'assassino nel dopoguerra verrà reintegrato nell’esercito e poi seppellito con tutti gli onori), il 18 dicembre 1922, dopo lunghe ed atroci sevizie: il cadavere straziato fu legato ad un carro e trascinato per le strade di Torino come trofeo di vittoria. Ecco come Maurizio Garino racconta l'atroce morte inferta dai fascisti a Ferrero:

«Ho poi saputo che Ferrero, preso nel pomeriggio, messo nella portineria della Camera del Lavoro, fatto sedere nell'angolo, gli angoli erano occupati da quattro persone. Uno l'ha riconosciuto, ma non hanno dimostrato di conoscersi. Ferrero, sputacchiato dai fascisti. " Vigliacco! Sfruttatore degli operai!". Insomma hanno cercato di umiliarlo in tutti i modi. Pugni, ogni tanto una bastonata».:«[...] E poi verso mezzanotte l'hanno legato al camion e l'hanno trascinato dal numero 12 di Corso Siccardi fino al monumento di Vittorio Emanuele, dietro un camion. Arrivato là era più morto che vivo, si capisce, e allora l'hanno finito sotto il monumento e l'hanno lasciato là. Morto. E naturalmente alla notte qualcuno l'ha preso e l'ha portato all'ospedale, ma era già morto. E io al mattino l’ho trovato là. Era il 18 dicembre del 1922».
«[...] Poi il giorno dopo il funerale. Una mattinata nebbiosa, fredda! Il funerale era presto, alle otto. E allora ci troviamo lì, al cimitero, eravamo cinque uomini, undici donne, compresa mia moglie. Ecco, io ho poi commentato in certe interviste, con più di ventimila organizzati dalla FIOM, non c'era un rappresentante della FIOM. [...] Eccolo l'effetto del terrore fascista».

Il ricordo di Gramsci[modifica]

«Organizzatore serio e onesto, invano gli industriali metallurgici e i mandarini della FIOM tentarono di corromperlo, di farne un funzionario sindacale secondo il conio confederale. Ferrero ha sempre testualmente risposto: "Son qui per difendere gli interessi e le aspirazioni degli operai metallurgici, e li difenderò fino a quando essi vogliono che io rimanga a questo posto".

In molte occasioni Ferrero seppe sventare intrighi e compromessi che la FIOM e la Confederazione generale del lavoro imbastivano con gli industriali, impedendo così che altri tradimenti si verificassero. Gli industriali avevano ben compreso che Ferrero era l'anima degli operai e che non sarebbe mai diventato un loro collaboratore; perciò lo segnarono nella lista dei condannati a morte consegnata agli esecutori, loro mercenari. Ciò hanno ben compreso gli operai: essi sanno e ricorderanno sempre perfettamente che se gli uccisori materiali sono stati i fascisti, i mandatari dell'uccisione, i finanziatori dell'orgia scellerata sono stati gli industriali padroni

Gli operai metallurgici torinesi non dimenticano che il giorno della sepoltura del loro segretario dovettero forzatamente rimanere inchiodati ai loro banchi di lavoro, alle loro macchine, senza poter partecipare all'accompagnamento funebre di chi tanto aveva fatto per loro, di chi la vita aveva perduto nella lotta per l'emancipazione proletaria. Ricordo di aver incontrato, in quei giorni, moltissimi dei suoi vecchi compagni di fabbrica: tutti, col più profondo dolore e coi denti stretti per la più santa collera, dicevano: "Nel giorno della sepoltura del nostro difensore, di Ferrero, siamo rimasti tutti al nostro posto di lavoro".

Non per viltà, non perché avessimo dimenticato il Ferrero e la sua opera, ma per un fenomeno mai prima provato, di sconforto, di sconcertamento; inoltre, i compagni comunisti e i membri delle commissioni interne erano stati licenziati; passò nelle officine come un'ondata di raccapriccio che paralizzò tutto, come si dice avvenga dopo i terremoti. Ma il nostro pensiero era rivolto a Ferrero e il suo nome correva sulle bocche di tutti. Allora tutti i lavoratori fecero un sacro giuramento: vendicare Ferrero e tutti gli altri compagni massacrati dalla borghesia».

In memoria di Ferrero[modifica]

Il 7 novembre 1923, la fabbrica automobilistica «Amo» di Mosca (URSS) assunse il nome di «Pietro Ferrero».

Durante la resistenza antifascista alcuni partigiani anarchici costituirono una formazione che agiva nel torinese, particolarmente attiva durante l’insurrezione alle ’Ferriere Piemontesi’, denominata 33° battaglione SAP "Pietro Ferrero" in onore all’anarchico Ferrero.

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Di Lembo, L'Unione anarchica italiana: tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919-1926), Zeroincondotta, Milano 2006
  • Emma Mana, Dalla crisi del dopoguerra alla stabilizzazione del regime, in Tranfaglia, Nicola (a cura di), Storia di Torino. Dalla grande guerra alla liberazione, 1915-1945, Vol. 8, G. Einaudi, Torino 1998
  • Giancarlo Carcano, Strage a Torino. Una storia italiana dal 1922 al 1971, La Pietra, Milano 1973

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Ferrero, Pietro Ferrero, Pietro Ferrero, Pietro Ferrero, Pietro