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Movimento operaio

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The Leader of the Luddites («Il leader dei Luddisti»), pittura del 1812
La bandiera rossa è il simbolo adottato dalla corrente marxista del movimento operaio a partire dal XIX secolo.
Il termine movimento operaio definisce tutti i movimenti e i partiti organizzati nati dalla rivoluzione industriale in poi e che si sono battuti per migliorare le condizioni di vita della classe operaia. Sono quindi inclusi i sindacati, i movimenti rivoluzionari (marxismo, anarchismo, socialismo) ed anche i partiti politici di sinistra che storicamente hanno difeso gli interessi degli operai con varie azioni politiche e sociali (cooperativismo, mutualismo, ecc.). Nello specifico, a partire dal XIX secolo, il movimento socialista si pose come rappresentante del movimento operaio.

La natura del rapporto tra sindacati e partiti politici varia di paese in paese: nel Regno Unito, la precocità  dell'industrializzazione portò alla nascita delle prime forme di associazione dei lavoratori sorsero in Gran Bretagna: le Trade Unions. Dopo la scissione del movimento socialista agli inizi del XX secolo, il partito comunista e, in senso più generale, il movimento comunista, si autoproclamarono i veri rappresentanti del movimento operaio, quantunque lungamente anche il movimento anarchico abbia lungamente goduto dell'appoggio degli operai e ne abbia difeso gli interessi in particolare attraverso l'anarco-sindacalismo.

Storia[modifica]

Le origini[modifica]

L'origine del movimento operaio è storicamente collocabile nell'Europa e negli Stati Uniti del XIX secolo, a seguito dell'avvenuta rivoluzione industriale e allo sviluppo del capitalismo, che portò con sé la nascita della nuova classe dominante: la borghesia industriale. Contro l'arroganza padronale i lavoratori si posero come classe antagonista, sviluppando una conflittualità  sempre più crescente e facendo anche un ampio uso della forza, come dimostra la nascita del fenomeno luddista: un movimento di sabotatori che agì principalmente in Gran Bretagna, soprattutto nei primi decenni del XIX secolo (la prima grande rivolta luddistica avviene tra il 1811 e il 1812), rispondendo con la violenza alla violenza dell'industrializzazione forzata e alle conseguenze che ne derivarono. Gli operai presero a distruggere le macchine delle fabbriche, ritenute una vera e propria minaccia alla loro vita (alienazione, perdita del lavoro, ecc.). Come scrive Edward Palmer Thompson, il luddismo fu l'ultimo atto dopo il fallimento di tutti i mezzi che la legge consentiva loro (petizioni, appelli alle autorità  ecc.).

Da allora in poi si costituirono organizzazioni, movimenti e sindacati, tutti finalizzati ad organizzare il movimento di resistenza contro il capitalismo e i suoi derivati. Essi agirono inizialmente in clandestinità  perchè la Combination Acts[1] vietava scioperi e proteste, essendo stata concepita per impedire le attività  della Corresponding society, un movimento operaio riformista attivo dal 1792. Gli operai si ritrovarono così ad organizzarsi clandestinamente e spontaneamente, il luddismo subì una repressione sanguinosa, ma le lotte d'azione diretta e di sabotaggio promosse dai seguaci di Ned Ludd non furono vane: dal 1824, a causa del timore che erano riusciti ad incutere al capitalismo inglese[2], il governo abrogò la Combination Acts e nel 1833 Robert Owen potè dare vita al Grand National Consolidated Trade Unions[3], tuttavia il diritto di associazione sarà  riconosciuto pienamente solo con le leggi del 1871-75 (rese definitive nel 1906 dal Trade Disputes Act).
Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo. Il pensiero anarchico, soprattutto nelle sue correnti "socialiste", si è sempre schierato in favore della classe operaia, proponendo contro il capitalismo mezzi e fini rivoluzionari.
Sciolta d'autorità  l'organizzazione oweniana, nel 1838 si sviluppò un nuovo movimento a base politico-rivendicativa che assunse il nome di Cartismo e diede vita a varie forme di protesta di massa. Il movimento operaio inglese cominciò quindi a porsi anche obiettivi politici (per esempio il suffragio universale) e non solo economici. Gli scioperi di massa del 1842 indussero il Parlamento inglese a varare prima una serie di leggi sulle miniere e poi, cinque anni dopo, a fissare la giornata lavorativa a dieci ore. Con lo scoppio della rivoluzione europea del 1848, il movimento operaio inglese divenne un punto di riferimento per tutti gli operai europei, sia per le rivendicazioni economiche che per quelle politiche, quantunque gli inglesi non si ponevano obiettivi - economici, sociali e politici - rivoluzionari, che invece presero piede in altri paesi d'Europa, in particolare in Francia. Il movimento operaio e socialista inglese si distinguerà  anche in futuro dagli altri per il suo carattere riformista e sostanzialmente pacifista.


