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Noam Chomsky

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Noam Chomsky
Avram Noam Chomsky (Philadelphia, 7 dicembre 1928) è uno scienziato e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology (MIT) è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.

La teoria della grammatica generativa, alcuni dei cui elementi essenziali sono già  presenti nell'opera Syntactic Structures del 1957, si caratterizza per la ricerca delle strutture innate del linguaggio naturale, elemento distintivo dell'uomo come specie animale, superando la concezione della linguistica tradizionale incentrata sullo studio delle peculiarità  dei linguaggi parlati. L'influenza del pensiero di Chomsky va ben al di là  della stessa linguistica, fornendo interessanti e fecondi spunti di riflessione anche nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione.

A partire da una forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam a metà  degli "anni '60", all'attività  accademica Chomsky affianca un notevole impegno politico e sociale di stampo anarchico[1]. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti, così come l'analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali e la critica del neoliberismo, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale.

Biografia[modifica]

Noam Chomsky nasce il 7 dicembre 1928 a Philadelphia. Il padre, William (Zev) Chomsky è un rispettato studioso di ebraico, immigrato negli Stati Uniti dalla Russia, di cui si ricorda l'opera Hebrew, the Eternal Language (1957). Grande influenza sulla sua sensibilità  politica è invece merito della madre, Elsie Simonofsky.

Nel 1945 Noam comincia a studiare all'Università  di Pennsylvania (filosofia, matematica), ma è fortemente deluso dalla strutturazione autoritaria e gerarchica dell'università . Per un certo periodo riflette sull'opportunità  di lasciare il college per recarsi in Palestina, forse in un Kibbutz, dove avrebbe voluto contribuire allo sviluppò di una comunità  arabo-israelitica d'ispirazione socialista. Chomsky è sin da allora contrario all’idea uno stato ebraico in Palestina.

Nel 1947 incontra il carismatico Zellig Harris, fondatore del primo dipartimento di linguistica in una università  americana, e sceglie di proseguire gli studi. All'Università  della Pennsylvania ottiene il Bachelor (una sorta di laurea di primo livello) nel 1949 e il Master (M.A.) nel 1951 con la tesi Morphophonemics of Modern Hebrew. Nel 1949 sposa la linguista Carol Schatz, conosciuta due anni prima. Sempre all'Università  della Pennsylvania difende la tesi di dottorato, Transformational Analysis (1955), benché dal 1951 al 1955 svolga la sua attività  di ricerca come Junior Fellow presso l' università  di Harvard a Cambridge, presso Boston, Massachusetts.

Nel 1955 inizia la sua carriera come "assistente" al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Dal 1966 è titolare, presso il MIT, della cattedra di lingue moderne e linguistica.

Dall’inizio degli anni ‘60 Chomsky si è sempre attivamente impegnato in un numero imprecisato di dibattiti, criticando il colonialismo israeliano e statunitense, denunciando il militarismo imperante, il totalitarismo, il controllo della società  attraverso i media e la fobia americana nei confronti della sinistra della sinistra radicale americana, è da sempre impegnato nell'analisi e nella contestazione del colonialismo americano (culturale e non solo) e nella critica del sistema mediatico e del suo impatto sulla società .

Nel 2004, 2005 e 2012 ha ricevuto la laurea honoris causa rispettivamente dall'Università  di Firenze in Lettere[2], di Bologna in Psicologia [3] e di Trieste in Neuroscienze[4]

Opere di linguistica[modifica]

Chomsky, dopo qualche articolo, pubblica nel 1957, a soli 29 anni, il volume Syntactic structures («Le strutture della sintassi»), che contiene in nuce la sua teoria rivoluzionaria sulla grammatica generativo-trasformazionale.

Nel 1959 pubblica una lunga e ormai classica recensione del volume di Burrhus Skinner, allora il più noto esponente del comportamentismo, Verbal Behavior: lo scritto contiene una critica esplicita ed argomentata del comportamentismo, dal quale Chomsky aveva preso le distanze.

Tra il 1965 e il 1966 escono le due opere che fissano in maniera quasi definitiva sia le posizioni specificamente linguistiche, sia le posizioni e le ascendenze filosofiche generali dell'autore: Aspects of the theory of syntax nel 1965 e Cartesian linguistics nel 1966.

