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Michele Schirru

Da Anarcopedia.

Michele Schirru

Michele Schirru (Padria, Sassari, 19 ottobre 1899 - Roma, 29 maggio 1931), é stato un anarchico sardo condannato a morte per aver progettato l’uccisione di Mussolini. Schirru appartiene a quel folto gruppo di anti-fascisti che durante il ventennio tentarono di uccidere Mussolini: Tito Zaniboni, Violet Gibson, Gino Lucetti, Anteo Zamboni ed Angelo Sbardellotto.

Indice

[modifica] La vita

Michele Schirru nasce a Padria (Sassari) il 19 ottobre 1899 ma è a Pozzomaggiore (Sassari), paese materno, che trascorre la sua vita sino all'adolescenza. Frequenta la scuola del paese sino alla 6° elementare, poi viene assunto come apprendista nella bottega di un fabbro.

[modifica] L'adolescenza ribelle: socialismo e anarchismo

Inizialmente si avvicina al socialismo, grazie ai rapporti amichevoli con Antonio Solins Chessa e Francesco Pala e di alcune letture individuali. Durante il processo del 5 maggio 1931 dichiarerà di essere stato un adolescente <<scapigliato e selvaggio>> [1]. Partito il padre per gli USA in cerca di fortuna, viene ammesso, da autodidatta, alla Scuola marittima di La Spezia, ma è costretto ad interrompere gli studi a causa di una polmonite. Nell'agosto 1917 è presente alle agitazioni sociali di Torino, dove è per la prima volta fermato dalle forze dell'ordine. Successivamente viene mobilitato in seguito agli eventi della prima guerra mondiale, a cui partecipa pensando che quella guerra possa essere l'input per la rivoluzione sociale. Al termine del "grande massacro" rimane nell'esercito, tuttavia é proprio in "continente" che conosce il pensiero anarchico [2] e sempre a Torino, nel luglio 1919, partecipa a nuove agitazioni sociali e viene nuovamente arrestato, anche se riesce ad evitare il tribunale militare. Ritornato da disoccupato in Sardegna e deluso dal tradimento del PSI durante le occupazioni delle fabbriche del 1919-20, decide di emigrare negli Stati Uniti d'America, facendo una prima tappa in Francia e da cui salpa verso New York, dove vi giunge il 2 novembre 1920.

[modifica] Attività politica negli Stati Uniti

Negli USA, a partire dal 1922, conosce Raffaele Schiavina e si lega al gruppo che ruota intorno al giornale anarchico de << L'Adunata dei Refrattari>>, dove incontra anche altri anarchici sardi (Salvatore Dettori, Antonio Giuseppe Meloni ed Costantino Zonchello). Nel 1926 acquisisce la nazionalità americana e partecipa attivamente ad una serie di iniziative di protesta, tra cui la campagna pro-Sacco e Vanzetti.

A New York dove risiedeva, aveva moglie, due figli, un negozio di frutta e verdura, avrebbe quindi potuto vivere tranquillamente se non avesse seguito il suo istinto libertario, che negli USA si era sicuramente consolidato, che lo porterà a scontrarsi diverse volte con i fascisti americani e a mantenere attvismo il suo impegno in favore dell'anarchia.

<<Anche in America feci del mio meglio per non essere mai assente dalla lotta: contro l'opera nefanda del prete, contro l'inflitrazione fascista nelle colonie italiane>>. [2]

A partire dal 1929 é segnalato come "sovversivo" e sorvegliato dalle autorità italiane e americane in quanto invia frequentemente ai suoi compaesani, compreso il segretario del fascio comunale, riviste anarchiche di ogni specie.

[modifica] Il ritorno in Italia per attentare alla vita di Mussolini

Schirru intende far qualcosa per femrare il regime fascista e per questo decide di far ritorno in Italia: nel gennaio 1930 e nel mese seguente é già a le Havre. Si posta a Parigi, nei pressi di Avignone (dove risiede la sua famiglia), a Milano - dove qualcuno falsamente gli ha attribuito la partecipazione ad un fantomatico tentativo di evasione di un compagno anarchico (Romeo Asara) dall'Ospedale psichiatrico di Mombello, dov'era internato dopo aver finto la pazzia onde non andar al confino. Quest’evasione in realtà non fu mai necessaria in quanto costui venne successivamente dimesso dall'istituto -, poi ancora Parigi, infine fa la spola tra Bruxelles (qui il 30 dicembre 1930 redige il suo Testamento), Charleroi e Liegi, con puntate in Francia e probabilmente in Gran Bretagna. Durante questo periodo si mantiene in contatto con Raffaele Schiavina, con Giuseppe Polidori (da cui riceve somme di denaro) ed Emidio Recchioni. [2]

