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Olga Taratuta

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Olga Taratuta
Olga Taratuta (Novodmitrovka, Ucraina, 21 gennaio 1876 [o anche 1874 o 1878] – 8 febbraio 1938) è stata un'anarco-comunista ucraina e una delle figure che maggiormente hanno permesso lo sviluppo della Croce Nera Anarchica.

Biografia[modifica]

Primi anni[modifica]

Olga Taratuta nasce col nome di Elka Ruvinskaia nella città  di Novodmitrovka, nei pressi di Kherson, in Ucraina, che allora faceva parte dell'Impero Russo.

Figlia di una famiglia piccolo mercante ebreo, dopo aver completato gli studi lavora come insegnante per un breve periodo. Arrestata una prima volta per la sua attività  politica nel 1895, due anni dopo si unisce ai socialdemocratici di Abram e Iuda Grossman a Ekaterinoslave. [1] Prima di convertirsi all'anarchismo,tra il 1898 e il 1901 Taratuta milita nell'Unione degli Operai del Sud della Russia e del comitato del Partito Operaio Socialdemocratico russo di Elizavetgrado (ora Kirovohrad). Nel 1901 si trasferisce in Germania e poi in Svizzera, periodo durante il quale lavora nel giornale di partito chiamato Iskra. In questa fase conosce personaggi del calibro di Vladimir Lenin e Georgi Plekhanov.

La conversione all'anarco-comunismo[modifica]

Dopo aver conosciuto diversi militanti anarchici, nel 1903, proprio mentre si trova in Svizzera, Taratuta abbraccia definitivamente le idee anarco-comuniste. Trasferitasi ad Odessa nel 1904, si unisce al gruppo Neprimirimye ("Gli Intransigenti"), composto soprattutto da anarchici e simpatizzanti di Jan WacŠ‚aw Machajski. [2] Dopo essere stata arrestata nell’ aprile 1904, viene rilasciata per mancanza di prove pochi mesi dopo. Si unisce al gruppo di lavoratori anarchici di Odessa, divenendo ben presto uno dei membri più importanti del movimento russo.

L'anarchica ucraina è nuovamente arrestata nell' ottobre 1905, ma dopo la rivoluzione russa del 1905 l'amnistia politica le permette di riconquistare la libertà . Diviene un'attivista del gruppo anarco-comunista del sud della Russia, che faceva ampio uso di azioni dirette violente volte a colpire istituzioni e rappresentanti della borghesia. Proprio a causa di queste azioni, Olga Taratuta viene accusata insieme ad altri compagni bezmotivniki (la fazione radicale di Chernoe Znamia) di aver partecipato all'attacco contro il Libman Café di Odessa (dicembre 1905) e per questo viene condannata condannata a 17 anni di carcere.

Fuggita dal carcere nel dicembre 1906, si dirige verso Ginevra dove si unisce al gruppo Buntar (Gli ammutinati), con il quale collabora nella pubblicazione di un omonimo giornale [3]. Alla fine del 1907 ritorna nuovamente ad Odessa e partecipa al piano per attentare alla vita dei Generali Aleksandr Kaulbars e Tolmachev e agli attacchi esplosivi contro vari tribunali di Odessa.

Arrestata ancora una volta nel 1908 ad Ekaterinoslav, viene condannata a 21 anni di carcere. [4] Riconquistata la libertà  come conseguenza della rivoluzione di febbraio, [5] si dedica a partire dal maggio 1918 ad un lavoro per la Croce Rossa di Kiev, che sosteneva tutti i prigionieri politici rivoluzionari. [6] Quantunque inizialmente si sia tenuta un pò ai margini del movimento anarchico, nel 1920, di fronte alle violente persecuzioni della Cheka contro gli anarchici, si butta nuovamente anima e cuore nella lotta aderendo alla Confederazione Nabat, a Golos Truda e alla Croce Nera Anarchica in cui era attivo anche Apollon Karelin. Ritorna in Ucraina nel settembre 1920 e si unisce all'Esercito Nero di Nestor Makhno. Secondo alcune fonti[7] avrebbe ricevuto dai mkhnovisti 5 milioni di rubli da destinare al sostentamento delle attività  della CNA.

La repressione sovietica[modifica]

Nel novembre del 1920 viene arrestata nell'ambito delle attività  repressive portate avanti dal governo bolscevico contro anarchici e dissidenti. Viene trasferita nel carcere di Mosca nel gennaio 1921 e in quello di Orlov nel mese di aprile 1921. Nel mese successivo gli viene chiesto di abiurare alle sue idee anarchiche, ma lei come risposta attua uno sciopero della fame di 11 giorni insieme ad altri prigionieri. Nel marzo del 1922 è esiliata a Veliky Ustyug per due anni.

Rilasciata nel 1924 si trasferisce a Kiev, dove è arrestata a metà  dello stesso anno per la sua attività  propagandistica. Viene ben presto rilasciata e decide quindi di trasferirsi a Mosca. Nel 1927 aderisce alla campagna internazionale per sostenere Sacco e Vanzetti. Durante il biennio 1928-29 scrive molte lettere con l'intento di sviluppare un dibattito sull'opportunità  di costruire un'organizzazione internazionale che sostenesse gli anarchici prigionieri in Russia. Dopo essersi trasferita ad Odessa nel 1929, è nuovamente arrestata e condannata a due anni per aver tentato la costituzione di un'organizzazione anarchica tra gli operai ferroviari.

Tornata a Mosca dopo il suo rilascio, diviene un membro della Società  dei Prigionieri politici e degli Esiliati, attraverso la quale cerca, senza successo, di ottenere sostentamenti economici per i vecchi rivoluzionari, impoveriti e malati. Dopo l'ennesimo arresto, di cui si sa poco, avvenuto nel 1933, viene nuovamente arrestata il 27 novembre 1937 con l'accusa di attività  anarchica e antisovietica. Processata l'8 febbraio 1938, il tribunale bolscevico la condanna a morte. La sentenza viene eseguita lo stesso giorno.

Note[modifica]

  1. Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 69
  2. . Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 105, 106
  3. Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 67-69
  4. Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 69
  5. . Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 124
  6. Paul Avrich (1967). The Russian Anarchists. Princeton: Princeton University Press. Pag 207
  7. en.Wikipedia

Voci correlate[modifica]