Una ulteriore precisazione di tali posizioni è proposta in Language and mind, del 1968. Chomsky, a questa data, è ormai il più influente studioso di linguistica sia nel suo paese, sia in gran parte del mondo. Lo studioso non cessa di approfondire e difendere le sue teorie, nei dibattiti frequenti e vivaci dei successivi anni, in numerosi articoli e saggi, talvolta raccolti in volume. Alcuni fra i più significativi sono: The logical structure of linguistic theory del 1975, Reflections on language del 1976, Language and problems of knowledge del 1988.

Nelle opere del 1957 e del 1965 Chomsky offre una descrizione formalizzata, di un livello e di una strutturazione quasi matematici, della grammatica e delle strutture sintattiche del nostro linguaggio.

La creatività  viene considerata come una delle caratteristiche fondamentali del modo di usare il linguaggio: rispetto al numero limitato di parole e di regole esistenti, noi tendiamo a creare qualcosa di nuovo, non riducibile in maniera meccanica alle regole grammaticali, anche se da esse, in qualche modo, "generato". La grammatica quindi, "genera" enunciati, nel senso che sta alla loro base, ma non li produce in maniera meccanica una volta per tutte. Poiché la conoscenza di una lingua è per Chomsky capacità  di produrre e comprendere un numero virtualmente infinito di frasi, cioè anche frasi nuove, mai prodotte o udite prima, di questo deve dar conto una grammatica.

Il pensiero politico[modifica]

L'impegno politico[modifica]

«La globalizzazione non è un fenomeno naturale, ma un fenomeno politico concepito per raggiungere obiettivi ben precisi. » (Due ore di lucidità , Conversazioni con Noam Chomsky)

Il suo pensiero non si è limitato allo studio della linguistica, ma anche all'analisi politica, nella quale ha duramente denunciato la strumentalizzazione della totalità  dei mezzi d'informazione statunitensi, da parte delle potenti lobby economiche esistenti in quel paese, e la politica imperialista e militarista delle amministrazioni USA, da Roosevelt in poi (American power and the new mandarins 1969, At war with Asia 1970, Human rights and american foreign policy 1978).

Grazie ad un minuzioso lavoro di studio e interpretazione di una immensa mole di ogni tipo di documenti, Chomsky è riuscito a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni, nonché ad evidenziare la piattezza conformistica dei media.

Il meccanismo attraverso cui si attua questo livellamento, è costituito dalla "fissazione delle priorità ": esiste un certo numero di mezzi di informazione che determinano una sorta di struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno adattarsi a causa della scarsità  delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le priorità , sono grandi società  commerciali a redditività  molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. L'obiettivo è quello che Chomsky definisce come la "fabbrica del consenso", ossia un sistema di propaganda estremamente efficace per il controllo e la manipolazione dell'opinione pubblica (Manufacturing consent: the political economy of the mass media 1988, Understanding power: the indispensabile Chomsky 2002).

Nonostante fossero oggetto di aspre critiche per le sue posizioni vicine al movimento anti-globalizzazione (in particolare ai gruppi legati all'anarchismo), i maggiori organi d'informazione hanno dimostrato grande considerazione e stima per lo studioso. Il «New York Times» così scrive su Chomsky:

«Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente»

Per «The Nation» Noam Chomsky «è una fonte inesauribile di sapere», The Guardian invece lo definisce «insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia ... tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura».

L'anarchismo di Chomsky[modifica]

Chomsky ha scritto moltissimi articoli e saggi sull’anarchismo, da lui considerato come un sistema altamente democratico, organizzato e strutturato dal basso verso l’alto. Ecco alcune sue considerazioni:

