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Pier Carlo Masini

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Pier Carlo Masini (foto Archivio famiglia Masini,Cerbaia Val di Pesa)
Pier Carlo Masini (Cerbaia, 26 marzo 1923 – Firenze, 19 ottobre 1998) è stato un importante storico dell'anarchismo. Militò a lungo nella FAI, fu tra i fondatori dei Gruppi Anarchici di Azione Proletaria ed infine proseguì il suo attivismo politico nel PSI prima e nel PSDI poi, battendosi per il ritorno del socialismo alle sue origini laiche, anticlericali, federaliste e libertarie.

Biografia[modifica]

Pier Carlo Masini nasce il 26 marzo 1923 a Cerbaia (frazione Di San Casciano Val di Pesa, provincia di Firenze), da Antonio e Ada Calamandrei.

L’antifascismo e il PCI[modifica]

Avvicinatosi sin da giovanissimo agli ambienti liberalsocialisti di Tristano Codognola, viene arrestato per attività  antifascista il 21 gennaio 1942 e condannato a tre anni di confino da scontare a Guardia Sanframondi [1]. Libero a partire dal 19 maggio 1943, ritorna a Firenze e si avvicina al PCI. Quando gli eventi della guerra civile e della resistenza coinvolgono la Toscana, Masini non partecipa ad alcuna azione militare ma viene nominato vicesindaco di San Casciano, su indicazione degli alleati, e membro del CLN locale in qualità  di rappresentante del PCI. A cavallo tra il periodo precedente e quello immediatamente successivo alla Liberazione, quando è chiaro che Togliatti intende rompere ogni velleità  rivoluzionaria dei partigiani, Masini decide di abbandonare il PCI e si avvicina al movimento anarchico.

L’attivismo anarchico e la nascita dei GAAP[modifica]

Dopo il congresso fondativo della Federazione Anarchica Italiana (Carrara, 15-19 settembre 1945) Masini cura i due numeri unici dei giornali «Passione Rivoluzionaria» (estate 1945), organo dei giovani anarchici toscani, e «Alba dei Liberi» (gennaio 1946). Formatosi attraverso la lettura e lo studio di Bakunin, Cafiero, Malatesta e, soprattutto, di Francesco Saverio Merlino e Camillo Berneri, dal 20 al 22 luglio 1946 partecipa al convegno giovanile anarchico di Faenza in qualità  di rappresentante dei giovani anarchici fiorentini. Proprio il suo interesse per Merlino e Berneri (di cui ammirava la capacità  di portare l’anarchismo fuori da ogni dogmatismo) lo porta a corrispondere intensamente con Aldo Venturini, il curatore delle opere di Merlino, e con Giovanna Berneri e Aurelio Chessa. Da questa collaborazione nasce nel 1957 la pubblicazione con Venturini del volume Concezione critica del socialismo libertario di Merlino (edizioni De Silva e La Nuova Italia) e degli scritti scelti di Berneri: Pietrogrado 1917 Barcellona 1937 (Sugar editore 1964), curati con Alberto Sorti.

La convivenza con il movimento è però difficile. Masini pensa l’anarchismo sia male organizzato e culturalmente povero, per questo intreccia nuove relazioni anche con realtà  esterne al movimento anarchico nella speranza che possano maturare nuove idee e proposte che tolgano l'anarchismo dall’emarginazione. Insieme a Carlo Doglio redige il periodico «Gioventù anarchica», suscitando l’interesse di personaggi teoricamente distanti dall’anarchismo come Ferdinando Tartaglia e Aldo Capitini (del Movimento di religione), del periodico di Bergamo «La Cittadella» e di vari gruppuscoli comunisti di area trotzkista.

Nel frattempo all'interno della FAI si occupa della Commissione antimilitarista e collabora attivamente con «Umanità  Nova» e «Volontà » (1947-1949). Intorno a lui si muovono una serie di militanti molto giovani – Sirio Del Nista, Arrigo Cervetto, Lorenzo Parodi, Aldo Vinazza, Renzo Sbricioli e altri – che si scontrano continuamente con l’ala più tradizionalista, in particolare ciò accadrà  durante il Congresso di Livorno (13-25 aprile 1949) e di Ancona (8-10 dicembre 1950). L’idea di Masini è quella di costituire un movimento libertario incline all’internazionalismo e strettamente relazionato con i movimenti sociali più affini, specie quelli operanti nell’ambito operistico e sindacalistico in genere. Quest’idea di movimento anarchico lo porterà  a fondare il periodico «L’Impulso» e i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP). Masini scrive anche le tesi Sulla liquidazione dello Stato come apparato di classe, che vengono presentate nella conferenza nazionale di Pontedecimo (Genova) del 24-25 febbraio 1951 (date ufficiali che sanciscono la nascita dei GAAP).

