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Gilania. Prima implicazione[modifica]

Invalidazione della concezione storiografica tradizionale della genesi storico sociale dello Stato come fatto evolutivo delle forme umane di socializzazione e quindi della sua valutazione totalmente positiva e quale fondamento dell'intera ricerca occidentalistica della storia universale.


Lo Stato. Una sua concettualizzazione

Uno degli argomenti storiografici indagati periodicamente sin dall'età  illuministica e su cui periodicamente molti singoli ricercatori storici sono tornati ad investigare, così come anche molti orientamenti ideologici politici, è senz'altro stato quello della nozione di Stato, un concetto che non soltanto ha fatto versare fiumi di inchiostro ma anche scatenato passioni e discussioni violente all'interno di concezioni politiche simili.

Il concetto di Stato è di una potenza tale da aver sfidato a lungo la stessa ricerca storica la quale in un arco di tempo notevole non ha prodotto praticamente nulla di valido negli ultimi due secoli e mezzo, cioè da quando esso è stato posto in modo sempre più urgente durante l'età  nota come dispotismo illuminati, al centro delle riflessioni filosofico politiche alcuni decenni prima della Rivoluzione del 1789, evento quest'ultimo esso stesso epocale nell'evoluzione storico materiale di questa entit??  politico istituzionale.

Potremmo tranquillamente affermare che per la quasi totalità  della gente comune così come per gli stessi ricercatori storici e sociali, in termini ontologici, lo Stato, così come era accaduto per Agostino di Ippona nel V secolo a. C. con la nozione di tempo, sia la nozione più misteriosa che vi sia e, parafrasando la celebre definizione di questo antico autore sulla natura del tempo, sostenere a proposito di quella dello Stato la stessa identica cosa: "Se non mi chiedono cosa sia lo so, ma se me lo chiedono non lo so". In qualche modo sappiamo tutti, se non altro pragmaticamente e per via empirica, che vi è uno Stato ma se dobbiamo discuterne o darne una definizione rigorosa, essenziale, si rischia di sprofondare in una forma assoluta di afasia. Tentarne una spiegazione della sua genesi storica è addirittura oltre ogni possibilità .

Naturalmente in quasi tutti i tentativi di concettualizzazione del termine Stato si trovano degli elementi che soddisfano l'esigenza di uscire da questo stato di vaghezza per avviarsi verso una sua quasi esaustiva chiarificazione. E questo vale in generale per qualsiasi altro concetto. Ciò che non soddisfa una mente autenticamente critica è la sua genesi storica, sicuramente un'impresa sul piano del progresso delle conoscenze che non può che apparire molto ardua se non quasi impossibile, ma che per chi si professa libertario ha costituito da sempre, più ancora per un accademico, una esigenza gnoseologica fondamentale.

È per questo che risulta ancor più paradossale la situazione odierna della ricerca storica, dal momento che la soluzione della genesi storica dello Stato ha ricevuto il più grande impulso ad uscire dallo stato di semplice ipotesi concettuale per diventare un terreno di esplorazione estremamente concreto e meticolosamente documentato nelle sue più diverse dinamiche. È infatti unicamente a proposito di questa svolta che discutere di Stato ha senso in qualsiasi ambito di ricerca e nient'affatto nei tentativi che tendono all'infinito di darne un concetto più o meno esaustivo ma che faccia a meno di trattare del suo sorgere dal terreno della storia o lo faccia in modo adeguato.

Isolando quindi delle singole definizioni che tentino di afferrarne un'essenza astratta e variamente supportata da qualche esempio storico a scopo illustrativo e di supporto, riusciamo a trovare alla fin fine quasi casualmente anche una sua concettualizzazione in senso genetico relativamente corretto ma storicamente priva di adeguati riscontri materiali e culturali, il che allo stato della ricerca storica odierna non può più assolutamente essere. Eppure sia un'adeguata volgarizzazione di questo formidabile argomento storico sia una serie di solide ricerche generali teoriche per non parlare di studi dettagliati relativi a singole aree a tutt'oggi mancano del tutto.

Siamo così in presenza di un silenzio estremamente imbarazzante, un silenzio sospetto per chi nel corso dei suoi studi vi si sia imbattuto anche poche volte, un silenzio che sa già  di morte se rivolto verso un essere umano o di non diritto all'esistenza, se si tratta invece di un argomento che procura fastidio, o peggio ancora, dimostri la natura omertosa della produzione del sapere stabilito. E naturalmente di solito non sono mai poche le creazioni di difficoltà , di intralci insormontabili nei confronti di chi approfondendo delle tematiche scabrose o volendo rinnovare o ampliare il sapere, ponga al contempo in evidenza non solo le gravi lacune dei sacerdoti del sapere ma anche la loro attiva e fattiva partecipazione a questa pratica di ostacolamento.

