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Oreste Ristori

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Oreste Ristori
Oreste Ristori (San Miniato, Toscana, 12 agosto 1874 - Firenze, 2 dicembre 1943) è stato uno scrittore e anarchico italiano che fu particolarmente attivo anche nel movimento anarchico sudamericano.

Biografia[modifica]

Nato a San Miniato in una povera famiglia, si trasferisce a Empoli insieme ai genitori, Egisto e Massimina Giani, dopo che il padre, di professione operaio agricolo, aveva perso il lavoro a causa della crisi dell'agricoltura del 1878. Intanto, intorno al 1880 nasce la sorella Linda.

Il piccolo Oreste non frequenta la scuola, collabora per quel che può con i genitori accompagnandoli nei vari mercatini dell'empolese, dove si recano per portare avanti qualche piccolo affare di compravendita di animali e altri oggetti. In questi paesi entra in contatto con giovani e uomini atei e di tendenza libertaria, essendo quei luoghi a quei tempi assai fervidi di attività  anarchiche e rivoluzionarie.

Militanza anarchica a Empoli[modifica]

La militanza anarchica per Ristori inizia a Empoli intorno al 1890. Conosce Antonio Scardigli ed Enrico Petri e con quest'ultimo viene arrestato per la prima volta durante una manifestazione svoltasi a San Miniato il 21 marzo 1892. Dopo la morte del padre, comincia a definirsi anarchico e a partecipare a numerosissime manifestazioni. Arrestato più volte, per le forze dell'ordine è «un anarchico esaltato, di pessimo carattere, contrario al lavoro, capace di qualsiasi azione criminale??.

Soprannominato "Beccuto", Ristori viene arrestato insieme agli altri principali militanti del movimento anarchico e socialista empolese (Petri e Fabiani) subito dopo l'insurrezione della Lunigiana. L'anno successivo finisce nuovamente in carcere con l'accusa di aver partecipato all'incendio dell'esattoria comunale di Empoli e ad una rivolta avvenuta a San Miniato. Inviato a Porto Ercole, riesce ad evadere insieme a Andrea Barabino, Galileo Palla, Guerrando Barsanti, Cesare Lage, Gaetano Ruocco e Angelo Colonnesi.

La libertà  ottenuta però è di breve durata, i fuggitivi vengono arrestati e Ristori è inviato al confino alle isole Tremiti. In esilio fa amicizia con Pasquale Binazzi e Giovanni Gavilli, con i quali darà  vita al numero unico La Bohème. La vita al confino e durissima, per questo gli anarchici ivi trattenuti si ribellano con decisione, anche se questo costerà  loro una dura repressione (muore l'anarchico Argante Salucci).

Processato per incitamento alla violenza, il 24 aprile viene spedito all'isola di Pantelleria insieme ad Armando Borghi. Ottenuta la libertà  nel 1896 dopo una lettera scritta al sindaco di Empoli, fa rientro nella città  toscana ma è sottoposto ad una strettissima vigilanza che lo costringe alla clandestinità . Individuato a Roma, viene nuovamente confinato nell'isola di Ventotene, dove però fa gruppo con tantissimi anarchici che condividevano il suo stesso destino: Andrea Orsini, Giovanni Mariotti, Oreste Cozzi, Giovanni Pierucci, Luigi Losi e Giuseppe Parmeggiani.

Nuovamente liberato, ritorna a Empoli e riprende le sue attività  fondando un nuovo gruppo anarchico e divulgando il pensiero di Errico Malatesta.

Esule in Francia[modifica]

Emigrato clandestinamente in Francia nel 1898, permane qualche mese a Marsiglia sotto il nome di Gustavo Fulvi. Arrestato in seguito a Nimes, viene espulso nell'autunno del 1898, ma sino al 1901 risulterà  sulle liste degli scomparsi-ricercati dalle autorità  francesi, bollato dalle stesse come «molto pericoloso» sotto lo pseudonimo di Ancilotti.

Ristori viene condannato al domicilio coatto all'isola di Favignana (Sicilia), durante il quale inizia a scrivere corrispondenze per L'Avanti, prima di essere trasferito a Ponza dove conosce l'anarchico Luigi Fabbri. Con quest'ultimo, nel marzo del 1899, organizza la commemorazione dei martiri della Comune di Parigi, che però costerà  ad entrambi una nuova deportazione: Ristori a Ustica e Fabbri a Favignana.

Nel frattempo l'anarchico toscano era diventato un apprezzato oratore incendiario e abile giornalista. Si era infatti segnalato sin dal 1901 come corrispondente dei giornali anarchici L'agitazione, Il Risveglio, Le Libertaire e L'Avvenire (Buenos Aires).

Tra Argentina e Uruguay[modifica]

Tornato ad Empoli all'inizio del 1901, matura in lui l'idea di emigrare clandestinamente in Argentina, dove era presente una folta comunità  anarchica italiana con i quali era in contatto. Dopo vari tentativi andati a vuoto, giunge in Sudamerica nell'agosto del 1902 e si mette subito in evidenza con la partecipazione a comizi e convegni a carattere rivoluzionario.

A seguito del primo sciopero generale della provincia di Buenos Aires, viene ricercato dalla polizia locale e per questo costretto a cercar rifugio in Uruguay, nella cui capitale conosce Fortunato Serantoni, proprietario di una delle maggiori librerie libertarie di Buenos Aires. Con l'aiuto di quest'ultimo fa rientro a Buenos Aires, dove pubblica un altro numero di L'Avvenire prima di venire nuovamente arrestato e rimpatriato assieme a Serantoni. La voglia di libertà  è talmente tanta che i due, in maniera assai rocambolescamente, riescono a scendere dalla nave durante uno scalo a Montevideo. In seguito, nel maggio 1903, Ristori fa nuovamente rientro a Buenos Aires.

