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Paul Feyerabend

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Paul Feyerabend
Paul Feyerabend (Vienna, 13 gennaio 1924 - Zurigo, 11 febbraio 1994), filosofo dell'epistemologia ed anarchico austro-americano.

Biografia[modifica]

Paul Feyerabend nasce a Vienna il 13 gennaio 1924, quando ancora esisteva il regno austro-ungarico. Nell'attuale capitale austriaca frequenta le scuole primarie ed inizia a prendere lezioni di teatro e canto. Nel 1942 si diploma e inizia lo svolgimento dell’«anno di lavoro obbligatorio» (Arbeitsdienst), al termine del quale decide di arruolarsi volontario nella scuola ufficiali germanica. La sua speranza è che la guerra termini prima della fine del corso ufficiali, ma le cose non andarono così e Feyerabend viene spedito sul fronte orientale, dove peraltro viene gravemente ferito.

Alla fine della guerra si guadagna da vivere scrivendo alcuni pezzi di teatro, iniziando anche un percorso che lo porterà  ad interessarsi di Storia, Sociologia e Fisica (esperienze che risultarono importanti successivamente quando cominciò ad interessarsi all’epistemologia). Deluso dai suoi studi inizia a frequentare la facoltà  di Filosofia, dove invece si sente pienamente realizzato.

Nel 1948 incontra Karl Popper, di cui inizialmente rimane notevolmente affascinato, salvo poi divenire uno dei suoi più grandi critici. Trasferitosi nel 1952 alla London School Economic, diviene allievo di Popper ed entra in contatto con Imre Lakatos, altro allievo di Karl Popper, con cui sviluppa l'idea di scrivere un testo sul “metodo scientifico” da intitolare A favore e contro il metodo, in cui egli avrebbe contestato la visione razionalista della scienza mentre Lakatos l'avrebbe apertamente difesa.

(la prematura scomparsa di Lakatos pone fine al progetto, anche se poi Feyerabend scriverà  per proprio conto il saggio Contro il metodo). Durante questo periodo sviluppa la sua radicale critica al dogmatismo scientifico, definendo il suo approccio alla filosofia della scienza anarchismo epistemologico o anarchismo dadaistico.

Nel 1958 si trasferisce a Berkeley, diviene cittadino americano e ottiene incarichi temporanei a Londra, Berlino e Yale. Nel 1974 ritorna in California e l'anno successivo scrive il suo libro più famoso e controverso, Contro il metodo, che però viene accolto dalla comunità  filosofica da numerose e pesantissime critiche.

Negli "anni 80" si divide tra Zurigo, Berkeley e più avanti anche l’Italia. Dopo la pensione (1991) scrive la sua autobiografia intitolata Ammazzando il tempo - - Un'autobiografia. Muore a Zurigo l’11 febbraio 1994 a causa di un tumore cerebrale.

Il pensiero[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, anarchismo epistemologico.

Paul Feyerabend è stato un filosofo sui generis, soprattutto perché non si definiva tale, in quanto non ha mai aderito ad una scuola filosofica particolare, coerentemente con l’ idea che fosse errato fondare il proprio pensiero su una serie di postulati invariabili e dogmatici. Si è sempre interessato a diverse tematiche, dalla fisica all'antropologia, dall'astronomia alle arti magiche, dalle medicine alternative alla politica sociale, dalla scienza all'arte.

Lo scopo del filosofo austro-americano è sempre stato quello di negare ogni certezza e spazzare via tutte le convinzioni più radicate. Egli è stato particolarmente avverso al neopositivismo e al pensiero di Karl Popper.