L’uscita dal movimento anarchico[modifica]

La nascita dei GAAP segna però un graduale distacco di Masini dalle posizioni anarchiche per indirizzarsi verso quelle socialiste.

Per diffondere le sue idee utilizza principalmente la parola scritta: in ogni suo testo invita gli anarchici ad uscire da posizioni obsolete che fanno passare per il movimento come preistorico o addirittura folcloristico. Si interessa e studia in particolare il movimento operaistico, collabora con la rivista «Movimento operaio» di Gianni Bosio e con gli anarchici Gino Cerrito e Ugo Fedeli (quasi a voler sintetizzare le vecchie idee anarchiche con quelle moderne). Purtroppo i GAAP lentamente si spostano verso idee sempre più marxiste, fino a quando confluirà  in Azione comunista (confederazione di piccole organizzazioni comuniste di stampo trotzikysta, bordighista, ecc.), che quantomeno avrà  il merito (1956-1958) di rappresentare l’ala internazionalista e antistalinista della sinistra extraparlamentare. Inoltre con il comunista Giulio Seniga Masini stringe amicizia e collaborazione che sfocerà  nella nascita della casa editrice Azione comune.

Masini, un anarchico dentro il Partito Socialista[modifica]

Alla fine, dopo lo scioglimento dei GAAP e il prevalere in Azione comunista delle tendenze leniniste e settarie, Masini prima pubblica La corrente di sinistra vista da sinistra e Una classe un partito e poi confluisce nel Partito Socialista (fine 1958-inizio 1959) abbandonando il movimento anarchico. In queste documenti Masini sostiene la necessità  di costituire una corrente libertaria e internazionalista all’interno del PSI in modo da allontanare i proletari dalle derive autoritarie marxiste e riportare il socialismo a quella che egli riteneva fosse la sua vera vocazione: il movimento nato con la Prima Internazionale.

Stringe amicizia con esponenti socialisti a lui affini – Giorgio Galli, Stefano Merli, Gaetano Arfè, Giuseppe Favarelli (riformista di stampo proudhoniano) - e si butta con passione nella ricerca storica, riportando alla luce le tradizioni laiche, anticlericali, libertarie e federaliste del primo socialismo italiano. Riscopre inoltre figure importanti del movimento operaio come Arcangelo Ghisleri, su cui pubblica Carteggi di Arcangelo Ghisleri: 1875-1890 (ed. Feltrinelli) e La biblioteca Ghisleri, la cui stesura lo porta alla scoperta di interessanti documenti su Antonio Labriola e Silvio Spaventa. Masini riesce anche a risalire all’unica figlia di Ghisleri, Elvezia, che subito gli mette a disposizione la ricchissima biblioteca\emeroteca del padre.

All’interno del partito assume sempre una posizione critica e non ne fa mistero in numerosi articoli pubblicati su «Critica Sociale» e «l’Avanti!», in cui contesta l’opportunismo, il ministerialismo e il conformismo politico-sociale di molti socialisti. In fondo si sente sempre un anarchico e per questo rifiuta cariche e candidature di qualsiasi tipo. Anche quando poi decide di passare al PSDI – dove militerà  dal 1969 al 1992 – l’unico incarico che ricopre è quello di segretario provinciale di Bergamo. Egli si sentirà  sempre un socialista che riassume in sé la sintesi tra l’anima riformista e quella rivoluzionaria:

