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Nella Giacomelli

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Nella Giacomelli
Nella Giacomelli (Lodi, 2 luglio 1873 - Desenzano, 12 febbraio 1949) è stata un anarchica e una propagandista italiana.

Biografia[modifica]

Nella Giacomelli nasce a Lodi il 2 luglio 1873, seconda dei tre figli di Paolo, un repubblicano laico e anticonformista, e di Maria Baggi, monarchica e cattolica. Rimasta orfana per il suicidio del padre, già  separatosi dalla moglie, malgrado le difficoltà  economiche della famiglia riesce a diplomarsi maestra di scuola insieme alla sorella Fede. E’ compagna di classe della futura poetessa e scrittrice Ada Negri, della quale rimarrà  sempre intima amica.

Il socialismo[modifica]

Tra il 1892 e il 1897 insegna nel comasco e nel varesotto, e aderisce al Partito socialista, collaborando alla rivista «La Vita internazionale» e al giornale socialista di Lodi «Sorgete!», dove difende la causa dell'emancipazione femminile e dei diritti delle lavoratrici. Ma pochi anni dopo la conoscenza di Giuseppe Ciancabilla gioca un ruolo essenziale per il suo passaggio all'anarchismo.

Nella, ragazza intelligente, insofferente del conformismo e delle tradizioni, aperta alle novità , nel 1894 abbandona la casa familiare per divergenze con la madre - definita da Pier Carlo Masini «tetra, gretta, assoluta, preoccupata solo del denaro» - e nel 1897, a seguito di contrasti con le autorità  comunali di Cocquio, dove insegna, si licenzia e si trasferisce a Milano. Intrattiene stretti rapporti epistolari con i socialisti Emilio Trampolini e Carlo Dell’Avalle e sviluppa una relazione con il socialista Giovanni Suzzani.

L'incontro con Ettore Molinari[modifica]

Dopo un tentativo di suicidio nel 1898, i cui motivi non sono mai stati chiariti, nel 1900 è ospitata presso la casa dell’anarchico Ettore Molinari, allora direttore della Scuola e del Laboratorio di chimica della Società  d’incoraggiamento di Arti e Mestieri. Con lui e Straneo, nel 1902, é promotrice e redattrice de «Il Grido della folla», diretto da Giovanni Gavilli prima e Oberdan Gigli.

«Il Grido della folla», numero 19 (quarto anno) del 27 maggio 1905, storico giornale anarchico fondato da Nella Giacomelli ed Ettore Molinari

La sua vita privata é però per lei foriera di grandi preoccupazioni: nel 1903 scrive una lettera proprio a Gigli in cui gli dichiara il proprio amore, ma anche di aver perso una figlia (motivo del suicidio?) e di essere sul punto di diventare l’amante di Ettore Molinari. In realtà  in casa di Ettore Molinari si occupa di accudire la figlia, cosa che farà  anche dopo la morte di questi nel 1926.

Conduce una vita ritirata e raramente partecipa ad iniziative pubbliche, collaborando però all’attività  scientifica di Molinari (professore di chimica dal 1904 alla Bocconi e poi al Politecnico), alla pubblicazione di periodici anarchici e all’educazione dei figli di Molinari. In questa fase alterna periodi di intensa attività  a periodi di depressione in cui si auto isolava. Di tanto in tanto scrive firmandosi con lo pseudonimo di "Ireos", qualche volta partecipa pure a convegni sull’amore libero, sulla questione femminile in genere (inizialmente mostrò scarsa simpatia per le prime femministe) e sulle colonie anarchiche.

Desiderosa di sperimentare la vita comunitaria, nel 1905 si reca presso la comune comunista L’Essai di Aiglemont, nelle Ardenne francesi. Terminata l’esperienza scrive un saggio a puntate molto critico, pubblicato in seguito su «La Protesta Umana» e poi trasformato in un opuscolo.

Contrasti con gli anarchici[modifica]

Anarchica individualista, insieme a Molinari é spesso accusata dai suoi compagni di eccessiva rigidità  e di non comprendere le difficoltà  quotidiane che vive la maggior parte delle persone. Spesso si scontra con gli anarchici che di volta in volta si succedono alla direzione de «Il Grido della folla», ovvero Libero Tancredi [1] , Gennaro D’Andrea e Giovanni Gavilli. Nel 1906 si verifica la rottura tra Giovanni Gavilli e i cosiddetti "tetrarchi" del giornale (Molinari, Giacomelli, Riccioti Longhi e Manfredi), che porta questi ultimi a fondare «La Protesta Umana», mentre «Il Grido della folla», passato in gestione a Gavilli, cesserà  in breve tempo le pubblicazioni.