In Francia il movimento operaio diede i primi segni di vita subito dopo la rivoluzione francese, alla fine del settecento, anche se fu immediatamente illegalizato dalla legge Chapelier (1791) [4]. Immediatamente il movimento francese assunse una forte connotazione politica rivoluzionaria, che sfociò nella Congiura degli eguali (1795-96), una cospirazione di Gracchus Babeuf che sarà  duramente repressa perchè mirava ristabilire la Costituzione dell'anno prima e ad instaurare il comunismo economico. Dopo la restaurazione, il movimento operaio francese ebbe un periodo di stasi ma a partire dagli anni '30 riprese vigore, ispirata dallo studio di Louis Blanc L'Organizzazione del lavoro [5], dalle insurrezioni di Blanqui (il fallito tentativo insurrezionale del maggio del 1839 gli costò la condanna a morte, dalla quale poi fu graziato) e da altre riflessioni politiche annoverabili tra il socialismo utopistico (Charles Fourier e H. de Saint-Simon). Non da meno fu lo straordinario e proficuo lavoro teorico di Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo moderno, con il quale influenzò e condizionò anche il movimento operaio, sia francese che europeo, conferendogli carattere radicalmente anti-capitalista e antiautoritario.
Su alcuni drappi neri gli operai lionesi (canuts scrissero il loro proclama di lotta: «Vivere lavorando o morire combattendo»
Già  nel novembre 1831 e aprile 1834 gli operai francesi impiegati nell'industria della seta (canuts) diedero prova di radicalità , rivoltandosi violentemente contro lo sfruttamento del lavoro imposto dai loro datori di lavoro (rivolta dei Canuts), esattamente come avevano fatto i luddisti inglesi qualche decennio prima. In seguito gli operai francesi parteciparono alla rivoluzione del 1848, che comportò la caduta della monarchia e l'avvento della Seconda Repubblica, del cui governo fece parte, tra gli altri, Louis Blanc, il poeta Lamartine e l'operaio Alexandre Martin detto Albert. Furono attuate una serie di riforme sociali di ispirazione socialista: fu proclamata la liberazione degli schiavi nelle colonie, la giornata lavorativa fu ridotta a dieci ore e furono introdotti gli ateliers nationaux («opifici nazionali»). La fine del governo socialista e la repressione dei moti operai e popolari conseguenti, gettò la classe operaia francese in una profondissima crisi, che portò alla sua quasi totale emarginazione rispetto al regime bonapartista e ad un arretramento generale delle condizioni di vita delle classi sociali più sfruttate.

Come riportato, il movimento operaio ha quindi le sue origini principalmente in Gran Bretagna, paese in cui scoppiò la rivoluzione industriale, ma anche nella vicina Francia. Nello stesso periodo che il movimento operaio inglese e francese si andava a formare, gli altri paesi d'Europa vivevano in condizioni di arretratezza industriale, quindi gli operai erano ridotti numericamente ai minimi termini. L'Italia pre-unitaria non aveva un grande apparato industriale, anche se in Campania era attiva sin dal 1832 il Real Opificio Borbonico di Pietrarsa, un efficiente fabbrica del settore ferroviario, tuttavia nel 1848 in Piemonte nacquero le prime società  di mutuo soccorso ed entità  associative operaie, che dopo il 1859 si estesero nelle altre regioni. Sarebbe però azzardato parlare di movimento operaio italiano, che invece cominciò a consolidarsi solo dopo l'unità  d'Italia (1861) con la progressiva sostituzione dell'industria all'artigianato e grazie anche alla propaganda dell'anarchico Michail Bakunin. Le prime agitazioni operaie si ebbero nell'estate del 1863 proprio nella fabbrica di Pietralsa, poiché la nuova proprietà  aveva dato vita a una serie impressionante di licenziamenti. Alle proteste operaie le istituzioni risposero con violente cariche delle forze di polizia (6 agosto 1863) che causarono almeno quattro morti: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri. [6]
Negli stati germanici solo nel 1844 scoppiarono le prime lotte dei lavoratori della Slesia, alle quali il governo reagì nel 1845 con la promulgazione di una legge che vietava le associazioni e gli scioperi. Tuttavia, furono proprio due tedeschi, Marx ed Engels, a dare un grande contributo alla politicizzazione del movimento operaio in senso comunista ed internazionalista.

