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Maria Luisa Minguzzi

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Maria Luisa Minguzzi e Francesco Pezzi rappresentatati nella copertina del libro Amore e anarchia.

Maria Luisa Minguzzi (Ravenna, 21 giugno 1852 - Firenze, 13 marzo 1911), soprannominata “Gigia”, è stata un’anarchica italiana. È conosciuta anche per essere stata la compagna di Francesco Pezzi, anch’esso una figura importante del movimento anarchico italiano, e per aver svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo del movimento anarchico e di quello femminista italiano.

Biografia[modifica]

Maria Luisa Minguzzi nasce il 21 giugno 1852 a Ravenna da Michele e Chiara Raddi. Divenuta moglie dell’anarchico Francesco Pezzi, Maria Luisa è una «donna di splendida bellezza, alta, robusta, formosa, dal temperamento franco e aperto, dalla parola pronta e schietta, [che] esercitava un fascino su tutti coloro che l’avvicinavano». (Temistocle Monticelli)

L'attività  nella sezione fiorentina[modifica]

Firenze è il centro dell'attività  dei coniugi Pezzi. Nel capoluogo toscano si svolgono i più importanti appuntamenti degli internazionalisti e la casa della coppia Minguzzi-Pezzi diviene rifugio e vera e propria sede dei lavoratori e delle lavoratrici del popolare quartiere fiorentino di San Frediano, in cui notevole è la presenza di artigiani e operaie impiegate nella manifattura dei tabacchi. In quest'ambiente rivoluzionario, già  nel 1872 nasce la prima sezione femminile dell’Internazionale, cui aderiscono un centinaio di lavoratrici. Molte di queste saranno tra le promotrici del primo grande sciopero delle sigaraie che si terrà  da lì a due anni.

Dopo il fallimento dei moti del 1874 di Bologna, si rifugia con il suo compagno Francesco Pezzi a Lugano, e rientra con lo stesso a Firenze dopo l'amnistia dell'ottobre 1876. Maria Luisa riprende immediatamente contatto con la sezione fiorentina: il 16 ottobre 1876 «La Plebe» di Milano ospita un manifesto, firmato da lei stessa, da Assunta Pedoni e da Amalia Migliorini, che è considerato l’inizio del movimento femminile in Italia.

Trasferitasi a Napoli in dicembre, insieme all'inseparabile compagno, Maria Luisa Minguzzi partecipa alla preparazione dei moti del Matese nonostante Francesco Pezzi venga coinvolto nell’affare Schettini. James Guillaume individua proprio in lei la donna che accompagna Carlo Cafiero e gli altri della Banda del Matese che a San Lupo si spacciano per signori inglesi (notizia storicamente mai accertata).

Dopo qualche mese trascorso a Lugano (Svizzera), Maria Luisa Minguzzi ritorna a Firenze all'indomani dell’amnistia del 19 gennaio 1878. Un mese dopo è già  impegnata ad organizzare il Circolo di propaganda socialista tra operaie. Con lei una quarantina di compagne, tra cui: Migliorini, Pedoni, la sarta Ildebranda Dell’Innocenti (moglie di G. Gomez), Santina Papini (moglie di Arturo Feroci noto fondatore di gruppi e comitati), Teresa Fabbrini (moglie di Olimpio Ballerini), le sigaraie Annunziata e Serafina Frittelli, Caterina Serafini e Annunziata Gufoni (animatrici, quest’ultime, del grande sciopero del 1885). Il Circolo sostituiva nei fatti la sezione femminile dell’AIT, che era stata disciolta dal governo dopoi i fatti del Matese. La sede del circolo è la casa dei coniugi Pezzi-Minguzzi, che in quell'epoca era anche la casa dei coniugi Gomez.

Il carcere[modifica]

Arrestata il 1° ottobre insieme ad altri internazionalisti convenuti a Firenze, rimane in carcere preventivo per 15 mesi. Durante questo periodo consola e sostiene Anna Kuliscioff, che era stata particolarmente spossata dall'esperienza carceraria. Quando tutti gli imputati vengono assolti il 7 gennaio 1880, la situazione dell'Internazionale in Italia si è complicata, infatti alla svolta parlamentarista di Andrea Costa si aggiunge la malattia di Carlo Cafiero e l’esilio di Errico Malatesta.