Le sue critiche alle teorie popperiane sono alquanto "feroci", in particolare si scaglia contro la teoria della falsificazione (secondo Popper basta una sola prova per dimostrare l’errore di una determinata teoria scientifica), promuovendo al contrario il principio della tenacia (già  presente in Thomas Kuhn, ma solo nei cosidetti periodi di "scienza normale") e della proliferazione (per Feyerabend non solo non basta una prova per falsificare una teoria, ma è bene andare avanti con una determinata teoria, anche se alcune prove ne negano la validità . Egli è convinto che solo il confronto tra diverse teorie può far progredire la conoscenza [1]…)

Il suo pensiero relativistico lo porta a sviluppare la teoria della «varianza del significato», ossia ad affermare che le asserzioni osservative sono dipendenti da quelle teoriche (distinzione invece importantissima per il neopositivismo). In pratica quindi non esistono dati “oggettivi e neutrali”, poiché essi sono dipendenti dalla teoria entro il quale sono stati inquadrati. Tutto ciò non permette di ritenere valide le metodologie standard attraverso le quali definire la qualità  di una teoria rispetto ad un’altra. Feyerabend non offre però un nuovo metodo, bensì vuole convincere «che tutte le metodologie, anche quelle più ovvie, hanno i loro limiti. Il modo migliore per realizzare questo obiettivo consiste nel dimostrare i limiti e anche l'irrazionalità  di alcune norme che vengono di solito considerate fondamentali».

In questo senso anche l’anarchico non può essere dogmatico e con delle certezze assolute. Per lui l’anarchico è:

«Un anarchico è come un agente segreto che giochi la partita della Ragione allo scopo di minare l’autorità  della Ragione (della Verità , dell’Onestà , della Giustizia ecc.). […] L’anarchismo epistemologico differisce sia dallo scetticismo sia dall’anarchismo politico (religioso). Mentre lo scettico considera ogni opinione ugualmente buona, o ugualmente cattiva, o desiste completamente dal dare tali giudizi, l’anarchico epistemologico non ha alcuno scrupolo a difendere anche l’asserzione più trita o più mostruosa. Mentre l’anarchico politico o religioso vuole abolire una certa forma di vita, l’anarchico epistemologico può desiderare di difenderla, poichè egli non ha alcun sentimento eterno di fedeltà , o di avversione, nei confronti di alcuna istituzione o ideologia. Come il dadaista, al quale assomiglia assai di più che non somigli all’anarchico politico, egli "non soltanto non ha un programma, ma è contro tutti i programmi", anche se in qualche occasione sarà  il più rumoroso fra i difensori dello status quo o fra i suoi oppositori: "per essere veri dadaisti, si dev’essere antidadaisti»".[…] (Paul Feyerabend, Contro il metodo, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 21-29, 155, 246)

Note[modifica]

  1. Le asserzioni di Feyerabend hanno una notevole affinità  con alcune considerazioni esposte da Friedrich Nietzsche:
    «Non esiste un metodo scientifico che sia il solo ad aprire le vie della conoscenza. Dobbiamo procedere per tentativi con le cose, ora con malvagità , ora con bontà  verso di esse, ed avere per loro successivamente equanimità , passione e freddezza. C'è chi parla con le cose come un poliziotto, chi come un confessore, chi come un viandante e un curioso. Ora con simpatia, ora con violenza si caverà  qualcosa da esse; c'è chi è portato avanti e fino alla cognizione esatta dalla riverenza per i loro segreti, chi, per altro verso, dall'indiscrezione e dalla furfanteria nello sciogliere questi segreti. Come tutti i conquistatori, gli scopritori, i navigatori, gli avventurieri, noi indagatori abbiamo una moralità  temeraria e dobbiamo permettere che in complesso ci prendano per malvagi».

Le opere[modifica]

  • Contro il metodo: Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano, (1979)
  • La scienza in una società  libera, Feltrinelli, Milano, (1981)
  • La scienza come arte, Laterza (1984)
  • I limiti della ragione, Il Saggiatore (1983)
  • Addio alla Ragione, Armando, Roma 1990
  • Three Dialogues on Knowledge (1991)
  • Dialogo sul metodo, Laterza, Roma-Bari , (1993)
  • Ammazzando il tempo. Un'autobiografia, Laterza, Roma-Bari (1999)
  • Conquista dell'abbondanza, Storia dello scontro tra l'astrazione e la ricchezza dell'Essere, Raffaello Cortina Editore, (2002)
  • Sull'orlo della scienza, Pro e contro il metodo, con Imre Lakatos, Raffaello Cortina Editore, (1995)

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]