«L’avanguardia dell’autonomismo deve essere molto aperta e integrare le correnti autoctone del socialismo italiano, che sono essenzialmente due e che, entrambe, riflettono non contraddittoriamente le tendenze di fondo del movimento operaio in Italia nel corso di tutta la sua storia: la tendenza riformista e la tendenza rivoluzionaria. Bisogna fondere queste due tendenze in un socialismo umanista e classista, democratico e libertario, federalista e internazionalista, ed assumerne la rappresentanza unitaria. […] Nel nostro socialismo ci sono Turati e Trampolini, ma ci sono gli eretici Merlino e Salvemini, ci sono i riformisti riformatori delle cooperative ma ci sono gli organizzatori del sindacalismo rivoluzionario (quello non degenerato), c’è Matteotti e insieme c’è anche Rosselli, senza contraddizione.» [2]

La ricerca storica[modifica]

La grande passione di Masini è da sempre la ricerca storica: s’era laureato in Scienze politiche nel 1946 e immediatamente s'era dedicato ad intense ricerche sull’anarchismo; negli anni di collaborazione con «Umanità  Nova» (1948-1950) e con «Il Libertario» (1950-52) compariva sempre almeno un articolo a carattere storico o letterario, spesso firmati con lo pseudonimo de l’archivista.

Tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 Masini continua le sue collaborazioni con riviste socialiste, inoltre escono i suoi primi lavori monografici: Gli internazionalisti, La Banda del Matese, 1876-1878 (tutti pubblicati nel 1958 dalla casa editrice Avanti!); gli scritti di Bakunin e poi La Federazione Italiana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori.Atti ufficiali 1871-1880 (1963, edizioni Avanti!). Masini vorrebbe anche pubblicare una parte delle opere di Bakunin, ispirandosi al lavoro svolto in Olanda da Arthur Lenhing, con cui è in buoni rapporti, ma non trova la disponibilità  delle case editrici. Sceglie allora di pubblicarli lui stesso, visto che all'epoca nessuna casa editrice nota pubblicava testi sull’anarchismo e le uniche che lo facevano erano quelle di movimento (Antistato, La Fiaccola e la Libreria della FAI).

Si tratta di opere che inseriscono Bakunin nell’ambito del primo socialismo italiano, ricollegandosi al lavoro di Nello Rosselli (Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia 1860-1872, 1927) e Max Nettlau (Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872, 1928), e in antitesi agli scritti di Aldo Romano [3]. Masini intende «collocare Bakunin nella prospettiva storica, a vedere la sua posizione attraverso il prisma dei grandi problemi che travagliano la nostra epoca (socialismo e democrazia, nazionalismo e internazionalismo, clericalismo e laicità ), a confrontare il presente con il passato nella scia lasciata dalla sua ardente esperienza politica».

La collaborazione di Masini con la casa editrice Azione comune porta alla pubblicazione di molti testi anarchici e socialisti ai più sconosciuti. Infatti, a parte il testo del 1959 Il Socialismo anarchico in Italia (di Enzo Santarelli), in quel periodo in Italia non si trova pubblicato nessun altro libro di matrice anarchica e bisognerà  aspettare una decina d’anni per far sì che alcune case editrici comincino a pubblicare dei testi anarchici. Nel 1962 Masini cura e pubblica la prima edizione di Rosa Luxemburg, Centralismo e democrazia (Replica a Lenin); nel 1966 pubblica l’opera di Berneri, Mussolini, psicologia di un dittatore. Nel frattempo Masini aderisce ad un comitato [4] che denuncia i crimini dello stalinismo compiuti contro altri comunisti stessi e che sfocerà  nella pubblicazione, sempre ad opera di Azione comunista, del volume di Guelfo Zaccaria 200 comunisti italiani tra le vittime dello stalinismo.

Per celebrare il centenario della Prima Internazionale Pier Carlo Masini si attiva in una serie di iniziative: partecipa al convegno di Firenze su Il movimento operaio e socialista. Bilancio storiografico e problemi storici (18-20 gennaio 1963) e La Prima Internazionale in Italia. Fondamentali per l’anarchismo e la sua storia sono anche i volumi Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892) (1969), la biografia di Cafiero (1974) e la Storia degli anarchici nell’epoca degli attentati (1981), pubblicati tutti dalla casa editrice Rizzoli di Milano. Masini partecipa a molti convegni storici (anarchici e no), tra cui Anarchici e anarchia nel mondo contemporaneo (Torino, 1969) e quello sul centenario della morte di Bakunin (Venezia, 1976).