«Fui attratto dall’anarchismo da giovane teenager e da allora non ho avuto molte ragioni per rivedere quelle prime attitudini. Trovo sensato scoprire e identificare le strutture di autorità , gerarchia e dominazione in ogni aspetto della vita, e sfidarle; [...] L’anarchismo, nella mia veduta, è un’espressione dell’idea che l’onere della prova è sempre in quelli che argomentano che l’autorità  e il dominio sono necessari. Loro devono dimostrare, con argomenti potenti, che questa conclusione è corretta. Se non ce la fanno, allora le istituzione che essi difendono dovrebbero essere considerate illegittime. La cultura intellettuale generale associa anarchismo con caos, violenza, bombe, disgregazione, e così via. Così la gente è spesso sorpresa quando io parlo positivamente dell’anarchismo e identifico me stesso nelle sue tradizioni portanti. Ma la mia impressione è che anche fra il pubblico generale le idee base diventino ragionevoli, quando le nuvole si allontanano. [...] Come io comprendo il termine anarchismo, esso è basato sulla speranza (nel nostro stato di ignoranza noi non possiamo andare oltre questa) che gli elementi centrali della natura umana includano sentimenti di solidarietà , supporto reciproco, empatia, interesse per gli altri, e così via. Gli avvertimenti di Bakunin riguardo la rossa democrazia che avrebbe istituto il peggiore di tutti i governi dispotici furono detti molto prima di Lenin e furono diretti contro i seguaci di Mr. Marx. C’erano, tuttavia, seguaci di molti differenti tipi; Pannekoek, Luxemburg, Mattick e altri erano davvero lontani da Lenin, e le loro vedute convergevano spesso con elementi di anarco-sindacalismo. Infatti Korsch ed altri scrissero con simpatia della rivoluzione anarchica in Spagna. [...] Se si intende la sinistra come includente il bolscevismo, allora io vorrei nettamente dissociarmi dalla sinistra. Secondo la mia opinione, Lenin è stato uno dei più grandi nemici del socialismo, per le ragioni che ho discusso. Ciò che è chiamato capitalismo è basilarmente un sistema di mercantilismo corporativo, con grandi e incalcolabili tirannie private che esercitano un vasto controllo sull’economia, il sistema politico, la vita sociale e culturale, e che operano in cooperazione con potenti stati che intervengono massivamente nell’economia domestica e nella società  internazionale. [...] Le prospettive per la libertà  e la giustizia sono senza limiti. I passi che dovremmo prendere dipendono da ciò che stiamo cercando di raggiungere. Non ci sono, e non ci possono essere risposte generali».

Recentemente è stato oggetto di critiche da parte del movimento anarchico internazionale per aver sostenuto Sinistra Critica alle elezioni politiche italiane del 2008 [5] e per aver appoggiato, in nome dell'antimperialismo, il presidente venezuelano Hugo Chavez [6].

Critica alla globalizzazione[modifica]

Chomsky è uno dei maggiori critici della globalizzazione, visto come una forma d'espressione del capitalismo moderno. Per Chomsky, gli Stati Uniti non credono veramente nel libero commercio, ma usano questo concetto per imporre ai paesi più poveri regole molto rigide che li costringono a restare in posizione di subordinazione rispetto al colosso americano. L'obiettivo fondamentale della globalizzazione economica è la globalizzazione dell'intera economia mondiale, posta sotto il controllo totale degli Stati Uniti che si avarrebbero di strumenti di controllo degli organismi sovrannazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio). L'argomento usuale per imporre suddette regole è la promessa di un aumento generale del tenore di vita, ma l'esperienza ha dimostrato che con l'apertura del commercio e dei mercati finanziari, gli investitori e gli imprenditori dei paesi più ricchi hanno fatto molti più soldi, ma gran parte dei paesi più poveri sono stati vittime di un pronunciato abbassamento del loro standard di vita.

L'antisionismo[modifica]

Rispetto al sionismo, Noam Chomsky s'è sempre schierato contro le politiche israeliane volte ad occupare le terre palestinesi nonchè ad annientare i palestinesi stessi. Gli israeliani ricorrono alla logica della conquista giustificandola come fecero gli americani con i nativi, ovvero ritenendo di portare la civiltà  ai barbari. Chomsky sostiene che le istituzioni israeliane e quelle filo-israeliane tendono ad equiparare strumentalmente l'antisionismo con l'antisemitismo con l'obiettivo di metter eil bavaglio all'opposizione politica di Israele.

Note[modifica]

  1. Chomsky on Anarchism di Noam Chomsky e Barry Pateman. AK Press, 2005 pag. 5
  2. Chomsky, laurea
  3. AlmaNews - Laurea Ad Honorem per Noam Chomsky e Irenäus Eibl-Eibesfeldt
  4. Chomsky a Trieste, ricevera' phd a Sissa - Cultura e Tendenze - ANSA.it
  5. Articolo di La Repubblica (7/04/2008): C'è Chomsky nel derby dei comunisti Appello al voto per Sinistra critica
  6. Noam Chomsky alla corte di Chávez

Bibliografia[modifica]

Linguistica[modifica]