Nel 1908 Giacomelli e Molinari offrono la direzione del nuovo giornale a Paolo Schicchi, ma ben presto si dovranno ricredere per via degli insanabili contrasti che si ingenereranno e che culmineranno in violento pamphlet accusatorio di Schicchi contro la Giacomelli: La degenerazione dell’anarchismo. A questo scritto risponderà  "Epifani" (Ettore Molinari) e "Ireos" (Nella Giacomelli) con Un triste caso di ribellismo anarchico (1909).

Ettore Molinari, compagno di Nella Giacomelli

Dopo la partenza dell'anarchico siciliano Schicchi, Giacomelli e Molinari individuano in Giuseppe Monanni, editore anarchico aretino già  direttore di «Vir» (rivista anarchica d’arte), e nella sua compagna Leda Rafanelli, due possibili e validi collaboratori.

Terminata l’esperienza de «La Protesta Umana», che cessa le pubblicazioni nel 1909, vive in una sorta di isolamento, che nel 1915 la porta a scrivere a Cesare Agostinelli: «Da vari anni, vivo appartata e ho tagliato, si può dire, i ponti fra me e i compagni. Non vado più alle loro riunioni, né loro vengono da me [...] Il fatto vergognoso di Schicchi, mi ha addirittura messo in un tale allarme contro i compagni, che io temo sempre d’imbattermi in qualche farabutto».

In prossimità  della guerra, e dopo gli eventi insurrezionali della settimana rossa, Nella Giacomelli, dietro il nuovo pseudonimo "Petit Jardin", critica le pozioni guerrafondaie di alcuni anarchici (tra cui l’amico Gigli), ribadendo la vocazione internazionalista degli anarchici. In questo periodo, pur mantenendo le sue peculiarità  antiorganizzatrici, si avvicina agli organizzatori, come testimoniano le sue relazioni epistolari con Cesare Agostinelli e Luigi Fabbri, e esprime sui giornali «Volontà » e «Abbasso la guerra!» le sue posizioni di pacifismo intransigente, che rifiuta la difesa della "patria" anche in caso di invasione straniera.

Durante il conflitto bellico è arrestata nel 1916 in piazza del Duomo (Milano) a causa di un tentativo dimostrativo antimilitarista. L'intercettazione di una sua lettera (firmata "Ireos") e di un manifesto antimilitarista che incita le donne a manifestare contro la guerra il 1° maggio 1916 le costa il “rimpatrio” a Lodi, trasformato poi in diffida «da ogni forma di propaganda contro la guerra».

Sarà  comunque una delle prime ad esprimere la propria solidarietà  con la rivoluzione russa. Nel 1917 collabora al giornale «Cronaca Libertaria» (Milano, 14 numeri da agosto a novembre 1917), pubblicato da Leda Rafanelli e Carlo Molaschi. [2]

D’accordo con Luigi Fabbri, nel 1917 manifesta perplessità  [3] di fronte alla possibilità  che gli anarchici partecipino alla cosiddetta 3° Zimmerwald, conferenza internazionale dei partiti socialisti da tenersi a Stoccolma ma che mai si terrà  [4].

Il primo dopo guerra: Umanità  Nova[modifica]

Nell'immediato dopo guerra collabora al numero unico di «Guerra e Pace» (Milano, 22 febbraio 1919) [2], ma nel frattempo le divisioni con gli ex-interventisti si sono acuite enormemente:

«C’è un abisso tra noi, Oberdan; tu hai rinnegato il tuo sogno giovanile, ed io lo sogno più ardentemente che mai; […] Come possiamo ancora comprenderci? Meglio dimenticarci» (Lettera indirizzata ad Oberdan Gigli).
Prima pagina di «Umanità  Nova» (9/12/1956), alla cui fondazione contribuì in mnaiera decisiva anche Nella Giacomelli

Nel 1919 si ributta a capofitto nell’attivismo anarchico partecipando con il solito Molinari (ufficialmente come sua sorella) al convegno fiorentino dell’Unione Comunista Anarchica Italiana. Con la frequentazione di figure come Mario Senigalliesi ed Emilio Spinaci, in quell’anno nasce l’idea della pubblicazione di un quotidiano anarchico, Umanità  Nova, che la porterà  entusiasticamente a scrivere:

«Umanità  Nova, meta suprema di tutte le nostre lotte e dei nostri dolori, noi ti adottiamo come simbolo luminoso d’una visione vivente, e ti innanziamo al di sopra di tutte le folle, verso tutti i cuori, faro e bandiera di luce e libertà » («Iconoclasta», 25 luglio, Pistoia) .

Il progetto di Umanità  Nova fornisce a Nella nuovo entusiasmo: stringe rapporti epistolari con Malatesta e quando questi alla fine del 1919 sbarcherà  a Taranto di rientro dall'esilio inglese, sarà  proprio a Nella Giacomelli che Errico Malatesta telegraferà . Sul primo numero del nuovo giornale annuncia ironicamente la morte di “Petit Jardin” [5], i suoi scritti sono dapprima quotidiani e poi via via sempre più radi e intrisi di un pessimismo che sembra nuovamente far breccia nel suo animo. Auspica non la rivoluzione, ma la fine del mondo, scettica com’è sulla possibilità  che gli esseri umani possano finalmente cambiare [6]. E’ critica con il movimento anarchico, convinta com'é che «si creano dei ribelli ma non si formano degli anarchici», non ponendo quindi le basi per la costituzione di una società  veramente libertaria.

