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Paolo Schicchi

Da Anarcopedia.

Paolo Schicchi

Paolo Schicchi (Collesano, Palermo, 31 agosto 1865 - Palermo, 12 dicembre 1950) è stato un anarchico italiano fautore della corrente antiorganizzatrice.

[modifica] La vita

Durante la gestazione viene diagnosticato alla madre, per errore, un cancro allo stomaco. Alle cure che le vengono praticate verrà fatta risalire dai familiari la costituzione gracile e malaticce del piccolo Schicchi, alla quale egli ovvierà nell'infanzia e nell'adolescenza con continui esercizi fisici, e il suo temperamento nervoso e irruente. Fin dalle scuole elementari professa arditamente sentimenti repubblicani già coltivati dal padre (avvocato e patriota, era stato tra i protagonisti del moto insurrezionale di Francesco Bentivenga nel 1856. Studente al ginnasio di Cefalù, diretto dal poeta garibaldino Eliodoro Lombardi, improvvisa a quindici anni un comizio anticlericale sulla scalinata del duomo, rischiando il linciaggio di una folla inferocita. Prosegue quindi gli studi a Palermo, dove si lega ai circoli degli studenti radicali e mazziniani, e partecipa entusiasta, nel gennaio del 1884, alle manifestazioni in onore di Mario Rapisardi in visita alla città. Dal 1885 al 1887 frequenta la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Palermo e collabora, con lo pseudonimo "Il Gladiatore", ai giornali Le Feste di Nerone (dove attacca in alcune corrispondenze corrosive il vescovo di Cefalù) e Il Picconiere, foglio protoanarchico diretto da Calogero Bonanno, affrontando polemiche e duelli e costruendosi la fama di benefattore dei poveri. Innamoratosi perdutamente della sorella dell'anarchico Giuseppe Genova, Maria, dinanzi alle resistenze dei genitori di lei si spara un colpo di pistola al cuore, che lo ferisce di striscio. Richiamato prudentemente in famiglia, prosegue gli studi all'Università di Bologna, grazie all'interessamento di Giacinto Scelsi, collesanese amico del padre, prefetto in quella città. A Bologna segue le lezioni di Ceneri, Filopanti e Carducci, s'unisce al gruppo dei giovani goliardi che dà vita a Bononia Ridet e guida la gioventù repubblicano-socialista nelle dimostrazioni contro la visita del re in occasione dell'ottavo centenario dell'università. Sospeso dai corsi e costretto a rientrare a Palermo, frequenta da praticante lo studio dell'avvocato Aristide Battaglia (fratello dell'ex internazionalista Salvatore Battaglia) finché non è chiamato, il 26 novembre 1888, a vestire la divisa di allievo ufficiale dell'11° RGT di fanteria di stanza a Palermo. Il 10 maggio successivo riesce a ottenere il trasferimento a Torino, come semplice fante nel RGT di artiglieria da montagna. L'11 agosto 1889, mettendo in atto il proposito di disertare che matura da tempo, attraversa la frontiera francese a Sant'Anna di Vinadio. Raggiunta Parigi, dove sono in corso i festeggiamenti per il centenario della Grande Rivoluzione, si avvicina agli ambienti disertori di varie nazionalità che hanno raggiunto la capitale francese per difendere "armi alla mano" quella repubblica dalle minacce di guerra lanciatele dalle monarchie d'Europa. Il 17 novembre, con lettera inviata al sindaco di Collesano, Schicci rinuncia alla cittadinanza del "putrefatto" regno d'Italia per abbracciare quella della repubblica francese, "leonessa d'Europa". Ma l'esaltazione repubblicana, dovuta al particolare momento celebrativo, si trasforma ben presto in delusione: come in Italia, anche in Francia regnano sfruttamento, miseria e fame. Nel gennaio del 1890 assiste alle conferenze di Louise Michel alla salle Horel, partecipa alla mobilitazione contro l'espulsione dell'anarchico Oscar Bertoja e alle altre iniziative del gruppo cosmopolita parigino che fa capo al settimanale anarchico L'Attaque. Questo giornale, redatto principalmente da Sébastien Faure, Lucien Weil e Charles Malato, è anche fautore di una sorta di "rivoluzione culturale" nell'anarchismo francese (che influenza gli esuli anarchici d'altre nazionalità), tesa essenzialmente a tradurre nei comportamenti privati dei militanti le teorie politiche professate in pubblico, sull'onda lunga dell'insegnamento morale - senza obbligo né sanzione - del filosofo J. M. Guyau. Nell'aprile del 1890 è tra i fondatori del Circolo internazionale degli studenti anarchici, per il quale compila gran parte del manifesto Agli studenti-Ai militari, distribuito in diverse migliaia di copie in Italia, Francia e Svizzera alla vigilia del 1° maggio 1890. Al Circolo aderiscono anche Galleani, Merlino e il bulgaro Stoinoff, con i quali Schicchi si lega di profonda amicizia. La sua adesione all'anarchismo è ancora piuttosto acerba, divisa tra le motivazioni politiche e personali che l'hanno condotto alla diserzione (accusa di maltrattamento l'esercito italiano) e la scelta di campo internazionalista ed antiautoritaria. L'esito disastroso del 1° maggio parigino, alle cui dimostrazioni prende parte, lo porta gradualmente ad aderire alle tesi dei gruppi anarchici più radicali, contrari alla "rivoluzione a data fissa" e all'organizzazione strutturata. Le sue critiche ricalcano quelle di Malatesta, presente in quel frangente a Parigi, che adopera il termine "bizantinismo" per indicare l'immobilismo dei compagni e la loro attitudine alle discussioni oziose. Schicchi ne farà in seguito un uso polemico nei confronti dello stesso Malatesta. Minacciato d'espulsione, In luglio Schicchi abbandona la Francia e in compagnia di Merlino raggiunge Malta, via Marsiglia e Tunisi. Da Malta si tiene in fitta corrispondenza con i compagni siciliani e del continente, inviando corrispondenze ai loro giornali (Il Piccone di Catania, La Nuova riscossa di Trapani, Il Proletario di Marsala, La Plebaglia e La Poveraglia di Imola, ecc.). E' in questo periodo che firma il manifesto I socialisti anarchici al popolo italiano. Non votate!, col quale, insieme ad altri 56 compagni esuli all'estero, incita a disertare le urne nelle elezioni politiche del novembre 1890; e traduce l'opuscolo anonimo Ricchezza e miseria, che costituisce il primo titolo della Biblioteca del Proletariato di Marsala. Contrario al Congresso di Capolago, inizia una polemica che fa di lui ben presto il capofila della tendenza antiorganizzatrice dell'anarchismo italiano. [...] L'11 novembre 1918, giorno dell'armistizio, tiene a Palermo un violento discorso al popolo raccolto in piazza Pretoria. Inizia subito dopo un'attivissima propaganda fra i contadini, incitandoli all'occupazione delle terre incolte. Sarà egli stesso protagonista dell'epica stagione delle occupazioni delle terre nella Sicilia occidentale, girando a cavallo per le campagne e affrontando latifondisti e mafiosi in affollati comizi. [...]

