Pietro Ferrero
Da Anarchopedia.
Pietro Ferrero (1892-1922), anarchico e segretario della FIOM torinese, il sindacato dei metalmeccanici aderenti alla CGL, fu trucidato dallo squadrismo fascista.
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[modifica] La vita
Pietro Ferrero nasce a Grugliasco (Torino) il 12 maggio 1892; nel 1918 viene assunto alla Fiat. Nel 1910 è tra i primi aderenti al Centro di Studi Sociali della Barriera di Milano (Torino), che successivamente si trasforma in “scuola moderna”, di cui diviene segretario nel 1911. La scuola, ispirata ai principi pedagogici libertari di Francisco Ferrer, è diretta da Maurizio Garino e vede tra i suoi "allievi" numerosi operai e proletari in genere.
Durante la prima guerra mondiale Ferrero è attivo contro le derive riformiste del sindacato, militando, insieme all’amico e compagno Garino, nell’ala intransigente, rivoluzionaria e anticorporativista della FIOM. Nel 1917, insieme ai compagni anarchici della Barriera di Milano (Torino), partecipa ai moti di Torino contro il padronato e la guerra; nel 1919 viene eletto segretario della sezione della FIOM di Torino. Durante il suo segretariato è impegnato in varie lotte sindacali, tra cui lo <<sciopero delle lancette>> (sciopero, dell'aprile 1920, contro la decisione unilaterle della Fiat di spostare l'orario di lavoro da l'ora solare a quella legale), e nell’ occupazione delle fabbriche. In luglio, prima delle occupazioni, presiede un’assemblea delle commissioni interne dei Consigli di fabbrica nella quale sostiene che «le masse torinesi sono pronte a tutto», invitando la FIOM ad affiancarsi all’USI nella lotta rivoluzionaria.
Nel corso delle occupazioni è tra i militanti più attivi e intransigenti, opponendosi alla ratificazione riformista dell’accordo D’Aragona-Giolitti (che di fatto poneva fine alle occupazioni), sottolineando il pericolo che incombeva sull'Italia mediante le "profetiche" parole di Errico Malatesta:«Se gli operai abbandonano le fabbriche, si aprono la porte alla reazione del fascismo».
Ferrero muore tragicamente, assassinato dalle squadracce fasciste di Brandimarte (l'assassino nel dopoguerra verrà reintegrato nell’esercito e poi seppellito con tutti gli onori), il 18 dicembre 1922, dopo lunghe ed atroci sevizie, ed il cui cadavere straziato fu successivamente legato ad un carro e trascinato per le strade di Torino come trofeo di vittoria.
[modifica] Testimonianza sulla morte di Ferrero
Testimonianza di Maurizio Garino sull'atroce morte inferta a Ferrero dai fascisti: <<…Ho poi saputo che Ferrero, preso nel pomeriggio, messo nella portineria della Camera del Lavoro, fatto sedere nell'angolo, gli angoli erano occupati da quattro persone. Uno l'ha riconosciuto, ma non hanno dimostrato di conoscersi. Ferrero, sputacchiato dai fascisti. " Vigliacco! Sfruttatore degli operai!". Insomma hanno cercato di umiliarlo in tutti i modi. Pugni, ogni tanto una bastonata... E poi verso mezzanotte l'hanno legato al camion e l'hanno trascinato dal numero 12 di Corso Siccardi fino al monumento di Vittorio Emanuele, dietro un camion. Arrivato là era più morto che vivo, si capisce, e allora l'hanno finito sotto il monumento e l'hanno lasciato là. Morto. E naturalmente alla notte qualcuno l'ha preso e l'ha portato all'ospedale, ma era già morto. E io al mattino l’ho trovato là. Era il 18 dicembre del 1922.
Poi il giorno dopo il funerale. Una mattinata nebbiosa, fredda! Il funerale era presto, alle otto. E allora ci troviamo lì, al cimitero, eravamo cinque uomini, undici donne, compresa mia moglie. Ecco, io ho poi commentato in certe interviste, con più di ventimila organizzati dalla FIOM, non c'era un rappresentante della FIOM. (...) Eccolo l'effetto del terrore fascista.>>.
[modifica] In memoria di Ferrero
Durante la resistenza antifascista alcuni partigiani anarchici costituirono una formazione che agiva nel torinese, particolarmente attiva durante l’insurrezione alle ’Ferriere Piemontesi’, denominata 33° battaglione SAP "Pietro Ferrero" in onore all’anarchico Ferrero.

