Michele Schirru

Da Anarchopedia.

Michele Schirru
Michele Schirru

Michele Schirru (1899-1931) è stato un anarchico sardo, condannato a morte per aver progettato l’uccisione di Mussolini. Egli appartiene a quella schiera di anti-fascisti che durante il ventennio tentarono di uccidere Mussolini: Tito Zaniboni, Violet Gibson, Gino Lucetti, Anteo Zamboni ed Angelo Sbardellotto.

Indice

[modifica] La vita

Michele Schirru è nato a Padria (Sassari) il 19 ottobre 1899, vissuto a Pozzomaggiore (Sassari) ed emigrato giovanissimo negli Stati Uniti d'America dove vi prese la cittadinanza: risale a quel periodo la sua adesione all'anarchismo.

A New York, dove risiedeva, aveva moglie, due figli, un negozio di frutta e verdura, avrebbe quindi potuto vivere tranquillamente se non avesse seguito il suo istinto antiautoritario. Nel 1931 tornò in Italia con l'intenzione di uccidere Benito Mussolini, giungendo prima a Milano, dove è complice dell’evasione di un detenuto anarchico, poi in Inghilterra (qui entrò in contatto con il circolo anarchico di Emidio Recchioni), in Francia e infine a Roma, all'Hotel Royal di via XX Settembre.

Qui conosce la ballerina Anna Lukowski, se ne innamora, ed è nell’albergo di lei (Albergo Colonna, via Due Macelli) quando lo arrestano il 3 febbraio 1931. Mentre lo conducono al commissariato Schirru impugna una rivoltella e tenta di suicidarsi, ma senza "sucesso". Rimane però ferito e per questo verrà ricoverato in ospedale. Nella sua stanza, al Royal, trovano bombe e corrispondenza, finalmente lui ammette che aveva intenzione d’uccidere il Duce (n.d.r almeno questa fu la versione del regime fascista).

[modifica] Il processo, la condanna e l’esecuzione

Michele Schirru viene giudicato da un tribunale speciale presieduto dal deputato fascista Guido Cristini. Il procedimento inizia il 27 maggio 1931.

I giudici fascisti riescono ad aggravare la posizione dell'imputato, facendo credere che, al momento dell’arresto, egli intendesse sparare per uccidere e non per suicidarsi, cosa abbastanza inverosimile perché secondo le testimonianze il funzionario che lo aveva arrestato gli dava le spalle, al momento dello sparo.

Durante il dibattimento l’anarchico sardo dice che aveva progettato l’attentato <<per le mie idee anarchiche, per i compagni confinati nelle isole, per la speranza che con la caduta di Mussolini, cadesse tutto l’ordinamento politico dittatoriale e borghese della società>>. Schirru ribadisce alla corte che ormai aveva abbandonato ogni proposito d’attentato perché “l’operazione” era per lui troppo difficoltosa.

Il suo avvocato d’ufficio Cesare D’Angeloantonio fa il possibile per salvargli la vita, ma è tutto inutile.

La sentenza viene pronunciata alle 21 del 28 maggio 1931 e Schirru viene condannato alla pena di morte in quanto: "Chi attenta alla vita del Duce attenta alla grandezza dell'Italia, attenta all'umanità, perché il Duce appartiene all'umanità".

L’avvocato presenta domanda di grazia, ma questa non viene nemmeno inoltrata dal comandante a cui era stata affidata.

Il 29 maggio 1931, alle 4:27 viene eseguita la sentenza di morte. Mussolini volle che fossero 24 sardi volontari a sparare all’anarchico. Davanti al plotone d’esecuzione il giovane grida: <<Viva l’anarchia, viva la libertà, abbasso il fascismo!>>. Non aveva ancora compiuto 32 anni.

[modifica] Reazioni all’esecuzione

Il quotidiano de L’Unione Sarda il giorno dopo l’esecuzione, dedica due piccole colonne all'accaduto: <<All’alba di ieri la giustizia ha compiuto il suo corso: Michele Schirru è caduto sotto il piombo del plotone d’esecuzione>>. L’articolo proseguiva ricordando che si trattava <<della sanzione fisica di una morte moralmente già avvenuta>>. La colpa di Schirru era infatti doppia, oltre che anarchico egli si era anche ormai “americanizzato”, e in quanto tale non era degno di alcuna considerazione.

Mesi dopo l'assassinio di Schirru, il 2 novembre, alcuni cittadini lasciarono due garofani rossi sulla sua tomba. Arrestati, saranno perseguitati a lungo. L’anno dopo il suo vendicatore Angelo Sbardelloto anch’egli attenterà alla vita del Duce, verrà sepolto in incognito.

[modifica] Curiosità

All'anarchico Michele Schirru è stata dedicata la canzone "Kenze Neke" (in sardo "senza colpa") dall'omonimo gruppo rock sardo dei Kenze Neke ([1]).

[modifica] Collegamenti esterni

L'anarchico Schirru

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