Maria Occhipinti
Da Anarchopedia.
Maria Occhipinti (1921-1996) fu un’anarchica, una femminista e la "leader" del movimento antimilitarista Non si parte! di Ragusa.
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[modifica] La vita
Maria Occhipinti nasce a Ragusa nel 1921 in un ambito strettamente popolare, ma ciò non le impedisce di impegnarsi contro le discriminazioni a carattere sessuale e di essere in prima fila contro l’arroganza militarista.
La mattina del 4 gennaio del 1945, a Ragusa, tra Corso Vittorio Veneto e la Via 4 Novembre, Maria, all’età di ventitré anni, già sposata ed incinta di cinque mesi, si stende a terra, davanti un camion militare carico di giovani rastrellati da un quartiere popolare di Ragusa, con l’intento di agevolarne la fuga e la diserzione. Scoppia un’insurrezione e i soldati cominciano a sparare sulla folla. Dopo giorni e giorni di violenti scontri, la rivolta è schiacciata con l’arrivo della Divisione Sabauda. Almeno un centinaio di insorti, soprattutto comunisti, sono incarcerati. Maria è l’unica donna condannata prima al confino (Ustica) e poi al carcere Benedettine di Palermo (successivamente la storiografia ufficiale bollò quell’evento come un rigurgito fascista e un tentativo di separatismo).
Quando ritorna a Ragusa ha venticinque anni, una bambina che praticamente non ha mai visto ed un marito che si è ricostruito una vita con un’altra donna. La famiglia ed i cittadini ragusani l’accolgono con astio e freddezza, considerandola una donna indegna perché coinvolta nella rivolta e troppo distante dalla tradizione che attribuiva alla donna il ruolo di eterna subordinata all’uomo. Disprezzata da tutti, lascia con la figlia la città e si sposta a prima a Napoli, poi a Ravenna, a SanRemo, a Roma e infine a Milano. In seguito si stabilisce in Svizzera, dove scrive, da semplice autodidatta, la sua biografia: Una donna di Ragusa.
Successivamente continua la sua peregrinazione e si trasferisce anche in altri stati: Marocco, Francia, Canada, per poi approdare a New York, dove lavora come infermiera. Nel 1973 si stabilisce definitivamente con la figlia a Roma, dove continua la sua attività rivoluzionaria mediante la pubblicazione di articoli a carattere prevalentemente sociale e politico. Denuncia le ingiuste condizioni delle domestiche, che lavorano come schiave al servizio dei ricchi borghesi, costrette spesso a subire violenze sessuali; si scaglia contro il grave problema dell’espropriazione dei terreni, a prezzi irrisori, siti alla periferia di Ragusa.
A Roma ricomincia anche a scrivere con antico fervore. Compone delle novelle che poi entreranno a far parte della raccolta "Il carrubo ed altri racconti", pubblicata postuma dalla Sellerio.
Dopo un periodo di forte legame col Partito Comunista, arriva la rottura definitiva perché il PCI aveva condannato i moti ragusani di complicità con i fascisti e con i separatisti. In risposta a tali affermazioni Maria scrive una lettera a Feliciano Rossito, sostenendo come il moto fosse anzitutto una sollevazione antimonarchica ed antimilitarista che prendeva origine dal profondo malessere della popolazione, spossata dalla guerra e sfiduciata dal governo. Quindi Maria si avvicina agli ambienti anarchici
Maria Occhipinti muore a Roma il 20 agosto del 1996.
[modifica] L’autobiografia
"Una donna di Ragusa" è l'autobiografia di una invincibile ribelle, la cui ribellione consisteva innanzitutto nell'affermare il proprio diritto alla parola, alla manifestazione ed alla testimonianza. E’ la biografia di una donna incapace di concepire, prima che di sopportare, un proprio ruolo diseguale e subalterno per nascita e per sesso. Nel suo libro Maria s’interroga sulla "primitiva condizione delle donne siciliane, sull’oscurantismo religioso, sulla guerra, fonte di ogni male, sulle difficoltà della vita quando l’adulterio" e "l’abbandono del tetto coniugale erano reato e sull’umanità circondata da ingiustizie".
Il libro s’inquadra nel filone ultimo del neorealismo, ma alla prima pubblicazione del 1957 passò inosservato. L’opera cominciò a suscitare interesse in seguito alla pubblicazione presso la Feltrinelli, nel 1976, con un lungo saggio in prefazione di Enzo Forcella, e nel dicembre dello stesso anno vinse il premio Brancati-Zafferana. La Occhipinti fu annoverata tra i grandi nomi della letteratura femminile ed il suo libro cominciò ad essere utilizzato come testo di studio presso numerose scuole. Nacquero le prime traduzioni e la RAI lanciò l’idea di una trasposizione cinematografica.
[modifica] Citazioni
"Mi domandavo chi avesse inventato queste tradizioni e perchè la donna fosse considerata un essere da sottomettere e dominare".

