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Mehmet Tarhan

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Mehmet Tarhan
Mehmet Tarhan (Kurdistan, 1978-) è un anarchico curdo gay, obiettore di coscienza totale ed antimilitarista condannato a quattro anni di prigione militare per essersi rifiutato di svolgere il servizio militare.

Note biografiche[modifica]

Mehmet Tarhan nasce nel 1978 in Kurdistan in una modesta famiglia di contadini del luogo. All'età  di 17 anni viene assunto come impiegato statale a Diyarbakc±r, successivamente inizia le sue collaborazioni con gruppi vari che combattono le discriminazioni sessuali; stringe in particolare rapporti con il gruppo KAOS GL (un gruppo politico e culturale turco, assolutamente indipendente dai partiti politici, legato a LBGT, una sigla riunisce omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali) e con Lambdaistanbul (altra associazione legata alla sigla LBGT).

Da sempre attivo nei movimenti antimilitaristi e anarchici turchi, attribuendo la sua avversione all'esercito alla sua identità  sessuale ed etnica, nell'ottobre del 2001 ha pubblicamente rifiutto di svolgere il servizio militare obligatorio. Nell'aprile del 2005 è stato arrestato per insubordinazione, divenendo un simbolo di lotta contro l'autoritarismo istituzionale e la violenza del militarismo.

Tarhan è stato inspettatamente rilasciato il 9 marzo 2006 probabilmente a causa delle pressioni internazionali. Secondo la sorella, Mehmet sarebbe stato più volte torturato in carcere e avrebbe ricevuto da altri reclusi minacce di morte.

Informazioni sul "caso Mehemt Tarhan"[modifica]

La Turchia ha la leva militare obbligatoria ma non riconosce ai singoli individui il diritto all'obiezione di coscienza. Le autorità  turche trattano inoltre l’omosessualità  come una "malattia”. Gli uomini possono fare domanda di esenzione dal servizio militare su questa base, ma devono fornire come “prova” un video di un atto di penetrazione sessuale e subire una visita anale. E’ l’equivalente del famigerato "test di verginità " che la polizia e l’esercito turco usano da anni per stuprare e aggredire sessualmente le donne, in particolare le donne curde.

Mehmet, utilizzando l'arma della “disobbedienza civile”, si è rifiutato di effettuare il servizio militare e per questo è stato arrestato l'8 aprile 2005 e trattenuto nella prigione militare di Sivas. In carcere è stato più volte aggredito e torturato e ha fatto due volte lo sciopero della fame.

Durante quei giorni di protesta, l'obiettore turco è stato supportato dalle associazioni Payday, Wages Due Lesbians ("Lesbiche per il Salario Dovuto") e dai libertari di tutto il mondo, che hanno reso pubblico e denunciato questo atto di prepotenza dello Stato turco. Le pressioni internazionali, per lo più giunte “dal basso”, hanno fatto sì che nel marzo 2006 Mehmet sia stato liberato in seguito ad una decisione della Corte Criminale Militare di Cassazione di Ankara.

Il caso "Mehmet Tarhan" è solo la cima di un iceberg. I renitenti alla leva in Turchia sono tra i 50 e i 500mila (tra questi ha suscitato uguale scalpore il caso di Osman Murat Ulke e Halil Savda), molti sono kurdi che si rifiutano di attaccare la propria gente nel Sud-Est, assalire villaggi, torturare, stuprare e uccidere civili, sparare su manifestazioni pacifiche.

Citazione[modifica]

«Non sono a favore della partecipazione dei gay al militare perché personalmente non appoggio l’azione militare. Le lesbiche e i gay non si battono da decenni per l’“eguaglianza del diritto” di uccidere ed essere uccisi. Non c’è orgoglio nell’uccidere gli altri. Molte donne lesbiche sono anche madri, e come tutte le madri non hanno tirato su i figli per uccidere in guerra altri figli di altre madri, e appoggiano i loro figli che sono refusing» (Mehmet Tarhan).

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]