Impegno culturale e libertario[modifica]

Nel 1969 Masini fonda a Bergamo la Biblioteca Max Nettalu e si schiera contro la repressione del movimento anarchico dopo la strage di Piazza Fontana e l’assassinio dell'anarchico Pinelli, in merito alla cui morte pubblicherà  su «Critica sociale» un editoriale intitolato Il diciassettesimo (5 gennaio 1970).

Dal 1977 al 1983 collabora con «Il Giornale» di Montanelli, per cui redige una rubrica intitolata Le parole e la loro storia proponendo una serie di articoli sulla storia e il significato di alcune parole-chiave del ’900: da «egemonia» ad «anarchia», da «ideologia» a «imperialismo», da «fascismo» a «pacifismo», da «socialismo liberale» a «centralismo democratico» [5].

Nel 1978 escono i volumi Poeti della rivolta, da Carducci a Lucini ed Eresia dell’ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana. Prima della sua morte, avvenuta a Firenze il 19 ottobre 1998, Masini prodegue il suo impegno culturale e si dedica a studi su Manzoni, Alfieri e Porta, non trascurando mai della questione anarchica che lo porta nel 1993 a partecipare alla fondazione della «Rivista storica dell’anarchismo».

Note[modifica]

  1. Paesino del Matese, nella zona di Benevento
  2. Scritto di Masini del 1961
  3. Aldo Romano, storico marxista italiano
  4. Al comitato antistalinista aderiscono Giulio Seniga, Ignazio Silone, Onorato Damen, Giuseppe Faravelli, Renato Mieli, Barbara Tresso e tanti altri
  5. Questi articoli si trovano raccolti in un volume a cura della Biblioteca Franco Serantini di Pisa: Le parole del Novecento

Bibliografia[modifica]

Opere e scritti di Masini[modifica]

  • Antonio Gramsci e l’Ordine Nuovo visti da un libertario, Livorno 1956
  • Gli internazionalisti e la Banda del Matese, 1876-1878, Milano-Roma 1958;
  • (a cura di) La Federazione Italiana dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Atti ufficiali 1871-1880 (atti congressuali; indirizzi, proclami, manifesti), Milano, Edizioni Avanti!, 1963
  • Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Milano 1969
  • Cafiero, Milano 1974
  • Eresie dell'Ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana, Milano 1978
  • Poeti della rivolta. Da Carducci a Lucini, Milano 1978
  • I leaders del movimento anarchico, Bergamo 1980
  • Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati, Milano 1981
  • Manzoni, Pisa 1996
  • Alfieri, Pisa 1997
  • Porta, Pisa 1997
  • Mussolini. La maschera del dittatore, Pisa 1999.

Opere e scritti su Masini[modifica]

  • C. Salvianti, R. Ciapetti, Lotte politiche e sociali in Val di Pesa. Dal primo dopoguerra alla Liberazione (1919-1944), Firenze 1979, ad indicem
  • E. Nicolini, Uno schedato politico: Aldo Capitini, «Il Ponte», n. 1, gen. 1990, pp. 46-53
  • A. Ciampi, La “Gioventù Anarchica” di Carlo Doglio a un anno dalla scomparsa, «RSA», n. 2, lug.-dic. 1996, pp. 119-142
  • R. Broggini, Masini, storico dell’anarchia, «La Regione Ticino», n.244, 24 ott. 1998
  • F Bertolucci e Carlo Venza, Pier Carlo Masini, «Umanità  Nova», n. 35, 15 nov. 1998, p. 3
  • G. Mangini, Un ricordo di Pier Carlo Masini, «Settegiorni», n. 19, 5 nov. 1998
  • N. Musarra, Pier Carlo Masini, «Sicilia libertaria», nov. 1998, p. 9
  • G. Landi, Uno studioso e un amico, «A/Rivista Anarchica», n. 250, dic. 1998 – gen. 1999,
  • F. Bertolucci, Pier Carlo Masini, «RSA» n. 2, giu.-dic. 1998, pp. 5-12
  • Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Atti della giornata di studi sulla figura e l’opera di Pier Carlo Masini, Bergamo 16 gennaio 1999, a c. di G. Mangini, Bergamo 2001
  • F. Bertolucci, Pier Carlo Masini, in Dizionario biografico degli anarchici italiani, Pisa 2004, pp. 121-125.
  • F. Bertolucci e G. Mangini (a cura di), Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia, Pisa 2008

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]