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Maurizio Garino

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Foto segnaletica di Maurizio Garino
Maurizio Garino (Ploaghe, Sassari, 31 ottobre 1892 - Torino, aprile 1977) è stato un anarchico e un sindacalista protagonista durante gli eventi del biennio rosso.

Biografia[modifica]

Maurizio Garino, in Sardegna, a Ploaghe, in provincia di Sassari, il 31 ottobre 1892. Tre anni dopo in cerca di migliori condizioni economiche, la famiglia si trasferisce a Torino, l'anno seguente si trasferirà  Cassine in provincia di Alessandria. Dopo le scuole elementari e una breve permanenza in un collegio religioso, Garino inizia a lavorare come apprendista falegname, diventando poi modellista meccanico. Ritornata la sua famiglia nel 1906 a Torino, nel 1908 Maurizio milita per due anni (1908-1910) nella gioventù socialista, prima di aderire all’anarchismo.

Il Circolo di Studi Sociali e l’attivismo anarchico-sindacale[modifica]

Nel 1910 è tra i principali fondatori del Circolo di Studi Sociali della Barriera di Milano [1] che successivamente, in ricordo di Francisco Ferrer y Guardia (fucilato il 12-10-1909), assumerà  la denominazione di Scuola Moderna "F. Ferrer". Garino diviene direttore della scuola (nel 1911 ne sarà  segretario l'amico Pietro Ferrero), in cui operai, lavoratori e anarchici in genere, discutevano e affrontavano gli argomenti più disparati (filosofia, architettura, astronomia, scienze, biologia ecc.). Attivissimo in campo sindacale nell'ambito della minoranza anarchica della FIOM, è tra i primi ad indire uno sciopero nelle officine di Savigliano contro lo sfruttamento delle donne e dei soldati. Si oppone tenacemente alla firma della convenzione tra la FIOM e il Consorzio automobilistico torinese (gen. 1912) che, in cambio del «sabato inglese», abolisce le tolleranze e introduce la trattenuta sindacale obbligatoria. Per questo Garino aderisce al nuovo Sindacato Unico Metallurgico (SUM), fondato dai sindacalisti rivoluzionari, partecipando allo sciopero proclamato dallo stesso e risoltosi con una grave sconfitta dopo due mesi di lotta. Quest’esperienza negativa, causata dalla divisione sindacale, lo porta a farsi portavoce con Pietro Ferrero nell’ambito del Fascio Libertario Torinese della scelta unitaria a favore della FIOM, anche dopo la costituzione dell’USI (novembre 1912). Il suo attivismo politico e sindacale lo costringerà  spesso a dover cambiare luogo di lavoro (Fonderie Subalpine, Acciaierie Fiat, Officine Savigliano ecc.). [2]

Si attiva ed è in prima fila durante gli eventi della settimana rossa (7-14 giugno 1914): arrestato per «violenza privata, minaccia e porto d’arma», è tuttavia prosciolto. Dichiarato abile per la guerra, nonostante fosse stato riformato alla visita di leva, ottiene l’esonero come «operaio specialista» e allo scoppio della guerra assume nette posizioni anti interventiste, partecipando nell'agosto 1917 alle dimostrazioni contro la guerra. Nel 1919 Garino è, come rappresentante degli anarchici torinesi, tra i fondatori dell’Unione Comunista Anarchica Italiana (Congresso di Firenze, 12 14 aprile), dove viene anche designato membro del Consiglio generale.

Le occupazioni delle fabbriche[modifica]

Pietro Ferrero, anarchico, sindacalista e amico di Maurizio Garino

Protagonista di clamorosi scioperi (come quello contro la decisione unilaterale della FIAT di spostare l'orario di lavoro dall'ora solare a quella legale), lo si ricorda soprattutto per la sua partecipazione a tutti gli eventi che porteranno alle occupazioni e alla costituzione dei consigli di fabbrica del 1919-20: il 1° novembre l’assemblea della Sezione torinese della FIOM approva l’ordine del giorno "Boero-Garino" «a grande maggioranza» che porta alla «costituzione dei Consigli operai di fabbrica, mediante l’elezione dei Commissari di reparto». Si costituisce un nuovo consiglio direttivo, provvisorio, in cui Pietro Ferrero assume le funzioni di segretario, dopo che la carica era stata declinate dallo stesso Garino. Sempre con Ferrero, partecipa alla costituzione delle Commissione di studio sui consigli, spesso riunendosi presso i locali de «L’Ordine Nuovo», nuovo giornale comunista di Antonio Gramsci. Nasce così una collaborazione tra gli anarchici facenti capo a Ferrero e Garino e i comunisti de «L’Ordine Nuovo» [3], collaborazione che partorirà  la nascita di un manifesto apparso ne «L’Ordine nuovo» del 27 marzo 1920.