Quello dello Stato è appunto uno dei tanti e sicuramente uno dei più importanti argomenti rimossi. Basta, per rendersene conto immediatamente, fare una breve perlustrazione da voci enciclopediche specifiche, si tratti di dizionari di filosofia, di politica, di storia o di sociologia, il risultato sarà  sempre lo stesso: nulla! E lo stesso accade se consulta un manuale di storia qualsiasi: si passa dalla cosiddetta preistoria astatuale alla storia statuale come per incanto, gradatamente, senza nemmeno accorgercene, come evento logico immanente alla storia stessa, un'ovvietà  che non ha nemmeno più bisogno di essere trattata, figuriamoci discussa.

Eppure, come avremo modo di vedere presto, non è sempre stato così. Questo stato di ignoranza è stato scalfito almeno una volta e trattato anche in modo anche vigoroso per poi essere di nuovo rimosso pur essendo stato trattato come meglio si poteva in base alle nuove conoscenze acquisite dalle più varie discipline vecchie e nuove. Ciò è accaduto in un'epoca altamente significativa, e cioè nel corso del XVIII secolo a seguito del passaggio definitivo anzi dell'abbattimento proprio di uno Stato, e cio?? di quello assolutistico che per secoli aveva retto le sorti dell'appendice estremo occidentale del continente eurasiatico e che aveva funto da incubatrice dell'attuate classe borghese capitalistica a cui si deve oggi la più completa edificazione totalitaria di questa entità .

Ma al di là  delle ampie e profonde discussioni sulla natura dello Stato e soprattutto della sua trattazione teorica in senso laico, ad interessare ancor più dovrebbero essere le ipotesi sulla sua genesi storica, che in quest'epoca non ha potuto che essere trattata non solo superficialmente e per scopi spesso di polemica politico filosofica, ma ancor più per l'impossibilità  di attingere a del materiale che ne permettesse una reale trattazione, per non parlare di una assoluta impossibilità  stessa a porre il problema in termini speculativi in quanto l'ovvietà  dell'esistenza e dell'esigenza dello Stato era ritenuto universalmente scontata.

È grazie all'epoca storica che si è aperta con la Rivoluzione del 1789, ma soprattutto alle sue conseguenze storico-sociali e istituzionali, e cioè all'espansione della civiltà  borghese capitalistica in un'ampia parte dell'Europa occidentale, cioè della sua ascesa storica al potere in un'area altamente significativa in senso storico e sociale. La gestione diretta della cosa pubblica da parte di una classe sociale che non fosse aristocratica sino ad allora si poteva infatti considerare come adeguatamente avvenuta soltanto per lo stato imperiale inglese, i recentemente costituitisi Stati Uniti nel continente americano e la Repubblica delle Sette Province. La rivoluzione in Francia alla fine del XVIII secolo con la sua radicale distruzione dello stato assolutistico più potente sino ad allora esistito e soprattutto l'espansione delle armate napoleoniche in Europa furono gli eventi che portarono alla rapida ascesa al potere di una nuova classe sociale e quindi di una nuova civiltà  di cui oggi possiamo ampiamente osservare l'intera portata.



Sobre la presencia de Barrios Anarquístas y Centros Okupa en Europa[modifica]

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En Europa hay ejemplos de Comunidades Anarquistas auto declaradas. A parte la desconocida Repubblica di Sbarre Centrali, que tubo vida muy corta durante la Revuelta que aconteció en la ciudad de Reggio en 1970-1971 (insurrección ciudadana contra la elección del Gobierno de otra ciudad - menos importante - como capital de Calabria, que llevó al intervención del ejercito), existen las Comunidades de Christiania (Fristaden Christiania) en København (Dinamarca), fundada en 1971 y Užupis (Užupio Res Publika) en Vilnius (Lituania), declarada en 1997, poco después del derrumbe de la SSSR. Hay que aclarar que hoy día estos barrios no gozan del nivel de independencia que tal vez tenían en sus momentos; de mis parientes Daneses he tenido noticia de que el gobierno danés ya se metió en contra de Christiana, para que los miembros de esa comunidad sean ciudadanos como todos los demás y paguen impuestos; así como al visitar Užupis no noté diferencia social entre este barrio y otros (el dinero se sigue utilizando igual, por ejemplo).

En Italia, así como España, ya no hay los Movimientos Políticos Anarquistas que habían hace un siglo. Lo que sí tenemos son los CSOA (Centro Sociale Occupato Autogestito), centros sociales más o menos oficializados; la ciudad adonde nací yo tiene la suerte de contar con uno de esos, el “Angelina Cartella”, ubicado en el barrio de Gallico Marina: uno de los pocos en Italia nacido como CSOA (en 2002), cuenta con pequeños parque y teatro abierto públicos; sin embargo desde que alguien quemó el techo del edificio del Centro (yo propondría haya sido el gobierno local) sus ideales anarquistas se fueron trasladando hacia el Comunismo y los graphiti anárquicos cambiados por dibujos de hoz y martillo.

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