La Prima Internazionale[modifica]

Simbolo adottato dalla Prima Internazionale
Exquisite-kfind.png Vedi, Prima Internazionale.

Grazie allo sviluppo del socialismo scientifico, dottrina elaborata da Karl Marx e Friedrich Engels, e alla diffusione dell'anarchismo, soprattutto per merito dell'azione propagandatrice di Michail Bakunin, gli operai e le classi meno abbienti abbandonarono le divisioni nazionalistiche per abbracciare l'ideale internazionalista, che sfociò nella nascita della Prima Internazionale o Associazione Internazionale dei Lavoratori (A.I.L.). Nell'atto di fondazione si legge:

«Considerando che l'emancipazione della classe operaia deve essere l'opera degli operai medesimi: che gli sforzi degli operaia per conquistare la loro emancipazione non debbono tendere a fondare nuovi privilegi, ma a stabilire diritti e doveri uguali per tutti e ad annientare la dominazione d'ogni classe; che la dipendenza economica dell'operaio dai possessori dei mezzi di lavoro, cioè delle fonti della sua vita, costituisce la causa prima di ogni servitù sociale, morale politica; che tutti gli sforzi per raggiungere questo grande fine sono finora falliti per la mancanza di solidarietà  tra le molteplici categorie di operai in ogni paese e per l'assenza di una unione fraterna tra le classi operaie di diversi paesi...per queste considerazioni è stata fondata l'Associazione Internazionale dei lavoratori.»

All'Internazionale aderirono inizialmente tutte le correnti della Sinistra europea, da Karl Marx agli anarchici e fino a Giuseppe Mazzini. L'Associazione diventò fuorilegge, dal 1871, in Francia, Spagna, Germania, Austria-Ungheria e Danimarca, ma si sviluppò, nonostante la repressione, in Spagna, Italia, Belgio. Dopo la fuoriuscita di Mazzini dall'AIT,[7] a causa della sua propensione nazionalistica, le divisioni ideologiche si incentrarono tra marxisti e anarchici e comportarono nel 1876 lo scioglimento della Prima Internazionale, anche se già  nel 1872 l'esperienza internazionalista era sostanzialmente terminata con la sua divisione in due rami:

Nonostante le divisioni interne, la Prima Internazionale è ritenuta l'ispiratrice della Comune di Parigi nata 18 marzo 1871.

Dalla Comune di Parigi alla Prima guerra mondiale[modifica]

Manifesto dei sette anarchici ed operai condannati a morte (due saranno graziati nel 1893) per i fatti di Haymarket Square. Un ottavo imputato, Oscar Neebe, qui non rappresentato, fu condannato a 15 anni di carcere.

I conflitti della I Internazionale non impedirono ai lavoratori di Parigi di insorgere contro il potere borghese, sconfiggerlo e dare vita alla Comune con il proclama del 18 marzo 1871. Ispirati dal marxismo e dall'anarchismo, i comunardi promulgarono norme a carattere socialista e proletario (abolizione dell'esercito, eleggibilità  e revocabilità  dei deputati, esproprio dei beni ecclesiastici, assegnazione agli operai delle fabbriche abbandonate, ecc.) che spaventarono non poco la borghesia francese ed europea, non a caso unitesi per organizzare la sanguinosa repressione della Comune (21-28 maggio 1871):

« Parigi operaia, con la sua Comune, sarà  celebrata in eterno come l'araldo glorioso di una nuova società . I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già  inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti ». (Karl Marx, La guerra civile in Francia, Londra, 30 maggio 1871)
Il simbolo del fabianesimo, un movimento socialista inglese a cui inizialmente aderirono anche gli anarchici

Nel novembre 1876 Francesco Natta ed altri operaisti organizzarono il Primo Congresso Operaio italiano, ma in quell'epoca il movimento operaio dovette fronteggiare i durissimi provvedimenti repressivi che la maggior parte dei paesi promulgarono nel timore che l'esperienza comunarda potesse propagandarsi. In Russia, per esempio, l' Unione degli operai della Russia meridionale, fondata in diverse occasioni da rivoluzionari populisti russi, subì diverse persecuzioni e molti operai e militanti furono arrestati.