  • Morphophonemics of Modern Hebrew, tesi di Master, University of Pennsylvania, 1951; New York: 1979. Versione riveduta della tesi di Bachelor del 1949, presso la University of Pennsylvania.
  • Logical Structure of Linguistic Theory, 1955; Chicago: 1975.
  • Transformational Analysis, tesi di dottorato (Ph.D.), University of Pennsylvania, 1955.
  • Noam Chomsky, Morris Halle e Fred Lukoff, "On accent and juncture in English", in For Roman Jakobson, The Hague: Mouton, 1956.
  • Three models for the description of language, "I.R.E. Transactions on Information Theory", vol. IT-2, no. 3: 113-24 (1956).
  • Syntactic Structures. The Hague: Mouton, 1957; Berlin and New York: 1985.
  • Current Issues in Linguistic Theory, 1964.
  • Aspects of the Theory of Syntax. Cambridge: The MIT Press, 1965.
  • Cartesian Linguistics. New York: Harper and Row, 1965; ristampato come Cartesian Linguistics. A Chapter in the History of Rationalist Thought Lanham, Maryland: University Press of America, 1986.
  • Topics in the Theory of Generative Grammar, 1966.
  • Noam Chomsky e Morris Halle, The Sound Pattern of English. New York: Harper & Row, 1968.
  • Language and Mind, 1968; edizione ampliata, New York: Harcourt Brace, 1972.
  • Studies on Semantics in Generative Grammar, 1972.
  • The Logical Structure of Linguistic Theory, 1975.
  • Reflections on Language, 1975.
  • Essays on Form and Interpretation, 1977.
  • Rules and Representations, New York: Columbia University Press, 1980.
  • Lectures on Government and Binding: The Pisa Lectures, Holland: Foris Publications, 1981; Berlin and New York: Mouton de Gruyter, 1993.
  • Some Concepts and Consequences of the Theory of Government and Binding, 1982.
  • Language and the Study of Mind, 1982.
  • Noam Chomsky on The Generative Enterprise, A discussion with Riny Hyybregts and Henk van Riemsdijk, 1982.
  • Modular Approaches to the Study of the Mind, 1984.
  • Knowledge of Language: Its Nature, Origin, and Use, 1986.
  • Barriers. Linguistic Inquiry Monograph Thirteen. Cambridge (MA): The MIT Press, 1986.
  • Language and Problems of Knowledge. The Managua Lectures, Cambridge, Mass., The MIT press, 1988.
  • Language and Thought, 1993.
  • The Minimalist Program. Cambridge (MA): The MIT Press, 1995.
  • On Language, 1998.
  • New Horizons in the Study of Language and Mind, 2000.
  • The Architecture of Language, 2000
  • On Nature and Language, a cura di Adriana Belletti e Luigi Rizzi, 2001.
  • Noam Chomsky e U.T. Place, "The Chomsky-Place correspondence 1993-1994", a cura e con un'introduzione di T. Schoneberger, "The Analysis of Verbal Behavior", 17, 7-38.

Politica[modifica]

  • American Power and the New Mandarins, 1969.
  • Notes on Anarchism, in «New York Review of Books», 1970.
  • At war with Asia, 1970.
  • Two Essays on Cambodia, 1970.
  • Chomsky: selected readings, 1971.
  • Problems of Knowledge and Freedom, 1971.
  • Counter-revolutionary violence:Bloodbaths in fact and propaganda, 1973.
  • For Reasons of State, 1973.
  • Peace in the Middle East? Reflections on Justice and Nationhood, 1974.
  • Intellectuals and the State, 1976.
  • Human Rights and American Foreign Policy, 1978.
  • Noam Chomsky e Edward Herman, After the Cataclysm: Postwar Indochina and the Reconstruction of Imperial Ideology, 1979.
  • Language and Responsibility, 1979.
  • Noam Chomsky e Edward Herman, The Washington Connection and Third World Fascism, 1979.
  • Radical Priorities, 1981.
  • Superpowers in collision: the cold war now, 1982.
  • Towards a New Cold War: Essays on the Current Crisis and How We Got There, 1982.
  • The Fateful Triangle. The United States, Israel, and the Palestinians, 1983.
  • Turning the Tide: U.S. intervention in Central America and the Struggle for Peace, 1985.
  • Pirates and Emperors: International Terrorism in the Real World, 1986.
  • The Race to Destruction: Its Rational Basis, 1986.
  • The Chomsky Reader, 1987.
  • On Power and Ideology, 1987.
  • Turning the Tide. The U.S. and Latin America, 1987.
  • The Culture of Terrorism, 1988.
  • Language and Politics, 1988.
  • Edward Herman e Noam Chomsky, Manufacturing Consent. The Political Economy of the Mass Media, New York: Pantheon Books, 1988.
  • Terrorizing the Neighborhood, 1991.
  • What Uncle Sam Really Wants, 1992.
  • Chronicles of Dissent, 1992.
  • Deterring Democracy, 1992.
  • Letters from Lexington. Reflections on Propaganda, 1993.
  • The Prosperous Few and the Restless Many, 1993.
  • Rethinking Camelot: JFK, the Vietnam War, and U.S. Political Culture, 1993.
  • World Order and Its Rules: Variations on Some Themes, 1993.
  • Year 501. The Conquest Continues, 1993.
  • Keeping the rabble in Line, 1994.
  • Secrets, Lies, and Democracy, 1994.
  • World Orders, Old and New, 1994.
  • Powers and Prospects: Reflections on Human Nature and the Social Order, 1996.
  • Class Warfare, 1996.
  • Media Control. The Spectacular Achievements of Propaganda, 1997.
  • One Chapter, The Cold War and the University, 1997.
  • The Culture of Terrorism, 1998.
  • The Umbrella of US Power, 1999.
  • The New Military Humanism: Lessons from Kosovo, 1999.
  • Profit over People, 1999.
  • The Fateful Triangle, 1999.
  • Rogue States. The Rule of Force in World Affairs, Cambridge (MA): South End Press, 2000.
  • Propaganda and the Public Mind, 2001.
  • 9-11, New York: Seven Stories Press, 2001.
  • Understanding Power: The Indispensable Chomsky, 2002.
  • Media control, 2002.
  • Power and Terror. Post-9/11 Talks and Interviews, New York: Seven Stories Press, 2003.
  • Deux heures de lucidité, Éditions des arènes, 2001.
  • Hegemony or Survival: America's Quest for Global Dominance, New York: Metropolitan Books, 2003.
  • Deep Concerns, 2003.
  • Chomsky on Anarchism, 2005.
  • Government in the future, Seven Stories Press, 2005.
  • Imperial Ambitions - Conversations on the Post-9/11 World, 2005.
  • Failed States: The Abuse of Power and the Assault on Democracy, 2006.
  • Noam Chomsky e Gilbert Achcar, Perilous Power. The Middle East and U.S. Foreign Policy. Dialogues on Terror, Democracy, War, and Justice, Boulder (CO): Paradigm, 2006.

