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Patagonia Rebelde del 1921/1922

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Locale della Sociedad Obrera di Río Gallegos (1920)
Con Patagonia Rebelde si intende definire l'ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia (Argentina). L'epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz, nel corso delle quali morirono più di mille lavoratori.

I fatti[modifica]

Premessa[modifica]

Subito dopo la sua costituzione, la Federación Obrera Regional Argentina organizzò a Rio Gallegos (Santa Cruz) la Sociedad Obrera di Río Gallegos diretta dall’anarchico spagnolo Antonio Soto, conosciuto come "El Gallego" . E’ importante sottolineare che Santa Cruz, a quel tempo, era un importante centro di produzione della lana da esportazione, caratterizzato inoltre dalla massiccia presenza di grandi latifondi e di industrie frigorifere inglesi.

Gli scioperi[modifica]

Nell'ottobre dell'anno seguente al massacro della Semana Tragica del 1919, la polizia di Santa Cruz trattenne in stato di fermo i sindacalisti della "Sociedad Obrera", la maggioranza dei quali erano immigrati, pretendendone l’espulsione in nome della legge argentina (la cosiddetta "Legge di Residenza"). La Sociedad Obrera dichiarò allora lo sciopero in tutta la provincia per la liberazione dei compagni arrestati.

Una volta riottenuta la libertà , il conflitto continuò per i miglioramenti salariali e per le condizioni di lavoro. Iniziò una estenuante negoziazione con i latifondisti che terminò con un insuccesso dei lavoratori a causa delle gravi discordanze esistenti tra anarchici, sindacalisti, socialisti e comunisti.

Funerale dell'operaio Zacarías Gracián (maggio 1921)

Il governo di Hipólito Irigoyen inviò allora truppe dell’esercito, comandate dal tenente H. Benigno Varela (2 gennaio 1921), per porre fine allo sciopero. Il conflitto parve avviarsi ad soluzione pacifica "grazie" alla sentenza del governatore Yza, accettata dalla maggior parte degli scioperanti e anche dal "Departamento de Trabajo de la Nación" (22 febbraio 1921).

Gli eventi precipitarono quando improvvisamente i proprietari terrieri decisero di respingere la proposta governativa poiché ritenevano che il prezzo della lana fosse troppo basso (luglio 1922). A questo punto entrarono in azione le forze paramilitari della "Liga Patriótica": il 24 ottobre furono chiusi i locali della "Federación Obrera di Río Gallegos", di Puerto Deseado, di San Julián, di Puerto Santa Cruz e molti dirigenti sindacalisti furono arrestati. A quel punto fu inevitabile la dichiarazione dello sciopero generale a Santa Cruz.

La repressione[modifica]

Il 10 novembre il tenente Varela, giunse a Río Gallegos, imponendo «la pena de fusilamiento» (la fucilazione) per i braccianti e agli operai in sciopero. Il governo cileno, timoroso probabilmente che lo sciopero contagiasse anche i lavoratori e le lavoratrici cileni\e, collaborò e fornì sostegno alle forze militari argentine nella repressione in atto.

L'esercito argentino soffocò violentemente la rivolta, arrestando e fucilando molti lavoratori\lavoratrici in maniera sommaria. In totale, circa 1500 tra operai, braccianti e sindacalisti morirono sotto i colpi delle “forze dell’ordine”.

Il 27 gennaio 1923 a Buenos Aires, l’anarchico tedesco Kurt Gustav Wilckens, vendicò l'assassinio degli scioperanti colpendo a morte lo stesso tenente Varela.

Filmografía[modifica]

Una pellicola cinematografica del 1974, opera del regista Héctor Olivera ed intitolata La Patagonia Rebelde , descrive i tragici eventi di quel periodo ispirata al libro di Osvaldo Bayer La Patagonia rebelde.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]