Per lungo tempo il movimento ebbe difficoltà  a riprendersi, tuttavia alla fine nel 1889 fu sancita la nascita della II Internazionale. Costituita da partiti socialdemocratici (gli anarchici, esclusi dalla Prima, avevano dato origine all'Internazionale antiautoritaria nel 1872), rimase attiva fino al 1914, anno dello scoppio della prima guerra mondiale. Durante quest'arco di tempo presero forma in Europa, USA e Sud America[8] numerosissime associazioni operaie, alcune dalla vita effimera e altre più durature perché meglio strutturate sul territorio; alcune si distinsero per il carattere prettamente riformista [9] e altre per le tendenze rivoluzionarie, ispirate soprattutto ai principi marxisti [10] e a quelli anarchici[11]. In particolare in Francia i dettami anarchici plasmarono una forma di sindacalismo molto radicale, imperniata sull'azione diretta, il sabotaggio e lo sciopero generale, al cui interno si svilupparono correnti anarco-sindacaliste e sindacaliste rivoluzionarie. La F??dération nationale des Syndicats (1886) e la Fédération des Bourses du travail (1892) sono le organizzazioni nelle quali prevalsero i rivoluzionarî partigiani dell'azione diretta e di altre forme d'azione rivoluzionaria; fino alla prima guerra mondiale la Confédération générale du travail (1902) si trovò divisa fra socialdemocratici riformisti e sindacalisti rivoluzionarî ispirati da Sorel. Le idee anarco-sindacaliste e rivoluzionarie portarono al celebre Congresso di Amiens del 1906, in cui gli intervenuti dibatterono intorno al sindacalismo ed alla fine stilarono un documento denominato Carta di Amiens. Pochi anni dopo (1910), in Spagna, si costituì quello che diventerà  il più importante sindacato anarco-sindacalista della storia: la Confederación Nacional del Trabajo.

Negli Stati Uniti il movimento operaio ebbe inizialmente carattere riformista, imperniata sulle organizzazioni sindacali di mestiere, come per esempio i Knights of labour (fondati nel 1863) e la National labor union (1866), ma assunse poi caratteristiche un pò più radicali quando nacque l'American Federation of Labour, che però non avendo programmi politici e sociali non si poneva obiettivi al di là  di quelli sindacali. Da questa, dopo la separazione dei minatori, si costituì l' American labour union of the West, di matrice socialista, che furono il primo nucleo dell' Industrial Workers of the World (IWW), nato nel 1905 sotto le influenze degli anarchici e dei sindacalisti rivoluzionari. L'IWW durante la Prima guerra mondiale, a causa della sua posizione antimilitarista, subì una durissima repressione. Negli anni '80 del XIX secolo, gli operai e i lavoratori americani lottarono strenuamente in favore delle 8 ore lavorative e di migliori condizioni salariali. Per questo furono vittime della violenza padronale e istituzionale, che sfociò in numerosi massacri operai e in diverse condanne carcerarie degli attivisti sindacali.
Sciopero del 1 maggio 1890, Place de la Concorde, Parigi
Il culmine fu raggiunto dopo i drammatici fatti di Chicago del maggio 1886, che comportarono la condanna a morte per sette sindacalisti (August Spies, Samuel Fielden, Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Albert Parsons).[12] accusati di aver premeditato una rivolta contro le forze di polizia.