Arrestato ancora una volta durante il congresso della FOA, viene deportato sotto vigilanza, ma ancora una volta riesce a scappare gettandosi in mare. Rifugiatosi a Montevideo, pubblica il suo primo opuscolo - Deismo y Materialismo - in cui attacca le religioni e la Chiesa Cattolica. Inoltre, nella stessa capitale, frequenta il Centro Internazionale dove conosce quella che sarà  la donna della sua vita: Mercedes Gomes.

In Brasile[modifica]

Essendogli impossibilitato il rientro a Buenos Aires, nel febbraio 1904 si trasferisce in Brasile, a San Paolo, accogliendo l'invito dell'anarchico senese Tobia Boni. Nella città  brasiliana pubblica l'opuscolo Le Corbellerie del Collettivismo, partecipa alle attività  del gruppo «La Propaganda» e fonda con Alessandro Cerchiai e Gigi Damiani quello che diventerà  uno dei più importanti giornali anarchici dell'America Latina: La Battaglia.

Tra il 1904 e il 1905, divenuto ormai uno dei più importanti propagandisti dell'anarchismo in lingua italiana, entra nel mirino delle autorità  del paese che non desidererebbero altro che trovare una minima scusa per espellerlo dal paese. Ma Ristori non è tipo impressionabile, perciò prosegue nel suo lavoro in favore dell'anarchia, mantenendo stabili contatti con i compagni del gruppo “Avanti” e con i sindacalisti del COB (Centrale operaia brasiliana). Nel 1909 è protagonista di una clamorosa denuncia nei confronti di alcuni sacerdoti che accusa di abusi vari contro minori degli orfanotrofi. Questo però gli costerà  l'accusa di calunnia e una condanna ad un anno di carcere.

Nel frattempo, i rapporti con gli altri compagni si guastano per motivi non ben chiari, tant'è che nel 1912 decide temporaneamente di ritirarsi dalla vita politica attiva.

Attività  in tutto il Sud America[modifica]

Cinque anni dopo però lo troviamo nuovamente alla ribalta della cronaca, protagonista del furto alla cassa della fabbrica americana Johnson di Rio de Janeiro. La refurtiva sarà  utilizzata per trasferirsi insieme alla compagna nuovamente a Buenos Aires, questa volta sotto il falso nome di Cesare Montemaggiore.

Dopo lo scoppio della rivolta proletaria passata alla storia come settimana tragica, tutti gli anarchici dell'Argentina vengono ricercati dalla polizia. Ristori è tra questi. Arrestato, viene imbarcato per Genova, ma ancora una volta riesce ad evadere gettandosi in mare in vicinanza delle coste dell'Uruguay. Durante la fuga però si frattura le gambe, un incidente che lo renderà  claudicante per tutta la vita.

Il 1917 è l'anno della rivoluzione russa, dopo un momentaneo entusiasmo, il movimento anarchico si divide sugli sviluppi che essa sta prendendo, alcuni anarchici appoggiano la sua deriva autoritaria, altri invece la criticano apertamente. Nel 1922 Ristori aderisce al manifesto del “Movimento Comunista” pubblicato in marzo a Rio de Janeiro dopo che a Montevideo s'era svolta una missione della III Internazionale.

Rientrato a San Paolo nel 1925, si tiene lontano dalle attività  di un tempo a causa del problema alle gambe che gli limita i movimenti, tuttavia tiene diverse conferenze in alcune città  del Brasile. Nel 1933, contro un regime dittatoriale instauratosi in Brasile ed assai affine al fascismo, collabora con i comunisti per creare un fronte unito di opposizione al governo e che prenderà  il nome di Aliança libertadora nacional.

Un tentativo di rivolta due anni dopo, dà  il pretesto al governo per reprimere i movimenti sociali e rimpatriarlo in Italia.

Nuovamente in Italia[modifica]

Lasciando la sua compagna Mercedes in Brasile, Ristori fa ritorno in Italia nel giugno 1936 con l'idea fissa di ricongiungersi al più presto con l'amata compagna. Per questo, dopo aver raggiunto la Spagna da Livorno per aggregarsi con le forze antifasciste impegnate nella rivoluzione antifranchista, anche da Barcellona proverà  inutilmente a far giungere la moglie dal Sud America. Stesso esito avrà  il tentativo di riunirsi a lei in Francia avvalendosi dell'aiuto di Luigi Campolonghi, presidente della LIDU («Lega italiana dei diritti dell’uomo»).

Allo scoppio della seconda guerra mondiale si trova in Francia confinato nel campo di Roland Garros, dal quale sarà  poi estradato in Italia nel 1940. Le autorità  fasciste gli impongono la residenza sorvegliata a Empoli, ma quando il regime cade egli è tra i primi scende in piazza e a festeggiare con pubbliche manifestazioni non autorizzate che gli costano la detenzione alle Murate a Firenze. Durante il trasferimento in cella ingiuria ironicamente con l'appellativo di «gelataio» il comandante di Polizia. Un insulto che gli costerà  una nuova denuncia.

Il 2 dicembre, mentre si trova proprio alle Murate (carcere fiorentino), una milizia fascista lo preleva insieme all'anarchico Gino Manetti e a tre comunisti (Armando Gualtieri, Luigi Pugi e Orlando Storai) come rappresaglia dell'omicidio del colonnello Gobbi da parte dei partigiani.

Quel giorno stesso sarà  fucilato insieme ai suoi compagni al campo di tiro delle Cascine.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]