Biografie[modifica]

  • Robert Barsky, Noam Chomsky: A Life of Dissent, Cambridge (MA): The MIT Press, 1997
  • Wolfgang B. Sperlich, Noam Chomsky, London: Reaktion Books, 2006

Opere in taliano[modifica]

  • La guerra americana in Asia.
  • Per ragioni di stato, Einaudi, 1977.
  • La quinta libertà , Elèuthera, 1987;
  • Anno 501, la conquista continua; L'epopea dell'imperialismo dal genocidio coloniale ai giorni nostri (prefazione di Lucio Manisco), Gamberetti Editrice, 1993
  • Il potere dei media, Vallecchi editore, 1994
  • Alla corte di Re Artù; il mito Kennedy, Eleuthera, 1994
  • Il club dei ricchi; interviste ed interventi sul mondo unipolare e lo svuotamento delle istituzioni democratiche (a cura di David Barsamian), Gamberetti Editrice, 1995
  • I cortili dello Zio Sam; gli obiettivi della politica estera americana dal Vecchio al Nuovo Ordine Mondiale (a cura di David Barsamian), Gamberetti Editrice, 1996
  • Il potere; natura umana e ordine sociale, Editori Riuniti, 1997
  • La fabbrica del consenso (con Edward S. Herman), Marco Tropea Editore, 1998
  • Linguaggio e politica, Di Renzo Editore, 1998;
  • La società  globale; educazione, mercato, democrazia (con Heinz Dieterich), La Piccola editrice, 1999;
  • Sulla nostra pelle; mercato globale o movimento globale?, Marco Tropea Editore, 1999
  • Il nuovo umanitarismo militare. Lezioni dal Kosovo, traduzione di Sabrina Fusari, Asterios Editore, 2000.
  • Atti di aggressione e di controllo, Marco Tropea Editore
  • Egemonia americana e «stati fuorilegge» (prefazione di Salvo Vaccaro), Edizioni Dedalo, 2001
  • Capire il potere, a cura di Peter R. Mitchel e John Schoeffel, Marco Tropea Editore, 2002
  • Riflessioni sul mondo dopo l'11 settembre, Roma, Di Renzo Editore, 2002.
  • I nuovi mandarini, Nuove Edizioni Tascabili, 2003
  • Due ore di lucidità , Baldini e Castoldi, 2003.
  • Illusioni necessarie. Mass media e democrazia (traduzione di Roberto Ambrosoli), Elèuthera, 2003;
  • Il golpe silenzioso (a cura di David Barsamian), PIEMME, 2004
  • Egemonia o sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano, Marco Tropea Editore, 2005

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]