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Musica

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Fabrizio De André, il più noto cantautore anarchico

Il termine musica, dal punto di vista etimologico deriva dalle Muse (figure della mitologia Greca e Romana), indicando non una particolare arte, bensì tutte le arti delle muse, ossia tutto ciò che era "perfetto" e "bello".

Generalità [modifica]

La musica è una delle manifestazioni spirituali più antiche. Si differenzia dalla pittura e dalla scultura, che si basano su valori spaziali, e dalla poesia, che contiene elementi di rappresentazione.

Gli elementi caratterizzanti la musica sono: il ritmo, la melodia, l’armonia e il contrappunto.

Nascita della musica[modifica]

La musica esiste da tempi antichissimi e non c'è stata civiltà  che, in un modo o nell’altro, non abbia sviluppato un sistema musicale proprio o adattato ai propri bisogni. Inizialmente l’uomo ha inteso la musica come un modo per imitare i suoni naturali: il canto degli uccelli, il fragore del tuono, il frusciare delle fronde.

Dall'osservazione delle culture preistoriche ancora esistenti (indios brasiliani, gli aborigeni australiani, alcune popolazioni africane ecc.), si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dall'imitazione del ritmo (es. battito delle mani o dei piedi), dall’emissioni di suoni fatti per gioco o noia, dall’imitazione dei versi degli animali ecc. Per questi motivi è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione (es. tamburi).

Doppia valenza della musica[modifica]

Léo Ferré

Nella storia dell’umanità  la musica ha assunto un ruolo determinante e spesso ha accompagnato l’uomo \ la donna nelle sue lotte di emancipazione individuale e collettiva.

Secondo Friedrich Nietzsche la musica è un’arte dionisiaca primale (lo "spirito dionisiaco" rappresentava il trasporto e la spontaneità , in contrapposizione allo spirito apollineo che rappresentava l’armonia e l’ordine) poiché stimola una situazione fisica ed emozionale tale da determinare un effetto catartico.

La musica, quindi, può liberare l’individuo dalle proprie costrizioni mentali che ne limitano la libertà . Per questo, spesso, determinate canzoni (o cantanti) e musiche (o musicisti) sono state osteggiate dai regimi, in quanto considerate pericolose per la loro autorità . Talvolta, al contrario, la musica è stata utilizzata come strumento “educativo” delle masse (si pensi alle canzoni fasciste durante il ventennio oppure agli stessi inni patriottici) o come elemento di distrazione delle stesse (si pensi alle canzonette commerciali o alle musichette da discoteca), in modo che non intralciassero le istituzioni durante l’esercizio del potere.

La musica, in sostanza, può avere una "valenza positiva" (catarsi) e una "valenza negativa" (ammansimento), in funzione delle finalità  per cui viene utilizzata. Autogestire e autogestirsi significa riappropriarsi delle peculiarità  più propriamente artistiche della musica, impedendone la volgare commercializzazione o, peggio, la sua strumentalizzazione in chiave repressiva.

Musica e anarchia[modifica]

Uno dei primi canti anarchici, L’Inno dell’Internazionale (da non confondere con L'Internazionale di Eugène Pottier), è del 1875, dedicato appunto all’Internazionale dei lavoratori, un’organizzazione che in Italia nasce anarchica.

Nei cortei come nelle osterie, nelle carceri come in tutte le adunanze, i canti anarchici esprimono la solidarietà  e la rabbia, l’amore e la determinazione dei propri contenuti; denunciano fatti (da Addio a Lugano, scritta da Pietro Gori, a La ballata del Pinelli), esprimono solidarietà  ai propri compagni (da L’interrogatorio di Sante Caserio a Liberiamo Marini) rivendicano metodologie (dall’Inno della rivolta all’Inno individualista) e talvolta sono dei veri e propri manifesti politici (vedi ad esempio il Canto dei malfattori).

I Crass furono uno dei gruppi capostipiti dell'anarcho punk
Pietro Gori, anarchico e autore di canzoni

Anarchia fa rima con poesia e la canzone è mezzo d’espressione e veicolo di diffusione orizzontale, nella società , dell’idea e della pratica antiautoritaria.

Se nel corso dei secoli il tradizionale "canto di lotta" (la canzone militante scritta e musicata da compagni interni al movimento) ha mantenuto una propria continuità , ad esso si sono aggiunti nuovi tipi di canzoni anarchiche, sia da parte di chi attraverso la propria attività  musicale ha affrontato temi sociali (ad esempio certi cantautori come Fabrizio De André) sia da parte di chi ha scelto la musica come strumento caratterizzante per esprimere anarchia. Durante gli anni della contestazione giovanile ("anni 60-70") è stata soprattutto la musica punk (es. i Sex Pistols, The Clash, Crass...) o quella rock in genere ad essere utilizzata come strumento di contestazione, in chiave libertaria, al sistema di potere vigente. Fu proprio in questo periodo, e negli anni seguenti, che la controcultura punk fece dell'anarchia uno dei fondamenti principali dell'ideologia del movimento.

Il livello di consapevolezza di questi cantanti/musicisti non è stato sempre elevato e talvolta sono stati lanciati messaggi superficiali e confusionari (sulla base dello stereotipo di "anarchia" come sinonimo di "confusione", "disordine", "violenza", "caos"). Non pochi però si sono distinti, al contrario, per un livello di consapevolezza alquanto elevato. Merita una citazione Jim Morrison (cantante del gruppo The Doors), il quale non era forse un anarchico in senso stretto, ma sicuramente era un antiautoritario con una forte impronta individualista (buon conoscitore del pensiero di Friedrich Nietzsche).

A partire dagli "anni 90" è stata la musica techno a relazionarsi fortemente con la scena anarchica ed eco-anarchica. Spesso molti avvenimenti legati alla musica techno (raves party) sono stati organizzati a scopo non lucrativo e contravvenendo alle leggi nazionali. In Gran Bretagna, la Criminal Justice Bill (1994), ha reso illegali questi raves, ma ciò non ha impedito l’organizzazione di altri eventi. Il più importante di questi, organizzato in risposta ai decreti repressivi, fu organizzato nel pieno centro di Londra, prendendo la denominazione di "party&protest". Ancora oggi viene considerata la più grande manifestazione musicale degli "anni 90" del Regno Unito.

Esistono poi altri svariati generi di musica elettronica di tendenza anarchica, tra cui per esempio il Digital hardcore.

In conclusione, oggi come in passato, si può dire: Musica e anarchia è come dire amore a prima vista.

Canzoni anarchiche[modifica]

Citazioni[modifica]

  • «Se non posso ballare non desidero far parte del vostro giro» (Emma Goldman)
  • «La vita senza musica non è vita» (Friedrich Nietzsche)
  • «Un'orchestra può fare benissimo a meno del direttore» (John Cage)

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Vedi anche[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]