Il progetto, seppur fumoso, é quello di uccidere il "Duce", sconfiggere il fascismo e innescare la rivoluzione sociale: accompagnato da Emilio Lussu alla stazione, da Parigi parte per l'Italia con due bombe (gennaio 1931). Giunto a Roma il 12 gennaio 1931, affitta una stanza presso l'Hotel Royal di via XX Settembre. [3]

Qui conosce la ballerina Anna Lukowski, se ne innamora, ed è nell’albergo di lei (Albergo Colonna, via Due Macelli) quando lo arrestano il 3 febbraio 1931. Mentre lo conducono al commissariato Schirru impugna una rivoltella e tenta di suicidarsi, ma senza "successo". Rimane però ferito e per questo verrà ricoverato in ospedale. Nella sua stanza, al Royal, trovano bombe e corrispondenza varia. Inizialmente sostiene che quelle armi servivano per colpire alcuni fascisti del suo paese, solo successivamente, secondo la versione fascista, ammette che aveva intenzione d’uccidere il Duce. Schirru aggiunse però che, consapevole delle difficoltà dell’impresa, aveva oramai desistito dal proponimento di uccidere il Duce e si apprestava quindi a ripartire. [E' necessario ben sottolineare nuovamente che trattasi della versione fornita dal regime fascista [4], N.d.R].

[modifica] Reazioni della stampa anarchica all'arresto

Immediatamente dopo il suo arresto, i giornali anarchici dipingono Schirru come un eroe dell'antifascismo e dell'anarchismo: in Michele Schirru, pubblicato su <<Il Risveglio anarchico>> l'anarchico sardo è catalogato come un "vedicatore" (21 febbraio 1931); <<L'Adunata dei Refrattari>> lo dipinge come <<l'incarnazione della rivolta integrale>> (Michele Schirru, 21 maggio 1931); <<Vogliamo!>> scrive che Michele Schirru <<é l'eroe che balza sempre a tentare con il proprio sacrificio la conquista della libertà>> (Battaglie d'attualità Michele Schirru, gennaio-febbraio 1931).[5]

[modifica] Il processo, la condanna e l’esecuzione

Michele Schirru viene giudicato da un tribunale speciale presieduto dal deputato fascista Guido Cristini. Il procedimento inizia il 27 maggio 1931.

I giudici fascisti riescono ad aggravare la posizione dell'imputato, facendo credere che, al momento dell’arresto, egli intendesse sparare per uccidere e non per suicidarsi, cosa abbastanza inverosimile perché secondo le testimonianze il funzionario che lo aveva arrestato gli dava le spalle, al momento dello sparo e perché Schirru si ferisce alla faccia in seguito allo sparo[6]. Di diverso parere è però Garosci, che scrive: <<In questura quando vide che sarebbe stato perquisito, non volle almeno morire senza essere vendicato: estrasse la rivoltella e sparò sugli agenti e sul commissario, ferendoli>> [7]. Al di là di tutto si può comunque immaginare che al momento dell'arresto ci sia stata una colluttazione e siano partiti alcuni spari in seguito alla stessa...

Durante il dibattimento l’anarchico sardo dice che aveva progettato l’attentato <<per le mie idee anarchiche, per i compagni confinati nelle isole, per la speranza che con la caduta di Mussolini, cadesse tutto l’ordinamento politico dittatoriale e borghese della società>>. Schirru ribadisce alla corte che ormai aveva abbandonato ogni proposito d’attentato perché “l’operazione” era per lui troppo difficoltosa.

Il suo avvocato Cesare D’Angeloantonio (avvocato d'ufficio, e quindi probabilmente non estraneo alle congetture fasciste) - "proverà" a salvargli la vita, ma senza riuscirvi.

La sentenza viene pronunciata alle 21 del 28 maggio 1931 e Schirru viene condannato alla pena di morte in quanto: <<Chi attenta alla vita del Duce attenta alla grandezza dell'Italia, attenta all'umanità, perché il Duce appartiene all'umanità>>.

L’avvocato presenta domanda di grazia, ma questa non viene nemmeno inoltrata dal comandante a cui era stata affidata.

Il 29 maggio 1931, alle 4:27 viene eseguita la sentenza di morte. Mussolini volle che fossero 24 sardi volontari a sparare all’anarchico. Davanti al plotone d’esecuzione il giovane grida: <<Viva l’anarchia, viva la libertà, abbasso il fascismo!>>. Non aveva ancora compiuto 32 anni.