[modifica] La tendenza antiorganizzatrice

Capisaldi della tendenza antiorganizzatrice di Paolo Schicchi sono:

  • il rigetto dell'organizzazione strutturata (che ha portato sempre all'intolleranza, all'esclusivismo, all'obbedienza cieca), secondo il principio che la funzione crea l'organo e l'organo a sua volta riproduce la funzione
  • l'inutilità e anzi la dannosità dei Congressi, fasi del parlamentarismo (o chiacchierarvi e sono grotteschi, inutili; o formularvi dogmi, dettarvi leggi, crearvi evangeli, pigliarvi impegni e caschiamo nell'autoritarismo. Per tutto il resto: propaganda, intendimenti, iniziativa, se ne può fare a meno)
  • il rifiuto dell'idolatria, che prospera anche tra gli anarchici ed impedisce lo spontaneo scatenarsi della rivoluzione nel popolo (Togliete all'individuo i mezzi d'innalzarsi e vi resterà eroe, capace di qualunque sacrificio; avvelenatelo coi miasmi dell'adulazione, dell'idea di superiorità, dell'orgoglio ed avete il traditore e il rinnegato)
  • il culto della forza e della violenza (La persuasione più eloquente è quella che viene dal ferro e dal fuoco [...]. Ad ogni idea deve corrispondere una ribellione, ad ogni discorso un atto, se no essi restano senza effetto), correlato alla critica del determinismo "musulmano" e all'esaltazione della volontà individuale (Tutte le rivoluzioni che ricordi la storia le vediamo fatalmente precedute da una serie non interrotta di sacrifici; di martirii, di tentativi infelici)
  • il necessario intreccio tra l'iniziativa individuale e l'azione collettiva (Malafede o cretinismo il voler far credere che la libera iniziativa escluda l'azione collettiva. Per noi la prima è il miglior mezzo di determinare la seconda, giacché è con essa che tutti gli slanci, tutti i temperamenti, tutte le forze possono trovare sfogo)
  • la contrapposizione netta di una scienza e di un'arte anarchiche, volte verso la liberazione dell'uomo, alla scienza e all'arte borghese.
  • il relativismo morale (La morale anarchica è la libera manifestazione di tutte le facoltà psicologiche e fisiologiche dell'uomo senz'altra sanzione che la natura e la scienza, senz'altro limite che il rispetto alla libertà degli altri)

[modifica] Voci correlate

Franco Leggio

Maria Occhipinti

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