L'ultimo periodo[modifica]

Dopo essere stata amministratore delegato della società  del giornale, lascia l’incarico e contemporaneamente smette anche la collaborazione del giornale [7]. Nonostante l’abbandono di Umanità  Nova, il giudice Carboni nel febbraio 1921 la include tra gli indagati per «cospirazione contro i poteri dello stato», che vede coinvolti i principali redattori di Umanità  Nova (Errico Malatesta, Armando Borghi, Corrado Quaglino, ecc.).

Assolta il 25 marzo 1921, è nuovamente denunciata dopo la strage del teatro Diana di Milano per «associazione a delinquere», accusa da cui verrà  scagionata il 1° maggio seguente. Nei due anni seguenti, dopo il trasferimento di Umanità  Nova a Roma, collabora alla rivista milanese «Pagine libertarie» di Carlo Molaschi "Inkyo" e "vice Rudel" (Rudel era lo pseudonimo di Henry Molinari). Morto Ettore Molinari (Milano, 9 novembre 1926), é accusata di aver stretto rapporti con Camillo Berneri, a sua volta sospettato di aver sostenuto Gino Lucetti nel suo tentativo di uccidere Mussolini, e quindi arrestata nel 1928 insieme a Libero ed Henry Molinari, figli di Ettore.

In favore dei tre interviene l'eterno amico Oberdan Gigli - con cui Nella aveva mantenuto buoni rapporti d'amicizia nonostante le sostanziali divisioni sul modo di intendere l'anarchia - che si rivolge ad Ada Negri, ex-socialista convertita al fascismo, con l'intento che ella chieda giustizia «a chi solo può superare le difficoltà  delle leggi», cioè allo stesso Mussolini. Liberati i tre tra la fine di agosto e l'inizio di settembre dello stesso anno, Nella si ritira a Rivoltella del Garda (frazione di Desenzano), presso la villa Molinari, apparentemente senza più interessarsi di politica.

Caduto il fascismo e avviatasi l'Italia repubblicana, Nella Giacomelli muore a Desenzano il 12 febbraio 1949.

Note[modifica]

  1. Massimo Rocca (1884-1973), conosciuto come Libero Tancredi, prima fu anarchico, poi aderì al fascismo.
  2. 2.0 2.1 da "militants-anarchistes.info"
  3. Lettera di “Petit Jardin”, <<Cronaca libertaria>>, 17 agosto 1917
  4. La Conferenza di Zimmerwald fu una conferenza internazionale dei partiti socialisti. La prima conferenza di Zimmerwal si tenne dal 5 all'8 settembre 1915 in Svizzera per iniziativa italiana ed elvetica
  5. Sulla tomba di Petiti Jardin, 26-27 febbraio 1920
  6. Permettete, 1 marzo 1920
  7. "Petit Jardin", Il giudice Cappone, ovverosia: le farse della giustizia, Milano, 1921, pag 60-63

Scritti[modifica]

  • Per una scuola moderna, Milano 1907
  • Una colonia comunista, prefazione di Oberdan Gigli, Milano, Biblioteca della Protesta Umana, 1907
  • Una colonia libertaria nelle Ardenne, s. l. d.
  • Un triste caso di libellismo anarchico. Risposta ad un turpe libello di Paolo Schicchi (con Ettore Molinari), Milano, Tipografia Enrico Zerboni, 1909
  • Fattori economici pel successo della rivoluzione sociale, 1920
  • Il giudice Cappone ovverosia Le farse della Giustizia. Fantasia esquimese in tre periodi con Epilogo Milanese, Milano, Libreria di Umanità  Nova, 1921
  • Meteore Rosse. Dramma in tre atti, Milano, Libreria Editrice Tempi Nuovi, 1922
  • Il sistema Alker di allevamento dei bachi, prefazione di Ettore Molinari e due appendici a cura del sig. Alker di Desenzano, Milano, Casa Editrice Bietti, 1927

Fonti e Bibliografia[modifica]

  • Archivio centrale dello Stato, Roma, Casellario politico centrale, Nella Giacomelli
  • Archivio di Stato di Milano, Fondo Questura, cartella 89
  • E. Santarelli, Giacomelli Nella, in AA. VV., La questione femminile in Italia dal '900 ad oggi, Milano, Franco Angeli 1979
  • P. C. Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati, Milano, Rizzoli 1981
  • M. A. Serci, Giacomelli Nella, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. LIV, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana 2000
  • Giacomelli Nella, in «Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani», I, Pisa, BFS 2003

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]