[modifica] Reazioni all’esecuzione

Il quotidiano locale de <<L’Unione Sarda>>, il giorno dopo l’esecuzione, dedica due piccole colonne all'accaduto: <<All’alba di ieri la giustizia ha compiuto il suo corso: Michele Schirru è caduto sotto il piombo del plotone d’esecuzione>>. L’articolo proseguiva ricordando che si trattava <<della sanzione fisica di una morte moralmente già avvenuta>>. La colpa di Schirru era infatti doppia, oltre che anarchico egli si era anche ormai “americanizzato”, e in quanto tale non era degno di alcuna considerazione.

<<L'Adunata dei Refrattari>> pubblica Il testamento di Michele Schirru esaltando <<la nobiltà dei suoi scopi>> e <<l'adamantina fierezza del suo carattere>>. <<Studi sociali>>, giornale di Montevideo, lo paragona ad Oberdan (12 giugno 1931), <<Il Risveglio anarchico>> ad un nuovo Gaetano Bresci (giugno 1931), aggiungendo enfaticamente anche che <<dietro Michele Schirru, giovane sentinella perduta, già avanza la folla dei vendicatori e dei liberatori ignoti>> (18 luglio 1931). Anche Camillo Berneri lo esalta: <<Egli era certo che il suo esempio non sarebbe stato infecondo, che la disfatta rispetto all'obiettivo dell'impresa poteva risolversi in una vittoria. Egli ha vinto infatti. Egli è più vivo che mai.>> (Pubblicato da Carlo Frigerio in Almanacco libertario pro-vittime politiche)[5].

Mesi dopo l'assassinio di Schirru, il 2 novembre, alcuni cittadini lasceranno due garofani rossi sulla sua tomba. Arrestati, saranno perseguitati a lungo. L’anno seguente, Angelo Sbardelloto, considerato il suo vendicatore, attenterà alla vita del Duce. Condannato a morte sarà poi sepolto in incognito.

In Michele Schirru. Vita, viaggi, arresto, carcere, processo e morte dell’anarchico italo-americano fucilato per l’«intenzione» di uccidere Mussolini, Giuseppe Galzerano scrive che Michele Schirru fu rinnegato dal padre, dal fratello prete e dalla sorella. E' certamente vero che la sorella Antonietta, segretaria della sezione femminile del fascio di Pozzomaggiore, non solo rinnegò il fratello ma chiese anche il cambio del suo cognome in Esquirro [8], arrivando quindi, per puro fanatismo fascista, alla negazione dei più elementari e naturali sentimenti umani. Al contrario, non corrisponde al vero che il padre lo abbia rinnegato, infatti, pur essendo molto lontano dalle idee del figlio, egli sostenne attivamente il Comitato di difesa, rimanendo sempre in relazione costante con Jean Bucco di Parigi, e spedendo al figlio i soldi che venivano dai compagni di Parigi e di New-York, che pubblicarono successivamente il testamento politico nel loro settimanale <<L'Adunata dei Refrattari>> [9].

[modifica] Curiosità

All'anarchico Michele Schirru è stata dedicata la canzone "Kenze Neke" (in sardo "senza colpa") dall'omonimo gruppo rock sardo dei Kenze Neke [10].

[modifica] Collegamenti esterni

La sentenza di condanna a morte

Testamento politico di Michele Schirru

L'anarchico Schirru

[modifica] Note

  1. Fonte: Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Tomo I, pag 528. Vedasi inoltre Discussione, § 2°
  2. 2,0 2,1 2,2 Dizionario Biografico degli Anarchici, Tomo II, pag 528
  3. Dizionario Biografico degli Anarchici, Tomo II, pag 528 e 529
  4. Scrive Guido Leto (uno degli ultimi “capi” dell’OVRA, la polizia politica fascista ): <<era chiaro –per una serie di elementi- che Schirru aveva già da tempo desistito dal proponimento maturato in America>>. (Salvatortelli e Mira, Storia del fascismo, pag 540)
  5. 5,0 5,1 Dizionario Biografico degli Anarchici, 529
  6. Storia del fascismo, Salvatorelli e Mira, pag 540
  7. Garosci in "La vita di Carlo Rosselli" vol.I Vallecchi 1973
  8. Schirru è un cognome la cui origine risale allo spagnolo Esquirro
  9. Lettera scritta dal padre di Michele ad un amico: <<Caro Giuseppe, (...) siamo stati colpiti da una più dura sventura, il destino volle cosi. Michele fu condannato ingiustamente da quell'infame di Tribunale speciale alla pena di morte. Quel Tribunale violò la legge, lo condannò odiosamente per vendetta, poiché non solo Mussolini non uccise, ma neanche commise l'attentato (...). Egli aveva un coraggio da Leone>>. (Discussione wikipedia)
  10. Sito ufficiale del gruppo
Vedi anche: Discussione:Michele Schirru
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