Al Convegno straordinario della FIOM di Firenze (9 novembre-10 novembre 1919), Boero e Garino ottengono che i vertici federali permettano l’«esperimento dei Consigli di fabbrica» intesi come «la continuazione dell’opera delle Commissioni interne coordinata con quella dell’organizzazione». Nel dicembre dello stesso anno partecipa al Congresso straordinario della CdL di Torino e presenta una mozione a favore dei Consigli, ritenuti «ai fini dei principi comunisti-antiautoritari, organi assolutamente antistatali e possibili cellule della futura gestione della produzione agricola e industriale». Instancabile, porta avanti tenacemente la sua linea durante il Convegno nazionale della FIOM (Genova, maggio 1920) e al Congresso anarchico piemontese (giugno 1920), nonché anche al Congresso bolognese che sancisce la nascita dell’UAI (-4 luglio 1920). Nel settembre 1920 inizia l’occupazione delle fabbriche e Maurizio Garino è naturalmente in prima fila. Alla fine dell'esperienza, conclusasi negativamente per il tradimento dei sindacati riformisti, accusa i dirigenti nazionali sindacali di avere in qualche modo illuso «la massa operaia che non distingue se il movimento fosse sindacale o politico, aveva creduto che voi sareste andati fino in fondo, che voi l’avreste condotta al gran gesto rivoluzionario» [2].

In età  avanzata, a chi gli chiederà  cosa avesse significato per lui e per l’anarchismo quel biennio (1919-20), Garino risponderà :

«Siamo sempre stati considerati dei sognatori, degli utopisti; noi siamo certi di non esserlo, ed anche l'esperienza del biennio rosso conferma le nostre tesi: l'unica via rivoluzionaria aperta di fronte alla classe operaia è quella della rivoluzione libertaria, dell'autogestione ».

Il fascismo e la resistenza[modifica]

Nel 1921 entra a lavorare in una cooperativa, di cui poi diventerà  dirigente, che verrà  trasformata in seguito in società  per azioni per evitare che fosse fascistizzata. Durante il ventennio fascista rimane a Torino, patendo continui arresti e persecuzioni (l'amico Pietro Ferrero fu ucciso selvaggiamente dai fascisti il 18 dicembre 1922). Dopo l’8 settembre 1943 prende parte attiva alla resistenza: è arrestato nell’ottobre 1944 e poi rilasciato grazie a uno scambio di prigionieri.

L’attività  nel secondo dopo guerra[modifica]

Finita la guerra, continua ancora a portare avanti il suo pensiero partecipando alla riorganizzazione del movimento anarchico libertario piemontese e ricostituendo la Scuola Moderna, che pur svolgendo una intensa attività  culturale con l’organizzazione di diverse conferenze sui più svariati temi, non avrà  più quel carattere formativo dei militanti che aveva avuto in passato. Dirigente dell’ANPPIA [4] sino alla fine, Garino muore a Torino nell'aprile del 1977.

Garino e Gramsci[modifica]

Ambedue sardi, condividono insieme le esperienze delle occupazioni delle fabbriche; Gramsci esprime giudizi più che lusinghieri nei confronti degli anarchici [3] e di Garino soprattutto: «... poiché concepiamo il Consiglio di fabbrica come l’inizio storico di un processo che necessariamente deve condurre alla fondazione dello Stato operaio, l’atteggiamento del compagno Garino, libertario, sindacalista, era una riprova della profonda persuasione sempre nutrita che nel processo reale rivoluzionario tutta la classe operaia spontaneamente trova la sua unità  pratica e teorica, che ogni operaio, in quanto sincero rivoluzionario, non può che essere portato a collaborare con tutta la classe allo svolgimento di un compito che è immanente nella società  capitalistica è non è affatto un fine che viene proposto liberamente dalla coscienza e dalla volontà  individuale».

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Scritti di Maurizio Garino[modifica]

  • L’occupazione delle fabbriche nel 1920, «Era nuova», 1° apr. 1950;
  • L’incendio della Camera del Lavoro di Torino (1922), in Dall’antifascismo alla resistenza. Trenta anni di storia italiana, Torino 1961.

Scritti su Maurizio Garino[modifica]

  • Pier Carlo Masini, Anarchici e comunisti nel movimento dei Consigli a Torino, Torino 1951;
  • G. Lattarulo – R. Ambrosoli, I consigli operai. Un’intervista con il compagno Maurizio Garino, «A», apr. 1971;
  • M. Antonioli, B. Bezza, La Fiom dalle origini al fascismo, 1901-1924, Bari 1978, ad indicem;
  • M. Revelli, Maurizio Garino: storia di un anarchico, «Mezzosecolo», n. 4, 1980/82

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]