In Italia invece, dopo il Risorgimento, e le prime società  di mutuo soccorso, si ebbe in Sicilia una diffusione del movimento dei fasci siciliani (1893-94), che fece particolare presa soprattutto tra operai, braccianti, piccoli contadini e minatori (zolfatari); nel nord della penisola si ebbe una lenta ma graduale diffusione di leghe operaie e contadine e di Camere del lavoro[13], più volte vittime di persecuzioni e repressioni, ma che sempre rinascevano più combattive di prima. Il diritto allo sciopero fu riconosciuto nel 1901 dopo i fatti di Genova (1901) [14] ed in seguito si registrarono numerose manifestazioni di quel tipo, come lo sciopero di Buggerru (1904). Intanto nel 1882 si era costituito a Milano il Partito Operaio Italiano (17 maggio 1882), dalla forte influenza anarchica, che in seguito si trasformò Partito dei Lavoratori Italiani. Tutte queste associazioni, movimenti e partiti portarono poi alla formazione dei sindacati classici, come la Confederazione generale del lavoro (CGL, 1906) o l'Unione Sindacale Italiana (sindacato rivoluzionario nato nel 1912). Poco prima della "Grande Guerra" e durante la stessa, la classe operaia partecipò attivamente alle lotte antimilitariste (es. Moti operai antimilitaristici di Torino del 1917), quantunque la diffusione del nazionalismo, anche tra le classi più sfruttate, tese ad indebolire e condizionare le attività  politiche e sociali dei lavoratori italiani e non.

I filoni principali del movimento operaio italiano sino a questo momento sono tre:

Il biennio rosso e gli anni bui del fascismo[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Consigli ed occupazioni di fabbrica in Italia (1919-20) e Fascismo.

Il primo dopo guerra fu caratterizzato da una profonda confusione e da forti difficoltà  organizzative, soprattutto nei paesi che più di tutti erano stati coinvolti nella guerra. In Italia, durante il biennio 1919-1920 (biennio rosso) le leghe contadine rosse (socialiste) e bianche (cattoliche) organizzarono le lotte per l'occupazione delle terre, che però nel giro di poco tempo furono soffocate dagli agrari. Nel frattempo gli operai del nord, influenzati dal pensiero anarchico e da quello marxista, avevano dato inizio alle occupazioni delle fabbriche e alla nascita dei consigli di fabbrica, ma anche questa protesta fallì. Le sconfitte del movimento operaio acuirono i contrasti fra massimalisti e riformisti, che di fatto portarono ad un generale indebolimento del fronte proletario e alla nascita del regime reazionario fascista. Mussolini fu appoggiato dalla borghesia e dall'aristocrazia italiana, timorosa che la penisola potesse esser contagiata da quanto stava accadendo in Russia con la rivoluzione bolscevica. Timori peraltro non infondati visto quanto accaduto non solo in Italia durante il già  citato biennio rosso, ma anche in Germania (Rivoluzione tedesca spartachista del 1918, Repubblica dei Consigli di Baviera) e Ungheria (Repubblica sovietica ungherese del 1919).

L'ungherese Béla Kun parla alla folla (1919)

Durante il ventennio fascista, il movimento operaio e quello sindacale, rivoluzionario e riformista, fu di fatto spazzato via dalle continue violenze squadriste. La Carta del Lavoro del 1927 (Corporativismo fascista) fu il colpo di grazia della conflittualità  tra capitale e lavoro, in quanto gli interessi dello Stato venivano teoricamente anteposti a quello di proprietari e lavoratori (in realtà  interessi di Stato e capitale tendono a coincidere). La resistenza di frange del movimento operaio (è conosciuta l' autodifesa della Camera del lavoro di Civitavecchia nel 1921-22) alla strutturazione del fascismo nel paese fu di fatto vana. Tuttavia, di fronte alle prime crepe del regime mussoliniano, gli operai si attivarono in prima persona e gli scioperi del marzo 1943[15], ed in particolare quello del 5 marzo, furono un colpo quasi decisivo per il già  traballante regime. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio) e l'armistizio dell'8 settembre, molti operai parteciparono alla resistenza contro il nazi-fascismo, altri boicottarono il regime attraverso l'organizzazione di portentosi scioperi, di cui quelli del marzo 1944 (-8 marzo), che coinvolsero tutto il nord Italia, segnarono una importante vittoria dei proletari antifascisti poiché riuscirono a bloccare la produzione bellica in tutta l'Italia settentrionale.

Anche nella Germania nazista e nella Spagna franchista il movimento operaio fu ridotto ai minimi termini, quantunque le frange più combattive continuarono lungamente la loro strenua battaglia contro il totalitarismo [16].