Ripresa dell'attivismo[modifica]

Sarà  proprio il circolo fiorentino, animato da Minguzzi e Pezzi, a risollevare le sorti dell'anarchismo italiano, specie dopo il ritorno di Malatesta a Firenze che dà  nuovo impulso al movimento. Dall’autunno del 1883 Maria Luisa e Francesco prendono a seguire Malatesta ovunque questi si sposti: nell’autunno del 1884 sono a Napoli a sostenere la popolazione colpita dal colera e a fine anno partono con lui in Argentina, dove pubblicano nel 1885 «La Questione Sociale».

Rientrati a Firenze nel 1890, Maria Luisa e il suo compagno trovano un movimento anarchico che, dopo l'amnistia concessa agli esuli nel 1884, ha ripreso nuovo vigore a partire dal 1887.

Quando nel gennaio 1891 si tiene il congresso di capolago (Svizzera), che porterà  alla nascita del Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario (PSAR), Maria Luisa e il giovane meccanico Guerrando Barsanti rappresentano i numerosi gruppi di espatriati. Si impegna anche nell'organizzazione delle manifestazioni del 1° maggio, che avrebbero dovuto fungere da cassa di risonanza per il PSAR, ma che porterà  ad una feroce repressione del movimento. Maria Luisa Minguzzi e Santina Papini se la caveranno con una condanna a quindici giorni di reclusione ma altri subiranno condanne ben più pesanti (tutti i condannati riceveranno sostegno e solidarietà  da tutti gli ambienti dell'anarchismo italiano).

Contro il "ravacholismo"[modifica]

In quel clima di repressione, molti anarchici italiani cominciano a guardare con simpatia alle violente azioni degli individualisti francesi (Ravachol, Emile Henry, Auguste Vaillant, ecc.), un movimento insurrezionalista-illegalista che alcuni definiscono ravacholismo. Errico Malatesta si oppone tenacemente a questo modo di intendere l'insurrezionalismo, argomentando le sue posizioni direttamente a Maria Luisa Minguzzi con una lettera speditale il 29 aprile 1892:

«Voi saprete interpretare per il loro verso queste idee buttate giù così confusamente ed in fretta. Io del resto le svilupperò completamente in un lavoretto che darò alle stampe al più presto».

Nelle intenzioni di Malatesta, i coniugi Pezzi-Minguzzi avrebbero dovuto diffondere tra i militanti italiani più "assennati" propaganda contro il ravacholismo, ma due anni dopo la coppia viene coinvolta proprio in un fallito attentato, quello contro Crispi di Paolo Lega. I due sono in realtà  colpevoli di averlo ospitato a casa loro (come molti altri libertari e libertarie del resto...), ma vengono ugualmente arrestati il 3 luglio 1894. Solo l'agosto dell'anno dopo il Tribunale di Roma li proscioglierà  dall'accusa, anche se solo per essere inviati al domicilio coatto. Maria Luisa viene tradotta a Orbetello. Vi rimarrà  per un anno intero, che le risulterà  fatale per la sua salute (Orbetello era una zona altamente paludosa).

Divenuta gradualmente quasi cieca, «dopo il coatto Luisa non ha perso la fede ma l’entusiasmo e le forze sì e si mette in disparte» (Temistocle Monticelli. Tornata a Firenze, dedica il suo ultimo impegno, sempre insieme all'inseparabile compagno, al Comitato pro-vittime politiche di Scarlatti dal 1904 al 1906.

Maria Luisa Minguzzi muore a Firenze il 13 marzo 1911.

Bibliografia[modifica]

  • Maurizio Antonioli; Gianpietro Berti, Santi Fedele, Pasquale Luso, Dizionario biografico degli anarchici italiani - Volume 2, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2004.
  • Claudia Angelini Bassi, Amore e Anarchia: Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi, due ravennati nella seconda metà  dell’Ottocento, 2004, Longo Angelo Editore.

Voci correlate[modifica]