I paesi a governo democratico che non avevano subito la tirannia nazi-fascista ne furono comunque condizionati e durante quegli anni il movimento operaio e sindacale, soprattutto a partire dagli anni Trenta, tese a relazionarsi con lo Stato attraverso rapporti sindacali che di fatto escludevano la conflittualità , anche perché in Gran Bretagna lo sciopero generale dei minatori del 1926 aveva dato al governo il pretesto per un ridimensionamento delle libertà  sindacali (nel 1927 fu dichiarato illegale ogni sciopero non corporativo). Tali restrizioni si protrassero fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale il movimento operaio inglese e il sindacato appoggiarono fedelmente il governo conservatore di Churchill. In Francia il movimento rimase inizialmente sotto la guida della CGT, sempre ispirata dai principi dell'azione diretta, ma dopo la scissione del 1921, la temporanea nascita della Confédération générale du travail unitaire (CGTU), di composizione operaia e di tendenza comunista, e la successiva riunificazione (tra il 1925 e il 1928), la CGT vide sostanziali modifiche nella sua composizione socio-professionale, che ora vedeva il predominio di dipendenti pubblici e di fatto orientò il sindacato verso una rapporto con Stato e capitale meno conflittuale e più concertativi. Questo modifiche culminarono nell'ingresso della CGT nel movimento che tra il 1935 e il 1936 portò al governo del cosiddetto Fronte popolare.

Dal 1945 ai giorni nostri[modifica]

Nel secondo dopo-guerra il movimento operaio fu impegnato nella riorganizzazione delle proprie strutture, tuttavia negli anni '50 e nei primi anni '60 non si registrarono importanti episodi conflittuali giacché i lavoratori erano anche impegnati anima e corpo nella ricostruzione socio-economica dei paesi distrutti dalla guerra, ricevendone anche un effimero benessere (il cosiddetto miracolo economico). Nella stessa Germania federale del dopoguerra il Deutscher Gewerkschaftsbund (sindacato nato nel 1949) fu uno dei fattori più importanti nella ricostruzione economica e politica del Paese. I sindacati più importanti non avanzavano più pretese rivoluzionarie, visto anche il definitivo rifiuto nel Congresso di Bad Godesberg del 1959 da parte della socialdemocrazia tedesca del marxismo e delle ideologie rivoluzionaria. In Italia la ripresa di un movimento operaio libero si concretizzò con la ricostituzione del sindacato unitario (1944) promosso dai tre grandi partiti di massa DC, PCI, PSI, ma che così come in Francia fu messo in crisi dall'inizio della Guerra fredda e dall'estromissione dalla coalizione di governo dei partiti filosovietici.

Le lotte operaie ricominciarono alla fine degli anni '60, in particolare durante il biennio 1968-70 quando operai e studenti in molti casi agirono unitariamente contro Stato e capitale.[17] In un volantino redatto dagli studenti di Torino si invitano gli operai ad unirsi a loro nella lotta:

«Operai! L'autoritarismo e la discriminazione nelle scuole, lo sfruttamento nelle fabbriche, la divisione in classi della società  hanno una sola radice: il sistema capitalista. La polizia, quando caccia gli studenti dalle scuole e quando viene davanti alle fabbriche per danneggiare gli scioperi, fa sempre la stessa cosa: difende gli interessi dei padroni. I padroni conservano il potere non solo comandando nelle fabbriche e sfruttando gli operai; conservano il potere anche attraverso una scuola in cui solo i ricchi possono andare avanti a prendersi i titoli di studio con cui diventeranno dirigenti. I figli di operai e dei contadini devono lavorare [...] Inoltre la scuola è fatta in modo da insegnare la logica egoistica dello sfruttamento [...] Questa è una scuola è una scuola di classe perché ci possono andare solo i ricchi e perché insegna una mentalità  di classe.
Gli studenti lottano: per una scuola aperta a tutti; per uno studio fondato sull'esperienza sociale e sul lavoro collettivo. Ma la scuola resterà  di classe finché la società  resterà  fondata sullo sfruttamento e sulle classi [...] Per questo gli studenti si rivolgono oggi agli operai, che dal sistema capitalista sono più sfruttati, e che quindi hanno l'interesse a rovesciarlo. La lotta degli studenti e degli operai è unica: discutiamo insieme su questi problemi e organizziamoci assieme per essere più forti nella lotta e per ottenere ciò che vogliamo.»

In Italia queste lotte portarono quantomeno all'adozione dello Statuto dei lavoratori nel 1970 [18] e contribuirono comunque alla nascita di numerose organizzazioni operaiste dal carattere radicale, come per esempio Avanguardia Operaia (1968-1977), Potere Operaio (1969-1973), Movimento operai-studenti di Torino, Lotta Continua (nata nel 1969) e Autonomia Operaia (1973-1979). Organizzazioni simili si ebbero anche in altri paesi, dove ugualmente si registrò l'unione tra studenti e operai, come per esempio in Francia, dove il 3 maggio fu organizzata una portentosa manifestazione che vide marciare fianco a fianco operai e studenti.

Negli anni Ottanta si assistette ad una reazione antiproletaria e ad una controffensiva contro lo Stato sociale e altre forme di garanzia dei livelli di vita acquisiti grazie alle lotte dei lavoratori degli anni precedenti. Questa reazione fu particolarmente feroce in Gran Bretagna con il governo di Margareth Thatcher (1979-1990), che non esitò a dichiarare illegale lo sciopero se non fosse stato approvato a voto segreto dalla maggioranza dei lavoratori, e negli USA con quello di Ronald Reagan (1981-1989).

Con la caduta del muro di Berlino (1989) e il dissolvimento dell'URSS, il movimento operaio più politicizzato si è disorientato, non avendo più alcun punto di riferimento politico e sociale, e ciò non ha fatto altro che agevolare l'arretramento dei lavoratori di fronte alle rivendicazioni antiproletarie e antisociali della borghesia.

Note[modifica]

  1. Combination Acts
  2. Luddismo incompreso e calunniato
  3. Trade Unionism
  4. La legge Le Chapelier
  5. L'Organisation du travail, 1839
  6. 6 Agosto 1863: i Bersaglieri sparano sui lavoratori
  7. Mazzini e l'Internazionale
  8. In SudAmerica (soprattutto Argentina e Brasile) la nascita del movimento operaio è legata all'emigrazione di anarchici e socialisti avvenuta nell'ultimo ventennio del XIX secolo.
  9. In Gran Bretagna, paese dalla tradizione riformista, nel 1884 nacque la Federazione socialdemocratica e la Fabian society. Al fabianesimo aderirono anche anarchici come Charlotte Wilson, prima che questa fondasse il Circolo degli Anarchici Britannici; il General labour unions fu fondato nel 1889; l'Independent labour party nel 1893
  10. In Francia, tra il 1876 e il 1879 , il marxista Jules Guesde costituì la Fédération du parti des travailleurs socialistes; in Russia nel 1898 nacque il Partito operaio socialdemocratico russo; in Germani nel 1875 si costituì quello che fu lungamente, sino al 1914, il più importante partito operaio d'Europa: Sozialdemokratische Partei Deutschlands.
  11. In Spagna il movimento operaio (movimiento obrero) seguì inizialmente le tendenze anarchiche e diedero vita alla Federación obrera, 1881; in Francia gli anarchici Fernand Pelloutier e Émile Pouget proposero l'azione diretta, il sabotaggio e lo sciopero quali mezzi da utilizzare contro il padronato e per le proprie rivendicazioni;)
  12. La sentenza fu eseguita l'11 novembre 1887, ma solo per quattro di loro: Samuel Fielden e Michael Schwab furono infatti graziati a causa della domanda inoltrata al governatore, mentre Louis Lingg si suicidò in cella il giorno prima dell'esecuzione
  13. La prima Camera del lavoro vide la luce a Milano nel 1891 per opera di Osvaldo Gnocchi-Viani.
  14. Un secolo in sciopero (Il Manifesto 11/4/2002)
  15. Gli scioperi del marzo 1943
  16. Si veda il caso di Marinus van der Lubbe
  17. La rivolta studentesca
  18. Statuto dei Lavoratori (1970)

Bibliografia[modifica]

  • A. Gradilone, Storia del sindacalismo, Milano, 1957-59;
  • E. Dolléans, Storia del movimento operaio, Firenze, 1968;
  • G. Baglioni, Sindacato e proteste operaie, Milano, 1969;
  • G. Sorel, Considerazioni sulla violenza, Laterza Editore, Bari, 1970;
  • F. Pelloutier, Storia delle borse del lavoro, Jaca Book, Milano, 1976;
  • J. Peirats, La CNT nella rivoluzione spagnola, Edizioni L'Antistato, Milano, 1977.
  • P. Monatte, La lotta sindacale, Jaca Book, Milano, 1978
  • M. Antonioli, Azione diretta e organizzazione operaia, Taranto, 1991;

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]